Riceviamo e pubblichiamo
Cari ragazzi resistenti,
se devo essere sincero sono un filino preoccupato. L’anno scorso dicevo: ”siamo alla frutta”. Sei mesi fa “siamo al dolce”. Poi, col passare delle settimane, siamo arrivati al caffè e all’ammazzacaffè. Oggi, novembre 2019, dico che siamo al Conto. E che non ci sono i soldi per pagarlo.
Seguo quotidianamente, tra una scaramuccia e l’altra, notiziari e dibattiti. Miliardi di parole vengono sprecate su dettagli di minore importanza. Esperti e controesperti sgusciano di mano come anguille e dopo le loro incredibili arrampicate sugli specchi, alla fine, ne capisco un po’ meno di prima. Se possibile. Non su COSA succede ma sul PERCHE’ quello che succede succede. E’ chiaro che Venezia va sotto perché la marea si alza. Ma voi, che dovreste essere intelligenti, capite bene che non è questo il punto. Potete darmi una mano a capirci qualcosa?
Sempre vostro, affezionatissimo Zorro
Carissimo,
grazie innanzitutto del “dovreste essere”. Certo, possiamo cercare di darti una mano. Però, scusaci, ma tu li hai letti .-meglio, studiati- i cosiddetti “Post” che abbiamo postato in tutti questi anni? Riprovarci. Vedrai che ti aiuteranno parecchio. A capirci qualcosa.
I fatti accadono. Chiari, brutti, rotondi, pesanti, inequivocabili. Da Taranto dove un enorme numero di cittadini si trova a dover “scegliere” se morire di cancro, di fame o di nonsenso. O di tutti e tre.
A Genova, ma non soltanto, dove i ponti crollano facendo precipitare nel vuoto quelli che ci si trovano sopra e schiacciando quelli di sotto. A Venezia che va sotto il mare mentre la Grande Opera Salvifica giace inerte sul fondo. Del Mare. Di Soldi. All’Italia intera che va sotto acqua e fango. Reale e metaforico. Per arrivare alla nostra piccola Provincia, dove, dopo un decennio, siamo ancora alla Guerra tra Poveri sulla dislocazione dell’Ospedale Unico, ora “Baricentrico”.
I fatti accadono. Sul perché i pareri si sprecano. Le cose sono “molto complesse”. E risposte semplici non vi possono essere. Così ci raccontano. Però qualche barlume di “semplice” verità fa capolino. Ma per coglierla, caro Zorro, bisogna studiare.
Taranto. Sembra che l’inestricabile garbuglio senza vera via d’uscita sia dovuto, in verità, alla Crisi dell’acciaio. Eufemismo per non dire che si vende poco e sempre meno acciaio. E soprattutto per non dire che se ne produce troppo. E, tantomeno del perhché, e come mai, si produce troppo. Quando si vende molto sembra che non ci siano problemi. Molti utili. Molti stipendi. Molta spesa al Super-Mercato. Qualche briciola può essere persino impiegata da Sua Maestà l’Investitore per “risanare” e “mettere in sicurezza”. Quando non si vende i problemi, che c’erano anche prima e che non si vedevano, finalmente si vedono. Ma quando si vedono è tardi per fare qualcosa. Se provi a rileggerti -meglio, studiare- “Le vere ragioni.” pubblicato nel maggio 2018 ti può aiutare a “capirci qualcosa” Lo trovi qui sotto appena dopo "Furbata leghista".
Genova. Una Colossale Opera -demenziale- per sostenere una demenziale “mobilità” di esseri umani e di Merci su Gomma, dopo almeno un decennio di “avvisaglie”, di trascuratezze, di rinvii, di prudenti considerazioni sulla inopportunità dell’allarmismo sociale e - in generale- di teste sotto la sabbia, viene giù. “Solo” 43 morti. In altro momento avrebbero potuto essere migliaia.
E’ il caso più “spettacolare”. In Italia, e non solo, sono a dozzine. Meno “spettacolari”. Ci dispiace. Reagiremo. Con un ponte nuovo. Un pochino meno demenziale del precedente. Se dovesse andar giù non andrà giù tutto in un colpo ma solo a piccole porzioni. In ogni caso la demenziale mobilità su gomma privata resta. Chiaro.
Prova a rileggerti -meglio, studiare- “Fare soldi ed agire razionalmente” pubblicato nel febbraio 2015.
Lo stesso dicasi per Venezia. In totale una trentina di anni per NON avere la Grande Opera Salvifica che, probabilmente non salverebbe un bel niente, ammesso e non concesso che mai arrivasse ad entrare in funzione, per il “semplice” motivo che il problema di Venezia è “evidentemente” un altro. Non risolvibile in modalità semplicemente “meccanica” con delle paratie “a scomparsa”. Ma che non si vede. O si fa finta di non vedere. Il vero problema. Con il supporto -naturalmente- scientifico, -per i “non vedenti”- di esperti e controesperti. Prezzolati. Un patrimonio millenario di collettiva, oculata, delicata, intelligente, prassi costruttivo-manutentiva, gettato nella pattumiera della Storia in nome dello Sviluppo. Petrolifero e Turistico. E che deve -dovrebbe- essere recuperato-il patrimonio- e posto a guida della “politica”. Pena la morte. Di Venezia. Chiaramente non si farà.
Vai a “Soldi da spendere” febbraio 2914.
E veniamo finalmente alla nostra piccola e sperduta Provincia dalla tormentata orografia vallivo- lacustro-montana. Passato almeno un decennio ci risiamo. Guerra tra poveri. Qualche novità però c’è. Non si discute più sulla UNICITA’ dell’Ospedale Unico’. Tutti d’accordo. Meno uno. Si discute su dove sta il fatidico “BARICENTO”. Di più. Addirittura su cosa è -filosoficamente, materialmente e demograficamente parlando- un “baricentro”. L’altra novità è che i “politici” hanno scoperto l’importanza della Medicina Territoriale. E da buoni “politici” la adoperano come foglia di fico.
Controprova:
SE esistesse sul nostro territorio anche solo un minimo di Vera Medicina Territoriale Diffusa, automaticamente la guerra tra poveri -e anche quella tra “politici”, su dove mettere il Baricentro non ci sarebbe. Non ci sarebbe perché la struttura sanitaria sarebbe contemporaneamente vicinissima a ciascuna piccola comunità comunale e contemporaneamente accentratissima per la Grande Specializzazione Specialistica..
Ma, come si sa, con i SE non si fa la Storia.
Prova a rileggerti -meglio,studiare- il post “Un DEA? Due DEA? Verbania? Domodossola?" Pubblicato 5 anni orsono, nel dicembre 2014 e vedrai che ti sarà di grande aiuto per capirci qualcosa.
Molti altri “post” che qui non ti elenchiamo, per non risultare pedanti professorini, potrebbero aiutarti. Prova a scorrazzare.
Parentesi. Sergente Garcia, se ci sei batti un colpo!
Scusaci per la “rozzezza” ma -sanamente- rozzi siamo. E vogliamo rimanere Grazie.
Sei sempre nei nostri pensieri.
G.U.R.U.
Gruppo di Ultima Resistenza Umana
Sede di Verbania
Periodico on line di riflessione critica sullo stato delle cose in QUESTO mondo e conseguenti proposte dell'ALTRO mondo. (a cura del G.R.U.V. - Gruppo Resistenza Umana Verbania)
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giovedì 21 novembre 2019
giovedì 13 giugno 2019
Il punto
Nell’ormai lontanissimo 2013 e dopo ben due vite di tentativi -regolarmente falliti- per “cambiare” il mondo ci ritirammo da esso, esausti, a meditare. In considerazione della età quasi veneranda dei soggetti implicati, forte fu la tentazione di lasciare definitivamente perdere. Considerammo allora la possibilità di avviarci sul sentiero di una salutare lontananza. E del, forse un po’ meno salutare, oblio.
Ma una serie di circostanze storiche e psicologiche ci “costrinsero”, purtroppo, a ripensarci.
Dobbiamo tenere presente che ci si trovava, in quel momento, a ridosso dello spaventoso crack finanziario americano che produsse pesantissimi scricchiolii nell’Edificio Economico Mondiale che ospita le nostre, più o meno sconquassate, esistenze. Addirittura ritorno’ in auge, in quegli anni, la impronunciabile parola che credevamo di aver sepolto per sempre insieme al defunto “Comunismo”. Ovvero “Capitalismo”. Fu, per noi inguaribili, una sferzata di energia. Allora la Storia era tutt’altro che “finita”! Qualcosa, allora, si poteva, e si doveva, ancora dire! Ci rimettemmo al lavoro. Ma cercando di evitare, per quanto possibile, i plateali errori e le imperdonabili ingenuità della fase “giovanile”.
Fondammo in poche settimane un gruppo di ultima resitenza umana che immediatamente si dotò, utilizzando le meravigliose opportunità della moderna tecnologia telematica, di un “Blog” a costo praticamente meno di zero. Che chiamammo, azzardando non poco, “Pensieri di Zorro”. Tra le tante “cavolate” del passato avevamo commesso quella di prenderci decisamente sul serio. Troppo. Non volevamo ricadere in questo marchiano errore. E poi ci sembrava un titolo fantasioso. Fuori dallo schema paludato e serioso della cosiddetta “politica”. E poi ancora ci piaceva il richiamo a questo romantico eroe mascherato in perenne lotta .-vincente- contro i potenti. Al fioretto ed alle strabilianti doti di spadaccino avremmo sostituito l’arma della parola scritta. Ma, a differnza del passato, avremmo dovuto lasciar perdere i dettagli, nonchè le pastoie della militanza attiva e diventare pensatori “radicali”. Nel senso proprio del termine: andare alla radice. E così facemmo. O meglio, cercammo di fare.
