Periodico on line di riflessione critica sullo stato delle cose in QUESTO mondo e conseguenti proposte dell'ALTRO mondo. (a cura del G.R.U.V. - Gruppo Resistenza Umana Verbania)
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venerdì 3 aprile 2020
Negazionisti??
E allora impagabile Zorro. Come te la passi da vecchio romantico eroe, di questi tempi ? Hai studiato? Il tempo non dovrebbe mancarti. Non sei bloccato in casa pure tu? O riesci clandestinamente, nottetempo a praticare ugualmente le tue mirabolanti scorribande? Regolarmente munito di “mascherina” sopra la mascherina?
Hei ragazzi datevi una calmata. Prima di tutto mi sembra che abbiate un tono non del tutto confacente alla tragedia che stiamo attraversando. In secondo vecchi sarete voi. In terzo grazie per il “romantico eroe“. Che cos’è? State sfottendo per caso? Va beh.....per tutti i diavoli....... lasciamo perdere......voi giovani proprio certe volte............
Si! Per quanto possa sembrarvi incredibile ci ho studiato dietro. Mi sono sentito quattro volte l’intervista di un’ora per un totale di quattro ore. Interrompendola nei passaggi salienti per capire bene. Magari facendo ripetere e prendendo coscienziosamente appunti scritti. Per un totale di cinque ore di ascolto. In effetti sono bloccato pure io e far pasare il tempo.......... Confermo la sensazione già detta. Il dott. Ceruti dà una visione abbastanza tranquillizzante della faccenda e allora non mi spiego lo sfracello di morti alle quali stiamo assistendo. In casa mia la televisione non ha mai messo piede. Per tenermi informato ascolto la radio. Meno “invasiva”. Ascolto almeno tre giornali rdio al giorno più domande varie degli ascoltatori al telefono in diretta. La sensazione che ricavo è che siamo alla vigilia -cosa dico- dentro fino al collo nella apocalisse finale del genere umano. Piuttosto angosciante. Roba che viene voglia, in certi momenti, di buttarsi dal balcone che così la facciamo finita subito. Oltretutto sono, da bravo maschietto lievemente attempato. nella categoria maggiormente esposta........... Purtroppo sono al secondo piano e rischio soltanto, nonostante la proverbiale prestanza fisica, di rompermi entrambe le gambe. Chiuso. Allora voi che siete professorini e che la sapete molto lunga su praticamente tutto come me la spiegate?
Beh, adesso sei tu a sfottere? Lasciamo perdere e veniamo al sodo. Saremo brevi e schematici. Abbiamo meditato a lungo e confermiamo la sensazione che da subito ci ha colti.
1.
Intendiamoci bene. Non vogliamo minimamente minimizzare. Ci troviamo nel bel mezzo di una autentica tragedia.
2.
Però effettivamente ci sembra di notare una notevole sproporzione tra i toni apocalittici del “tritatutto mediatico”, come sempre incline alla “bulimia sensazionalistica” -scusa l’orribile linguaggio- e, d’altra parte, i freddi dati di fatto numerici.
Come sarebbe? E cercate di parlare come magiate per favore!
Saremo brevi e schematici. Un cittadino mediamente informato e che bada alla sostanza del messaggio che passa non pò fare a meno di notare che
A.
Vengono dati valori numerici in assoluto abbastanza spaventosi in quanto tali.
B.
Vengono dati valori percentuali facendo abbastanza confusione tra tasso di mortalità e tasso di letalità. In più non si capisce mai bene a che cosa le percentuali si riferiscono.
Come sarebbe??? Che cavolo di differenza c’è tra letalità e mortalità????
Calma! Sarebbe che LETALITA’ riguarda il numero di morti tra gli ammalati di una certa malattia. Nel caso nostro polmonite da Covid19 . Mentre mortalità riguarda il numero di morti di una certa malattia sul TOTALE DELLA POPLAZIONE residente -o abitanti- di un paese Per esempio l’Italia. Che ne conta sessanta milioni.
Ok. Fatemi l’esempio concreto.
Ok. Esempio Quando si dice che con il 5% di morti abbiamo superato di un bel pò la Cina che era al 3-4% punto e basta, tu potresti capire, per esempio, che in Italia sta morendo il 5% della poplazione residente che è di sessanta milioni di persone. E quindi fai un salto sulla eggiola. Infatti Il 5% di sessanta milioni fa nientemeno che tre milioni. Di morti. Altro che salto sulla seggiola! Se non possiedi appareccchio televisivo, sentendo in radio i massmediatici frettolosi e facendo rapidamente il calcolo anzidetto potresti cadere nel panico. E dalla seggiola. Chiaramente gli scafati, ma tu evidentemente non sei tra quelli, che analizzano in rete grafici e tabelle sanno che
1.
Il 5% non è il tasso di mortalità ma il tasso di letalità
2.
Riferito a CHE COSA? E qui anche gli scafati vanno un poco in confusione. Si dice la percentuale del 5% è riferito ai “casi”. E i casi che cosa sono? Sono i contagiati da Covid 19. Ma cosa significa contagiati? Tutti? O quelli accertati mediante tampone? Si tiene o non si tiene conto del fatto che i contagiati si ditinguino in due differnti gruoppi? Da una parte i contagiati ASINTOMATICI (che sono contagiosi) e dall’altra i contagiati SINTOMATICI ?
Per tutti i diavoli.....io non scafato?........ma avete intenzione di farmi capire o di farmi ammattire??!!???
Calmati! E’ meno complicato di quanto possa sembrare. La morale della favola è questa. Bisogna fare attenzione con le statitiche ed i numeri perchè si rischia di prendere fischi per fiaschi. O viceversa.
Primo
Quando si dice 5% di morti si intende dire che muore il 5% di coloro che sono stati contagiati dal virus. Punto. Lasciamo perdere per il momento la distinzione tra sintomatici e asintomatici.
Ma noi sappiamo quanti sono stati contagiati dal virus? Non lo sappiamo. Per saperlo dovremmo fare il tampone a TUTTA la popolazione residente. Cosa che non viene fatta per evidenti motivi. Quindi la dizione veramente corretta dovrebbe essere
La letalità del cinque per cento significa che muore il cinque per cento dei contagiati accertati ufficialmente mediante tampone.
Tu potresti benissimo, per esempio essere positivo quindi contagiato quindi contagioso e, se sei asintomatico -cioè non manifesti alcun sintomo- non accogrertene nemmeno. E non risultare nei dati ufficiali dei contagiati perche non ti hanno fato il tampone. Troppo difficile per l’uomo d’azione?
E dalli con lo sfottò.
Hem.......Hum...........forse comincio........ a capirci qualcosa.......
Molto bene. Continuiamo.
Alcuni importanti addetti ai lavori sostengono che i contagiati reali sono probabilmente dieci volte di più di quelli ufficiali accertati con tampone, che sarebbero solo la “punta dell’iceberg”. E forse di più di dieci volte.
Ma mettiamo che siano dieci volte tanto. In questo caso il tasso di LETALITA’ scenderebbe dal 5 allo 0,5%
Ok .....Ma....allora...........le bare..............mi sembrano parecchie............come si spiega........
Certo! Se guardi solo i numeri in valore assoluto 10.000 morti sono davvero tanti soprattutto se concentrati in un breve lasso di tempo ed in un esigua area geografica.
Ma devi considerare che
1.
Diecimila morti corrispondono ai “normali” decessi ogni anno in Italia per “normale” influenza.
2.
Diecimila morti sul totale della popolazione residente in Italia (sessanta milioni) corispondono ad un tasso di mortalità dello 0,01%
3.
Limitandoci alle tre regioni maggiormente colpite che contano insieme 20 milioni di abitanti, diecimila morti sul totale della popolazione residente corrisponde ad un tasso di mortalità dello 0.05%.
Potremmo chiamarli Dati che non vengono dati. Chissà perchè.
Te lo ripetiamo ancora una volta. Non siamo negazionisti e non vogliamo assolutamente minimizzare. Vorremmo semplicemente cercare di vedere come le cose stanno realmente al di là della enfatizzazione apocalittica che di questa facenda stanno facendo i massmediologici di turno.
Siamo “profeti di sventura” da almeno cinquanta anni e da almeno cinquanta anni andiamo ripetendo che in un Sistema Globale siffatto prima o poi qualcosa -e di grosso- sarebbe accaduto. Basta che vai a rileggerti qualcuno dei post che da qualche anno in qua abbiamo pubblicato. Vatti a pescare la mappa tematica e non hai che l’imbarazzo della scelta. Stranamente, chissà perchè, saremmo diventati “improvvisamente”, per qualcuno, minimizzatori ed incoscienti “sottovaluttori”. Nonchè negazionisti.
Hum.........Hem..........fermatevi un attimo sento come di aver bisogno una pausa di “decantazione”.
Direste voi raffinati.
Benissimo. Ma preparati per bene perchè ci sono una infinità di altre cose da dire. Molto interessanti. A noi pare.
Quindi........a presto.
I ragazzi del Gruppo di Ultima Resistenza Umana.
P.S.
Piccolo aggiornamento su DATI NON DATI
Dati dati dal Corriere della Sera di sabato 4 aprile 2020
ITALIA
Dato dato. Casi positivi 119.827
Dato non dato. Sul totale della popolazione italiana (60 milioni) corrisponde allo 0,2%
Dato dato. Deceduti 14.681
Dato non dato. Sul totale della popolazione italiana (60 milioni) corrisponde allo 0,02%
LIitalia è il primo paese al mondo per numero di deceduti
REGIONE LOMBARDIA (La più colpita)
Dato dato. Positivi 26.189
Dato non dato. Sul totale della popolazione lombarda (10 milioni) corrisponde allo 0,2 %
Dato dato. Deceduti 8311
Dato non dato. Sul totale della popolazione lombarda (10 milioni) corrisponde allo 0,08%
REGIONE BASILICATA (La meno colpita)
Dato dato 247 positivi
Dato non dato. Sul totale della popolazione della Basilicata (567.118) corrisponde al 0,04%
Dato dato. Deceduti 11
Dato non dato. Sul totale della popolazione della Basilicata (567.118) corrisponde allo 0,002%
GLOBO TERRACQUEO
Dato dato. Positivi 786.242
Dato non dato. Sul totale della popolazione momdiale (7,5 miliardi) corrosponde allo 0,014 %
Dato dato. Deceduti 56.767
Dato non dato. Sul totale della poplazione mondiale corrisponde allo 0,00075%
USA
Dato dato. Contagiati 255.506
Dato non dato. Sul totale della popolazione USA (327 milioni)corrisponde allo 0,07%
Dato dato. Deceduti 6786
Dato non dato. Sul totale della popolazione USA (327 milioni) corrisponde allo 0,002%
Salvo errori & omissioni
Carissimo Zorro
secondo te perchè i dati in percentuale sul totale della popolazione non vengona dati?
