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domenica 12 ottobre 2014

La tecnologia migliora e semplifica la vita dell'uomo?


di N.S.
settembre 2014





Un lettore che si firma "Navigatore Solitario" ci ha inviato una e-mail che molto volentieri pubblichiamo dietro sua esplicita autorizzazione.

 
Carissimo Zorro ed amici Resistenti,
sono un vostro affezionato lettore. Da quando avete iniziato, circa un anno fa, non mi sono perso una riga, dicesi una, dei vostri interessantissimi post.
Ve la devo assolutamente raccontare.
 
 
Prima del fatto: antefatto.
Sto partendo dalla spiaggia con il microscopico Mariposa (barchino di plastica pieghevole) che ha sostituito quello più lungo e pesante perso lo scorso anno durante una burrasca di bora nei pressi dell’Istria. Il mio piccolo veliero è lì che mi aspetta quieto alla fonda. Va a sapere. Una ondina anomala più un mio marcato sbilanciamento proprio nell’attimo in cui sto montando a bordo con un piede mentre con l’altro mi spingo in fuori, più chissà cosa diavolo altro, sta di fatto che il barchino si rovescia ed io con lui. In un attimo si riempie....e va a fondo in pochi decimetri di acqua. Recupero i remi che galleggiano, cercando di guadagnare il largo, e li butto sull’arenile di finissima sabbia ocra. Per le ciabattine infradito blu, marca "figo" è un po’ più complicato Sono piccole ed hanno la fastidiosa tendenza ad inabissarsi. Comunque ce la faccio e butto anche quelle all’asciutto. Svuotare il barchino che non galleggia più con dentro una tonnellata di acqua è impresa titanica. Dopo diversi tentativi andati a vuoto, complice un’altra ondina anomala riesco in qualche modo a trascinarlo con il naso fuori dall’acqua. Cerco di sollevare il naso per svuotarlo da dietro. Niente da fare. Pesantissimo. Un’altra ondina mi aiuta a guadagnare qualche centimetro di arenile. Adesso è un po’ meno pesante. Riesco a sollevare il naso. L’acqua comincia a defluire dal contronaso. Sarebbe la poppa, o forse la prua, dato che il piccolo scafo è assolutamente simmetrico e non si capisce assolutamente di quale delle due estremità si tratti. Sta di fatto che man mano che l’acqua defluisce diventa vieppiù leggero e poi leggerissimo. Vuotato! Sento un marcato ronzio vibratorio alla coscia sinistra. Che sarà mai? Il titanico sforzo? O cosa diavolo altro? Accidenti! Contrariamente alle mie abituduni ho il telefonino Samsug nero in tasca! Ha fatto il bagno nella salatissima acqua di mare insieme a me! Da giorni attendevo un segno di vita dalla fidanzata della quale sono innamoratissimo. Si può comprendere che me lo sia portato appresso quando sono sceso a terra per una bella passeggiata tra le colline ricoperte di cipressi e di ulivi della incantevole, micorscopica, semidisabitata isola greca di Erikoussa (Ionio). La prima che si incontra, insieme alla più grandicella Othoni, venendo da Nord. Lo stramaledetto aggeggio! Ma lui non c’entra per nulla. Tanto per cambiare si tratta di stupido errore umano. Sta di fatto che dopo due o tre incongrui squilli e un bel pò di convulsi ronzii non da più alcun segno di vita. Totalmente e definitivamente morto. "Ma perchè non l’hai chiamata tu" mi direte voi. La fidanzata. Come se non ci avessi provato! Per qualche misteriosa ragione tecnologica mi risponde da giorni la segreteria telefonica. Mentre i messaggini partono regolarmente. Saprò poi che nulla di nulla giungeva all’amata. Tecnologia!