Non ultimo il fatto che con quel bizzarro nome e senza minimamente volerlo, ci siamo ritrovati in testa ad una interminabile lista di siti. Con grandi vantaggi di “visibilità”.
Due parole, per concludere, sulla faccenda della clandestinità, per la quale siamo stati spesso aspramente criticati. Siamo persone assolutamente qualsiasi che ci tengono immensamente a rimanere tali. Capiamo che in tempi di sfrenato protagonismo ciò possa risultare quantomeno strano. Siamo altresì convinti del fatto che se qualcosa possa mai avere una qualche importanza essa riguarda quello che viene detto e non chi lo dice. Soprattutto se lo diciamo noi. Signori Nessuno a tutti gli effetti. E poi.
Ma ve lo immaginate uno Zorro in piena azione e senza mascherina? O, ancora, una seria, ultima resistenza umana che fornisce al Potentissimo Nemico Storico Globale Numero Uno, nome, cognome, indirizzo, fotografia a colori e numero di telefono? Suvvia!
Provate a leggere, meglio studiare; uno a caso dei nostri post e poi diteci se abbiamo, o non abbiamo, ragione.
martedì 29 maggio 2018
ALTO TRADIMENTO O FURBATA LEGHISTA?
In questi giorni e tanto più nei prossimi mesi abbiamo ed avremo modo di mettere alla prova la “teoria” che abbiamo tentato di delineare nelle quattro puntate della serie “Le vere ragioni”.
La situazione viene giustamente definita come la più grave crisi politico-istituzionale nella storia della Repubblica.
Le letture coprono uno spettro molto ampio che va da quella dell’ alto tradimento presidenziale a quella della furbata leghista.
Alto tradimento presidenziale.
A fronte della costituzione di un Governo del Cambiamento espressione di un vasto, antico e giustificato malcontento sociale, legittimamente espresso attraverso regolari e democratiche consultazioni elettorali, il Presidente della Repubblica interpretando gli interessi dei Poteri Forti in campo economico e finanziario pone il veto sulla nomina del Ministro dell’Economia ad essi Poteri non gradito. E il governo salta.
E’ attendibile questa lettura? A nostro parere lo è.
Furbata leghista.
Il leader leghista, consapevole del fatto che oggi come oggi governare significa assumersi l’ingrato compito di tentare di dirimere inestricabili garbugli socio-economici e consapevole altresì del fatto che le promesse fatte in campagna elettorale sono in larga misura irrealizzabili, si impunta sulla nomina del ministro dell’economia per -scientemente- far saltare tutto allo scopo di non governare da una parte e di cavalcare ulteriormente il malcontento popolare a scopo elettorale dall’altra.
E’ attendibile questa lettura? A nostro parerre lo è. O comunque potrebbe esserlo.
E allora?
E’ possibile capirci qualcosa in una situazione -questa come tante altre- nella quale tutto e il contrario di tutto è in qualche modo attendibile e tutti, qualsiasi cosa dicano, sembrano avere contemporaneamente torto e ragione?
Siamo del parere che restando a questo livello di lettura sia impossibile capirci qualcosa. In altre parole avere una chiave interpretativa capace di mettere in evidenza la vera natura della questione.
E qui proponiamo l’altro livello di lettura. Quello appunto che ci siamo sforzati di mettere a fuoco nella serie “Le Vere Ragioni” (vedi).
In sintesi e nel caso specifico.
Un Sistema Economico Mondiale in preda alla schizofrenia terminale (globalizzazione da una parte, protezionismi sfrenati dall’altra e sovranismi populisti dall’altra ancora) che si è ridotto tale perchè
CONDANNATO A CRESCERE
nello stesso momento in cui
NON PUO’ PIU’ CRESCERE
vuoi perchè i mercati sono più che saturi di tutto e vuoi perchè tutti gli espedienti per drogare la crescita sono stati abbondantemente consumati compresa la gigantesca dilatazione non ulteriormente dilatabile del DEBITO pubblico e privato,
è in buona sostanza una trappola perfetta dal punto di vista sistemico-strutturale nella quale ci siamo cacciati con le “nostre” mani e dalla quale non è possibile uscire.
Questa chiave di lettura spiega molte cose apparentemente inspiegabili. Compresa la odierna e più grave crisi politico-istituzionale nella storia della Repubblica Italiana.
La soluzione, che non sfuggirebbe ad un bimbo di terza elementare: riportare l’attività economica nel più grande alveo della Vita Umana sul Pianeta finalizzandola non alla Crescita per remunerare Privati Capitali Investiti, bensì alla realizzazione di un autentico Essere Bene individuale e collettivo che la Società nel suo complesso dovrà definire attraverso una elaborazione progettuale individuale e collettiva. Semplicissimo ancorchè letteralmente sconvolgente. Ma solo nei confronti di QUESTO stato delle cose. Nel quale la vita degli uomini deve essere schiava dell’”economia”. Economia tra virgolette.
COME realizzare in pratica questo semplicissimo passaggio concettuale è l’arduo compito che ci attende nel futuro. Se vogliamo averne uno.
P:S.
Abbiamo riunito le quattro puntate di “Le vere ragioni” in un unico post per facilitarne la lettura e per..... guadagnare spazio.
pensieridizorro@gmail.com
LE VERE RAGIONI
Abbiamo riunito qui le quattro puntate della serie "LE VERE RAGIONI" pubblicata tra la fine del 2017 ed il marzo 2018.
“Illustre GRUV,
sono un nuovo lettore che recentemente ha scoperto il vostro blog. Penso che fareste bene a continuare. Voi dite però :”Ci sono cose delle quali, come per tacito accordo, si evita accuratamente di parlare. Si tratta di cose molto importanti e per nulla difficili da capire. Anzi, elementari. Vale a dire le VERE RAGIONI per le quali il mondo va di male in peggio.”
Il passaggio non mi è del tutto chiaro. Cosa intendete dire? Potreste spiegarvi meglio?”
Ringraziamo il nuovo lettore per l’incoraggiamento e per lo spunto che ci offre.
Chi ci ha seguiti finora dovrebbe avere abbastanza chiaro QUALI sono le cose di cui, come per tacito accordo, si evita accuratamente di parlare. Sono esattamente quelle delle quali noi abbiamo cercato di parlare in questi quattro anni di “attività”.
Intorno al 2008 la lunga fase di ”sviluppo” economico che ha fatto seguito alla seconda guerra mondiale si è clamorosamente conclusa.
Da allora “CRISI”e “CRESCITA” sono diventati mantra ossessivamente, quanto inutilmente, ripetuti.
Da allora abbiamo sentito quotidianamente parlare di una infinità di questioni che vanno dalla speculazione finanziaria, al debito pubblico; alla pressione fiscale alla recessione, alla disoccupazione, al costo del lavoro. Dai vincoli che ingessano il mercato del lavoro alla delocalizzazione, alla mobilità, ai costi della politica, al rifiuto della politica. Dalla partitocrazia alla corruzione, alla burocratizzazione, alle disfunzioni degli apparati, alla incapacità dei politici, al malaffare. E ancora, di attacchi speculativi, di stagnazione, inflazione, stagflazione, rating, credit crunch, globalizzazione, precariato, concorrrenza sleale, voli e crolli delle borse, delinquenza, criminalità organizzata e non, lacci e lacciuoli, liberalizzazione, sprechi, parassitismo, clientelismo, carrierismo, nepotismo, illegalità, evasione fiscale, spred, economia sommersa, PIL, privatizzazione, crescita che non crescendo ci rende infelici e persino di de-crescita che potrebbe renderci felici. E altro. Pare che non se ne venga a capo e che il garbuglio, se possibile, si ingarbugli sempre di più.
Perchè?
Perchè tutte queste “belle” cose non sono altro che SINTOMI.. Effetti. Conseguenze.
Sulle CAUSE o VERE RAGIONI della “CRISI” e della NON CRESCITA che ci rende infelici, vige il più totale, assoluto e generalizzato SILENZIO.
Le cause o vere ragioni della drammatica depressione economica appena iniziata e destinata ad aggravarsi nella prima metà del secolo XXI, e di cui nessuno parla, vanno ricercate nella ECONOMIA REALE.
Che cosa si produce, in quali quantità, per soddisfare quale tipo di bisogni.
La parolina magica, accuratamente evitata, che spiega l’altrimenti inspiegabile, è:
SOVRAPPRODUZIONE
Sovrapproduzione con due “p” o sovraproduzione con una sola “p”? Consulteremo il dizionario.
Ma il solare significato della parola , che non sfuggirebbe ad un bambino di terza elementare, non cambia.
SI PRODUCE TROPPO
ovvero
SI PRODUCE PIU’ DEL NECESSARIO
ovvero ancora
SI PRODUCE IMMENSAMENTE DI PIU’ DI CIO’ CHE BASTEREBBE A SODDISFARE IL BISOGNO.
Di conseguenza
ad un certo punto -fatalmente- si comincia a VENDERE di meno.