Hum.....hem........vediamo un po'.......non saprei........dunque.........perchè diav....... dannazione! .........cavoli........ questi mi stanno.......inerogando......come si permettono..........forse...........CI SONO!
Ragazzi, che ci crediate o no, ho sentito come un fioretto infuocato che mi trapassava il cervello da parte a parte. Perchè non fanno..........SENSAZIONE!
Perfetto! Risposta giusta!
A quanti più fatti.
Ultima Resistenza Umana
venerdì 27 marzo 2020
SVEGLIA RAGAZZI!!
Hei ragazzi....maledizione....volete decidervi a battere un colpo?? Vi siete lasciati sfuggire per ben tre mesi la missiva del Sergente. Ho dovuto rimediare, si fa per dire, personalmente. Figura barbina. Possibile che non abbiate niente da dire? Di questi tempi!! Persino il Sergente si è accorto che ultimamente battete la fiacca mica da ridere. Volete darvi una svegliata!!
Hem...hem......in effetti.....dunque..... veramente.......sai com’è........ Cavolo! Hai ragione!
Vivissime scuse al Sergente. E anche a te .E anche ai lettori Non capiamo come possa essere successo.........
Dunque, vediamo se riusciamo a rimetterci in pista. In verità dopo qualche anno di attività e l’nfinità di “post” che abbiamo postato.....non sapevamo più bene.......che cosa dire........Il fulmine a ciel sereno -sereno?- ci ha dato una bella scrollata. Eccoci qui più vispi che mai e con una infinità di cose da dire.
Ma prima dei ragionamenti per i quali siamo, come sai, portatissimi.vorremmo svolgere un puro e semplice servizio informativo a beneficio dei nostri lettori.
Dati epidemiologici su Covid 19 forniti dal Dott. Samuele Ceruti , specialista di Terapia Intensiva dell’ospedale di Lugano nell’ntervista di 1 ora rilasciata a Matteo D’Amico in data 17 marzo 2020 e pubblicata sul sito Villaggo Globale. Consigliamo vivamente l’ascolto.
Distinzione tra
CONTAGIATI
ed
AMMALATI
Alcune categorie di virus producono sempre MALATTIA nei contagiati.
Altri tipi di virus non sempre producono MALATTIA nei contagiati
Esempio. Il virus dell’Herpes è costantemente presente nel 90-95% della popolazione adulta. In alcuni casi si sviluppa in malattia. Nella maggior parte dei casi non sviluppa malattia.
Il Covid 19 è un virus della seconda specie. Vale a dire che non sempre produce MALATTIA.
Quindi essere contagiati non significa che necessariamente ci ammaleremo.
I contagiati (accertati positivi con tampone oppure non accertati) si dividono in due differenti categorie.
A.
Contagiati che non presentano alcun sintomo (gli asintomatici)
Non sviluppano la malattia
Questo gruppo corrisponde a circa il 50% dei contagiati totali.Sono contagiosi ovvero possono trasmettere il virus pur non essendo ammalati (portatori sani)
B.
Contagiati che presentano sintomi.
Sono i veri e propri ammalati
Questo gruppo corrisponde a circa il 50% dei contagiati totali. In questo gruppo la malattia può presentarsi in diversi gradi di intensità, in rapporto a diversi fattori tra i quali è determinante l’età e lo stato di salute del paziente.
L’analisi del decorso della malattia effettuato su circa 100.000 pazienti CONTAGIATI e SINTOMATICI ci dice che essi possono essere così suddivisi
Grado 1
Riguarda l'80% dei sintomatici
Not severe.
Il paziente sviluppa sintomi blandi non distinguibili da una ordinaria influenza. Tosse- catarro. Assenza di febbre o poche linee. Nesuno muore. Inutile il tampone. Non devono recarsi in ospedale. Guariscono senza fare niente.
Grado 2.
Riguarda il 15% dei sintomatici
Severe Not critical
Febbre, tosse, difficoltà respiratoria.
Ha bisogno di ricovero in ospedale per essere curato.
Il tasso di letalità in questo gruppo è dell' 8%
Il restante 92% guarisce
Grado 3
Riguarda il 5% dei sintomatici
Critical.
Febbre importante, tosse, forte difficoltà respiratoria
Necessita di ricovero in terapia intensiva.
Il decorso della malattia varia in funzione principalmente dell’età e dello stato di salute.
Il tasso di letalità in questo gruppo è del 42-62%.
Il restante 58-38% guarisce
Il tasso di letalità media nei tre gradi si aggira intorno al 2-3%. Va ribadito ancora una volta che stiamo parlando di tassi riferiti al TOTALE di contagiati sintomatici.
Il resto della popolazione o è contagiato ma asintomatico oppure non è contagiato. In entrambi i casi non c'è alcun problema ed è perfettamente inutile fare il tampone.
Da questo studio epidemiologico condotto -lo ripetiamo- su un campione di quasi centomila casi di sintomatici, possiamo trarre qualche indicazione pratica per tutti noi? Possiamo.
1.
Se non presentate sintomi o se presentate sintomi lievi che vi possono far pensare di rientrare nel Grado 1. mettetevi tranquilli, rilassatevi, non correte a farvi fare il tampone e aspettate. Quasi certamente i sintomi dopo un po' spariranno da soli.
2.
Se invece presentate sintomi più marcati tali da farvi pensare di rientrare nel Grado 2 consultatevi immediatamente, ma telefonicamente, con il vostro medico di fiducia per stabilire insieme a lui cosa fare.
3.
In ogni caso non precipitatevi nei Pronto Soccorso o nei DEA a chiedere che vi venga fatto il tampone. Sapere se siete positivi o no ha poca importanza. La cosa veramente importante è una valutazione equilibrata dei SINTOMI.
Hum....Hem.....per tutti i diavoli........non capisco..........ma allora, dando percentuali così basse di malattia e di letalità questo dott. Ceruti vorrebbe sostenere che non dobbiamo preoccuparci??? Che non c'è problema??!! E allora come la mettiamo con il pandemonio di morti che si è scatenato, con bare che non bastano e i forni crematori pure e la sanità al tracollo anche???? E voi la pensate come lui??????
CALMA. Guarda Zorro, sei uomo d'azione, lo sappiamo, e quindi impulsivo. Poco propenso alla pacata meditazione riflessiva.
ASSOLUTAMENTE NO. Il Dottore non dice assolutamente questo. Guarda facciamo una bella cosa. Tu ti rileggi con calma il tutto cercando di capire i dati. Magari più volte. Poi, visto che sei bloccato pure tu, ti vai a sentire dalla viva voce del Dottore TUTTA l'intervista di 1 ora. Magari due o tre volte. Ti studi, diciamo studi, con calma il tutto, Poi ci mediti sopra. Nel frattempo sarà passato qualche altro giorno e magari avremo le idee un poco più chiare sulla tendenza. Nel frattempo anche noi ristudiamo, approfondiamo e meditiamo.
Poi ci risentiamo presto
I tuo pigri mai affezionati ragazzi del GRUV
L'intervista la trovate qui
https://www.vglobale.it/2020/03/17/covid-19-e-vera-pandemia/
lunedì 9 marzo 2020
Garcia ha battuto un colpo!
Cavoli......ieri sera, per puro caso, ho scoperto che fin da prima di Natale (22 dicembre 2019) il Sergente Garcia ha battuto un colpo! Mi sono precipitato a chiamare il Comitato di Redazione del GRUV chiedendo spiegazioni. Una delle segretarie mi fa: “attenda un attimo che contolliamo”. Fastidiosa musichetta.......... “E’ vero! Probabilmente la mail ci è sfuggita. Sa con tutto il lavoro che abbiamo............” Tiro qulche moccolo e butto giù la cornetta.
Carissimo “nemico”, al GRUV evidentemente sono troppo affaccendati. Mi scuso per loro e cerco di rimediare immediatamente. E personalmente.
Caro Zorro,
dopo l'intensa attività degli anni scorsi ho registrato un certo rallentamento nella tua produzione, certamente non dovuto alla diminuzione dei problemi né tanto meno alla loro dimensione. Mi illudevo che con il passare degli anni ti saresti calmato, ma la tua indole battagliera è viva più che mai, soprattutto quando i deboli hanno bisogno di protezione ed aiuto. Con questa illusione io mi sono "seduto" si fa per dire, perché ho distrutto la mia poltrona preferita che ho dovuto cambiarla con una rinforzata in quanto come sai, sono un uomo di "un certo peso". Oggi non sarei più in grado di correrti dietro e allora mi limito a inseguirti con le parole, visto che nella tua ultima riflessione del 21 novembre scorso ti sei chiesto dove ero finito.
Cerco di dire la mia sulla sanità, di cui conosco un po' la problematica perché per gli altri temi da te trattati non ho la competenza necessaria. Parliamo quindi della Sanità del VCO.
Ho letto il comunicato stampa del neonato Comitato Provinciale da te citato
ma, aldilà delle dichiarazioni dei diritti alla salute e delle critiche alla "Giunta
Chiamparino" non trovo una proposta concreta. Mi sembra un libro dei sogni
slegato dalla realtà. Non bastano le sale operatorie nuove per fare un
ospedale, o anche auspicare che venga ripristinato il Pronto soccorso di Omegna
e anche il Reparto di Traumatologia.
Bisogna dire quali specialità si vogliono prevedere in ogni ospedale, perché per esempio il DEA ipotizzato, non può che essere di I livello e oltre a garantire le funzioni di Pronto Soccorso, deve garantire le funzioni di osservazione e breve degenza, di rianimazione, come pure deve assicurare interventi diagnostico-terapeutici di medicina generale, chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, cardiologia con UTIC (Unità di Terapia Intensiva Cardiologia), Emodinamica. Deve inoltre garantire le prestazioni di laboratorio di analisi chimico-cliniche e microbiologiche, di diagnostica per immagini, e trasfusionali. Quindi se si vuole un DEA di livello minimo per ogni ospedale, queste le specialità sono obbligatorie. E per ora mi fermo qui.
Bisogna dire quali specialità si vogliono prevedere in ogni ospedale, perché per esempio il DEA ipotizzato, non può che essere di I livello e oltre a garantire le funzioni di Pronto Soccorso, deve garantire le funzioni di osservazione e breve degenza, di rianimazione, come pure deve assicurare interventi diagnostico-terapeutici di medicina generale, chirurgia generale, ortopedia e traumatologia, cardiologia con UTIC (Unità di Terapia Intensiva Cardiologia), Emodinamica. Deve inoltre garantire le prestazioni di laboratorio di analisi chimico-cliniche e microbiologiche, di diagnostica per immagini, e trasfusionali. Quindi se si vuole un DEA di livello minimo per ogni ospedale, queste le specialità sono obbligatorie. E per ora mi fermo qui.