Dopo l’antefatto: il fatto.
Ebbene lo ammetto. Mi sono talmente abituato al telefono senza fili, anche semplice semplice come il mio -non fa fotocopie- che il fatto di esserne privo mi destabilizza alquanto. E poi c’è la questione della fidanzata che non si fa viva. L’ansia aumenta di giorno in giorno. Quindi salpo l’ancora e via. Rotta Corfù. Bella cittadina (la parte storica) situata al centro dell’omonima isola sulla costa orientale rivolta verso l’Epiro. Un tantino turistica per i miei gusti. Con un centro storico veramente notevole, che in qualche angolo cade a pezzi, mentre il contemporaneo orribile urbanesimo dilaga tutt’intorno. Dovunque la solita brutta storia. Forse lì è possibile comperare un nuovo telefonino. Quindi via. Poche miglia che si possono coprire in giornata. Do fondo (termine marinaresco che sta per l’esecrabile, terraiolo "gettare l’ancora") nella baia a Sud della fortezza e con il diabolico barchino vado immediatamente a terra. Il centro Vodafone lo trovo subito. L’attrezzo c’è. Praticamente identico al mio ma siamo spiacenti disponiamo solo del colore bianco con tastiera d’argento. Solo due anni fa mi sarei rifiutato categoricamente. La vecchiaia forse fa bene. E poi la fidanzata.......Lo compro. Possiamo, per fortuna adoperare la SIM del vecchio anche se un pò umida. Sto per fare la sospirata telefonata quando mi accorgo che in rubrica mi sono rimasti, a dir tanto, una decina di numeri dei cinquecento e passa che avevo. Prima sorpresa. Saranno finiti in mare? E poi, seconda amara sorpresa, che il telefonino mi parla in greco moderno. Lingua assolutamente incomprensibile per me, sia nelle versione orale che -e ancor più se possibile- in quella scritta. Basti pensare che "buongiorno" si dice "kalimera" che "pane" si dice "psomì" e che "grazie" si dice "evkaristò". "Prego" è nientemeno che "parakalò". Il gentilissimo commesso dardeggia sui tasti e mi fa capire che italiano "no possible". O greco o inglese. L’italiano non è previsto. Mi ha sempre fortemente colpito l’irriducibile dispotismo del mercato. Di fronte al quale, per quanto non ti vada, non puoi fare altro che abbozzare. Inglese quindi. Lingua nella quale non ci capisco un accidenti perchè, accidenti a me, ai miei tempi nelle scuole medie si insegnava il francese. Chissà perchè. In ogni caso compongo il numero della fidanzata che ovviamente ricordo a memoria. Mi risponde cascando dalle nuvole. Dice che non le sembrava fosse passato così tanto tempo dall’ultima volta che ci siamo sentiti. Benedetta! Non sa che per il navigatore solitario i secondi sono ore. E le ore giornate. E le giornate mesi ed anni. Ma come potrebbe saperlo? Voi mi direte: "e allora? Tutto qui?" No cari amici. Il bello deve ancora incominciare. Ma la fidanzata non c’entra.
Tutto benissimo per qualche giorno. Sto perfino imparando qualche vocabolo di inglese come "sending", "inviare". Devo fare una importantissima telefonata tecnica a proposito del pilota elettrico, che è morto anche lui, pur non avendo fatto il bagno nel mare. Tecnologia! Compongo il numero. Schiaccio l’apposito tasto e.....meraviglia! In italiano perfetto mi si informa che non posso telefonare in quanto il mio credito è esaurito. Esaurito! Ti avessero dato un minimo di preavviso! Niente di niente! Esaurito punto. Non puoi più telefonare. Punto. Provo con un messaggino. Non "sending". E ora che faccio? Semplice. Ricarico. Mi reco immediatamente al centro Vodafone di cui sopra con una bella banconota da cinquanta in mano. L’ingenuo. E qui comincia l’odissea. Mi perdoni Ulisse.
Teniamo ben presente che tutta la sequenza si svolge tra persone di nazionalità e lingua greca che si rivolgono in inglese ad un italiano che di inglese non ci capisce un accidenti.
Prima graziosissima commessa. Bruna, occhi nerissimi, perfetto incarnato olivastro. Con una serie di elementari vocaboli inglesi, più gesti vari, più significativi silenzi riesce a farmi capire l’essenziale. Dalla Grecia non è possibile ricaricare un telefonino italiano.
Tu pensa l’arretratezza tecnologica della tecnologia moderna! Sempre a gesti e con esemplificazioni pratiche riesce a farmi capire che si si potrebbe, ma devo comperare una SIM greca e prendere un numero greco. Cambiare numero? Imposibile! A posteriori mi sono chiesto se avrei potuto tenere le due SIM. Quella italiana con numero italiano e quella graca con numero greco, caricando in greco e utilizzando in italiano. Ma la carica in greco vale per un utilizzo italiano del telefono con SIM italiana? Sempre a posteriori mi dico che non avrei mai potuto comunicare un simile concetto alla gentile ragazza bruna. Faccio quattro passi meditativi avanti e indietro nel negozio come un leone in gabbia. Con il telefonino bianco cerco di contattare il Servizio Clienti Vodafone in Italia. Sorprendente! Ci riesco al primo tentativo. Mi risponde una risponditrice automatica con la solita trafila di digitazioni da compiere. Insomma bisogna o no risparmiare sulla costosissima mano d’opera umana vivaddio! Direbbe l’impagabile Zorro. Comunque la gentile, impersonale, poco costosa e sottomessa risponditrice mi informa che per saperne di più posso consultare il sito Vodafone alle sezione "estero". Sollevato torno alla carica. Mi metto di nuovo in coda. Ci sono tre file lunghe alcune decine di metri. Seconda graziosissima commessa. Biondissima occhi azzurrissimi, perfetto incarnato bianchissimo. Sorpresa! Mi dice che capisce un poco di italiano. Mi viene una gran voglia di apostrofare da lontano la commessa bruna chiedendole come diavolo non le è venuto in mente di indirizzarmi fin dall’inizio dalla collega bionda. Susciterei un putiferio quindi lascio perdere. Ogni commessa lavora con l’immancabile schermo computeristico davanti. Dico: "potremmo per cortesia fare una visitina al sito di Vodafone?" Siamo o non siamo in un centro Vodafone? Risposta: "mi dispiace tantissimo ma non abbiamo la connessione Internet" Cosa? Trasecolo. Sento che stò impallidendo. Faccio capire che non è possibile ma lei sorridente me lo riconferma. Tu pensa. Questa non è grossa! E’ enorme! Nell’era del computer in un centro di telefonia fissa e mobile Vodafone che dispone di una efficentissima rete globale che copre il globo terracqueo le gentilissime e gaziosissime commesse che lavorano con decine di computer davanti NON DISPONGONO della connessione Internet. Incredulo e definitivamente abbattuto mi allontano dal bancone. E adesso? Sto per rinunciare quando la commessa bionda mi chiama. Mi si avvicina sulla porta del negozio e mi dice in italiano: "è semplice, chiami Italia da cabina telefonica e si faccia ricaricare da Italia". Accidenti! Trasecolo un’altra volta. Sento che il sangue rifluisce. Non ci avevo pensato!!! La ragione cè. Da noi le cabine telefoniche non esistono più da un pezzo. Forse per dare lavoro ai demolitori di cabine nonchè a quelli della telefonia mobile. E mi indica un punto imprecisato dall’altra parte della strada concludendo con un sibillino "tabaccaio!". Incomincia la ricerca della cabina telefonica. Che in Grecia esistono ancora eccome!. E poi non mi si venga a dire che è un paese arretrato. Per favore. Percorro almeno una quindicina di volte avanti e indietro duecento metri circa, a valle ed a monte del punto indicatomi. Non trovo nè il tabaccaio nè la cabina telefonica. E qui bisogna aprire una brevissima parentesi tecnica sulle ex cabine telefoniche italiane e su quelle attuali in Grecia. Vi ricordate quei vistosi cubicoli rossi con tanto di enorme disco sul tettuccio con il bel disegno della cornetta rossa su campo grigio? Per me, italiano, è quella la cabina telefonica. Per forza che non la trovo! Qui sono dei miniloculi con paraorecchie, aperti, di colore grigino-azzurrino, imbullonati ai muri o su un paletto. Il mio è imbullonato ad un muro dove il porticato, molto buio, fa un angolo retto. Praticamente invisibile. Comunque al sedicesimo passaggio lo trovo. Ci vuole la tessere telefonica. Qui nessun problema. Vicinissimo una edicola (forse il "tabaccaio"?) con una vecchietta che parla benissimo l’italiano. E’ molto comune trovare, ma solo tra le persone anziane, qualcuno che comprenda e parli la nostra lingua. Dispongo di due numeri da chiamare. Un fisso ed un cellulare. Provo prima con uno poi con l’altro. Niente. Una risponditrice automatica mi sciorina un discorsetto prima in greco e poi in inglese . Ho sbagliato qualcosa ma non so che cosa. Scoprirò poi che il +39 stà per doppio zero 39. Beata ignoranza! Ma non è questo il problema. Entro nel primo negozio che trovo. Forse abbigliamento. Un piccolo gruppo di avvenenti signore in amabile conversazione. Spicca un abbronzatissimo e distinto signore. L’unico maschio della compagnia. Dico: "c’è qualcuno qui che capisce italiano?" L’abbronzatissimo signore mi risponde immmediatamente. "Un poco". Sospiro di sollievo. Gli spiego in breve il problema. Lui mi ascolta paziente e conclude con un perentorio "No cabina; Office!!!". E mi fa segno con il braccio di prendere la prima traversa a sinistra. Ringrazio ed esco. Prendo la prima traversa a sinistra. Cerco il famigerato "Office!!" senza naturalmente trovarlo. Avanti ed indietro per la traversa almeno sei volte. Niente "Office". Sull’orlo della disperazione entro nel primo negozio che mi capita a tiro. Qui non capisco esattamente l’articolo in vendita. Sembra un....office ma non lo è. Sta di fatto che incontro una bella ragazza bionda grano maturo. Capelli lunghi raccolti in un elegante chignon. Lo chignon mi ha sempre fatto impazzire dalla più tenera età. Occhi nerissimi. abbronzatissima. Un tatuaggio di un certo gusto estetico le avvolge l’avanbraccio sinistro. Mi dice che capisce bene italiano ma non lo parla. Le spiego. Effettivamente capisce. Gentilissima si offre di accompagnarmi personalmente alla "cabina" distante un centinaio di metri. Molla il negozio e ci rechiamo insieme sul luogo. Compone il numero fisso. Niente. Risponditrice. Compone il numero di cellulare. Niente. Risponditrice. Mi fa capire a gesti che c’è qualche problema ma che non capisce nemmeno lei quale è. Mi fa segno di seguirla. La seguo. Ritorniamo nel suo negozio. Afferra il proprio cellulare e fa una telefonata facendomi segno di aspettare. Parla in greco, a lungo, con qualcuno. Me lo passa. Si tratta di un amico che parla perfettamente italiano. Mi dice che devo fare il prefisso internazionale poi quello della località comprensivo dello zero iniziale e quindi il numero di telefono. Gli dico che abbiamo fatto così e che non è successo niente. Dice: "strano". L’amica conferma. "Provi facendo il numero di cellulare ma premettendo il prefisso internazionale per l’Italia". Ringraziamenti a non finire. Mi reco sul posto. Con mano malferma compongo la sequenza dei numeri relativi alla fidanzata debitamente preceduta da prefìisso internazionale. Doppio zero al posto del più poi trentanove. Poi il numerodi cellulare. Miracolo! Da’ il segnale. Miralcolo doppio! L’amata risponde! Le dico con tono un poco alterato di farmi immediatamente una ricarica da 50 euro grazie. "Poi ti spiegherò". E riattacco. Sono talmente incavolato con me stesso che mi dimentico perfino di tornare a ringraziare la bella ragazza biondo grano maturo dallo chignon. Imperdonabile.
Ci credete se vi dico che in certi momenti mi sembrava di stare dentro ad un incubo di quelli che devi assolutamente gridare e non ti viene la voce?

La mattina se ne è andata. Sono le dodici e trenta. Ora italiana. Sfigurato dalla stanchezza e con un cerchio di ferro che mi attanaglia il capo ritorno a bordo del mio piccolo veliero ormeggiato nel vecchio porto della città vecchia. Ormeggio totalmente libero e gratuito. E poi non si dica che la Grecia è un paese arretrato. Per favore. Al confronto della odissea linguistico-tecnologica che mi ha rubato una intera mattinata della mia vita, 6 giorni e 6 notti di fila in navigazione d’altura per arrivare sin qui da Venezia sono stati piacevolmente rilassanti. Di tutto riposo. Ma forse il problema è un altro: la mia congenita emotività accompagnata da una marcata debolezza di nervi. Perlomeno nelle tecnologiche cose di terra. Più un rapporto decisamente ambivalente nei confronti della tecnologia. In specie quella dell’ultima ora. Mi faccio un bel piattone di spaghetti alla mediterranea, ingollo due aspirine e mi sdraio in cuccetta. Prima di addormentarmi, penso per un attimo ai bei tempi andati e pretecnologiaspinta. Quando i navigatori, solitari o meno che fossero, avevano la solare, matematica, granitica, consolante certezza che, una volta mollati gli ormeggi e dovunque fossero diretti, non avrebbero potuto in alcun modo, magari per anni, comunicare con la lontana, amata madrepatria. Provo, per un attimo, una gran nostalgia. E mi addormento di botto.
 


Appendice tecnico-tecnologica
 
 
0.
A rigore "tecnologia " dovrebbe essere una scienza. Mentre "tecnica" si riferirebbe ad applicazioni pratiche. Dovremo in futuro approfondire la questione.
1.
Se mai vi capitasse di portarvi il cellulare su un instabile e leggerissimo barchino premunitevi infilandolo in un sacchetto di plastica con chiusura ermetica all’acqua.
2.
Quando mettete un contatto in rubrica salvate il tutto non su "telefono" ma su "SIM". In questo modo i contatti saranno recuperabili anche a telefonino distrutto. Sempre che insieme al telefonino non si sia distrutta anche la SIM.
3.
Se per disgrazia vi dovesse finire in mare il telefonino procedete come segue:
-aprire il telefono togliere Sim e batteria e immergere il tutto in acqua dolce per almeno 3/4 ore;
-togliere dall’acqua dolce;
-asciugare delicatamente con scottex casa;
-immergere il tutto in una scodella piena di riso e lasciare che passino almeno tre quattro giorni.
-non è escluso che riprenda a funzionare;
-se non riprende a funzionare portatelo nel più vicino centro di assistenza facendo finta di niente. Può essere che ve lo riparino, o se in garanzia, ve lo sostituiscano.
4.
Se non masticate un poco di inglese, imparate al più presto a masticarlo.
 