E se diminuiscuno le VENDITE, l’economia -cosiddetta- entra in crisi
ovvero
LA CRESCTA RALLENTA PER POI FERMARSI.
Magari con qualche illusoria e momentanea “ripresina”. Come un motore che tossicchia, prima di fermarsi del tutto.
La conclusione conclusiva è quindi semplicissima:
L’ARRESTO DELLA CRESCITA ECONOMICA E’ CAUSATO DALLA
SOVRAPPRODUZIONE
Le sofisticate, quanto incomprensibili analisi economiche qui non sono necessarie. Basta semplicemente guardarsi intorno per constatare che al mondo c’è TROPPO di TUTTO.
Questa è la vera ragione della gravissima recessione economica globale che si profila all’orizzonte del Secolo XXI. Cosi come le due gravissime recessioni economiche precedenti (1870-1900) e (1929..... 1945) per “risolvere” le quali ci sono volute ben DUE guerre mondiali. (Per un approfondimento storico si veda il post “ La storia può insegnarci qualcosa?” pubblicato il 3/6/2014). Ora siamo, con ogni evidenza, daccapo.
Se evitiamo questa centrale e determinante questione non potremo fare a meno di impantanarci nell’incomprensibile garbuglio di inconcludenti “ragionamenti” di cui sopra, che parte dalla speculazione finanziaria per concludersi con la non-crescita infelice. Esso costituisce “semplicemente” il complesso dei sintomi o conseguenze della sovrapproduzione nella economia reale. Molti concreti e praticissimi esempi potrebbero essere citati a sostegno della solare e semplicissima tesi. Li lasciamo, per ora, alla perspicacia dei nostri lettori.
Le ulteriori, semplici domande che a questo punto ci poniamo -e poniamo- potrebbero esere le seguenti:
1.
Perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?
2.
Perchè mai -e come mai- l’abbondanza si trasforma malignamente in una disgrazia?
3.
Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?
Abbiamo consultato il dizionario: sovrapproduzione si scrive con due p.
A rafforzare tramite l’”onomatopeia” (quando il suono di una parola esprime e sottolinea il significato della medesima) il carattere bulimico di una produzione scriteriata; di gran lunga superiore alle reali necesità. Nel caso nostro si dovrebbe scrivere “sovrapppppppproduzione”.
Alla voce”Sovrapproduzione” il ponderoso Dizionario Garzanti della Lingua Italiana recita infatti: “Produzione superiore alla domanda”. Chiarissimo e lapidario.
Cercheremo, questa volta, di rispondere alle impertinenti domande -estremamente pertinenti- con le quali chiudevamo la prima puntata.
1.
Perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?
2.
Perchè mai -e come mai- l’abbondanza si trasforma malignamente in una disgrazia?
3.
Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?
Forse bisognerebbe aggiungerne una quarta. Vale a dire perchè mai -e come mai- mentre si produce di tutto e di più in quantità mostruose, al punto di rendere necessaria l’”obsolescenza programmata” di tutto(quello che si produce), si evita accuratamente di produrre una infinità di cose belle, buone, utili, durature, davvero migliorative dell’umana condizione. Dagli alimenti veramente biologici su scala planetaria, per esempio ri-trasformando la esausta ex-mezzaluna ex- fertile, nonchè il deserto del Sahara, in rigogliosi giardini, all’abbattimento di brutture edilizie inutilizzate per fare posto ad una miriade di giardini urbani tra loro collegati da percorsi verdi. Oppure distributori di acqua e fontanelle pubbliche sparsi in ogni angolo del territorio. Urbano e non. Oppure gabinetti pubblici rigorosamente gratuiti -ma pulitissimi- solo sul territorio urbano però. Oppure percorsi ciclabili pratici e sicuri , sempre in territorio urbano al fine di ridurre il mostruoso intasamento da automobili. Oppure lo sviluppo del trasporto merci su rotaia anzichè sulla pericolosissima, dispendiosa, inquinante gomma. Oppure, meglio ancora, su acqua. Tramite una razionale rete interna di canali navigabili. Oppure per mare tramite l’impiego di estetiche navi a propulsione mista (vela-motore). Oppure ancora la creazione di estetici impianti mimetizzati di produzione energetica rinnovabile sfruttando i movimenti del mare (maree e moto ondoso). Oppure un bel piano nazionale, ed internazionale, di riforestazione orientato alla silvicoltura per la razionale ed ecologica produzione di legna da ardere e di legname da opera. Nonchè alla salvaguardia riqualificante dei degradati e abbandonati territori montani. E pedemontani.
Tanto per dire le prime quattro cose che ci vengono in mente.
Ma torniamo a noi e partiamo dalla prima domanda: perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?
I lettori che ci hanno seguiti in questi anni e particolarmente quelli che hanno studiato il post “Fare soldi e agire razionalmente” pubblicato in data 27 febbraio 2015 non dovrebbero faticare a trovare da soli la risposta esatta.
Per introdurci incominciamo con un paio di quiz a risposta immediata vero-falso.
D.
Oggi come oggi chi sono i “produttori”?
R.
-La società civile (falso)
-Privati investitori di privato denaro chiamati imprenditori o datori di lavoro (vero)
Il quadro, dirà qualcuno, è semplicistico. Verissimo.
D.
Oggi come oggi quale è lo scopo principale della produzione?
R.
-Soddisfare bisogni ed esigenze dei cittadini (falso)
-Realizzare un guadagno dalla vendita dei prodotti per i produttori (vero)
Il quadro, dirà qualcuno, è semplicistico. Verissimo.
Ricapitolando. I soggetti della produzione sono, nel mondo in cui per ora viviamo e in linea di massima, privati investitori di privato denaro che se non hanno un congruo “rientro” in termini di guadagno non possono “stare in piedi” e quindi falliscono. Con gravi ripercussioni sui posti di lavoro. Il tutto dipende dal fatto che, piaccia o no, siamo in un regime di “libero” mercato “concorrenziale”. “Libero” e “concorenziale” rigorosamente tra virgolette
Il quadro, dirà qualcuno, è semplicistico. Verissimo. Noi in ogni caso, procediamo, consapevoli che di “complessità” potremmo anche....morire nella più totale confusione. Senza nemmeno sapere perchè.
La formula che sintetizza l’intero processo, sotto il profilo finanziario, e che abbiamo imparato alle elementari è la seguente:
RICAVO (dalle vendite) meno SPESA (di produzione) uguale GUADAGNO (più o meno netto).
Il meccanismo della Libera Economia di Mercato (LEM) nel quale oggi come oggi noi tutti viviamo e che ci sembra del tutto “naturale”, prevede che dalla vendita sul libero mercato di merci prodotte dai produttori, i medesimi RICAVINO un introito in denaro. Che servirà per pagare tutte le SPESE di produzione (salari compresi). Se l’introito ricavato dalle vendite è maggiore, come si spera, delle spese di produzione, il produttore potrà realizzare un GUADAGNO. In caso contrario l’Azienda “non sta in piedi” e quindi chiude i battenti.
Il guadagno realizzato servirà al produttore per molte cose. Non ultima quella di andare a fare la spesa al super-mercato come molti di noi non produttori. Magari con un carrello più grande. Sbagliato. Se ne incarica la servitù. E noi non produttori come facciamo a “guadagnare”? Semplice. Non vendiamo un prodotto, ma la nostra capacità di produrre. La vendiamo a qualche produttore o datore di lavoro che ne ha bisogno per produrre. Il prezzo di vendita della capacità lavorativa si chiama salario o stipendio. Con il quale a nostra volta possiamo andare al super-mercato a fare la fatidica “spesa”, con il carrello piccolo. Niente soldi, niente “spesa”. Possiamo “liberamente” morire di fame. O fare gli assistiti. O tirare avanti con i soldi dei genitori finchè ce ne sono La capacità lavorativa, o di produrre, viene venduta su un particolare mercato che non è quello delle merci. Si chiama, senza che nessuno minimamente si meravigli, “Mercato del Lavoro”. E così anche quella tipica caratteristica -tipicamente umana- che è la capacità lavorativa diventa una merce. Come si vede il “meccanismo” è decisamente farraginoso e portatore di molte spiacevoli conseguenze pratiche e “ antropo-filosofiche”. Antroposofiche per brevità. Tutt’altro che “naturale” -il meccanismo- come a noi erroneamente sembra. Ma non divaghiamo troppo e torniamo a noi limitandoci ai produttori di merci che dovranno essere vendute per realizzare un guadagno.
E’ evidente che il produttore di merci ha tutto l’interesse a realizzare il maggior guadagno possibile. Come fare? Riguardiamo la formula e ragioniamo.
Potrebbe aumentare il ricavo. Per esempio aumentando i prezzi di vendita. Strategia pericolosa. Prezzo maggiorato uguale -forse- meno vendite. Un boomerang.
Potrebbe diminuire le spese di produzione. Ottima strategia perchè non comporta aumenti del prezzo di vendita. Come fare per ridurre le spese di produzione?
Vediamo un po’.
Qui il produttore può seguire diverse strade. Magari in combinaziione le une con le altre.