Domande:
Ha senso avere due DEA distanti fra loro 40 Km circa?
Il bacino di utenza giustifica una scelta del genere?
La proposta è in accordo con le disposizioni di legge in termini di numero
di casi trattati?
La proposta è finanziariamente sostenibile?
E' questa una soluzione ottimale
per le esigenze di salute del cittadino?
Prova a rispondere.
Un caro saluto e tanti auguri per le prossime festività dal tuo sempre "nemico" Manuel Garcia
Cavoli..... vedo che sei ferratissimo in campo sanitario! Alle tue domande molto specifiche e tecniche non so se riesco a rispondere. Mi sembra di capire che tu, tra le righe dici: “concentrare” le prestazioni sanitarie non è sempre un male perchè può servire a renderle più efficaci e contemporaneamente meno costose”. Io sono abbastanza d’accordo sul concetto. Ma, concetto a parte, a te sembra che siano queste le vere ragioni del coro “Ospedale Unico!”. O non è che, per caso, dietro al valido concetto, si nasconde altro? Di “politichese”. Tanto per cambiare. In questo caso non avrebbero del tutto torto quelli del Comitato che vuole difendere le cose come stanno. Mi sembra.
In tutti i casi penso che i professorini del GRUV centrino abbastanza la questione di base quando dicono che la Sanità dovrebbe essere contemporaneamente accentrata per le “Acuzie” e molto, molto decentrata per il Pronto Soccorso, la Prima Assistenza e la Prevenzione Primaria. Cosa che può essere fatta solo con una rete capillare e diffusa di Vere Case della Salute. Ho detto e sottolineo Vere. “Medicina Territoriale” è diventato uno slogan per sciaquarsi la bocca. Tanto per cambiare. La guerra tra poveri su dove mettere gli ospedali, in questo caso, non avrebbe più ragione di essere. O no? Ma allora dovremmo tutti quanti metterci a studiare un progetto di Vera Medicina Territoriale basata su una vasta rete capillare e difusa di Vere Case della Salute! Cosa sono? Che compiti devono svolgere? Come devono funzionare? Come devono essere distribuite? Salute vuol dire, prima che curare malattie, NON ammalarsi. O no? Potremmo provare a partire da qui? Che ne dici?
Visto che sei ferratissimo in campo sanitario ne approfitto per chiederti un parere. Ma su questo cavolo di Coronavirus dobbiamo preoccuparci si o no? Se è poco più di una normale influenza allora perchè tanto can can? E poi. Da dove viene? Pipistrelli? O Laboratorio di “Biosicurezza” e “patogeni speciali” situato, guardacaso, proprio a Wuhan?
Non è che magari c’entrino anche le condizioni di vita non troppo salubri nelle quali viviamo oggi come oggi? Ieri sera sono andato a rileggermi un impressionante capitolo dell’impressionante libro “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond. Sostiene che tutte le tremende epidemie e pandemie infettive che si sono abbatturte sull’umanità da qualche millennio in qua, ben utilizzate tra l’altro dai “bianchi” per distruggere popoli e culture in giro per il mondo, sono dovute principalmente agli stretti contatti animali allevati-uomo, al sovraffollamento urbano, e alle condizioni di vita poco igeniche che queste due cose hanno determinato. Un bel regalo della cosiddetta “Civiltà”. Non lo dico io ma lui. E se lo dice lui che è un famoso scienziato USA...............
Puoi aiutarmi a capirci qualcosa?
Attento al sovrappeso!
Con scuse rinnovate sempre tuo irriducibile “nemico”
Zorro
Cavoli..... vedo che sei ferratissimo in campo sanitario! Alle tue domande molto specifiche e tecniche non so se riesco a rispondere. Mi sembra di capire che tu, tra le righe dici: “concentrare” le prestazioni sanitarie non è sempre un male perchè può servire a renderle più efficaci e contemporaneamente meno costose”. Io sono abbastanza d’accordo sul concetto. Ma, concetto a parte, a te sembra che siano queste le vere ragioni del coro “Ospedale Unico!”. O non è che, per caso, dietro al valido concetto, si nasconde altro? Di “politichese”. Tanto per cambiare. In questo caso non avrebbero del tutto torto quelli del Comitato che vuole difendere le cose come stanno. Mi sembra.
In tutti i casi penso che i professorini del GRUV centrino abbastanza la questione di base quando dicono che la Sanità dovrebbe essere contemporaneamente accentrata per le “Acuzie” e molto, molto decentrata per il Pronto Soccorso, la Prima Assistenza e la Prevenzione Primaria. Cosa che può essere fatta solo con una rete capillare e diffusa di Vere Case della Salute. Ho detto e sottolineo Vere. “Medicina Territoriale” è diventato uno slogan per sciaquarsi la bocca. Tanto per cambiare. La guerra tra poveri su dove mettere gli ospedali, in questo caso, non avrebbe più ragione di essere. O no? Ma allora dovremmo tutti quanti metterci a studiare un progetto di Vera Medicina Territoriale basata su una vasta rete capillare e difusa di Vere Case della Salute! Cosa sono? Che compiti devono svolgere? Come devono funzionare? Come devono essere distribuite? Salute vuol dire, prima che curare malattie, NON ammalarsi. O no? Potremmo provare a partire da qui? Che ne dici?
Visto che sei ferratissimo in campo sanitario ne approfitto per chiederti un parere. Ma su questo cavolo di Coronavirus dobbiamo preoccuparci si o no? Se è poco più di una normale influenza allora perchè tanto can can? E poi. Da dove viene? Pipistrelli? O Laboratorio di “Biosicurezza” e “patogeni speciali” situato, guardacaso, proprio a Wuhan?
Non è che magari c’entrino anche le condizioni di vita non troppo salubri nelle quali viviamo oggi come oggi? Ieri sera sono andato a rileggermi un impressionante capitolo dell’impressionante libro “Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond. Sostiene che tutte le tremende epidemie e pandemie infettive che si sono abbatturte sull’umanità da qualche millennio in qua, ben utilizzate tra l’altro dai “bianchi” per distruggere popoli e culture in giro per il mondo, sono dovute principalmente agli stretti contatti animali allevati-uomo, al sovraffollamento urbano, e alle condizioni di vita poco igeniche che queste due cose hanno determinato. Un bel regalo della cosiddetta “Civiltà”. Non lo dico io ma lui. E se lo dice lui che è un famoso scienziato USA...............
Puoi aiutarmi a capirci qualcosa?
Attento al sovrappeso!
Con scuse rinnovate sempre tuo irriducibile “nemico”
Zorro
giovedì 21 novembre 2019
CAPIRCI QUALCOSA
Riceviamo e pubblichiamo
Cari ragazzi resistenti,
se devo essere sincero sono un filino preoccupato. L’anno scorso dicevo: ”siamo alla frutta”. Sei mesi fa “siamo al dolce”. Poi, col passare delle settimane, siamo arrivati al caffè e all’ammazzacaffè. Oggi, novembre 2019, dico che siamo al Conto. E che non ci sono i soldi per pagarlo.
Seguo quotidianamente, tra una scaramuccia e l’altra, notiziari e dibattiti. Miliardi di parole vengono sprecate su dettagli di minore importanza. Esperti e controesperti sgusciano di mano come anguille e dopo le loro incredibili arrampicate sugli specchi, alla fine, ne capisco un po’ meno di prima. Se possibile. Non su COSA succede ma sul PERCHE’ quello che succede succede. E’ chiaro che Venezia va sotto perché la marea si alza. Ma voi, che dovreste essere intelligenti, capite bene che non è questo il punto. Potete darmi una mano a capirci qualcosa?
Sempre vostro, affezionatissimo Zorro
Carissimo,
grazie innanzitutto del “dovreste essere”. Certo, possiamo cercare di darti una mano. Però, scusaci, ma tu li hai letti .-meglio, studiati- i cosiddetti “Post” che abbiamo postato in tutti questi anni? Riprovarci. Vedrai che ti aiuteranno parecchio. A capirci qualcosa.
I fatti accadono. Chiari, brutti, rotondi, pesanti, inequivocabili. Da Taranto dove un enorme numero di cittadini si trova a dover “scegliere” se morire di cancro, di fame o di nonsenso. O di tutti e tre.
A Genova, ma non soltanto, dove i ponti crollano facendo precipitare nel vuoto quelli che ci si trovano sopra e schiacciando quelli di sotto. A Venezia che va sotto il mare mentre la Grande Opera Salvifica giace inerte sul fondo. Del Mare. Di Soldi. All’Italia intera che va sotto acqua e fango. Reale e metaforico. Per arrivare alla nostra piccola Provincia, dove, dopo un decennio, siamo ancora alla Guerra tra Poveri sulla dislocazione dell’Ospedale Unico, ora “Baricentrico”.
I fatti accadono. Sul perché i pareri si sprecano. Le cose sono “molto complesse”. E risposte semplici non vi possono essere. Così ci raccontano. Però qualche barlume di “semplice” verità fa capolino. Ma per coglierla, caro Zorro, bisogna studiare.
Taranto. Sembra che l’inestricabile garbuglio senza vera via d’uscita sia dovuto, in verità, alla Crisi dell’acciaio. Eufemismo per non dire che si vende poco e sempre meno acciaio. E soprattutto per non dire che se ne produce troppo. E, tantomeno del perhché, e come mai, si produce troppo. Quando si vende molto sembra che non ci siano problemi. Molti utili. Molti stipendi. Molta spesa al Super-Mercato. Qualche briciola può essere persino impiegata da Sua Maestà l’Investitore per “risanare” e “mettere in sicurezza”. Quando non si vende i problemi, che c’erano anche prima e che non si vedevano, finalmente si vedono. Ma quando si vedono è tardi per fare qualcosa. Se provi a rileggerti -meglio, studiare- “Le vere ragioni.” pubblicato nel maggio 2018 ti può aiutare a “capirci qualcosa” Lo trovi qui sotto appena dopo "Furbata leghista".
Genova. Una Colossale Opera -demenziale- per sostenere una demenziale “mobilità” di esseri umani e di Merci su Gomma, dopo almeno un decennio di “avvisaglie”, di trascuratezze, di rinvii, di prudenti considerazioni sulla inopportunità dell’allarmismo sociale e - in generale- di teste sotto la sabbia, viene giù. “Solo” 43 morti. In altro momento avrebbero potuto essere migliaia.