 
Cordialissimi saluti da
Navigatore Solitario



per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com

venerdì 22 agosto 2014

Dall'Utopia di Moro al luddismo di Ludd

passando per l'origine genetica delle depressioni economiche e personali.

Singolar tenzone tra due irriducibili "nemici".
Sergente Garcia da una parte e Zorro dall'altra. Con in mezzo.....noi di Resistenza Umana.


Sul finire del mese di agosto dell'anno 2014


Carissimo "nemico"
vedo che mi hai cancellato dalla tua lista, perchè non ricevo più i tuoi messaggi.
Sono però andato a cercarmeli, ma tutta quella roba sui consumi, la finanza le crisi cicliche le depressioni grandi e piccole, mi hanno fatto andare in depressione.
Tutta quella roba lì, è stata difficile da leggere ma anche da capire, ed io che non ho fatto le scuole alte ho fatto ancora più fatica. Mio nonno, che faceva il contadino ed era un saggio, mi diceva sempre di trovarmi un lavoro che non mi costringesse alla fatica, così appena possibile, sono entrato nell’Esercito, dove poi ho avuto a che fare con te. Ma non divaghiamo.
Le tre puntate, ti sono servite per illustrare il problema, ma le soluzioni pare che siano contenute in un libro intitolato "Utopia" scritto da un certo Moro che ho poi saputo che non è quello ucciso dalle Brigate Rosse, ma un’altro che si chiama così, ma che pare sia un inglese che hanno fatto anche Santo.
Per tornare a bomba, devo dire che nella mia esperienza, ma anche in questa ponderosa analisi, appare chiaro che la storia si ripete. Si ripete, aggiungo io, nella misura in cui non attuiamo delle contromisure, ma queste fanno parte purtroppo della famosa "Utopia".
In questo mondo globalizzato, dove la finanza la fa da padrone e può spostare capitali enormi con un "click" dove vuole e quando vuole per cogliere quelle opportunità speculative solo per accumulare altri soldi. Possiamo difenderci da ciò? Lascio a te la risposta, anche se io ho la mia.
Questo, però, non ha niente a che fare con il problema del lavoro, così grave, urgente e drammatico.
L’Italia, è un paese strano. Tutti sanno cosa si deve fare per uscire da questa situazione, ma nessuno lo fa. Il "buon senso" e "il bene comune" sono parole vuote. Facciamo qualche esempio:
- in Italia non esiste una "Politica industriale". L’esempio più clamoroso, passato sotto silenzio, è l’uscita dall’Italia del Gruppo Fiat. Ma te la immagini la Wolkswagen in Germania che realizzi un’operazione simile? La Wv potrebbe farlo e giustificarlo. E’ il secondo produttore al mondo di automobili, ha nove impianti produttivi in Germania. Ma non ci pensa nemmeno, perchè prima di tutto è tedesca.
- In Italia è stato nominato un commissario alla "razionalizzazione della spesa". Questo signore ha individuato ben 59 miliardi di risparmi che si possono fare subito e senza spendere altri quattrini e che succede? Viene ridicolizzato e messo alla porta.
- la vicenda Alitalia poi ha raggiunto livello di ridicolo e di gravità tale per i nostri ormai vuoti portafogli da scatenare una rabbia incontenibile. Non sto a fare la storia, dico solo che sull’altare della "italianità" qualche anno fa sono stati bruciati quattro miliardi (!!!) di euro e oggi siamo daccapo con il sindacato che è diventato addirittura "corporativo" come ai tempi del ventennio.
In questo ultimo salvataggio sono intervenute anche le Poste. Le Poste???? Ma a che titolo? Usando i miei risparmi e buttarli ancora in questo pozzo senza fondo? Bastava farla fallire!
Swiss air è fallita due volte, ma il giorno dopo ha ripreso a volare ed oggi sta dignitosamente sul mercato, SENZA perdere quattrini, anzi...
Potrei aggiungere altri esempi, ma per ora mi fermo qui.

Un’ultima osservazione riguarda il pezzo pubblicato sul tuo sito dal titolo "la tecnica e il far soldi".
Leggendolo, confesso di aver sentito odore di "luddismo" sarà che nella mia grande ignoranza non abbia capito molte cose, ma io penso che il progresso tecnico ha migliorato la qualità della vita e la migliorerà ancora. Questi nuovi strumenti servono all’uomo e non viceversa.
Sono stati creati dall’uomo per l’uomo, quindi se ne deve fare un uso ragionato.
Perchè infine c’è una attività bellissima che solo l’uomo può fare: ed è quella di PENSARE.
Ciao Zorro
Il tuo ammiratore segreto Sergente Garcia


Un nuovo interessante testo dell’affezionatissimo -e come potrebbe essere altrimenti?- Sergente Garcia. Abbiamo pensato di procedere in questo modo. Visto che il Sergente si rivolge direttamente al nostro romantico eroe proponiamo un contradditorio a tre. Da una parte le considerazioni del Sergente in corsivo colore blu. Dall’altra quelle di Zorro in persona (corsivo rosso). E, dall’altra ancora le nostre in carattere normale colore nero. Inoltre il testo del Sergente verrà scomposto in parti per consentire la puntualità delle osservazioni. Cosa ne dite? Se va bene procediamo.
 
Sergente Garcia
Carissimo "nemico"
vedo che mi hai cancellato dalla tua lista, perchè non ricevo più i tuoi messaggi.

Zorro
Vivaddio carissimo Sergente e come hai potuto pensare una cosa siffatta! Il turbine postale che ci avvolge deve aver preso la mano dell'Ufficio Pubbliche Relazioni. Ho convocato immediatamente le Segretarie. Nessun ponte tagliato mi hanno assicurato. E se per sventurata disattenzione dovesse essere accaduto verrà posto immediatamente rimedio. Così mi assicurano dall’UPR.
 
GRUV
Confermato
 
SergenteGarcia
Sono però andato a cercarmeli, ma tutta quella roba sui consumi, la finanza le crisi cicliche le depressioni grandi e piccole, mi hanno fatto andare in depressione.
 
Zorro
Maledizione, ma allora non sei informato sulle ultimissime teorie biologiche. La depressione, come qualsiasi altra cosa, è di origine GENETICA. Il mondo non c’entra per nulla. A noi sembra di essere demoralizzati perchè le cose vanno storte o stortissime. Ma è un vissuto puramente soggettivo che dipende solo e soltanto dalla PREDISPOSIZIONE. Genetica appunto. Alla demoralizzazione appunto. Non lo sapevi? Però......pensandoci bene, c’è qualcosa che mi convince poco...........ha come un sentore di teoria "di comodo........"
 
GRUV
Abbastanza d’accordo con Zorro. Ma solo quando è perplesso. Due semplici considerazioni aggiuntive. La prima. Nell’edificante mondo in cui viviamo chi non viene mai sfiorato da un’ombra di depressione ha qualcosa che non va. Non che non ci siano una quantità di buone e belle cose. Ma la questione è un’altra. Ovvero il nonsenso complessivo del tutto. Umano, sia ben chiaro. Meglio. Dis-umano. La seconda. Da che scienza esiste la teoria dell’origine genetica di tutto, dalla depressione all’obesità all’alcolismo, per non parlare della delinquenza è, senza ombra di dubbio alcuno (non vorremmo sembrare categorici), una teoria di comodo. Resta da stabilire per il comodo di chi e perchè.

Sergente Garcia
Tutta quella roba lì,
( il Sergente si riferisce al post "La Storia.....può insegnarci qualcosa? ) è stata difficile da leggere ma anche da capire, ed io che non ho fatto le scuole alte ho fatto ancora più fatica. Mio nonno, che faceva il contadino ed era un saggio, mi diceva sempre di trovarmi un lavoro che non mi costringesse alla fatica, così appena possibile, sono entrato nell’Esercito, dove poi ho avuto a che fare con te. Ma non divaghiamo.
 
Zorro
Accidenti ma come fai a sostenere che il libro di Storia di Ortoleva e Revelli è difficile da capire!? Persino io che sono uomo d’azione ho capito quasi tutto! E poi cosa c’entrano le scuole frequentate? Più vai a scuole, basse o alte che siano, e meno ci capisci. Accidenti. Perchè la testa ti si confonde. A forza di sentire ripetere delle assurdità. Tu pensa che in terza elementare la mia maestra sosteneva che non si possono sommare le mele con le pere. O solo mele più mele. O solo pere più pere. A me non mi convinceva per niente. Cercava di confondermi la testa vivaddio! Un bel giorno ho contestato (allora non si diceva così). E lei mi fa : "e allora dimmi quanto fa cinque mele più quarantotto pere?". Ho riflettuto un attimo. Ma solo per il calcolo, nel quale sono sempre stato scadente. Dunque quarantotto più cinque fa cinquantatre. "Fa cinquantatre.....frutti signora Maestra". Esterefatta. Ammutolita. Non ci era arrivata. Tu pensa. Scusami se mi sono dilungato un filo ma era per dimostrare che più vai ascuola e più ti si confondono le idee. Tuo nonno si che ci capiva! Pensa che disgrazia per entrambi noi e per tutti i nostri affezionati seguaci se tu non fossi mai entrato nell’esercito!
 