Potrebbe spendere di meno per l’acquisto delle materie prime o dei macchinari necessari alla lavorazione delle medesime. Potrebbe? No, non potrebbe. Perche? Le macchine quello che costano costano e non c’è praticamente niente da fare. Si potrebbe, in teoria, risparmiare sulle materie prime. Ma non è un buon affare. Forse. Materie prime meno costose sono di qualità inferiore. Il che determina minore qualità del prodotto. Che potrebbe trasformarsi in un calo delle vendite. Potrebbe. O forse no. In ogni caso meglio essere prudenti. E allora? La voce che ben si presta a ridurre le spese è quella del “costo del lavoro umano”. Salario e Previdenze Varie. Diminuire le Previdenze? Imposssibile. Il Debito Pubblico è già stratosferico così com’è. Diminuire il salario? Questo è possibile! E in vari modi più o meno mascherati. Primo modo: ridurre puramente e semplicemente il salario in modo non mascherato. Secondo modo: a parità di salario far lavorare più ore i “prestatori d’opera.” Terzo modo: riorganizzare il processo produttivo in modo tale che a parità di tutto il resto aumenti la produzione grazie ad una maggiore produttività. In regime di diffusa disoccupazione è più facile. Quarto modo: provocare inflazione aumentando i prezzi. Questo però si scontra irrimediabilmente con la assoluta necessità di vendere. C’è poi un quinto modo che potrebbe essere visto come una “ingegnosa” variante del primo. La parola è “delocalizzare”. Tradotto: traferiamo la produzione in paesi dove, per un tozzo di pane e anche meno, senza Previdenze Varie di alcun tipo, i “prestatori d’opera” prestino la loro opera per almeno mezza giornata. Magari -meglio- tutta. La giornata.
Oltre a questi mezzi perfettamente “legali” il produttore può avvalersi di espedienti che sconfinano nel fraudolento. Dai tubetti di crema e dentifricio di plastica elastica che non si riusciranno mai a spremere del tutto, alle confezioni con un poco-poco meno di prodotto di quello che ci starebbe, al continuo rinnovamento dei prodotti anche se quelli vecchi vanno benissimo, alle vere e proprie rotture programmate a scadenza.
Ma c’è un ulteriore “ingegnoso” sistema, non immediatamente evidente come i precedenti, per abbassare significativamente i costi di produzione. Potremmo chiamarlo il sesto -o settimo- modo. E qui veniamo finalmente e definitivamente a noi.
PRODURRE MOLTO DI PIU’.
Si perchè una volta imbastita la costosissima (investimenti) macchina produttiva, più essa produce e minori saranno i costi vivi di produzione per unità di prodotto sfornata. E sappiamo benissimo quali mostruose quantità di prodotto può sfornare un processo produttivo di tipo INDUSTRIALE.
Il Sig. Dott Marchionne, per fare un esempio, ce lo ha ripetuto più che chiaramente. Per “convenire”, la produzione della sua casa automobilistica deve produrre un certo numero di milioni di vetture all’anno. Sotto quel certo numero di milioni di autovetture a Lui non “conviene” produrre. Il fatto che ce ne sia bisogno o meno -di quel quantitativo di automobili- per il sig. Marchionne costituisce un dettaglio di minore importanza. Peccato che poi tutte queste automobili dovranno essere vendute per ottenere il fatdico ricavo. Con vari tipi di espedienti vari. Leciti, meno leciti e decisamente truffaldini. Ma non divaghiamo.
Se a tutto questo aggiungiamo che in regime di Libero Mercato la Lbera Produzione è per definizione Libera quindi "anarchica" poichè non segue (e non può seguire che dio ce ne scampi!!!!) un programma di qualsivoiglia natura, ben comprendiamo il complessso di ragioni per il quale il Sistema Economico e Sociale nel quale attualmente viviamo incappa presto o tardi -più presto che tardi- in crisi più o meno profonde da arresto della crescita. La cui Vera Ragione è la SOVRAPPPPRODUZIONE.
Il processo, nella Economia Reale, che poi si ripercuote fatalmente in quella finanziaria, per arrivare alla fine anche in quella totalmente virtuale”, è grosso modo il seguente:
1.
Inizio di una fase di ESPANSIONE-SVILUPPO-CRESCTA-VENDITE-OCCUPAZIONE Ecc.Ecc.
2.
AUMENTO DELLA PRODUZIONE E DELLA PRODUTTIVTA’.
3.
ULTERIORE AUMENTO DELLE VENDITE E QUINDI DEI PROFITTI e conseguenti ricadute estremamente positive su salari, consumi ed occupazione.
4.
ULTERIORE ED ULTERIORE AUMENTO DELLA PRODUZIONE E DELLA PRODUTTIVITA’. Ecc.Ecc.Ecc.Ecc.
5.
Incomincia a profilarsi lo spettro della SOVRAPPRODUZIONE che presto si trasforma in SOVRAPPPPRODUZIONE
6.
INTASAMENTO DEL MERCATO da SOVRAPPPPPPRODUZIONE
7.
CALO DELLE VENDITE e quindi DEI PROFITTI. Con tutte le conseguenze negative del caso, dall’occupazione ai salari ai consumi ecc. ecc.
8.
CRISI “ECONOMICA”. Più o meno profonda, piu o meno congiunturale. Nel caso peggiore:
9.
RECESSIONE “ECONOMICA”. Crollo delle vendite, crollo dei prezzi (una “manna” per il consumatore. O no? O si?) dell’occupazione, intensificazione della produttività nel disperato tentativo di ridurre al massimo possibile i costi di produzione (rivedi formula elementare).
Un po’ come se una persona, per fare un paragone, invece di seguire un equilibrato e costante regime alimentare, alternasse in continuazione abbuffate più o meno piccole a indigestioni più o meno gravi per poi arrivare alla Grande Abbuffata Finale che porterà inevitabilmente al totale blocco dell’apparato digerente. Dopo il quale sarà necessario un lungo periodo di disintossicazione. Per poi ricominciare daccapo. L’irrazionale evidenza di tutto ciò è evidente. Cionondimeno facciamo finta tutti quanti di non accorgercene.... ma di questo parleremo più avanti.
Sicuramente qualcuno dirà: “il quadro è semplicistico”. Verissimo. Ma è anche sostanzialmente VERO.
A dimostrarlo, in modo scientifico, c’è la Storia di due secoli e mezzo del Sistema Economico e Sociale nel quale viviamo.
Per chi volesse documentarsi in proposito suggeriamo la “rilettitura” del post “ La storia può insegnarci qualcosa?” pubblicato il 3/6/2014.
Bene.
Abbiamo tentato di rispondere, in modo semplicistico e sommario, (non siamo per nostra -e vostra- fortuna, Addetti ai Lavori) alla domanda numero uno. “Perchè mai -e come mai- si produce molto più del necessario?”
Prossimamente tenteremo di rispondere alla seconda, alla terza, e fors’anco -perchè no?- alla quarta.
Ma -forse- un’altra puntata non sarà sufficiente.
A non troppo tardi (si spera).
Avete riletto il post “ La storia può insegnarci qualcosa?” pubblicato il 3/6/2014?
Se lo avete fatto avrete notato che lì dentro è contenuta la dimostrazione che la sovrapproduzione è la causa strutturale delle moderne crisi economiche.
Dal suddetto post, costituito pressochè interamente da citazioni di Professori estremamente preparati in campo storico, si evince che tre Grandi Indigestioni hanno segnato la storia del Sistema Economico-Sociale nel quale viviamo. La prima durata circa un trentennio (1870 - 1900) dalla quale si uscì con molta fatica nonostante un forte incremento dellle attività coloniali da parte delle potenze occidentali nel mondo, nonchè una devastante Prima Guerra Mondiale. Per essere daccapo alla fine degli anni Venti con la Seconda Grande Indigestione che venne “superata” davvero solo “grazie” alla Seconda Guerra Mondiale. Ancor più devastante della Prima. Ora siamo agli inizi della Terza Grande Indigestione, nonostante lo sviluppo dei Mercati Globali Mondiali. Iniziata nel 2008 è tutt’ora in corso, ad onta della “ripresuccia”. Ci vorrà una Terza Guerra Mondiale?
La prova che la “nostra” tesi sulla origine sovrappppproduttiva delle moderne Crisi Economiche, non è del tutto infondata sta nel fatto che tutte e tre le Grandi Crisi citate hanno avuto origine negli USA. Il paese più avanzato, sviluppato, potente democratico, ricco e occidentale del mondo intero. Per poi dilagare come una piovra maligna, per il resto del pianeta. Per non parlare delle diverse centinaia di piccole indigestioni che ciclicamente si sono prodotte tra le Grandi.
Ma torniamo a noi e cerchiamo di rispondere alla seconda domanda.
Perchè mai -e come mai- l’abbondanza, da sempre considerata una benedizione del cielo, sinonimo di pace, serenità, tranquillità e fiducia nel futuro si trasforma, nella avanzata modernità, in una terribile disgrazia?
La cosa -in effetti- avrebbe dell’assurdo se non fosse una delle infinite assurdità tra le quali quotidianamente viviamo e che sono il “logico” prodotto del Sistema Economico e Sociale attualmente in vigore su scala planetaria.
Gli elementi per arrivare alla risposta esatta sono, in effetti, già tutti contenuti nella puntata precedente. Ma forse vanno meglio esplicitati al fine di spiegare l’apparentemente inspiegabile. Vediamo un po’se riusciamo a districare l’ingarbugliatissima matassa.
Partiamo da una constatazione elementare in forma ipotetica.
SE la produzione avesse quale scopo PRIMARIO quello della produzione di beni per soddisfare BISOGNI.