E’ il caso più “spettacolare”. In Italia, e non solo, sono a dozzine. Meno “spettacolari”. Ci dispiace. Reagiremo. Con un ponte nuovo. Un pochino meno demenziale del precedente. Se dovesse andar giù non andrà giù tutto in un colpo ma solo a piccole porzioni. In ogni caso la demenziale mobilità su gomma privata resta. Chiaro.
Prova a rileggerti -meglio, studiare- “Fare soldi ed agire razionalmente” pubblicato nel febbraio 2015.
Lo stesso dicasi per Venezia. In totale una trentina di anni per NON avere la Grande Opera Salvifica che, probabilmente non salverebbe un bel niente, ammesso e non concesso che mai arrivasse ad entrare in funzione, per il “semplice” motivo che il problema di Venezia è “evidentemente” un altro. Non risolvibile in modalità semplicemente “meccanica” con delle paratie “a scomparsa”. Ma che non si vede. O si fa finta di non vedere. Il vero problema. Con il supporto -naturalmente- scientifico, -per i “non vedenti”- di esperti e controesperti. Prezzolati. Un patrimonio millenario di collettiva, oculata, delicata, intelligente, prassi costruttivo-manutentiva, gettato nella pattumiera della Storia in nome dello Sviluppo. Petrolifero e Turistico. E che deve -dovrebbe- essere recuperato-il patrimonio- e posto a guida della “politica”. Pena la morte. Di Venezia. Chiaramente non si farà.
Vai a “Soldi da spendere” febbraio 2914.
E veniamo finalmente alla nostra piccola e sperduta Provincia dalla tormentata orografia vallivo- lacustro-montana. Passato almeno un decennio ci risiamo. Guerra tra poveri. Qualche novità però c’è. Non si discute più sulla UNICITA’ dell’Ospedale Unico’. Tutti d’accordo. Meno uno. Si discute su dove sta il fatidico “BARICENTO”. Di più. Addirittura su cosa è -filosoficamente, materialmente e demograficamente parlando- un “baricentro”. L’altra novità è che i “politici” hanno scoperto l’importanza della Medicina Territoriale. E da buoni “politici” la adoperano come foglia di fico.
Controprova:
SE esistesse sul nostro territorio anche solo un minimo di Vera Medicina Territoriale Diffusa, automaticamente la guerra tra poveri -e anche quella tra “politici”, su dove mettere il Baricentro non ci sarebbe. Non ci sarebbe perché la struttura sanitaria sarebbe contemporaneamente vicinissima a ciascuna piccola comunità comunale e contemporaneamente accentratissima per la Grande Specializzazione Specialistica..
Ma, come si sa, con i SE non si fa la Storia.
Prova a rileggerti -meglio,studiare- il post “Un DEA? Due DEA? Verbania? Domodossola?" Pubblicato 5 anni orsono, nel dicembre 2014 e vedrai che ti sarà di grande aiuto per capirci qualcosa.
Molti altri “post” che qui non ti elenchiamo, per non risultare pedanti professorini, potrebbero aiutarti. Prova a scorrazzare.
Parentesi. Sergente Garcia, se ci sei batti un colpo!
Scusaci per la “rozzezza” ma -sanamente- rozzi siamo. E vogliamo rimanere Grazie.
Sei sempre nei nostri pensieri.
G.U.R.U.
Gruppo di Ultima Resistenza Umana
Sede di Verbania
Cari ragazzi resistenti,
se devo essere sincero sono un filino preoccupato. L’anno scorso dicevo: ”siamo alla frutta”. Sei mesi fa “siamo al dolce”. Poi, col passare delle settimane, siamo arrivati al caffè e all’ammazzacaffè. Oggi, novembre 2019, dico che siamo al Conto. E che non ci sono i soldi per pagarlo.
Seguo quotidianamente, tra una scaramuccia e l’altra, notiziari e dibattiti. Miliardi di parole vengono sprecate su dettagli di minore importanza. Esperti e controesperti sgusciano di mano come anguille e dopo le loro incredibili arrampicate sugli specchi, alla fine, ne capisco un po’ meno di prima. Se possibile. Non su COSA succede ma sul PERCHE’ quello che succede succede. E’ chiaro che Venezia va sotto perché la marea si alza. Ma voi, che dovreste essere intelligenti, capite bene che non è questo il punto. Potete darmi una mano a capirci qualcosa?
Sempre vostro, affezionatissimo Zorro
Carissimo,
grazie innanzitutto del “dovreste essere”. Certo, possiamo cercare di darti una mano. Però, scusaci, ma tu li hai letti .-meglio, studiati- i cosiddetti “Post” che abbiamo postato in tutti questi anni? Riprovarci. Vedrai che ti aiuteranno parecchio. A capirci qualcosa.
I fatti accadono. Chiari, brutti, rotondi, pesanti, inequivocabili. Da Taranto dove un enorme numero di cittadini si trova a dover “scegliere” se morire di cancro, di fame o di nonsenso. O di tutti e tre.
A Genova, ma non soltanto, dove i ponti crollano facendo precipitare nel vuoto quelli che ci si trovano sopra e schiacciando quelli di sotto. A Venezia che va sotto il mare mentre la Grande Opera Salvifica giace inerte sul fondo. Del Mare. Di Soldi. All’Italia intera che va sotto acqua e fango. Reale e metaforico. Per arrivare alla nostra piccola Provincia, dove, dopo un decennio, siamo ancora alla Guerra tra Poveri sulla dislocazione dell’Ospedale Unico, ora “Baricentrico”.
I fatti accadono. Sul perché i pareri si sprecano. Le cose sono “molto complesse”. E risposte semplici non vi possono essere. Così ci raccontano. Però qualche barlume di “semplice” verità fa capolino. Ma per coglierla, caro Zorro, bisogna studiare.
Taranto. Sembra che l’inestricabile garbuglio senza vera via d’uscita sia dovuto, in verità, alla Crisi dell’acciaio. Eufemismo per non dire che si vende poco e sempre meno acciaio. E soprattutto per non dire che se ne produce troppo. E, tantomeno del perhché, e come mai, si produce troppo. Quando si vende molto sembra che non ci siano problemi. Molti utili. Molti stipendi. Molta spesa al Super-Mercato. Qualche briciola può essere persino impiegata da Sua Maestà l’Investitore per “risanare” e “mettere in sicurezza”. Quando non si vende i problemi, che c’erano anche prima e che non si vedevano, finalmente si vedono. Ma quando si vedono è tardi per fare qualcosa. Se provi a rileggerti -meglio, studiare- “Le vere ragioni.” pubblicato nel maggio 2018 ti può aiutare a “capirci qualcosa” Lo trovi qui sotto appena dopo "Furbata leghista".
Genova. Una Colossale Opera -demenziale- per sostenere una demenziale “mobilità” di esseri umani e di Merci su Gomma, dopo almeno un decennio di “avvisaglie”, di trascuratezze, di rinvii, di prudenti considerazioni sulla inopportunità dell’allarmismo sociale e - in generale- di teste sotto la sabbia, viene giù. “Solo” 43 morti. In altro momento avrebbero potuto essere migliaia.
E’ il caso più “spettacolare”. In Italia, e non solo, sono a dozzine. Meno “spettacolari”. Ci dispiace. Reagiremo. Con un ponte nuovo. Un pochino meno demenziale del precedente. Se dovesse andar giù non andrà giù tutto in un colpo ma solo a piccole porzioni. In ogni caso la demenziale mobilità su gomma privata resta. Chiaro.
Prova a rileggerti -meglio, studiare- “Fare soldi ed agire razionalmente” pubblicato nel febbraio 2015.
Lo stesso dicasi per Venezia. In totale una trentina di anni per NON avere la Grande Opera Salvifica che, probabilmente non salverebbe un bel niente, ammesso e non concesso che mai arrivasse ad entrare in funzione, per il “semplice” motivo che il problema di Venezia è “evidentemente” un altro. Non risolvibile in modalità semplicemente “meccanica” con delle paratie “a scomparsa”. Ma che non si vede. O si fa finta di non vedere. Il vero problema. Con il supporto -naturalmente- scientifico, -per i “non vedenti”- di esperti e controesperti. Prezzolati. Un patrimonio millenario di collettiva, oculata, delicata, intelligente, prassi costruttivo-manutentiva, gettato nella pattumiera della Storia in nome dello Sviluppo. Petrolifero e Turistico. E che deve -dovrebbe- essere recuperato-il patrimonio- e posto a guida della “politica”. Pena la morte. Di Venezia. Chiaramente non si farà.
Vai a “Soldi da spendere” febbraio 2914.
E veniamo finalmente alla nostra piccola e sperduta Provincia dalla tormentata orografia vallivo- lacustro-montana. Passato almeno un decennio ci risiamo. Guerra tra poveri. Qualche novità però c’è. Non si discute più sulla UNICITA’ dell’Ospedale Unico’. Tutti d’accordo. Meno uno. Si discute su dove sta il fatidico “BARICENTO”. Di più. Addirittura su cosa è -filosoficamente, materialmente e demograficamente parlando- un “baricentro”. L’altra novità è che i “politici” hanno scoperto l’importanza della Medicina Territoriale. E da buoni “politici” la adoperano come foglia di fico.
Controprova:
SE esistesse sul nostro territorio anche solo un minimo di Vera Medicina Territoriale Diffusa, automaticamente la guerra tra poveri -e anche quella tra “politici”, su dove mettere il Baricentro non ci sarebbe. Non ci sarebbe perché la struttura sanitaria sarebbe contemporaneamente vicinissima a ciascuna piccola comunità comunale e contemporaneamente accentratissima per la Grande Specializzazione Specialistica..
Ma, come si sa, con i SE non si fa la Storia.
Prova a rileggerti -meglio,studiare- il post “Un DEA? Due DEA? Verbania? Domodossola?" Pubblicato 5 anni orsono, nel dicembre 2014 e vedrai che ti sarà di grande aiuto per capirci qualcosa.
Molti altri “post” che qui non ti elenchiamo, per non risultare pedanti professorini, potrebbero aiutarti. Prova a scorrazzare.
Parentesi. Sergente Garcia, se ci sei batti un colpo!
Scusaci per la “rozzezza” ma -sanamente- rozzi siamo. E vogliamo rimanere Grazie.
Sei sempre nei nostri pensieri.
G.U.R.U.
Gruppo di Ultima Resistenza Umana
Sede di Verbania
giovedì 13 giugno 2019
Il punto
Nell’ormai lontanissimo 2013 e dopo ben due vite di tentativi -regolarmente falliti- per “cambiare” il mondo ci ritirammo da esso, esausti, a meditare. In considerazione della età quasi veneranda dei soggetti implicati, forte fu la tentazione di lasciare definitivamente perdere. Considerammo allora la possibilità di avviarci sul sentiero di una salutare lontananza. E del, forse un po’ meno salutare, oblio.