GRUV
Che aggiungere?
 
Sergente Garcia
Le tre puntate, ti sono servite per illustrare il problema, ma le soluzioni pare che siano contenute in un libro intitolato "Utopia" scritto da un certo Moro che ho poi saputo che non è quello ucciso dalle Brigate Rosse, ma un’altro che si chiama così, ma che pare sia un inglese che hanno fatto anche Santo.
Per tornare a bomba, devo dire che nella mia esperienza, ma anche in questa ponderosa analisi, appare chiaro che la storia si ripete. Si ripete, aggiungo io, nella misura in cui non attuiamo delle contromisure, ma queste fanno parte purtroppo della famosa "Utopia".

Zorro
Calma vivaddio! Qui è il solito vizio di pretendere soluzioni prima ancora di aver capito di che problema si tratta. E per capire di che problema si tratta dobbiamo fare una analisi seria, E per fare una analisi seria dobbiamo per forza uscire dagli schemi triti e ritriti e dalle inconcludenti litanie nelle quali siamo quotidianamente immersi e che ci frastornano il cervello portandoci fuori dal seminato. Ed è quello che con l’aiuto dei miei amici professorini abbiamo cercato di fare nel post. Per ora concentriamoci sulla analisi ma seria. C’è la crisi? Cosa significa? In che cosa consiste veramente? Quali sono le sue cause vere? Profonde, Storiche. O credi che possiamo accontentarci della panzana secondo la quale per uscire dalla crisi dobbiamo tornare a crescere? Bella forza! Come dire che per far cessare il cattivo tempo bisogna far tornare il sole! Alla faccia della "scienza" economica! E di tutte la altre! Per quanto rigarda le soluzioni, che starebbero nella "Utopia" lascio la parola ai professorini perchè non ho frequentato scuole abbastanza alte.

GRUV
D’accordissimo con il zorropensiero.
L’ "Utopia" di Tommaso Moro, è indubbiamente un libro molto interessante che tramite una finzione letteraria descrive un modello di società altamente organico, efficiente e funzionante. Ma anche un tantino autoritaria ed opprimente. Comunque un rispettabile esercizio di futorologia che va ristudiato, insieme ad altri, che nella storia umana non sono mancati. Tutti però poco praticabili, in quanto modelli, per noi oggi e qui. E per molte ragioni. La loro validità, a nostro parere, riguarda la questione di metodo. Vale a dire il fatto di avere avuto l’ardire, la fantasia e lo spirito critico bastanti per cimentarsi in progetti di società più funzionali di quelle che si son viste finora sotto i cieli terrestri. Orientate alla collaborazione pacifica e costruttiva tra gli individui ed i popoli. Fantasia, ardire e spirito critico di cui sembriamo decisamente incapaci noi oggi e qui.
Purtroppo il termine "utopia" è diventato, nell’uso corrente, sinonimo di cosa non realizzabile. Mentre il suo vero significato è "non luogo". Ovvero luogo che non esiste. Ovvero che ancora non esiste. Ma che potrebbe esistere...... se noi fossimo capaci di costruirlo. A noi piace questa interpretazione. Che è poi quella, ci sembra, più corretta.
In ogni caso le soluzioni per noi le dovremo trovare noi. E potremo trovarle solo dopo aver capito a fondo le vere cause della Crisi Storica di Civiltà che stiamo vivendo. Come dice giustamente il nostro romantico eroe.
E per concludere, sì la Storia si ripete. Siamo noi che non possiamo, o non vogliamo, o entrambe le cose, trarne i possibili insegnamenti.
 
 
Sergente Garcia
In questo mondo globalizzato, dove la finanza la fa da padrone e può spostare capitali enormi con un "click" dove vuole e quando vuole per cogliere quelle opportunità speculative solo per accumulare altri soldi. Possiamo difenderci da ciò? Lascio a te la risposta, anche se io ho la mia.
Questo, però, non ha niente a che fare con il problema del lavoro, così grave, urgente e drammatico.
 
Zorro
Perfettamente d’accordo ma solo sul primo punto. Non possiamo fare niente e non potremo fare un bel niente, alla faccia dei "riformisti", fino a quando staremo in questo Sistema. Se non subirne tutte le tragiche conseguenze. Altri Sistemi si sono dimostrati ancora peggio. Se possibile. E allora? Dobbiamo inventarcelo carissimo nemico. Ma potremo inventarcelo solo dopo aver davvero capito il perchè ed il percome le cose funzionino in questo modo dentro a questo. Sistema. Di qui non si può scappare anche se si scappa e come!
Sul secondo punto dissento aspramente. Ha a che vedere e come! E’ chiaro come il sole! Il lavoro manca perchè c’è la crisi. Anche se questo non spiega niente. E uno dei tanti motivi per i quali c’è la crisi è che chi dispone di immense quantità di quattrini preferisce giocare a farne ancora di più e sempre di più senza fare.....niente. Clic e Clac e ancora clicclac! Salvo poi farsi foraggiare con denaro pubblico (nostro) quando i loro giochini li portano alla bancarotta, Vivaddio! Altrochè se c’entra!

GRUV
Che aggiungere?

Sergente Garcia
L’Italia, è un paese strano. Tutti sanno cosa si deve fare per uscire da questa situazione, ma nessuno lo fa. Il "buon senso" e "il bene comune" sono parole vuote. Facciamo qualche esempio:
- in Italia non esiste una "Politica industriale". L’esempio più clamoroso, passato sotto silenzio, è l’uscita dall’Italia del Gruppo Fiat. Ma te la immagini la Wolkswagen in Germania che realizzi un’operazione simile? La Wv potrebbe farlo e giustificarlo. E’ il secondo produttore al mondo di automobili, ha nove impianti produttivi in Germania. Ma non ci pensa nemmeno, perchè prima di tutto è tedesca.
- In Italia è stato nominato un commissario alla "razionalizzazione della spesa". Questo signore ha individuato ben 59 miliardi di risparmi che si possono fare subito e senza spendere altri quattrini e che succede? Viene ridicolizzato e messo alla porta.
- la vicenda Alitalia poi ha raggiunto livello di ridicolo e di gravità tale per i nostri ormai vuoti portafogli da scatenare una rabbia incontenibile. Non sto a fare la storia, dico solo che sull’altare della "italianità" qualche anno fa sono stati bruciati quattro miliardi (!!!) di euro e oggi siamo daccapo con il sindacato che è diventato addirittura "corporativo" come ai tempi del ventennio.
In questo ultimo salvataggio sono intervenute anche le Poste. Le Poste???? Ma a che titolo? Usando i miei risparmi e buttarli ancora in questo pozzo senza fondo? Bastava farla fallire!
Swiss air è fallita due volte, ma il giorno dopo ha ripreso a volare ed oggi sta dignitosamente sul mercato, SENZA perdere quattrini, anzi...
Potrei aggiungere altri esempi, ma per ora mi fermo qui.
 
Zorro
Sul fatto che l’Italia è un paese strano non ci piove! Ma c’è qualcosa di più interessante. L’italia è l’ultima ruota del carro del mondo SuperSviluppato. Per una infinutà di ragioni. E proprio per questo anticipa di qualche lustro, o al massimo decennio, la fine che faranno gli altri. IperSviluppati, SuperSviluppati, Sviluppati Semplici, Quasi Sviluppati e in Via di Sviluppo. E sai perchè? E’ elementare. Ma bisogna avere la vera intelligenza dei bambini di terza elementare per capirlo davvero. La ragione prima principale e profonda della Crisi nella quale stiamo incominciando precipitare é...............lo Sviluppo. O meglio ancora un certo genere di Sviluppo. Quello roboante con la S maiuscola. Non quello discreto, tranquillo e rispettoso con la s minuscola che potremmo immaginare. Che non abbiamo potuto praticare e che dovremo praticare se davvero volessimo venirne fuori. Ma per quest’ultimo tipo di sviluppo la parola sviluppo non va bene. Dovremo trovarne un’altra. Propongo agli amici del GRUV di lanciare un concorso a premi. In natura. Naturalmente.
 