E SE questi beni venissero direttamente distribuiti IN NATURA alla popolazione, quindi nella sana forma originaria di BENI D’USO, magari -perchè no?- in modalità distributive eque e solidali ma tenendo anche conto, in qualche modo, della partecipazione di ciascuno al buon andamento qualitativo e quantitativo della produzione, nonchè alla fattiva partecipazione di ciascuno nella organizzazione e gestione della COSA PUBBLICA,
SE TUTTO QUESTO AVVENISSE e IN QUESTI TERMINI
Vivremmo in un mondo LOGICO.
Ed è evidente, al di là di ogni ragionevole dubbio che, in questo mondo logico, ancorchè ipotetico, l’ABBONDANZA sarebbe una stupenda benedizione del cielo e non una terribile disgrazia.
Abbiamo detto e ribadiamo SE.
Quello che -in realtà- avviene quotidianamente sotto i nostri occhi senza che noi minimamente ce ne si stupisca è TUTT’ALTRA COSA.
Il processo produttivo, nel particolare Sistema Economico e Sociale nel quale oggi viviamo, non ha quale scopo PRIORITARIO quello di produrre beni per soddifare BISOGNI. Bensì quello di produrre MERCI da mettere VENDITA sul MERCATO al fine PRIORITARIO di realizzare un GUADAGNO per l’INVESTITORE di CAPITALE MONETARIO. Da qui il nome del Sistema Economico e Sociale nel quale attualmente viviamo: CAPITALISMO.
E’ questo, con ogni evidenza, un mondo fondato anzichè sulla LOGICA sulla ILLOGICA. O se si preferisce sulla NON-LOGICA. Una volta fondato un Sistema sulla non-logica, capovolgendo quello che dovrebbe essere un corretto e razionale rapporto tra MEZZI e FINI, sarà poi fatale cadere in una infinita catena di contraddizioni, controsensi e, per finire, insensati non sensi. L’elenco potrebbe essere decisamente lungo. Guardiamoci semplicemente intorno.
Ma vediamo la sequenza dettagliata dei perversi passaggi che trasformano l’Abbondanza in una Disgrazia.
1. Produzione di una enorme quantitò di beni d’uso.
2. Che appena prodotti si trasformano in merci
3. Merci che, lo dice la parola, vengono messe in vendita sul Mercato Globale delle Merci. (per distinguerlo dal pittoresco, simpatico ed innocuo mercato rionale dell’ortofrutta).
4. Molte merci sul Mercato Globale delle Merci significa Offerta di gran lunga superiore alla Domanda.
5. Offerta di gran lunga superiore alla Domanda significa diminuzione dei prezzi di vendita.
6.Diminuzione dei prezzi di vendita significa minori ricavi per i produttori.
7. Minori ricavi per i produttori significa minori guadagni per i medesimi.
8. Minori guadagni per i produttori significa che i produttori devono necessariamente fare “qualcosa”.
9. Fanno “qualcosa”: licenziano, aumentano le ore di lavoro per quelli che rimangono. ristrutturano il processo produttivo e/o delocalizzano. Oppure, ancor meglio, tutte e quattro le cose insieme. Oppure ancora, puramente e semplicemente “chiudono i battenti” e vanno a godersi i guadagni precedentermente accumulati.
Questo per quanto riguarda i produttori o datori di lavoro.
E per noi poveri “prestatori d’opera”?
Licenziamento-decurtazione del salario-più lavoro per pochi e in peggiori condizioni di lavoro. Ovverosia:
10. Lacrime sangue miseria e disperazione. In una parola DISGRAZIA.
Ed ecco, scientificamente dimostrato, come sia possibile trasformare, nella matura modernità economica l’abbondanza in una terribile sventura antropologica e sociale e esistenziale e psico-personale per la maggior parte della popolazione.
Naturalmente qualcuno dirà che l’analisi è rozza, semplicistica, ingenua e che non tiene conto della strabiliante complessità dei fenomeni socioeconomici di una complessa società moderna. O, pegggio, post-moderna. Verissimo. Noi in ogni caso procediamo nella concatenazione dei rozzi ragionamenti, consapevoli del fatto che di complessità potremmo anche......... morire. E, questo è il bello, senza nemmeno sapere perchè. Forse l’abbiamo già detto. Comunque sia, in certi spinosi casi come questo, ripetere giova.
Esaminando attentamente la Perversa Sequenza in dieci passaggi, alcune vistose contraddizioni balzano immediatamente agli occhi.
A.
La insanabile contraddizione tra la necessità -per il “Datore di lavoro”- di produrre molto per abbassare i costi di produzione e l’opposta necessità di vendere e di vendere al prezzo più alto possibile per realizzare il congruo, legittimo guadagno
B.
La insanabile contraddizione tra l’esigenza di ridurre il costo del lavoro e l’opposta esigenza di avere molti consumatori che dispongano di quattrini da spendere per fare acquisti di merci sul mercato.
C.
La insuperabile, schizofrenica contraddizione interna ad ogni “Datore di lavoro” che vorrebbe i propri lavoratori sottopagati o licenziati e quelli di tutti gli altri “Datori” superoccupati e strapagati.
Queste le prime tre insuperabili contraddizioni che vengono subito in mente. Altre probabilmente potranno essere scovate.
Possiamo ricavare da tutto questo alcune importanti conclusioni? Possiamo.
Come si evince con chiarezza da tutto quanto sin qui esposto la trasformazione dell’abbondanza in miseria non dipende nè dalla forma industriale di produzione, nè da un maligno sortilegio, nè da un castigo divino nei confronti dei peccatori, nè dalla imbecillità umana. Dipende invece dal particolare meccanismo economico-sociale nel quale viviamo.
Le parole chiave per la soluzione del mistero sono
INVESTIMENTO di CAPITALE MONETARIO.
BISOGNI
MERCI
COSTI DI PRODUZIONE
VENDITA
MERCATO
RICAVI
GUADAGNI
DENARO
O noi riusciremo ad abolire tutto questo o non ci sarà via di scampo per l’Umanità.
Potremmo immaginare un Sistema Economico e Sociale fondato su altri meccanismi che non trasformino malignamente l’abbondanza in miseria? Potremmo. E non è poi così difficile. Perlomeno immaginarlo.
In un sistema economico e sociale dove il perverso intreccio di cui sopra venisse definitivamante abolito, noi potremmo benissimo:
1. Lavorare tutti per un massimo di quattro ore giornaliere, o anche meno, accorpabili, a scelta, in sei mesi/anno.
2. Essendo “remunerati” con un equo e dignitoso “paniere” (beni d’uso anzichè soldi) che copra largamente i bisogni primari di ciascuno. Più qualche spicciolo per i bisogni decisamente voluttuari.
3. Impiegando la creatività umana alla realizzazione di una infinità di cose davvero buone, davvero belle, davvero utili e davvero ben fatte. (vedi esempi di ciò che NON si produce nella puntata precedente)
4. Con grande soddisfazione personale di chi lavora e della società intera che ne fruisce.
In Kirghisia,come ci racconta l’amico Silvano Agosti tutto questo è diventato realtà (vedi i due post Kirghisia 1 pubblicato il 26 febbraio 2016 e Kirghisia 2 pubblicato il 19 settembre 2016)-
Ma per realizzare queste semplicissime cose sarebbe necessario finalizzare l’economia al vero benessere (Essere Bene) individuale e sociale anzichè al tornaconto monetario del privato investitore di denaro.Allora l’abbondanza -ragionata- potrebbe tornare ad essere quella splendida benedizione del cielo che dovrebbe essere. E’ troppo? Di che cosa abbiamo paura? Perchè abbiamo paura persino soltanto di dirlo? L’importante concetto è contenuto persino -a parole- nell’articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana (vedi).
Di tutto ciò non si parla. Ma se qualcuno ha l'ardire di porre -timidamente beninteso- questioni di questo tipo, solitamente le stroncanti obiezioni sono:
-L’analisi muove da un pregiudizio ideologico di tipo chiaramente vetero-marxista.
-Il Capitalismo ha comunque prodotto un fantasmagorico balzo in avanti negli standard di vita della Popolazione Mondiale.
-Altri Sistemi Economico Sociali si sono rivelati ben più disastrosi.
-E, comunque sia, non disponiamo di alternative al Capitalismo. Almeno per il momento. Quindi cerchiamo di rassegnaci a vivere in Questa Realtà. La peggiore possibile....ad eccezione di tutte le altre.
Come si vede partendo dal tentativo di rispondere ad alcune semplici domande iniziali le cose, a mano a mano che procediamo, si complicano e contemporaneamente si semplificano. Chiarendosi. Ma questo fa parte dell’inevitabile corso delle cose stesse. Ogni risposta -esatta o meno esatta- fa scaturire una quantità di nuove, interessanti domande alle quali varrebbe la pena -forse- di tentare di rispondere...................
Ma non divaghiamo. Nella prossima e -forse- ultima puntata tenteremo di rispondere alla terza domanda dell’elenco iniziale dal quale siamo partiti:
“Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?”
E -forse- di rispondere alle legittime obiezioni di poc'anzi.
Grazie e.....a non tardi
Ci avviamo finalmente alla provvisioria conclusione cercando di rispondere alla terza ed ultima domanda dell’elenco iniziale dal quale siamo partiti:
“Perchè mai -e come mai- tutti evitano accuratamente di parlare della vera ragione per la quale la crescita economica si arresta?”