Ma una serie di circostanze storiche e psicologiche ci “costrinsero”, purtroppo, a ripensarci.
Dobbiamo tenere presente che ci si trovava, in quel momento, a ridosso dello spaventoso crack finanziario americano che produsse pesantissimi scricchiolii nell’Edificio Economico Mondiale che ospita le nostre, più o meno sconquassate, esistenze. Addirittura ritorno’ in auge, in quegli anni, la impronunciabile parola che credevamo di aver sepolto per sempre insieme al defunto “Comunismo”. Ovvero “Capitalismo”. Fu, per noi inguaribili, una sferzata di energia. Allora la Storia era tutt’altro che “finita”! Qualcosa, allora, si poteva, e si doveva, ancora dire! Ci rimettemmo al lavoro. Ma cercando di evitare, per quanto possibile, i plateali errori e le imperdonabili ingenuità della fase “giovanile”.
Fondammo in poche settimane un gruppo di ultima resitenza umana che immediatamente si dotò, utilizzando le meravigliose opportunità della moderna tecnologia telematica, di un “Blog” a costo praticamente meno di zero. Che chiamammo, azzardando non poco, “Pensieri di Zorro”. Tra le tante “cavolate” del passato avevamo commesso quella di prenderci decisamente sul serio. Troppo. Non volevamo ricadere in questo marchiano errore. E poi ci sembrava un titolo fantasioso. Fuori dallo schema paludato e serioso della cosiddetta “politica”. E poi ancora ci piaceva il richiamo a questo romantico eroe mascherato in perenne lotta .-vincente- contro i potenti. Al fioretto ed alle strabilianti doti di spadaccino avremmo sostituito l’arma della parola scritta. Ma, a differnza del passato, avremmo dovuto lasciar perdere i dettagli, nonchè le pastoie della militanza attiva e diventare pensatori “radicali”. Nel senso proprio del termine: andare alla radice. E così facemmo. O meglio, cercammo di fare.
Non ultimo il fatto che con quel bizzarro nome e senza minimamente volerlo, ci siamo ritrovati in testa ad una interminabile lista di siti. Con grandi vantaggi di “visibilità”.
Due parole, per concludere, sulla faccenda della clandestinità, per la quale siamo stati spesso aspramente criticati. Siamo persone assolutamente qualsiasi che ci tengono immensamente a rimanere tali. Capiamo che in tempi di sfrenato protagonismo ciò possa risultare quantomeno strano. Siamo altresì convinti del fatto che se qualcosa possa mai avere una qualche importanza essa riguarda quello che viene detto e non chi lo dice. Soprattutto se lo diciamo noi. Signori Nessuno a tutti gli effetti. E poi.
Ma ve lo immaginate uno Zorro in piena azione e senza mascherina? O, ancora, una seria, ultima resistenza umana che fornisce al Potentissimo Nemico Storico Globale Numero Uno, nome, cognome, indirizzo, fotografia a colori e numero di telefono? Suvvia!
Provate a leggere, meglio studiare; uno a caso dei nostri post e poi diteci se abbiamo, o non abbiamo, ragione.
martedì 29 maggio 2018
ALTO TRADIMENTO O FURBATA LEGHISTA?
In questi giorni e tanto più nei prossimi mesi abbiamo ed avremo modo di mettere alla prova la “teoria” che abbiamo tentato di delineare nelle quattro puntate della serie “Le vere ragioni”.
La situazione viene giustamente definita come la più grave crisi politico-istituzionale nella storia della Repubblica.
Le letture coprono uno spettro molto ampio che va da quella dell’ alto tradimento presidenziale a quella della furbata leghista.
Alto tradimento presidenziale.
A fronte della costituzione di un Governo del Cambiamento espressione di un vasto, antico e giustificato malcontento sociale, legittimamente espresso attraverso regolari e democratiche consultazioni elettorali, il Presidente della Repubblica interpretando gli interessi dei Poteri Forti in campo economico e finanziario pone il veto sulla nomina del Ministro dell’Economia ad essi Poteri non gradito. E il governo salta.
E’ attendibile questa lettura? A nostro parere lo è.
Furbata leghista.
Il leader leghista, consapevole del fatto che oggi come oggi governare significa assumersi l’ingrato compito di tentare di dirimere inestricabili garbugli socio-economici e consapevole altresì del fatto che le promesse fatte in campagna elettorale sono in larga misura irrealizzabili, si impunta sulla nomina del ministro dell’economia per -scientemente- far saltare tutto allo scopo di non governare da una parte e di cavalcare ulteriormente il malcontento popolare a scopo elettorale dall’altra.
E’ attendibile questa lettura? A nostro parerre lo è. O comunque potrebbe esserlo.
E allora?
E’ possibile capirci qualcosa in una situazione -questa come tante altre- nella quale tutto e il contrario di tutto è in qualche modo attendibile e tutti, qualsiasi cosa dicano, sembrano avere contemporaneamente torto e ragione?
Siamo del parere che restando a questo livello di lettura sia impossibile capirci qualcosa. In altre parole avere una chiave interpretativa capace di mettere in evidenza la vera natura della questione.
E qui proponiamo l’altro livello di lettura. Quello appunto che ci siamo sforzati di mettere a fuoco nella serie “Le Vere Ragioni” (vedi).
In sintesi e nel caso specifico.
Un Sistema Economico Mondiale in preda alla schizofrenia terminale (globalizzazione da una parte, protezionismi sfrenati dall’altra e sovranismi populisti dall’altra ancora) che si è ridotto tale perchè
CONDANNATO A CRESCERE
nello stesso momento in cui
NON PUO’ PIU’ CRESCERE
vuoi perchè i mercati sono più che saturi di tutto e vuoi perchè tutti gli espedienti per drogare la crescita sono stati abbondantemente consumati compresa la gigantesca dilatazione non ulteriormente dilatabile del DEBITO pubblico e privato,
è in buona sostanza una trappola perfetta dal punto di vista sistemico-strutturale nella quale ci siamo cacciati con le “nostre” mani e dalla quale non è possibile uscire.
Questa chiave di lettura spiega molte cose apparentemente inspiegabili. Compresa la odierna e più grave crisi politico-istituzionale nella storia della Repubblica Italiana.
La soluzione, che non sfuggirebbe ad un bimbo di terza elementare: riportare l’attività economica nel più grande alveo della Vita Umana sul Pianeta finalizzandola non alla Crescita per remunerare Privati Capitali Investiti, bensì alla realizzazione di un autentico Essere Bene individuale e collettivo che la Società nel suo complesso dovrà definire attraverso una elaborazione progettuale individuale e collettiva. Semplicissimo ancorchè letteralmente sconvolgente. Ma solo nei confronti di QUESTO stato delle cose. Nel quale la vita degli uomini deve essere schiava dell’”economia”. Economia tra virgolette.
COME realizzare in pratica questo semplicissimo passaggio concettuale è l’arduo compito che ci attende nel futuro. Se vogliamo averne uno.
P:S.
Abbiamo riunito le quattro puntate di “Le vere ragioni” in un unico post per facilitarne la lettura e per..... guadagnare spazio.
pensieridizorro@gmail.com
LE VERE RAGIONI
Abbiamo riunito qui le quattro puntate della serie "LE VERE RAGIONI" pubblicata tra la fine del 2017 ed il marzo 2018.
“Illustre GRUV,
sono un nuovo lettore che recentemente ha scoperto il vostro blog. Penso che fareste bene a continuare. Voi dite però :”Ci sono cose delle quali, come per tacito accordo, si evita accuratamente di parlare. Si tratta di cose molto importanti e per nulla difficili da capire. Anzi, elementari. Vale a dire le VERE RAGIONI per le quali il mondo va di male in peggio.”
Il passaggio non mi è del tutto chiaro. Cosa intendete dire? Potreste spiegarvi meglio?”
Ringraziamo il nuovo lettore per l’incoraggiamento e per lo spunto che ci offre.
Chi ci ha seguiti finora dovrebbe avere abbastanza chiaro QUALI sono le cose di cui, come per tacito accordo, si evita accuratamente di parlare. Sono esattamente quelle delle quali noi abbiamo cercato di parlare in questi quattro anni di “attività”.
Intorno al 2008 la lunga fase di ”sviluppo” economico che ha fatto seguito alla seconda guerra mondiale si è clamorosamente conclusa.
Da allora “CRISI”e “CRESCITA” sono diventati mantra ossessivamente, quanto inutilmente, ripetuti.
Da allora abbiamo sentito quotidianamente parlare di una infinità di questioni che vanno dalla speculazione finanziaria, al debito pubblico; alla pressione fiscale alla recessione, alla disoccupazione, al costo del lavoro. Dai vincoli che ingessano il mercato del lavoro alla delocalizzazione, alla mobilità, ai costi della politica, al rifiuto della politica. Dalla partitocrazia alla corruzione, alla burocratizzazione, alle disfunzioni degli apparati, alla incapacità dei politici, al malaffare. E ancora, di attacchi speculativi, di stagnazione, inflazione, stagflazione, rating, credit crunch, globalizzazione, precariato, concorrrenza sleale, voli e crolli delle borse, delinquenza, criminalità organizzata e non, lacci e lacciuoli, liberalizzazione, sprechi, parassitismo, clientelismo, carrierismo, nepotismo, illegalità, evasione fiscale, spred, economia sommersa, PIL, privatizzazione, crescita che non crescendo ci rende infelici e persino di de-crescita che potrebbe renderci felici. E altro. Pare che non se ne venga a capo e che il garbuglio, se possibile, si ingarbugli sempre di più.
Perchè?
Perchè tutte queste “belle” cose non sono altro che SINTOMI.. Effetti. Conseguenze.
Sulle CAUSE o VERE RAGIONI della “CRISI” e della NON CRESCITA che ci rende infelici, vige il più totale, assoluto e generalizzato SILENZIO.
Le cause o vere ragioni della drammatica depressione economica appena iniziata e destinata ad aggravarsi nella prima metà del secolo XXI, e di cui nessuno parla, vanno ricercate nella ECONOMIA REALE.
Che cosa si produce, in quali quantità, per soddisfare quale tipo di bisogni.
La parolina magica, accuratamente evitata, che spiega l’altrimenti inspiegabile, è:
SOVRAPPRODUZIONE
Sovrapproduzione con due “p” o sovraproduzione con una sola “p”? Consulteremo il dizionario.
Ma il solare significato della parola , che non sfuggirebbe ad un bambino di terza elementare, non cambia.
SI PRODUCE TROPPO
ovvero
SI PRODUCE PIU’ DEL NECESSARIO
ovvero ancora
SI PRODUCE IMMENSAMENTE DI PIU’ DI CIO’ CHE BASTEREBBE A SODDISFARE IL BISOGNO.