GRUV
Proposta fantastica quindi accettata. Lettori fatevi sotto!
Tutti sanno quello che bisogna fare ma non lo fanno? A noi sembrerebbe più calzante così: "tutti fanno finta di sapere che cosa andrebbe fatto mentre in realtà nessuno sa che pesci pigliare. E anche se lo sapessereo, non riuscirebbero a farlo".
Qualche considerazione sul nutrito elenco di esempi. Tutti estremamente calzanti e significativi.
Dato per acquisito il fatto che il Sistema Italia è uno dei più tragicamente sgangherati dell’Occidente Democratico qui però si evidenzia un altro tipo di questione, di un’altra natura e ad un diverso livello. La nostra tesi, corroborata quotidianamente da una infinita sequela di fatti, è la seguente.
Qui non si tratta più di questa o quella mancanza. Di questo o quell’errore.Di questa o quella incongruenza. Di questa o quella carenza tattica. O strategica. Di questa o quella miopia o mancanza di lungimiranza. Di questo o quell’ingaranaggio che non funziona. Qui si tratta di altro e di ben altro. Vale a dire del fatto che è oramai la macchina in quanto tale e nel suo complesso che non funziona più. La macchina del roboante Sviluppo con la S maiuscola, come dice il nostro romantico eroe. Il motivo è abbastanza evidente, Volendolo vedere. Per quel tipo di Sviluppo si stanno progressivamente esaurendo gli spazi fisici, economici, culturali e sociali creati nel corso del novecento, prima dalla Prima, e poi dalla Seconda Guerra Mondiale. Quando l’economia è finalizzata all’accumulazione di capitale, ovvero a sè stessa, è inevitabile che lo Sviluppo-Crescita continui indefinitamente. Ma indefinitamente non può continuare. Ad un certo punto deve inevitabilmente arrestarsi per mancanza di spazio. Ormai totalmente saturo. E allora? Per ricreare spazi liberi c’è un sistema molto semplice e, tra l’altro, molto redditizio per alcuni settori produttivi. Distruggere. Fisicamente, economicamente, culturalmente e socialmente. Finora la megamacchina inceppata del roboante Sviluppo con la S maiuscola ha utilizzato la Guerra Globale nelle sue forme tradizionali di tipo militare. Stiamo probabilmente entrando in una terza Guerra Globale mai esplicitamente dichiarata e di tipo non tradizionale. Che per ora sfiora soltanto i nostri prosperi, ancora per un po’, lidi. E’ troppo ardito ipotizzare una relazione funzionale tra Guerre di Distruzione nelle sue diverse forme, tradizionali e postmoderne, e necessità oggettiva di far ripartire uno Sviluppo-Crescita che non può cambiare e che è arrivato, per sua stessa natura, contro il muro della Depressione Economica Globale? Non è forse l’Italia un paese che, in quanto particolarmente sgangherato, anticipa di un po’ quello che toccherà a tutti? Anche ai maggiormente virtuosi, per ora, capitalismi occidentali e non? E’ mai pensabile tenere a galla uno scafo marcio in un mare in tempesta correggendo qualche stortura, facendo qualche riparazione, dando un po’ di pittura o mettendo qualche pezza qua e là? Sono domande elementari ma cruciali che è vietato porsi e porre. Anche se nessuno lo vieta. Ci sembra che, in una situazione del genere, disquisire su quale toppa mettere e dove piazzarla sia semplicemente tempo perso. Cosa fare, a questo punto, non è un problema che possa esssere posto in questi termini. Qui la questione è quale sistema "inventarsi" che abbia caratteristiche tali da porsi quale credibile alternativa all’attuale. Che sta portando i popoli verso un intreccio perverso di MegaCatastrofi Epocali. Allora tutto potrebbe cambiare se il principio ispiratore fosse un altro. Finalizzare, l’economia in primo luogo e poi tutto il resto, non all’accumulazione di denaro ma alla relizzazione di un Progetto di Vita elaborato in forme autenticamente democratiche a partire dalle realtà sociali locali. E, per sintesi successive alle scale superiori arrivare ad un Progetto di Vita Planetario. Anche qui il concetto in quanto tale è abbastanza elementare ed i tempi ci sembrano più che maturi per cominciare a ragionare in questi termini. Per quanto possa sembrare utopistica follia. Con ogni probabilità la vera follia è continuare così. Ma per muoverci in questa direzione la prima cosa da fare è, secondo noi, cominciare a ragionare in un ALTRO MODO. Il motivo è semplice. A questo punto non potrà essere la storia da sola a portarci fuori dal caos. Fuori dal caos potrà portarci solo una azione cosciente, intenzionale, consapevole, "soggettiva" di Esseri Umani.
 
 
Sergente Garcia
Un’ultima osservazione riguarda il pezzo pubblicato sul tuo sito dal titolo "la tecnica e il far soldi".
Leggendolo, confesso di aver sentito odore di "luddismo" sarà che nella mia grande ignoranza non abbia capito molte cose, ma io penso che il progresso tecnico ha migliorato la qualità della vita e la migliorerà ancora. Questi nuovi strumenti servono all’uomo e non viceversa.
Sono stati creati dall’uomo per l’uomo, quindi se ne deve fare un uso ragionato.
Perchè infine c’è una attività bellissima che solo l’uomo può fare: ed è quella di PENSARE.
Ciao Zorro
Il tuo ammiratore segreto Sergente Garcia
 
Zorro
E cosa diavolo è il "luddismo"?? Altro che "ignoranza"! Ma cavoli stiamo in campana! Attenzione alle trappole mentali! Gli strumenti sono stati creati dall’uomo? Certo! E sono cose meravigliose! Ma stai attento a non farti fregare! Quale uomo? Quando? Per quale uomo? Dove? Perchè? Solo per migliorare la vita degli uomini? O per fare anche e soprattutto, o forse prima di tutto, business di mercato? E allora non ti sembra un pochino sospetta questa continua girandola di continue innovazioni? Non ti sembra che siano gli uomini ad essere al servizio del dio Tecnica-Mercato-Denaro? Non che il telefono e la doccia calda in casa non abbiano migliorato le condizioni di vita di (alcuni) uomini. Certamente, sia ben chiaro. Ma non possiamo fermarci qui. Se non ho capito male il senso del discorso fatto nel post era un altro. E cioè che dei ritrovati tecnici e nuove diavolerie varie che ogni giorno inondano il mercato ce ne sarebbe bisogno solo fino ad un certo punto. E soprattutto che dei comodissimi marchingegni tecnologici se ne può fare un uso buono ed un uso cattivo, ma solo fino ad un certo punto. Perchè il marchigegno lungi dall’essere "neutrale" come potrebbe sembrare, vuole essere adoperato in un determinato modo. In base alla propria profonda natura. La motosega, per esempio, vuole abbattere molti alberi in poco tempo. E’ vorace. E indurrà voracità arborea e non arborea in chi se la trova in mano. Oppure i marchingegni che fanno tutto da soli fanno passare la perniciosa idea che sia bello.....far niente. Il chè è anche un po’ vero..........ma.......... Te la immagini una potente e grintosa automobile adoperata con tenera, lenta dolcezza? O un telefonino adoperato solo quando ce ne sia reale e comprovata necessità? O ancora un televisore che resta spento?
Una cosa giusta però alla fine la dici! Vivaddio! Della tecnica tecnologica bisogna farne un uso ragionato. Restando da stabilire che cosa diavolo sia un uso ragionato della tecnica tecnologica. E della tecnologia tecnica.
In ogni caso l’unica speranza che abbiamo è la bellissima cosa che l’uomo potrebbe fare: PENSARE.
E in questo sono perfettamente d’accordo con te.
Ma in un altro modo, aggiungo io.
 
Il tuo affezzionatissimo, irriducibile "nemico" Zorro.



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giovedì 14 agosto 2014

Valorizzare ? (1) (2) e (3)


Questo è un piccolo, emblematico, caso italiano. Lungo le coste massacrate  di una bellissima, grande isola del Mediterraneo. Ma potrebbe benissimo essere lungo le coste del nostro magnifico lago. O sui rilievi collinari e montani prossimi e meno prossimi ad esso. O dentro la nostra amata, e in gran parte massacrata, cittadina.
 Il fenomeno procede indisturbato dalla scala locale a quella nazionale, a quella, ormai, mondiale. Da noi ha preso l’avvio nei fatidici anni 60-70 del novecento. Non a caso l’era del miracolo economico. In quello che una volta si chiamava " terzo mondo" un po’ più tardi, ma stanno recuperando molto bene il tempo perduto. Peccato che vivere nel brutto sia devastante. Non solo per l’anima del paesaggio ma per quella delle persone che ci vivono: noi.
 