Qui forse possiamo cavarcela abbastanza velocemente. Il motivo dell’assordante silenzio è abbastanza evidente. Se noi ci dicessimo la verità vera, vale a dire che la causa prima delle moderne crisi economiche non risiede nè nella siccità, nè nella cattiva sorte, nè in un maligno sortilegio, nè in un castigo divino nei confronti di noi peccatori, nè nella umana. imbecillità, ma nella sovrapproduzione di merci in un Sistema Economico basato sulla vendita delle medesime in cambio di denaro al fine di accrescerlo, su quel particolare Mercato Globale delle Merci che nulla ha a che vedere con il simpatico e pittoresco mercato rionale dell’ortofrutta, ebbene, con il solo dire questo metteremmo in discussione alla radice le fondamenta stesse di un Sistema Economico e Sociale assurdo, capace di trasformare “magicamente” l’abbondanza in miseria. Esattamente quello nel quale ormai l’umanità intera vive. Meglio. Cerca di sopravvivere circondata dal duplice flagello della miseria e dell’abbondanza. E altro.
Se invece ci limitamo alla tesi -falsa- che l’origine di tutti i nostri guai consiste nel fatto che CONSUMIAMO TROPPO POCO, ebbene, dicendo questo e solo questo, noi mettiamo in discussione ASSOLUTAMENTE NULLA del sistema economico e sociale nel quale viviamo. Anzi. Lo riconfermiamo e rafforziamo. E possiamo quindi “tranquillamente” incominciare a sciorinare l’elenco dei brillanti “rimedi”. Dagli improbabili aumenti salariali alla improbabile piena occupazione, ai probabili pochi spiccioli in busta paga per i già occupati che cambiano nulla, all’aumento, probabile ancorchè pericoloso, del già insostenibile Pubblico Debito. Ecc. Ecc. Insomma il classico armamentario di “misure keinesiane” a sostegno della fatidica DOMANDA. Nientralto che palliativi. Nel tentativo di “durare” ancora un pochino.
Abbiamo trattato in questa serie la questione delle Vere Ragioni o Cause Prime in un particolare settore dell’umano vivere: quello “economico”. Il ragionamento potrebbe essere ampliato ad una infinità di altri aspetti della vita individuale e sociale sui quali ci raccontano -e ci raccontiamo- un sacco di mezze verità, quando non menzogne. “Comode”.
Un vago sentore del fatto che qualcosa di grosso non vada e che la posta in gioco sia grossa per non dire grossissima, probabilmente serpeggia.. E che risolvere davvero problemi di tale portata comporterebbe una autentica Rivoluzione, prima di tutto nel modo di pensare, di ciascuno di noi. Allora meglio -è meglio?- lasciar perdere. In termini tecnici si chiama “rimozione”. Di fronte ad una evidente verità decisamente destabilizzante ed enormemente “scomoda” fare bellamente finta di niente. Come se stare qui fosse terribilmente “comodo”. Peccato che le cose lasciate a se stesse abbiano la fastidiosa tendenza ad andare di male in peggio............
A quando?
Per quanto riguarda invece le acute, più che legittime e stroncanti obiezioni che qui riproponiamo per comodità del lettore:
-L’analisi muove da un pregiudizio ideologico di tipo chiaramente vetero-marxista.
-Il Capitalismo ha comunque prodotto un fantasmagorico balzo in avanti negli standard di vita della Popolazione Mondiale.
-Altri Sistemi Economico Sociali si sono rivelati ben più disastrosi.
-E, comunque sia, non disponiamo di alternative al Capitalismo. Almeno per il momento. Quindi cerchiamo di rassegnaci a vivere in Questa Realtà. La peggiore possibile....ad eccezione di tutte le altre.
proponiamo di rinviarci ad una prossima serie che ci consenta una puntuale ed approfondita discussione.
Ci limitiamo per ora a far notare il carattere marcatamente “difensivo” che le accomuna e che ci sembra derivare da radicati pregiudizi ideologici di tipo vetero-neo-conservatore che evidentemente impediscono, a chi le avanza, di dire anche una sola parola nel merito delle questioni sollevate.
Un sentitissimo ringraziamento per la paziente attenzione a tutti i nostri lettori.
Fine
pensieridizorro@gmail.com
venerdì 7 luglio 2017
Eloquenti silenzi
Girovagando in rete alla ricerca -vana- di voci fuori dal coro ci siamo imbattuti nel Documento Programmatico di SINISTRA ITALIANA.
L’abbiamo studiato attentamente con sottolineature, chiose e tutto.
Non siamo stati capaci di resistere alla tentazione di fare la pertinente domanda impertinente.
Quattro mesi sono passati ma di risposte........nemmeno l’ombra. Naturalmente.
Gentili amici di Sinistra Italiana,
siamo un piccolo gruppo di cittadini di Verbania e ci occupiamo da tempo di questioni politico-economiche legate al nostro territorio, ma con uno sguardo che vuole andare oltre la dimensione locale contestualizzandola in cio' che accade a livello globale. Il nostro canale comunicativo con gli altri cittadini è il blog "I pensieri di Zorro" a cui vi rimandiamo se voleste documentarvi su cio' di cui ci occupiamo.
Abbiamo letto con interesse il documento circa il vostro progetto politico su scala nazionale. Condividiamo gran parte delle vostre analisi, in particolare sul "disastro politico planetario della globalizzazione neoliberista", cioè sulle cause economico-sociali della situazione in cui ci troviamo.
A pag. 5 però troviamo un'affermazione che ci lascia un po' perplessi :
"Il capitalismo, nella sua forma attuale, è incompatibile con gli equilibri della vita sul pianeta terra........" (grass. nostro)
Questo vuol dire che voi pensate a qualche altra forma di capitalismo? Qualche forma che sia compatibile con gli equilibri della vita sul pianeta terra.? Quale?
Vi saremmo grati per una vostra risposta, dal momento che il tema è molto importante. Noi abbiamo sempre pensato alla necessità, invece, di un superamento del capitalismo, poichè riteniamo che esso sia radicalmente incompatabile, per sua intrinseca natura, con gli equilibri della Vita sul Pianeta Terra.
Grazie e un caro saluto.
Inviato il 6 febbraio 2017
GRUV (Gruppo di Resistenza Umana Verbania)
venerdì 9 giugno 2017
Commiato?........Forse no
ovvero
Un attimo di crisi
Come avrete certamente notato è da qualche tempo che non ci facciamo vivi. Dobbiamo confessarlo: abbiamo avuto un attimo di crisi. Al punto che ci è venuta la tentazione di chiudere baracca e burattini. Vorremmo qui cercare di spiegare ai nostri lettori il perchè.
Quando incominciammo nell’ormai lontanissimo 2013 partivamo da una constatazione e da una domanda.
La constatazione
Ci sono cose delle quali, come per tacito accordo, si evita accuratamente di parlare. Si tratta di cose molto importanti e per nulla difficili da capire. Anzi, elementari. Vale a dire le VERE RAGIONI per le quali il mondo va di male in peggio.
Per contro ci sono cose delle quali si parla moltissimo in modo complicatissimo e delle quali non ci si capisce un accidenti. Non a caso.
La domanda
Come mai?
Abbiamo formulato questa ipotesi di risposta alla domanda.
Si evitano certi argomenti perchè sono questioni talmente elementarmente grosse che il solo porle metterebbe automaticamente in discussione ogni aspetto del modo di vita nel quale viviamo. E per contro si sollevano immani polveroni costituiti da miliardi di incomprensibili parole. Per la medesima e identica ragione. Occultare l’essenziale.
Conseguentemente abbiamo formulato un programma di lavoro basato sul seguente concetto:
Infrangeremo il sospetto silenzio. Delle cose di cui si evita accuratemente di parlare ne parleremo, una buona volta, noi. Faremo in modo che se ne parli. Come l’ingenuo bambino che, vedendo le cose come stanno, grida, tra la costernazione generale: “Il Re è nudo!”. E scatena un putiferio.
L’aspettativa
Da ingenui impenitenti ci aspettavamo di suscitare, appunto, un putiferio. Di contestazioni ma soprattutto di approvazioni del tipo “finalmente qualcuno che non ci racconta balle!”. Al che avrebbe dovuto fare seguito un ampio ed approfondito dibattito -disvelante- sulle vere ragioni per le quali siamo messi decisamente non bene oggi e qui. Fuori dai ritriti -e reiterati- luoghi comuni che lasciano esattamente il tempo che trovano. Dibattito indispensabile per un cambiamento generalizzato di mentalità che potrebbe a sua volta innescare un radicale cambiamento del mondo nel quale viviamo e che funziona sempre di meno. Programma, come si vede, decisamente ambizioso.
Ebbene
Niente di tutto questo si è in realtà verificato.
Pur avendo totalizzato ad oggi 7500 accessi al blog, la partecipazione al dibattito da parte dei lettori è stata decisamente inferiore alle aspettative.
Nel Comitato di Redazione abbiamo discusso a lungo sui possibili motivi di questo inaspettato insuccesso editoriale. Andiamo ad elencarle di seguito ed in sintesi.
0.
Abbiamo detto una serie interminabile di scemenze rispetto alle quali è assolutamente inutile controbattere o comunque interloquire.
1.
Da bravi ingenui impenitenti non ci siamo resi conto fino in fondo del potere di rimozione della psiche umana quando si tratta di questioni davvero scottanti.
2.
Il linguaggio da professorini semi-intellettuali ha scoraggiato i potenziali interlocutori.