Di conseguenza
ad un certo punto -fatalmente- si comincia a VENDERE di meno.
E se diminuiscuno le VENDITE, l’economia -cosiddetta- entra in crisi
ovvero
LA CRESCTA RALLENTA PER POI FERMARSI.
Magari con qualche illusoria e momentanea “ripresina”. Come un motore che tossicchia, prima di fermarsi del tutto.
La conclusione conclusiva è quindi semplicissima:
L’ARRESTO DELLA CRESCITA ECONOMICA E’ CAUSATO DALLA
SOVRAPPRODUZIONE
Le sofisticate, quanto incomprensibili analisi economiche qui non sono necessarie. Basta semplicemente guardarsi intorno per constatare che al mondo c’è TROPPO di TUTTO.
Questa è la vera ragione della gravissima recessione economica globale che si profila all’orizzonte del Secolo XXI. Cosi come le due gravissime recessioni economiche precedenti (1870-1900) e (1929..... 1945) per “risolvere” le quali ci sono volute ben DUE guerre mondiali. (Per un approfondimento storico si veda il post “ La storia può insegnarci qualcosa?” pubblicato il 3/6/2014). Ora siamo, con ogni evidenza, daccapo.
Se evitiamo questa centrale e determinante questione non potremo fare a meno di impantanarci nell’incomprensibile garbuglio di inconcludenti “ragionamenti” di cui sopra, che parte dalla speculazione finanziaria per concludersi con la non-crescita infelice. Esso costituisce “semplicemente” il complesso dei sintomi o conseguenze della sovrapproduzione nella economia reale. Molti concreti e praticissimi esempi potrebbero essere citati a sostegno della solare e semplicissima tesi. Li lasciamo, per ora, alla perspicacia dei nostri lettori.
Le ulteriori, semplici domande che a questo punto ci poniamo -e poniamo- potrebbero esere le seguenti:
1.
Perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?
2.
Perchè mai -e come mai- l’abbondanza si trasforma malignamente in una disgrazia?
3.
Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?
Abbiamo consultato il dizionario: sovrapproduzione si scrive con due p.
A rafforzare tramite l’”onomatopeia” (quando il suono di una parola esprime e sottolinea il significato della medesima) il carattere bulimico di una produzione scriteriata; di gran lunga superiore alle reali necesità. Nel caso nostro si dovrebbe scrivere “sovrapppppppproduzione”.
Alla voce”Sovrapproduzione” il ponderoso Dizionario Garzanti della Lingua Italiana recita infatti: “Produzione superiore alla domanda”. Chiarissimo e lapidario.
Cercheremo, questa volta, di rispondere alle impertinenti domande -estremamente pertinenti- con le quali chiudevamo la prima puntata.
1.
Perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?
2.
Perchè mai -e come mai- l’abbondanza si trasforma malignamente in una disgrazia?
3.
Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?
Forse bisognerebbe aggiungerne una quarta. Vale a dire perchè mai -e come mai- mentre si produce di tutto e di più in quantità mostruose, al punto di rendere necessaria l’”obsolescenza programmata” di tutto(quello che si produce), si evita accuratamente di produrre una infinità di cose belle, buone, utili, durature, davvero migliorative dell’umana condizione. Dagli alimenti veramente biologici su scala planetaria, per esempio ri-trasformando la esausta ex-mezzaluna ex- fertile, nonchè il deserto del Sahara, in rigogliosi giardini, all’abbattimento di brutture edilizie inutilizzate per fare posto ad una miriade di giardini urbani tra loro collegati da percorsi verdi. Oppure distributori di acqua e fontanelle pubbliche sparsi in ogni angolo del territorio. Urbano e non. Oppure gabinetti pubblici rigorosamente gratuiti -ma pulitissimi- solo sul territorio urbano però. Oppure percorsi ciclabili pratici e sicuri , sempre in territorio urbano al fine di ridurre il mostruoso intasamento da automobili. Oppure lo sviluppo del trasporto merci su rotaia anzichè sulla pericolosissima, dispendiosa, inquinante gomma. Oppure, meglio ancora, su acqua. Tramite una razionale rete interna di canali navigabili. Oppure per mare tramite l’impiego di estetiche navi a propulsione mista (vela-motore). Oppure ancora la creazione di estetici impianti mimetizzati di produzione energetica rinnovabile sfruttando i movimenti del mare (maree e moto ondoso). Oppure un bel piano nazionale, ed internazionale, di riforestazione orientato alla silvicoltura per la razionale ed ecologica produzione di legna da ardere e di legname da opera. Nonchè alla salvaguardia riqualificante dei degradati e abbandonati territori montani. E pedemontani.
Tanto per dire le prime quattro cose che ci vengono in mente.
Ma torniamo a noi e partiamo dalla prima domanda: perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?
I lettori che ci hanno seguiti in questi anni e particolarmente quelli che hanno studiato il post “Fare soldi e agire razionalmente” pubblicato in data 27 febbraio 2015 non dovrebbero faticare a trovare da soli la risposta esatta.
Per introdurci incominciamo con un paio di quiz a risposta immediata vero-falso.
D.
Oggi come oggi chi sono i “produttori”?
R.
-La società civile (falso)
-Privati investitori di privato denaro chiamati imprenditori o datori di lavoro (vero)
Il quadro, dirà qualcuno, è semplicistico. Verissimo.
D.
Oggi come oggi quale è lo scopo principale della produzione?
R.
-Soddisfare bisogni ed esigenze dei cittadini (falso)
-Realizzare un guadagno dalla vendita dei prodotti per i produttori (vero)
Il quadro, dirà qualcuno, è semplicistico. Verissimo.
Ricapitolando. I soggetti della produzione sono, nel mondo in cui per ora viviamo e in linea di massima, privati investitori di privato denaro che se non hanno un congruo “rientro” in termini di guadagno non possono “stare in piedi” e quindi falliscono. Con gravi ripercussioni sui posti di lavoro. Il tutto dipende dal fatto che, piaccia o no, siamo in un regime di “libero” mercato “concorrenziale”. “Libero” e “concorenziale” rigorosamente tra virgolette
Il quadro, dirà qualcuno, è semplicistico. Verissimo. Noi in ogni caso, procediamo, consapevoli che di “complessità” potremmo anche....morire nella più totale confusione. Senza nemmeno sapere perchè.
La formula che sintetizza l’intero processo, sotto il profilo finanziario, e che abbiamo imparato alle elementari è la seguente:
RICAVO (dalle vendite) meno SPESA (di produzione) uguale GUADAGNO (più o meno netto).
Il meccanismo della Libera Economia di Mercato (LEM) nel quale oggi come oggi noi tutti viviamo e che ci sembra del tutto “naturale”, prevede che dalla vendita sul libero mercato di merci prodotte dai produttori, i medesimi RICAVINO un introito in denaro. Che servirà per pagare tutte le SPESE di produzione (salari compresi). Se l’introito ricavato dalle vendite è maggiore, come si spera, delle spese di produzione, il produttore potrà realizzare un GUADAGNO. In caso contrario l’Azienda “non sta in piedi” e quindi chiude i battenti.
Il guadagno realizzato servirà al produttore per molte cose. Non ultima quella di andare a fare la spesa al super-mercato come molti di noi non produttori. Magari con un carrello più grande. Sbagliato. Se ne incarica la servitù. E noi non produttori come facciamo a “guadagnare”? Semplice. Non vendiamo un prodotto, ma la nostra capacità di produrre. La vendiamo a qualche produttore o datore di lavoro che ne ha bisogno per produrre. Il prezzo di vendita della capacità lavorativa si chiama salario o stipendio. Con il quale a nostra volta possiamo andare al super-mercato a fare la fatidica “spesa”, con il carrello piccolo. Niente soldi, niente “spesa”. Possiamo “liberamente” morire di fame. O fare gli assistiti. O tirare avanti con i soldi dei genitori finchè ce ne sono La capacità lavorativa, o di produrre, viene venduta su un particolare mercato che non è quello delle merci. Si chiama, senza che nessuno minimamente si meravigli, “Mercato del Lavoro”. E così anche quella tipica caratteristica -tipicamente umana- che è la capacità lavorativa diventa una merce. Come si vede il “meccanismo” è decisamente farraginoso e portatore di molte spiacevoli conseguenze pratiche e “ antropo-filosofiche”. Antroposofiche per brevità. Tutt’altro che “naturale” -il meccanismo- come a noi erroneamente sembra. Ma non divaghiamo troppo e torniamo a noi limitandoci ai produttori di merci che dovranno essere vendute per realizzare un guadagno.
E’ evidente che il produttore di merci ha tutto l’interesse a realizzare il maggior guadagno possibile. Come fare? Riguardiamo la formula e ragioniamo.
Potrebbe aumentare il ricavo. Per esempio aumentando i prezzi di vendita. Strategia pericolosa. Prezzo maggiorato uguale -forse- meno vendite. Un boomerang.
Potrebbe diminuire le spese di produzione. Ottima strategia perchè non comporta aumenti del prezzo di vendita. Come fare per ridurre le spese di produzione?
Vediamo un po’.
Qui il produttore può seguire diverse strade. Magari in combinaziione le une con le altre.
Potrebbe spendere di meno per l’acquisto delle materie prime o dei macchinari necessari alla lavorazione delle medesime. Potrebbe? No, non potrebbe. Perche? Le macchine quello che costano costano e non c’è praticamente niente da fare. Si potrebbe, in teoria, risparmiare sulle materie prime. Ma non è un buon affare. Forse. Materie prime meno costose sono di qualità inferiore. Il che determina minore qualità del prodotto. Che potrebbe trasformarsi in un calo delle vendite. Potrebbe. O forse no. In ogni caso meglio essere prudenti. E allora? La voce che ben si presta a ridurre le spese è quella del “costo del lavoro umano”. Salario e Previdenze Varie. Diminuire le Previdenze? Imposssibile. Il Debito Pubblico è già stratosferico così com’è. Diminuire il salario? Questo è possibile! E in vari modi più o meno mascherati. Primo modo: ridurre puramente e semplicemente il salario in modo non mascherato. Secondo modo: a parità di salario far lavorare più ore i “prestatori d’opera.” Terzo modo: riorganizzare il processo produttivo in modo tale che a parità di tutto il resto aumenti la produzione grazie ad una maggiore produttività. In regime di diffusa disoccupazione è più facile. Quarto modo: provocare inflazione aumentando i prezzi. Questo però si scontra irrimediabilmente con la assoluta necessità di vendere. C’è poi un quinto modo che potrebbe essere visto come una “ingegnosa” variante del primo. La parola è “delocalizzare”. Tradotto: traferiamo la produzione in paesi dove, per un tozzo di pane e anche meno, senza Previdenze Varie di alcun tipo, i “prestatori d’opera” prestino la loro opera per almeno mezza giornata. Magari -meglio- tutta. La giornata.