 

Prima puntata    15 agosto 2014


C‘era una volta, non tantissimo tempo fa, una baia dalla bellezza sconvolgente. Da togliere il fiato. Molto ampia eppure protetta. Sulla costa meridionale di una grande isola del mediterraneo. Territorio della Repubblica Italiana. Affacciata al pieno mezzogiorno aveva il carattere inconfondibilmente solare che le coste affacciate a Nord non hanno e non potranno mai avere. Un semicerchio molto allungato, quasi un semiellisse, di sabbia finissima assolutamente bianca. Molto particolare. Al contatto della quale i piedi gioiscono. Nella parte occidentale la spiaggia, larga un centinaio di metri si interrompe ed incomincia una lussureggiante striscia di vegetazione. Pino d’Aleppo. Uno stupendo albero non molto alto ma poderoso, dal tronco ricoperto di grandi scaglie color grigio chiarissimo che ai bordi sfumano in un delicato ocra chiaro. Gli aghi disposti a ciuffetti sono di un tenerissimo verde. Il portamento è ad ombrello, ma abbastanza contorto. In particolare nella prima linea verso il mare dove alcuni quasi strisciano sulla sabbia offrendo ombra e nascondigli.
Alla estremità occidentale la baia si conclude con un capo, non molto alto, roccioso e ricoperto di macchia mediterranea. dove un piccolo fiume sfocia nel mare. E’ la parte protetta dal maestrale, qui a volte particolarmente robusto, che offre asilo al rado naviglio di passaggio. Sul lato orientale invece la spiaggia si trasforma gradualmente in una serie di rilievi sabbiosi modellati dal vento. Prima di modesta dimensione, poi sempre più pronunciati diventando vere e proprie grandi, bianchissime dune dalle forme superbe. Ricordano certe forme scultoree dell’arte moderna o meglio i corpi di bianche, immense balene arenatesi qui chissà quando e chissà perchè. Il silenzio è assoluto. Pochissimi visitatori spariscono nella immensità del luogo. Il vento nelle orecchie e lo stormire dei pini d’Aleppo, ora in lontananza. Qui la vegetazione si fa sempre più rada. Cespugli di ginepro e profumatissimo rosmarino. Poi più niente. Un Erg sahariano in miniatura. Ci si può divertire a salire e scendere per le dune a volte su pendii ripidissimi dove i nostri passi, faticosi in salita o velocissimi lungo vertiginose discese, trovano cedevole appoggio. Ogni tanto ci voltiamo a guardare ammirati le nostre tracce. Le uniche. Il mare è cristallino. Il fondo di sabbia bianca gli da quella trasparenza turchese tipica di più lontani paesaggi marini. Nulla, ma proprio nulla, da invidiare all’esotico Caribe.
Ma.
Ci troviamo, purtroppo e non per colpa nostra, a vivere in un meccanismo nel quale l’imperativo categorico numero uno è quello di procurarsi del denaro. Se possibile con mezzi leciti. Per esempio inventandosi un lavoro se non c’è. Magari "utile" nel senso che potremmo migliorare una situazione troppo naturale, troppo poco conosciuta, troppo poco sfruttata, offrendo una serie di servizi. Il luogo è incantevole, come abbiamo visto, e i requisiti ci sono tutti. Può e deve essere "valorizzato".
Bene.
Nel giro di pochi anni la stradina sterrata che conduceva alle quattro casette di pescatori-contadini affacciate sul capo ad occidente è stata trasformata in una ampia e comoda strada asfaltata. Al suo termine, abbattendo diversi ettari di pino d’Aleppo sono stati realizzati una serie di ampi e comodi parcheggi dotati di servizi vari dal fast-food ai gabinetti-loculo di rovente plastica. Sì perchè nella realizzazione di ettari di parcheggio non si è pensato di lasciare qualche albero, qua e la, a fare un po’ d’ombra. La spiaggia è stata data in concessione e sono stati installati una serie di "bagni", almeno cinque. Cinque distinti gruppi di ombrelloni. Allineati e coperti come senso geometrico richiede, con tanto di lettini di plastica sotto. Ogni "blocco"di ombrelloni di un colore diverso in pandan con il colore del lettino. A cominciare da occidente e procedendo verso oriente nell’ordine: bagno blu, bagno giallo, bagno rosso, bagno verde, bagno viola.
Duecentocinquanta ombrelloni circa per ciascun blocco per cinque uguale milleduecentocinquanta. Pur grande la spiaggia è divorata dagli ombrelloni. Ricordate il grazioso piccolo fiume che sfociava tranquillo sull’estremo lato occidentale a ridosso del capo roccioso? Dragato a dovuta profondità, ingabbiato in due tetri muraglioni di cemento per offrire comoda banchina di attracco al piccolo naviglio in transito e/o stanziale. Dulcis in fundo: vi ricordate le splendide dune di sabbia bianca dalle quali rotolavamo con grande gioia? Ci sono ancora, non le hanno spostate, per ora, ma nel bel mezzo è stata costruita, che ci crediate o no, una discoteca con tanto di strada per arrivarci in auto e comodo parcheggio assolato per parcheggiare. Provate ad indovinare come si chiama la discoteca? "Le dune".
Conclusione: un posto meraviglioso da strappare lacrime di gioia, praticamente distrutto.
Ma "valorizzato".
 
(Continua) 

SECONDA PUNTATA
all'inizio del mese di settembre dell'anno 2014


"Ma sapete che siete dei bei tipi!!?? Allora secondo voi bisognerebbe lasciare tutto così com’è. Abbandonato. Niente darsi da fare. Niente miglioramenti. Niente servizi al turista. Niente strade. Niente gabinetti.... - certo però che qualche albero per fare un po’ di ombra potevano lasciarlo; bah, forse si sono dimenticati o non ci hanno neppur pensato, .....bah -..... Ma soprattutto e prima di tutto niente LAVORO. Niente LAVORO! Lo ripeto. Ma vi rendete conto o no della quantità di lavoro che le valorizzazioni comportano? Prima per costruire un sacco di cose. Stradaioli, muratori, falegnami, boscaioli, elettricisti, fabbri e via discorrendo. Poi, a lavori conclusi, una infinità di gente in auto si riversa in luoghi fino a poco tempo prima quasi sconosciuti a spendere una fracca di soldi. Dal lettino con ombrellone in tinta, al gabinetto, al pedalò, al gelato, passando per il ristorante, il caffè, il bar, il parcheggiatore autorizzato con tanto di visiera e blocchetto ricevute, per non parlare di visti, licenze, permessi, burocraziavaria riscossione di tasse e tributi per le esangui casse pubbliche e tanto, tanto altro che tutto questo si porta dietro. Insomma Lavoro e Soldi per una fracca di persone altrimenti disoccupate! Ma vi rendete conto!!!!!!! Ma voi, per caso siete, contro il lavoro e per la disoccupazione???????

Hei Zorro cerchiamo di restare calmi! Esaminiamo la questione con pacatezza ed in modo approfondito.
Il tuo ragionamento sembra ineccepibile. Ma attenzione alle trappole!
Noi pensiamo che sia un ragionamento poco lungimirante. E cerchiamo di spiegarti il perchè. Se è vero, come è vero, che "valorizzare" in questa maniera porta indubbiamente, nei tempi brevi, una fracca di denaro ad una fracca di persone, ci ritroveremo, nei giro di un po’ di anni, non molti, a constatare una drastica diminuzione del giro d’affari. E perchè? Perchè proprio la "valorizzazione" ha fatto perdere completamente al posto tutta la sua magia. Ha distrutto il potere di attrazione o, se preferisci, l’attrattiva del posto. Dopo il breve boom iniziale la gente incomincerà a frequentarlo di meno. E sempre meno con il passare del tempo. Alla ricerca di posti più attrattivi. E ci ritroveremo come quello che ha preso una fava con due piccioni. Pochi soldi e attrattiva distrutta. Magrissimo affare. Ma bisogna avere la vista un poco più lunga.
Ti sentiamo già obiettare che con la magia e l’attrattiva "un se magna". E questo è vero. Ma solo per chi la vista ce l’ha corta. Molto corta, permetticelo, come te. Poi, quando dopo le ubriacature e le euforie arrivano puntuali i guai, piagnucoliamo senza più sapere a che santo votarci. Poi, non negarlo, non sappiamo che pesci pigliare quando assistiamo impotenti alla devastazione paesaggistica, psicologica e morale da una parte, e al blocco della crescita economica dall’altra. Due fave con un piccione. Ottimo risultato.