3.
Esprimendo il blog una tesi granitica, praticamente inattaccabile, è mancato lo spazio oggettivo che avrebbe consentito l’instaurarsi del dibattito. Ben diversamente sarebbe potuta andare se il blog fosse stato impostato come contradditorio tra -almeno- due tesi diverse.
4.
Pura e semplice pigrizia e/o mancanza di tempo da parte della maggior parte dei lettori.
5.
L’anonimato, se da una parte può aver reso “intrigante” la cosa, dall’altra ha, forse, fornito un motivo per astenersi dall’interloquire.
6.
Testi troppo lunghie “difficili” da leggere.
Altro per ora non ci è venuto in mente
Chiediamo aiuto ai nostri affezionati ed attenti lettori che pure esistono, ne siamo -quasi- sicuri.
Le domande potrebbero essere:
A.
Pensate che faremmo bene a chiudere baracca e burattini?
B.
Avete mai avuto la tentazione di esprimere il vostro pensiero leggendoci?
C.
Se non l’avete fatto, perchè?
Morale della favola.
Come detto in apertura stiamo attraversando un periodo di relativo sconforto.
Ma pensiamo di poterlo superare con una sana autocritica interna da una parte ed una, altrettanto sana, critica dall’esterno.
In un prossimo post cercheremo di proporci, e proporvi. alcuni cambiamenti.
Grazie per l’attenzione e per la collaborazione.
Un carissimo saluto da parte del G.R.U.V. & dal nostro romantico eroe Zorro.
Chi volesse esprimersi può farlo in due modi:
1.
Utilizzando direttamente lo spazio qui sotto dedicato ai commenti
2.
Scrivendo una mail all’indirizzo pensieridizorro@gmail.com e specificando se autorizza, o meno, la pubblicazione del testo.
Un attimo di crisi
Come avrete certamente notato è da qualche tempo che non ci facciamo vivi. Dobbiamo confessarlo: abbiamo avuto un attimo di crisi. Al punto che ci è venuta la tentazione di chiudere baracca e burattini. Vorremmo qui cercare di spiegare ai nostri lettori il perchè.
Quando incominciammo nell’ormai lontanissimo 2013 partivamo da una constatazione e da una domanda.
La constatazione
Ci sono cose delle quali, come per tacito accordo, si evita accuratamente di parlare. Si tratta di cose molto importanti e per nulla difficili da capire. Anzi, elementari. Vale a dire le VERE RAGIONI per le quali il mondo va di male in peggio.
Per contro ci sono cose delle quali si parla moltissimo in modo complicatissimo e delle quali non ci si capisce un accidenti. Non a caso.
La domanda
Come mai?
Abbiamo formulato questa ipotesi di risposta alla domanda.
Si evitano certi argomenti perchè sono questioni talmente elementarmente grosse che il solo porle metterebbe automaticamente in discussione ogni aspetto del modo di vita nel quale viviamo. E per contro si sollevano immani polveroni costituiti da miliardi di incomprensibili parole. Per la medesima e identica ragione. Occultare l’essenziale.
Conseguentemente abbiamo formulato un programma di lavoro basato sul seguente concetto:
Infrangeremo il sospetto silenzio. Delle cose di cui si evita accuratemente di parlare ne parleremo, una buona volta, noi. Faremo in modo che se ne parli. Come l’ingenuo bambino che, vedendo le cose come stanno, grida, tra la costernazione generale: “Il Re è nudo!”. E scatena un putiferio.
L’aspettativa
Da ingenui impenitenti ci aspettavamo di suscitare, appunto, un putiferio. Di contestazioni ma soprattutto di approvazioni del tipo “finalmente qualcuno che non ci racconta balle!”. Al che avrebbe dovuto fare seguito un ampio ed approfondito dibattito -disvelante- sulle vere ragioni per le quali siamo messi decisamente non bene oggi e qui. Fuori dai ritriti -e reiterati- luoghi comuni che lasciano esattamente il tempo che trovano. Dibattito indispensabile per un cambiamento generalizzato di mentalità che potrebbe a sua volta innescare un radicale cambiamento del mondo nel quale viviamo e che funziona sempre di meno. Programma, come si vede, decisamente ambizioso.
Ebbene
Niente di tutto questo si è in realtà verificato.
Pur avendo totalizzato ad oggi 7500 accessi al blog, la partecipazione al dibattito da parte dei lettori è stata decisamente inferiore alle aspettative.
Nel Comitato di Redazione abbiamo discusso a lungo sui possibili motivi di questo inaspettato insuccesso editoriale. Andiamo ad elencarle di seguito ed in sintesi.
0.
Abbiamo detto una serie interminabile di scemenze rispetto alle quali è assolutamente inutile controbattere o comunque interloquire.
1.
Da bravi ingenui impenitenti non ci siamo resi conto fino in fondo del potere di rimozione della psiche umana quando si tratta di questioni davvero scottanti.
2.
Il linguaggio da professorini semi-intellettuali ha scoraggiato i potenziali interlocutori.
3.
Esprimendo il blog una tesi granitica, praticamente inattaccabile, è mancato lo spazio oggettivo che avrebbe consentito l’instaurarsi del dibattito. Ben diversamente sarebbe potuta andare se il blog fosse stato impostato come contradditorio tra -almeno- due tesi diverse.
4.
Pura e semplice pigrizia e/o mancanza di tempo da parte della maggior parte dei lettori.
5.
L’anonimato, se da una parte può aver reso “intrigante” la cosa, dall’altra ha, forse, fornito un motivo per astenersi dall’interloquire.
6.
Testi troppo lunghie “difficili” da leggere.
Altro per ora non ci è venuto in mente
Chiediamo aiuto ai nostri affezionati ed attenti lettori che pure esistono, ne siamo -quasi- sicuri.
Le domande potrebbero essere:
A.
Pensate che faremmo bene a chiudere baracca e burattini?
B.
Avete mai avuto la tentazione di esprimere il vostro pensiero leggendoci?
C.
Se non l’avete fatto, perchè?
Morale della favola.
Come detto in apertura stiamo attraversando un periodo di relativo sconforto.
Ma pensiamo di poterlo superare con una sana autocritica interna da una parte ed una, altrettanto sana, critica dall’esterno.
In un prossimo post cercheremo di proporci, e proporvi. alcuni cambiamenti.
Grazie per l’attenzione e per la collaborazione.
Un carissimo saluto da parte del G.R.U.V. & dal nostro romantico eroe Zorro.
Chi volesse esprimersi può farlo in due modi:
1.
Utilizzando direttamente lo spazio qui sotto dedicato ai commenti
2.
Scrivendo una mail all’indirizzo pensieridizorro@gmail.com e specificando se autorizza, o meno, la pubblicazione del testo.
martedì 27 dicembre 2016
Il Maggiore c'è..m..m!
Carissimi resistenti umani,
da mesi quando attraverso il S. Bernardino mi ritrovo con la mascella sempre più penzoloni. Vi giuro che non riesco a a capire se si tratta di meraviglia, stupore, ammirazione, repulsione o.....altro. A ben pensarci forse si tratta di un “tarlo”. Si perchè dopo aver letto attentamente le vostre considerazioni sul fatto che alle mirabolanti forme esterne non corrisponde neppur minimamente uno spazio interno, un vero e proprio tormentone mi divora il cervello. Ogni volta che passo sul ponte e l’occhio viene immancabilmente catturato dagli enormi “sassi” non riesco a farlo tacere: “Ma allora come diavolo sarà DENTRO?” .Dopo lunga meditazione ho concluso che l’unica era andare a vedere di persona. Ho ghermito al volo l’ultimo biglietto di un “evento” teatrale in cartellone e, in strettissimo incognito naturalmente, mi sono confuso con la folla di spettatori. Mi sono chiesto se le sensazioni che ho vissuto standoci DENTRO per qualche ora, non fossero per caso fortemente influenzate dai vostri pareri critici. Perplesso sono tornato a casa e ci ho dormito sopra per una settimana. Non di fila, per tutti i diavoli! Cosa avete capito?! Per sette notti, si intende! Al mattino dell’ottava notte mi sono sentito dentro con chiarezza il responso assolutamente spassionato. Alle mirabolanti forme esterne (non) corrisponde che un deludente, brutto spazio interno. Poco accogliente per non dire decisamente scomodo e -colmo dei colmi- inadatto a rappresentazioni teatrali. A mio modestissimo parere di incompetente. Non riesco a tradurre in ragionamenti elaborati, come fate voi professorini, le pure sensazioni viscerali. Sono uomo d’azione si sà. Quindi vi invito a seguire il mio esempio per verificare a vostra volta e di persona. Fatemi sapere. Nel frattempo e sempre a disposizione per collaborazioni varie, vi saluto cordialissimamente.
Sempre vostro
Zorro.
Il post al quale fa riferimento il nostro impagabile eroe è stato pubblicato in data 12/12/2014.con il titolo “CEM Arroyo 2” sottotitolo “ l’insostenibile pesantezza dell’apparire”.
Lo diciamo per mettere in condizioni i nostri affezionati lettori di ripescarlo e -magari- rileggerselo. Non sarebbe male al fine di considerare la questione nella sua completezza. Peraltro limitata all’aspetto “architettonico”.
Ancora una volta sollecitati dalla preziosa segnalazione del nostro insostituibile uomo d’azione ci siamo precipitati al botteghino riuscendo a ghermire al volo gli ultimi due biglietti dello spettacolo successivo.