Oltre a questi mezzi perfettamente “legali” il produttore può avvalersi di espedienti che sconfinano nel fraudolento. Dai tubetti di crema e dentifricio di plastica elastica che non si riusciranno mai a spremere del tutto, alle confezioni con un poco-poco meno di prodotto di quello che ci starebbe, al continuo rinnovamento dei prodotti anche se quelli vecchi vanno benissimo, alle vere e proprie rotture programmate a scadenza.
Ma c’è un ulteriore “ingegnoso” sistema, non immediatamente evidente come i precedenti, per abbassare significativamente i costi di produzione. Potremmo chiamarlo il sesto -o settimo- modo. E qui veniamo finalmente e definitivamente a noi.
PRODURRE MOLTO DI PIU’.
Si perchè una volta imbastita la costosissima (investimenti) macchina produttiva, più essa produce e minori saranno i costi vivi di produzione per unità di prodotto sfornata. E sappiamo benissimo quali mostruose quantità di prodotto può sfornare un processo produttivo di tipo INDUSTRIALE.
Il Sig. Dott Marchionne, per fare un esempio, ce lo ha ripetuto più che chiaramente. Per “convenire”, la produzione della sua casa automobilistica deve produrre un certo numero di milioni di vetture all’anno. Sotto quel certo numero di milioni di autovetture a Lui non “conviene” produrre. Il fatto che ce ne sia bisogno o meno -di quel quantitativo di automobili- per il sig. Marchionne costituisce un dettaglio di minore importanza. Peccato che poi tutte queste automobili dovranno essere vendute per ottenere il fatdico ricavo. Con vari tipi di espedienti vari. Leciti, meno leciti e decisamente truffaldini. Ma non divaghiamo.
Se a tutto questo aggiungiamo che in regime di Libero Mercato la Lbera Produzione è per definizione Libera quindi "anarchica" poichè non segue (e non può seguire che dio ce ne scampi!!!!) un programma di qualsivoiglia natura, ben comprendiamo il complessso di ragioni per il quale il Sistema Economico e Sociale nel quale attualmente viviamo incappa presto o tardi -più presto che tardi- in crisi più o meno profonde da arresto della crescita. La cui Vera Ragione è la SOVRAPPPPRODUZIONE.
Il processo, nella Economia Reale, che poi si ripercuote fatalmente in quella finanziaria, per arrivare alla fine anche in quella totalmente virtuale”, è grosso modo il seguente:
1.
Inizio di una fase di ESPANSIONE-SVILUPPO-CRESCTA-VENDITE-OCCUPAZIONE Ecc.Ecc.
2.
AUMENTO DELLA PRODUZIONE E DELLA PRODUTTIVTA’.
3.
ULTERIORE AUMENTO DELLE VENDITE E QUINDI DEI PROFITTI e conseguenti ricadute estremamente positive su salari, consumi ed occupazione.
4.
ULTERIORE ED ULTERIORE AUMENTO DELLA PRODUZIONE E DELLA PRODUTTIVITA’. Ecc.Ecc.Ecc.Ecc.
5.
Incomincia a profilarsi lo spettro della SOVRAPPRODUZIONE che presto si trasforma in SOVRAPPPPRODUZIONE
6.
INTASAMENTO DEL MERCATO da SOVRAPPPPPPRODUZIONE
7.
CALO DELLE VENDITE e quindi DEI PROFITTI. Con tutte le conseguenze negative del caso, dall’occupazione ai salari ai consumi ecc. ecc.
8.
CRISI “ECONOMICA”. Più o meno profonda, piu o meno congiunturale. Nel caso peggiore:
9.
RECESSIONE “ECONOMICA”. Crollo delle vendite, crollo dei prezzi (una “manna” per il consumatore. O no? O si?) dell’occupazione, intensificazione della produttività nel disperato tentativo di ridurre al massimo possibile i costi di produzione (rivedi formula elementare).
Un po’ come se una persona, per fare un paragone, invece di seguire un equilibrato e costante regime alimentare, alternasse in continuazione abbuffate più o meno piccole a indigestioni più o meno gravi per poi arrivare alla Grande Abbuffata Finale che porterà inevitabilmente al totale blocco dell’apparato digerente. Dopo il quale sarà necessario un lungo periodo di disintossicazione. Per poi ricominciare daccapo. L’irrazionale evidenza di tutto ciò è evidente. Cionondimeno facciamo finta tutti quanti di non accorgercene.... ma di questo parleremo più avanti.
Sicuramente qualcuno dirà: “il quadro è semplicistico”. Verissimo. Ma è anche sostanzialmente VERO.
A dimostrarlo, in modo scientifico, c’è la Storia di due secoli e mezzo del Sistema Economico e Sociale nel quale viviamo.
Per chi volesse documentarsi in proposito suggeriamo la “rilettitura” del post “ La storia può insegnarci qualcosa?” pubblicato il 3/6/2014.
Bene.
Abbiamo tentato di rispondere, in modo semplicistico e sommario, (non siamo per nostra -e vostra- fortuna, Addetti ai Lavori) alla domanda numero uno. “Perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?”
Prossimamente tenteremo di rispondere alla seconda, alla terza, e fors’anco -perchè no?- alla quarta.
Ma -forse- un’altra puntata non sarà sufficiente.
A non troppo tardi (si spera).
Avete riletto il post “ La storia può insegnarci qualcosa?” pubblicato il 3/6/2014?
Se lo avete fatto avrete notato che lì dentro è contenuta la dimostrazione che la sovrapproduzione è la causa strutturale delle moderne crisi economiche.
Dal suddetto post, costituito pressochè interamente da citazioni di Professori estremamente preparati in campo storico, si evince che tre Grandi Indigestioni hanno segnato la storia del Sistema Economico-Sociale nel quale viviamo. La prima durata circa un trentennio (1870 - 1900) dalla quale si uscì con molta fatica nonostante un forte incremento dellle attività coloniali da parte delle potenze occidentali nel mondo, nonchè una devastante Prima Guerra Mondiale. Per essere daccapo alla fine degli anni Venti con la Seconda Grande Indigestione che venne “superata” davvero solo “grazie” alla Seconda Guerra Mondiale. Ancor più devastante della Prima. Ora siamo agli inizi della Terza Grande Indigestione, nonostante lo sviluppo dei Mercati Globali Mondiali. Iniziata nel 2008 è tutt’ora in corso, ad onta della “ripresuccia”. Ci vorrà una Terza Guerra Mondiale?
La prova che la “nostra” tesi sulla origine sovrappppproduttiva delle moderne Crisi Economiche, non è del tutto infondata sta nel fatto che tutte e tre le Grandi Crisi citate hanno avuto origine negli USA. Il paese più avanzato, sviluppato, potente democratico, ricco e occidentale del mondo intero. Per poi dilagare come una piovra maligna, per il resto del pianeta. Per non parlare delle diverse centinaia di piccole indigestioni che ciclicamente si sono prodotte tra le Grandi.
Ma torniamo a noi e cerchiamo di rispondere alla seconda domanda.
Perchè mai -e come mai- l’abbondanza, da sempre considerata una benedizione del cielo, sinonimo di pace, serenità, tranquillità e fiducia nel futuro si trasforma, nella avanzata modernità, in una terribile disgrazia?
La cosa -in effetti- avrebbe dell’assurdo se non fosse una delle infinite assurdità tra le quali quotidianamente viviamo e che sono il “logico” prodotto del Sistema Economico e Sociale attualmente in vigore su scala planetaria.
Gli elementi per arrivare alla risposta esatta sono, in effetti, già tutti contenuti nella puntata precedente. Ma forse vanno meglio esplicitati al fine di spiegare l’apparentemente inspiegabile. Vediamo un po’se riusciamo a districare l’ingarbugliatissima matassa.
Partiamo da una constatazione elementare in forma ipotetica.
SE la produzione avesse quale scopo PRIMARIO quello della produzione di beni per soddisfare BISOGNI.
E SE questi beni venissero direttamente distribuiti IN NATURA alla popolazione, quindi nella sana forma originaria di BENI D’USO, magari -perchè no?- in modalità distributive eque e solidali ma tenendo anche conto, in qualche modo, della partecipazione di ciascuno al buon andamento qualitativo e quantitativo della produzione, nonchè alla fattiva partecipazione di ciascuno nella organizzazione e gestione della COSA PUBBLICA,
SE TUTTO QUESTO AVVENISSE e IN QUESTI TERMINI
Vivremmo in un mondo LOGICO.
Ed è evidente, al di là di ogni ragionevole dubbio che, in questo mondo logico, ancorchè ipotetico, l’ABBONDANZA sarebbe una stupenda benedizione del cielo e non una terribile disgrazia.
Abbiamo detto e ribadiamo SE.
Quello che -in realtà- avviene quotidianamente sotto i nostri occhi senza che noi minimamente ce ne si stupisca è TUTT’ALTRA COSA.
Il processo produttivo, nel particolare Sistema Economico e Sociale nel quale oggi viviamo, non ha quale scopo PRIORITARIO quello di produrre beni per soddifare BISOGNI. Bensì quello di produrre MERCI da mettere VENDITA sul MERCATO al fine PRIORITARIO di realizzare un GUADAGNO per l’INVESTITORE di CAPITALE MONETARIO. Da qui il nome del Sistema Economico e Sociale nel quale attualmente viviamo: CAPITALISMO.
E’ questo, con ogni evidenza, un mondo fondato anzichè sulla LOGICA sulla ILLOGICA. O se si preferisce sulla NON-LOGICA. Una volta fondato un Sistema sulla non-logica, capovolgendo quello che dovrebbe essere un corretto e razionale rapporto tra MEZZI e FINI, sarà poi fatale cadere in una infinita catena di contraddizioni, controsensi e, per finire, insensati non sensi. L’elenco potrebbe essere decisamente lungo. Guardiamoci semplicemente intorno.
Ma vediamo la sequenza dettagliata dei perversi passaggi che trasformano l’Abbondanza in una Disgrazia.
1. Produzione di una enorme quantitò di beni d’uso.
2. Che appena prodotti si trasformano in merci
3. Merci che, lo dice la parola, vengono messe in vendita sul Mercato Globale delle Merci. (per distinguerlo dal pittoresco, simpatico ed innocuo mercato rionale dell’ortofrutta).
4. Molte merci sul Mercato Globale delle Merci significa Offerta di gran lunga superiore alla Domanda.
5. Offerta di gran lunga superiore alla Domanda significa diminuzione dei prezzi di vendita.
6.Diminuzione dei prezzi di vendita significa minori ricavi per i produttori.
7. Minori ricavi per i produttori significa minori guadagni per i medesimi.
8. Minori guadagni per i produttori significa che i produttori devono necessariamente fare “qualcosa”.
9. Fanno “qualcosa”: licenziano, aumentano le ore di lavoro per quelli che rimangono. ristrutturano il processo produttivo e/o delocalizzano. Oppure, ancor meglio, tutte e quattro le cose insieme. Oppure ancora, puramente e semplicemente “chiudono i battenti” e vanno a godersi i guadagni precedentermente accumulati.
Questo per quanto riguarda i produttori o datori di lavoro.
E per noi poveri “prestatori d’opera”?
Licenziamento-decurtazione del salario-più lavoro per pochi e in peggiori condizioni di lavoro. Ovverosia:
10. Lacrime sangue miseria e disperazione. In una parola DISGRAZIA.
Ed ecco, scientificamente dimostrato, come sia possibile trasformare, nella matura modernità economica l’abbondanza in una terribile sventura antropologica e sociale e esistenziale e psico-personale per la maggior parte della popolazione.
Naturalmente qualcuno dirà che l’analisi è rozza, semplicistica, ingenua e che non tiene conto della strabiliante complessità dei fenomeni socioeconomici di una complessa società moderna. O, pegggio, post-moderna. Verissimo. Noi in ogni caso procediamo nella concatenazione dei rozzi ragionamenti, consapevoli del fatto che di complessità potremmo anche......... morire. E, questo è il bello, senza nemmeno sapere perchè. Forse l’abbiamo già detto. Comunque sia, in certi spinosi casi come questo, ripetere giova.
Esaminando attentamente la Perversa Sequenza in dieci passaggi, alcune vistose contraddizioni balzano immediatamente agli occhi.
A.
La insanabile contraddizione tra la necessità -per il “Datore di lavoro”- di produrre molto per abbassare i costi di produzione e l’opposta necessità di vendere e di vendere al prezzo più alto possibile per realizzare il congruo, legittimo guadagno
B.
La insanabile contraddizione tra l’esigenza di ridurre il costo del lavoro e l’opposta esigenza di avere molti consumatori che dispongano di quattrini da spendere per fare acquisti di merci sul mercato.
C.
La insuperabile, schizofrenica contraddizione interna ad ogni “Datore di lavoro” che vorrebbe i propri lavoratori sottopagati o licenziati e quelli di tutti gli altri “Datori” superoccupati e strapagati.
Queste le prime tre insuperabili contraddizioni che vengono subito in mente. Altre probabilmente potranno essere scovate.
Possiamo ricavare da tutto questo alcune importanti conclusioni? Possiamo.
Come si evince con chiarezza da tutto quanto sin qui esposto la trasformazione dell’abbondanza in miseria non dipende nè dalla forma industriale di produzione, nè da un maligno sortilegio, nè da un castigo divino nei confronti dei peccatori, nè dalla imbecillità umana. Dipende invece dal particolare meccanismo economico-sociale nel quale viviamo.
Le parole chiave per la soluzione del mistero sono
INVESTIMENTO di CAPITALE MONETARIO.
BISOGNI
MERCI
COSTI DI PRODUZIONE
VENDITA
MERCATO
RICAVI
GUADAGNI
DENARO
O noi riusciremo ad abolire tutto questo o non ci sarà via di scampo per l’Umanità.
Potremmo immaginare un Sistema Economico e Sociale fondato su altri meccanismi che non trasformino malignamente l’abbondanza in miseria? Potremmo. E non è poi così difficile. Perlomeno immaginarlo.
In un sistema economico e sociale dove il perverso intreccio di cui sopra venisse definitivamante abolito, noi potremmo benissimo:
1. Lavorare tutti per un massimo di quattro ore giornaliere, o anche meno, accorpabili, a scelta, in sei mesi/anno.
2. Essendo “remunerati” con un equo e dignitoso “paniere” (beni d’uso anzichè soldi) che copra largamente i bisogni primari di ciascuno. Più qualche spicciolo per i bisogni decisamente voluttuari.
3. Impiegando la creatività umana alla realizzazione di una infinità di cose davvero buone, davvero belle, davvero utili e davvero ben fatte. (vedi esempi di ciò che NON si produce nella puntata precedente)
4. Con grande soddisfazione personale di chi lavora e della società intera che ne fruisce.
In Kirghisia,come ci racconta l’amico Silvano Agosti tutto questo è diventato realtà (vedi i due post Kirghisia 1 pubblicato il 26 febbraio 2016 e Kirghisia 2 pubblicato il 19 settembre 2016)-
Ma per realizzare queste semplicissime cose sarebbe necessario finalizzare l’economia al vero benessere (Essere Bene) individuale e sociale anzichè al tornaconto monetario del privato investitore di denaro.Allora l’abbondanza -ragionata- potrebbe tornare ad essere quella splendida benedizione del cielo che dovrebbe essere. E’ troppo? Di che cosa abbiamo paura? Perchè abbiamo paura persino soltanto di dirlo? L’importante concetto è contenuto persino -a parole- nell’articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana (vedi).
Di tutto ciò non si parla. Ma se qualcuno ha l'ardire di porre -timidamente beninteso- questioni di questo tipo, solitamente le stroncanti obiezioni sono:
-L’analisi muove da un pregiudizio ideologico di tipo chiaramente vetero-marxista.
-Il Capitalismo ha comunque prodotto un fantasmagorico balzo in avanti negli standard di vita della Popolazione Mondiale.
-Altri Sistemi Economico Sociali si sono rivelati ben più disastrosi.
-E, comunque sia, non disponiamo di alternative al Capitalismo. Almeno per il momento. Quindi cerchiamo di rassegnaci a vivere in Questa Realtà. La peggiore possibile....ad eccezione di tutte le altre.
Come si vede partendo dal tentativo di rispondere ad alcune semplici domande iniziali le cose, a mano a mano che procediamo, si complicano e contemporaneamente si semplificano. Chiarendosi. Ma questo fa parte dell’inevitabile corso delle cose stesse. Ogni risposta -esatta o meno esatta- fa scaturire una quantità di nuove, interessanti domande alle quali varrebbe la pena -forse- di tentare di rispondere...................
Ma non divaghiamo. Nella prossima e -forse- ultima puntata tenteremo di rispondere alla terza domanda dell’elenco iniziale dal quale siamo partiti:
“Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?”
E -forse- di rispondere alle legittime obiezioni di poc'anzi.
Grazie e.....a non tardi
Ci avviamo finalmente alla provvisioria conclusione cercando di rispondere alla terza ed ultima domanda dell’elenco iniziale dal quale siamo partiti:
“Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?”
Qui forse possiamo cavarcela abbastanza velocemente. Il motivo dell’assordante silenzio è abbastanza evidente. Se noi ci dicessimo la verità vera, vale a dire che la causa prima delle moderne crisi economiche non risiede nè nella siccità, nè nella cattiva sorte, nè in un maligno sortilegio, nè in un castigo divino nei confronti di noi peccatori, nè nella umana. imbecillità, ma nella sovrapproduzione di merci in un Sistema Economico basato sulla vendita delle medesime in cambio di denaro al fine di accrescerlo, su quel particolare Mercato Globale delle Merci che nulla ha a che vedere con il simpatico e pittoresco mercato rionale dell’ortofrutta, ebbene, con il solo dire questo metteremmo in discussione alla radice le fondamenta stesse di un Sistema Economico e Sociale assurdo, capace di trasformare “magicamente” l’abbondanza in miseria. Esattamente quello nel quale ormai l’umanità intera vive. Meglio. Cerca di sopravvivere circondata dal duplice flagello della miseria e dell’abbondanza. E altro.
Se invece ci limitamo alla tesi -falsa- che l’origine di tutti i nostri guai consiste nel fatto che CONSUMIAMO TROPPO POCO, ebbene, dicendo questo e solo questo, noi mettiamo in discussione ASSOLUTAMENTE NULLA del sistema economico e sociale nel quale viviamo. Anzi. Lo riconfermiamo e rafforziamo. E possiamo quindi “tranquillamente” incominciare a sciorinare l’elenco dei brillanti “rimedi”. Dagli improbabili aumenti salariali alla improbabile piena occupazione, ai probabili pochi spiccioli in busta paga per i già occupati che cambiano nulla, all’aumento, probabile ancorchè pericoloso, del già insostenibile Pubblico Debito. Ecc. Ecc. Insomma il classico armamentario di “misure keinesiane” a sostegno della fatidica DOMANDA. Nientralto che palliativi. Nel tentativo di “durare” ancora un pochino.
Abbiamo trattato in questa serie la questione delle Vere Ragioni o Cause Prime in un particolare settore dell’umano vivere: quello “economico”. Il ragionamento potrebbe essere ampliato ad una infinità di altri aspetti della vita individuale e sociale sui quali ci raccontano -e ci raccontiamo- un sacco di mezze verità, quando non menzogne. “Comode”.
Un vago sentore del fatto che qualcosa di grosso non vada e che la posta in gioco sia grossa per non dire grossissima, probabilmente serpeggia.. E che risolvere davvero problemi di tale portata comporterebbe una autentica Rivoluzione, prima di tutto nel modo di pensare, di ciascuno di noi. Allora meglio -è meglio?- lasciar perdere. In termini tecnici si chiama “rimozione”. Di fronte ad una evidente verità decisamente destabilizzante ed enormemente “scomoda” fare bellamente finta di niente. Come se stare qui fosse terribilmente “comodo”. Peccato che le cose lasciate a se stesse abbiano la fastidiosa tendenza ad andare di male in peggio............
A quando?
Per quanto riguarda invece le acute, più che legittime e stroncanti obiezioni che qui riproponiamo per comodità del lettore:
-L’analisi muove da un pregiudizio ideologico di tipo chiaramente vetero-marxista.
-Il Capitalismo ha comunque prodotto un fantasmagorico balzo in avanti negli standard di vita della Popolazione Mondiale.
-Altri Sistemi Economico Sociali si sono rivelati ben più disastrosi.
-E, comunque sia, non disponiamo di alternative al Capitalismo. Almeno per il momento. Quindi cerchiamo di rassegnaci a vivere in Questa Realtà. La peggiore possibile....ad eccezione di tutte le altre.
proponiamo di rinviarci ad una prossima serie che ci consenta una puntuale ed approfondita discussione.
Ci limitiamo per ora a far notare il carattere marcatamente “difensivo” che le accomuna e che ci sembra derivare da radicati pregiudizi ideologici di tipo vetero-neo-conservatore che evidentemente impediscono, a chi le avanza, di dire anche una sola parola nel merito delle questioni sollevate.
Un sentitissimo ringraziamento per la paziente attenzione a tutti i nostri lettori.
Fine
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