Carissimo Zorro,
noi ci abbiamo dormito sopra non una ma due settimane. Per un totale di quattordici notti. Temevamo di essere prevenuti -di nostro- e influenzati dal tuo giudizio decisamente non positivo. Insomma parziali. Non obiettivi. Abbiamo sentito alcuni pareri di amici, parenti e conoscenti che ci confermerebbero nelle sensazioni che abbiamo provato come “fruitori” degli spazi interni dell’opera “architettonica”. Molto simili, per non dire identiche, alle tue. Come c’era da aspettarsi. Ma andiamo con ordine e cominciamo dall’ingresso. L’impressione che ci ha comunicato questo importante “momento” nel quale il “fruitore” accede al complesso “architettonico” è stata quella di un ambientino piccino piccino, disadorno, arredato in fretta e furia e in modo raccogliticcio. Sembra di entrare in un ufficietto comunale. senza pretese. Ma lasciamo perdere. Si tratta di dettaglio minore tutto sommato. Forse si tratta di soluzione provvisoria dettata dall’urgenza. Chissà. Una banalissima scala di tipo condominiale ti porta al primo piano dove accedi ad un immenso spazio “cubico” totalmente vuoto. In un cantuccio di questo spazio metafisico, dentro ad una “cosa” di plastica trasparente alcuni tubi fluorescenti dai crudissimi colori verde e rosso -se non ricordiamo male- si contorcono a mo’ di serpenti luminosi di tipo natalizio. Un amico ci ha poi detto, lasciandoci interdetti, che di opera d’arte trattasi. Gravissimo perdinci! Non ci siamo arrivati! E tu? In ogni caso abbiamo trovato la “cosa”, arte o non arte che sia, decisamente fuori luogo nella misura in cui viene annichilita dalla vastità del vuoto che la circonda. Lungi dal costituire arredo ravvivante, accentua la vuotezza dello spazio nello stesso momento in cui disturba grandemente quella che avrebbe potuto essere pura, intonsa, intoccata ed intoccabile metafisicità spaziale. Il pavimento. Sembrerebbe di listelli di legno incollati al sottofondo. Ma potrebbe benissimo trattarsi di plastica simil-legno dato il colore chiarissimo, quasi bianco. Non abbiamo capito. In ogni caso freddo. Insomma, in totale e per farla breve uno spazio da brivido ghiacciato. Da questo spazio cubico, pensato forse per eventi particolari di tipo non teatrale si accede alla sala teatrale vera e propria. Abbiamo assistito ad uno spettacolo interessante con una nutrita compagnia di bravi attori, ottime scenografie, rapidi ed efficaci cambiamenti di scenario, buona musica di accompagnamento. Insomma tutto benissimo ed interessante dal punto di vista di ciò che sul palcoscenico avviene. Ma, ci sembra, teatro è -o dovrebbe essere- qualcosa di più. Vale a dire l’intreccio, spaziale ed emotivo ad un tempo, che si crea -o si dovrebbe creare- tra ciò che sul palcoscenico avviene e la platea degli spettatori. Basta dare una occhiata all’impianto semicircolare dei veri teatri realizzati nell’antichità, per capire che cosa intendiamo dire. Confermiamo le tue sensazioni puramente viscerali che comunque sei riuscito a tradurre nel cruciale concetto di “spazio inadatto a rappresentazioni teatrali”. Il che, per un teatro, è un “difettuccio” non da poco.
Cerchiamo ora di vedere il perchè della “lacuna” esaminando alcuni indiscutibili dati di fatto oggettivi di tipo “metrico-spaziale”. Sala in marcata pendenza con file di posti articolate su gradoni. Fin qui tutto bene. Niente da dire. Favorisce la visibilità. Sala RETTANGOLARE. Ammirando i “sassi” dall’esterno ci si poteva aspettare qualcosa di completamente diverso. Invece no. Sala banalmente, squallidamente rettangolare! Ma non basta. Sala rettangolare LUNGA e STRETTA! Con il palcoscenico ad occupare quale dei due lati? Ma quello corto evidentemente! Non abbiamo potuto prendere le misure, ma ci sentiamo di sostenere che il lato lungo della sala è almeno il doppio di quello corto. Forse di più. Questo puro e semplice dato dimensionale comporta il fatto che il palcoscenico è terribilmente LONTANO. Perlomeno per gli spettatori che non stanno nelle prime tre file. Ovvero la stragrande maggioranza. Il marcato effetto LONTANANZA rende decisamente difficile l’instaurarsi di quella fusione spaziale ed emotiva tra palcoscenico e platea che costituisce, come si diceva, uno degli elementi chiave del buon teatro. Per fare un confronto illuminante pensiamo al ben più adatto spazio della sana e modesta saletta del Centro di Incontro S:Anna orientata all’incontrario, con il palcoscenico disposto sul lato lungo e le due ali della platea leggermente convergenti. Insomma sosteniamo in totale accordo con te che c’è un “disguido” di base. Poteva andar bene -forse- per un cinema con megaschermo e impianto dolby stereo.
Di tutto ci saremmo aspettati dal grande e fantasmagorico Arroyo tranne che un errore di tal -letteralmente- plateale portata. Viene quasi il dubbio, naturalmente infondato, che al famoso architetto siano stati commissionati soltanto le forme esterne dei “sassi” o che, a corto di denaro, l’Amministrazione Comunale abbia incaricato qualche geometra dell’ Ufficio Tecnico di realizzare l’”interno”. In ogni caso il “budello” del Vip avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Invece niente. Ma non finisce qui carissimo Zorro. Forse anche tu hai notato il risicatissimo spazio tra le file di economiche poltroncine. Infatti dici, giustamente, “scomodo”. I nostri due posti si trovavano esattamente al centro della fila nella parte alta della platea. Siamo arrivati alle 20.40 ma purtroppo la fila era già al completo. Non ti diciamo i contorcimenti che abbiamo dovuto compiere, e far compiere, per guadagnare i due suddetti, sudatissimi posti. Per fartela breve mezza fila ha dovuto spostarsi nel corridoio per lasciarci passare. Finalmente “installati” scopriamo che per un paio d’orette dovremo stare rannicchiati praticamente con le ginocchia bloccate e -quasi- in bocca! Logica ed elementare conseguenza della insufficiente distanza tra le file di economiche poltroncine. Come se non bastasse una spondina “di sicurezza” alta venti centimetri chiude il già insufficiente spazio a valle. Morale: forti crampi alle ginocchia da impossibilità assoluta di movimento. L’esigua “pedata” (la misura del piano orizzontale di una struttura a gradoni o gradini) in platea viene riconfermata in corrispondenza delle scalinate di accesso alle file rendendole pericolose soprattutto in fase di discesa. Nell’intervallo, fortemente pressati da un “bisognino”, tra infinite scuse reciproche siamo stati costretti a far spostare per due volte nel corridoio la mezza fila di sinistra. Sulla estetica della sala non c’è molto da dire. Dato l’errore di impianto spaziale iniziale niente sarebbe valso a renderla meno anonima, banale, fredda, sbagliata.. Più che a teatro sembra di trovarsi in un capannoncino. Acustica. Abbiamo capito i due terzi scarsi delle parole pronunciate dagli attori. Per quanto ragazzi resistenti umani possiamo tranquillamente annoverarci tra gli anziani. Abbiamo deciso che al prossimo invito di controllo gratuito dell’udito da parte di Maico che vince la sordità ci affideremo agli specialisti del ramo. Solo allora potremo fare valutazioni attendibili sulla acustica della sala.
Tutto qui carissimo, impagabile eroe.
Come al solito confermiamo puntualmente le tue sensazioni di tipo squisitamente viscerale. Speriamo di aver contribuito un poco a chiarirne le motivazioni e la dinamica interna.
Ma vorremmo concludere dicendo che molte sono le morali che potrebbero essere tratte da questa intricata vicenda. Ci limiteremo a due. Naturalmente da incompetenti.
La prima, di ordine “architettonico”. Tra virgolette.
Quando si riveste un banale manufatto di cemento armato con una struttura lignea esterna al solo scopo di farla sembrare un fantasmagorico volume in forma di “sasso” facciamo della pseudoscultura “architettonica”. Insomma una ibridazione costosissima e priva di senso compiuto. Immaginiamoci che il grande Arroyo avesse operato in tutt’altro senso facendo della vera architettura. Vale a dire facendo corrispondere pienamente alla forma esterna del “sasso” un congruente -e da essa derivante- spazio interno. E/o viceversa. Ben altra sala, veramente teatrale, ne sarebbe potuta scaturire!
La seconda di ordine metodologico-procedurale-estetico-formale.
Quando un processo che prende le mosse da una idea di partenza completamente sbagliata (Amministrazione Zanotti) viene successivamente rimaneggiato inserendovi ulteriori fantasiose valenze dettate da ingenua megalomania (Amministrazione Zacchera) e poi il tutto si trasforma in un materiale manufatto”architettonico”, esso non può che rispecchiare fedelmente il pasticciaccio ripasticciato dal quale è nato.
Sempre a tua disposizione ed a quella degli affezionati lettori per un serrato contradditorio ti -e vi- salutiamo cordialissimamente augurandoti -vi- uno splendido, gioioso, costruttivo -per quanto possibile di questi tempi - 2017.
Gruppo di Resistenza Umana Verbania
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