Abbiamo altre possibilita? Noi pensiamo di sì ma dobbiamo prima di tutto immaginarle. Con un’altra testa. . Esempio a seguire.
Il posto resta sostanzialmente quello che è: naturale.Viene pubblicizzato (lavoro) a dovere, per questa sua preziosa, attrattiva, magica caratteritica che tale deve rimanere e che si vuole rimanga. Una preziosa oasi di bellezza e di pace nel compulsivo frastuono della "modernità". Chi ci vuole arrivare deve lasciare l’auto e recarvicisi o a piedi o in bicicletta a noleggio (lavoro) o con navetta elettrica (lavoro). Niente di niente per quanto riguarda cosiddetti "servizi" vari. Acqua, panino, ascigamano e crema solare nello zainetto. Occhiali da sole e berrettino bianco con visiera già calzati. Lo stesso per il costume da bagno. Discreto punto di approvvigionamento all'ingresso per rifornirsi di questi indispensabili strumenti, zainetto compreso (lavoro). L’area potrebbe essere servita solo da discreti cestini per i rifiuti in materiale congruo (lavoro). Magari raccolta differenziata. Con efficientissimo servizio di smaltimento a riciclare (lavoro). Molto personale addetto alla pulizia del luogo. Spiaggia, boschi e tutto. Non solo nel senso di raccogliere cartacce, lattine, bottigliette di plastica e gli immancabili enormi quantitativi di fazzolettini di carta, ma nel senso più ampio di tenere il posto come un prezioso giardino ben ordinato. Ma lasciato assolutamente naturale così come madre natura lo vuole. Anzi, migliorando l’opera un tantino selvaggia della natura Solo abbattimento degli alberi morti e raccolta delle ramaglie. Magari piantumazione di giovani alberelli in sostituzione di quelli deceduti (moltissimo lavoro). Il naviglio di passaggio ha infinite possibilità di dare fondo in rada ("gettare" l’ancora).
Quello stanziale si trova un altro posto per ormeggiare in permanenza. Guardie ecologiche e/o accompagnatori sono a disposizione per illustrare storia, geografia, biologia marina e terrestre (lavoro). E per i gabinetti? ci dirai tu. Qui la nostra idea è veramente, audacemente, innovativa. Ai visitatori, rigorosamente a numero chiuso, diciamo non più di cento al giorno (questo, tra l’altro, fa salire alle stelle il "richiamo"), viene fatto omaggio di una graziosa e robusta paletta metallica reclinabile (lavoro), che verrà conservata per altre occasioni, con la quale verranno rigorosamente auto-interrate le eventuali bisogna dei visitatori. Su precise ed esplicite istruzionitecniche da parte degli accompagnatori. Come scrupolosamente ed ecologicamente fanno i gatti senza che nessuno glielo abbia mai insegnato. La cosa è favoritissima dal terreno estremamente soffice.
Come si vede il lavoro non mancherebbe. Solo che sarebbe un altro tipo di lavoro. Sicuramente con un’altra finalità da quella di portare a casa soldi costi quello che costi. Ma che alla lunga pagherebbe di più dell’altro anche in soldoni. E soldini. Moneta insomma.Si badi bene, potremmo ancora essere in Economia di Mercato. Semplicemente intelligente anzichè stupida. Ammesso e non concesso che l’Economia di Mercato in quanto Sistema possa mai essere intelligente. Le quotazioni del posto salirebbero alle stelle. Bisognerebbe prenotarsi con anni di anticipo. Il che farebbe fiorire una vera economia locale a sfondo culturale-ambientale. Insomma si tratterebbe di una vera valorizzazione. Vuoi del posto in quanto tale vuoi di tutto il circondario.
Ma, visto che l’immaginazione non costa niente ed è per sua natura senza limiti, potremmo disegnare scenari ancora più spinti e sconvolgenti. Ma, per questa estate, fermiamoci qui.  Lo faremo durante la prossima, quella del 2015. Se, come è prevedibile, la situazione economica italiana, nonchè globale, dovesse disgraziatamente peggiorare. Nel frattempo, con tutta la deferenza possibile, ti proponiamo di meditare.

Tuo affezionatissimo GRUV

(continua nell'estate 2015)


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Terza puntata
Prima metà di settembre dell'anno 2014




Hei GRUV! Lo sapete che dopo aver letto i vostri post sul "valorizzaredistruggendo" ho scovato un documento strordinario: uno spot promozionale dell'Italsider di Taranto (ora Ilva) del 1959 che descrive come viene realizzato uno dei piu' grandi stabilimenti siderurgici d'Europa. E' una sceneggiatura con tanto di descrizione delle scene e voci fuori campo di quello che sara' poi il filmato.
Non so' perchè ma mi ricorda una vicenda simile che ha come protagonista la Montefibre di Verbania, piu' o meno stessi anni piu' o meno stessa fine, con tanto di processi per tumori provocati ai lavoratori e tanto di distruzione del paesaggio e dell'ambiente....! E le rovine ancora li' da vedere!
Buona lettura dal vostro affezionatissimo Zorro

Silenzio
"Lunga fila di pecore, belati, rintocchi dei campanacci che portano al collo.
Un pastore le guida con ampi gesti del braccio che impugna un bastone.
Un'altro pastore solleva faticosamente a mano un secchio d'acqua da un pozzo e lo versa nell'abbeveratoio attorno a cui le pecore si assiepano.Una locomotiva a vapore con due vagoni corre lungo la costa.
Sullo sfondo il mare.
Voce fuori campo
"Pecore, ulivi, terra arsa da cui affiora la candida roccia. In fondo il mare, un mare caldo, intenso. Questi i protagonisti di una storia millenaria il cui ritmo sembra scandito dalle eguali monotone arcate dell'acquedotto medievale che correva verso i colli della Puglia ionica e che oggi è testimone di un'età perduta".
Silenzio
Lenta carrellata sul profilo di una città bianca sullo sfondo. Lontani rintocchi di campane. La città finisce e la carrellata prosegue lenta sulla campagna, poi su un uliveto.
Silenzio
Grandi ulivi in primo piano e in primissimo piano un maestoso ulivo secolare.
Voce fuori campo
"Un mondo sonnolento, un destino umano che ha sempre avuto un nome solo: poverta'. Ma improvvisa una forza nuova. La macchina "Una ruspa abbatte l'ulivo secolare come fosse un fuscello."Ulivi secolari cadono come burattini di legno". Ne abbatte un'altro spingendo con la benna sul tronco. Primo piano sulla potenza meccanica della ruspa che avanza. "Cadono a pezzi le vecchie e bianche case dei contadini e dei pastori "Una ruspa cingolata piu' grande e piu' potente di un carroarmato sbriciola una masseria. La piccola torre del suo camino crolla e si frantuma sulle macerie. Carrellata su una distesa di macerie livellate.
"Le macchine hanno fatto il vuoto. Le mine compiranno l'opera".
Carellata su gruppi di operai con l'elmetto che con le perforatrici trapanano il suolo come fosse burro, collocano mine nei fori, le accendono e si allontanano di corsa. Raffiche di esposioni inquadrate da piu' punti di vista sollevano colonne di terra e proiettano massi in aria. Un reportage di guerra. Una ruspa con una benna gigantesca solleva enormi cumuli di terra e massi caricandoli su grandi camion. Compressori schiacciano il terreno sotto i loro rulli di ferro.
Voce fuori campo
"Non resta che un'immensa platea senza piu' ombre e segreti. Senza piu' canto del vento. I nuovi protagonisti: geometri, sterratori, muratori, carpentieri (....).  Dal suolo sorge una nuova, inattesa vegetazione. Grandi alberi d'acciaio piantati su cubi di sassi si vanno allineando in geometriche prospettive(...)
E' il primo passo verso una trasformazione profonda, che giungera' a mutare sostanzialmente il volto e la vita del mezzogiorno, del mezzogiorno agricolo, del mezzogiorno povero, del mezzogiorno fermo da troppi secoli all'avara civiltà dell'ulivo".

                                                                      
Dall'Archivio "Cinematografia Industriale" 1959
Tratto da "Sono io che non capisco" di M. Pallante
Edizioni MdF



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martedì 29 luglio 2014

Che pesci pigliare?



Settima ed ultima puntata della serie "Manca lavoro??" lunedi 28 luglio 2014

Per la serie completa vai al 2013

Accidenti! Se ne è passato del tempo! Direbbe il nostro impagabile Zorro. Forse abbiamo fatto aspettare un po’ troppo i nostri pochi (ma solo per ora) lettori. Il fatto è che ci siamo lasciati andare al vortice delle molte idee che quotidianamente mulinano nei nostri cervelli. Chissà da dove diavolo vengono! Rimediamo subito cercando di concludere, con questa settima puntata, il lunghissimo post "Manca lavoro??", con il quale è iniziata, circa un anno orsono, la nostra divertentissima (almeno per noi) "fatica".
Come abbiamo visto nel dettagliato esempio della "Acquacoltura Estensiva Lago Maggiore" la formula classica "libera iniziativa imprenditoriale privata uguale lavoro" è decisamente antiquata. In generale e in particolare. Assolutamente non all’altezza delle finalità sociali e culturali che una vera economia (cura della casa) dovrebbe, e forse perfino potrebbe, avere oggi come oggi. Non pensiamo proprio che si possa uscire dalla perdurante cosiddetta "crisi" con il modello economico che l’ha determinata. Questione lapalissiana eppure pervicacemente rimossa. Quello che stiamo cercando di fare in questo post, ma anche nell’intero blog, è proprio il tentativo di delineare i pilastri fondativi di un modello socio-economico nonchè antropologico-culturale, completamente diverso da quello attuale che possa garantire vera prosperità, vera pace, autentico benessere -che dovrà significare Essere Bene-, per le future generazioni. A cominciare dalla scala locale per finire, dopo tutti i passaggi intermedi, a quella planetaria. Proposte letteralmente dell’altromondo appunto! Siamo dell’idea che traguardi di questa natura e portata non possano essere conseguiti con un modello economico,come quello attuale, che pone alla base di tutto la remunerazione (sacrosanta di per sè ed in quanto tale) di capitale privato, "liberamente" investito in "libere" attività imprenditoriali private. Il famoso profitto d’impresa insomma. Nè, a maggior ragione, da economie centralmente ed autoritariamente pianificate. E allora? L’alternativa ad entambi i superatissimi modelli potrebbe essere quella che abbiamo tentato di delineare nella puntate precedenti. Vale dire un modello nel quale l’economia venga messa al servizio della realizzazione di un Progetto Esistenziale. Che cosa questo di preciso significhi sarà oggetto di una prossimoa serie di post. Basti qui accennare che per ProgettoEsistenzile intendiamo Progetto di Vita. Quale. Come. In funzione di quali obiettivi. Umani prima di ogni altra cosa. Dopo lo storico fallimento del Libero Mercato e del Socialismo Reale questa potrebbe essere, ci pare, una buona idea. Progetto Esistenziale elaborato (gli strumenti ci sono) in modo veramente democratico. Vale a dire con la partecipzione creativa di tutti i cittadini interessati ed a cominciare dalla dimensione locale. Rispetto a questo progetto esistenziale che sarà ad un tempo culturale, motivazionale, sociale, economico, politico e......filosofico, l’economia intesa in primo luogo come "forza produttiva reale", dovrà porsi quale strumento di realizzazione. Dove le quantità ed il tipo di prodotti da produrre verranno stabiliti democraticamente dalle Comunità in funzione del progetto esitenziale elaborato. L’esatto contrario di quanto è avvenuto ed avviene tuttora. Il concetto è semplicissimo. Il fatto che desta stupore è che si sia così restii a parlare di una cosa talmente importante. Dalla quale dipendono sia il fatto che siamo messi malissimo oggi e qui, sia il fatto che senza affrontare questo nodo non possiamo ragionevolmente pensare di venir fuori dalla terza "empasse" epocale del modello socio-economico nel quale viviamo (vedi il post "La Storia .......può insegnarci qualcosa?")
In pratica ed a partire dal livello locale gli indirizzi potrebbero essere quelli tratteggiati nella precedente puntata. Persino l’articolo 41 della Costituzione della Repubblica Italiana così recita:

Costituzione della Repubblica Italiana. Articolo 41.
"L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali." (grassetto e sottolineatura nostri)

Come si vede basterebbe applicare, ma veramente, il concetto previsto dalla nostra avanzatissima Carta.
Chiaramente andranno dettagliati tempi modalità e strumenti perchè il bel principio possa concretizzarsi veramente. Ed è quello che noi stiamo cercando di fare con i post del nostro blog. Se poi un modello di questo tipo possa mai andare d’accordo con quello attualmente in vigore, a questo punto nel mondo intero, resta la cruciale questione strategica. Aperta, apertissima ancorchè occulta ed occultata.
Evidentemente il progetto "Acquacoltura estensiva Lago Maggiore" voleva, e vuole, essere un esempio tra i moltissimi che si potrebbero fare. Vi ricordate il volantino che abbiamo trovato appallottolato in un cestino dei rifiuti. Andate a rivedervelo (prima puntata). Ognuno dei punti contenuti nel volantino potrebbe costituire un tassello di un grande progetto di rinascita locale. E non solo locale. E non solo economica. Insieme a molti altri progetti che agli ignoti estensori non sono venuti in mente. E che noi, insieme a voi, potremmo aggiungere. Ognuno di essi andrebbe evidentemente sviluppato e dettagliato. Come abbiamo cercato di fare con il progetto "Pesci". Ve la sentite?
Un’ultima cruciale questione: con quali soldi?
Ci viene voglia di dire che di soldi ce ne sono e quando si vuole si trovano. Se si trovano, e si trovano, per certe cose non si vede -o meglio si vede benissimo!- perchè non si dovrebbe trovarli per altre.
Ma ci sono argomenti e proposte molto più interessanti.
Siamo plagiati dalla cultura "mercatista". Quando parliamo degl ingenti investimenti necessari alla creazione di un processo produttivo, i soldi, essa ci induce a pensare che si tratti solo e semplicemente di denaro. E ci fa dimenticare che l’investimento in denaro rappresenta semplicemente l’equivalente monetario di ben altro e di ben più importante Vale a dire risorse naturali. Petrolio, aria, acqua, fotosintesi clorofilliana, vegetali, animali terrestri e marini, sole, terra, metalli, legno, pietra, minerali dei piu svariati tipi, capacità lavorativa e molto, molto altro.

Vediamo un po’. Per realizzare qualsivoglia progetto sono necessarie sostanzialmente tre cose che, nella nostra odierna situazione, non si possono reperire senza pagamento in denaro. Attrezzature di vario tipo e genere. Materiali di vario tipo e genere. Attività umana, che oggi viene chiamata lavoro . E se provassimo ad immaginare qualcosa di diverso? Senza che ci sia bisogno il denaro? Il famoso pagamento "in natura" per esempio. Perchè no? Vi ricordate il buon Renzo che brandiva due bei capponi capovolti agguantati per le zampe? Anche qui assolutamente niente di nuovo. Le Ditte che fabbricano reti da pesca forniranno ai cittadini lacustri impegnati nel progetto ottime reti da pesca per la pesca. I cittadini non pagheranno. Il valore equivalente, in moneta o denaro, verrà detratto alle medesime Ditte fornitrici dal pagamento delle tasse allo Stato Centrale. Che al contempo si troverà sgravato da una infinità di incombenze fiscal-burocratiche. Molti piccioni con una fava! Non ultimo quello di sapere con certezza dove come e perchè vanno a finire le risorse disponibili del Paese! Vi pare poco?
Insomma le Ditte produttrici di attrezzature necessarie alla realizzazione di progetti pagheranno parte delle loro tasse "in natura" fornendo gratuitamente alla comunità locale attrezzature e materiali per la realizzazione del progetto.. Lo stesso dicasi per le Ditte fornitrici di barche, di apparecchiature per il trattamento e la conservazione del pescato e/o per il ripopolamento ittico. O di qualsiasi altra cosa. E così e così via.
E i lavoratori creativi? Con quali soldi li paghiamo? Una parte consistente del loro salario potrebbe essere corrisposto con lo stesso identico criterio. Vale a dire "in natura". Pasta, uova, olio, pomodori pelati e....capponi. Forniti gratuitamente da Ditte del campo alimentare tramite il meccanismo descritto della fiscalità "in natura". Ma una parte soltanto, sia ben chiaro. Il rimanente con denaro pubblico "sottratto" alla evasione fiscale, alle corruttele e, per finire, alla rendita finanziaria. Oltre che, evidentemente con il denaro ricavato dalla vendita del pesce fresco o conservato. Se si decide di venderlo ricavando denaro. Il prezzo potrebbe essere di mercato oppure "politico" al fine di incentivare il consumo di buon pesce nostrano. Ma potremmo anche immaginare di uscire definitivamente dalla logica della economia di mercato facendolo pagare....nulla. Regalandolo, insomma. In questo caso il consumo di buon pesce nostrano sarebbe più che incentivato! Vedete quindi che se e quando si vuole si può. O meglio si potrebbe.
E con questo, carissimo romantico impagabile eroe, pensiamo di aver risposto anche all’ultima spinosissima domanda delle ben 6 (sei) che cia hai posto. Giustamente. La nostra interlocuzione si rivela, ogni giorno che passa, sempre più stimolante. Grazie.

Un’ultima riflessione dobbiamo ai nostri lettori, come promesso, sul fenomeno dei filetti surgelati di pangasio che pur arrivando in aereo dai lontanissimi lidi vietnamiti sono in grado di fare una spietata concorrenza ad ogni altro tipo di pesce, surgelato o no, di origine più o meno nostrana e non nostrana. Provate a studiare con impegno sulle -e tra- le righe del post recentemente pubblicato "La fisica e....il fare soldi" e troverete la soluzione del rebus.
In ogni caso non mancherà l’occasione di ritornare sull’argomento del perchè e come mai le moltitudini pagano, e pagheranno, costi altissimi per consentire a qualcuno di commercializzare, per brevi periodi, prodotti a prezzi che sembrano stracciati o stracciatissimi.

Un cordialissimo saluto al nostro romantico ed impagabile eroe oltre che, ovviamente, ai nostri pochi ma affezionati lettori

Gruppo di Resistenza Umana di Verbania
(fine)
 
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sabato 26 luglio 2014

POSTAPPOST


Un post apposta dedicato alla posta.
Lettori! Coraggio! Fatevi sotto!


2              8 agosto 2014


Anonimo 1     30 luglio 2014


"...con denaro pubblico "sottratto" alla evasione fiscale, alle corruttele e, per finire, alla rendita finanziaria...". Ecco, carissimi GRUV, una caduta nel torbido realismo mi suggerisce almeno una questione: che le brutture su citate e sommessamente inserite quasi sul finire del vostro testo, non siano in realtà premesse necessarie a un modello socio-economico come quello che voi proponete?! E se fosse, che premesse! Tutt’altro che facili alla pratica! Perché metterei la risoluzione di quei "problemucci" in cima alla lista anziché sul finire? Perché non son riuscito a leggere nel testo, dove lo Stato (o chi per esso) caverebbe le risorse, l’attività umana e via dicendo per offrire sanità, istruzione e quei "servizi" fondamentali in qualsivoglia "regime democratico". Ancor più faticherebbe a farlo se le sue tasche venissero un poco più svuotate della fiscalità che le imprese pagherebbero "in natura". A meno che, fossero al contempo riempite da quanto ora è evaso, da quanto finisce nelle tasche dei corrotti e da quanto viene "virtualizzato"nella speculazione finanziaria. Ecco , l’idea di un "modello Altro" che allenti le cime della dipendenza statalista e metta sotto la luce diretta del sole i frutti del sudore dei cittadini, oltre che romantica, la trovo attraente e almeno in linea teorica, possibile. Ma non al prezzo di rinunciare a quel poco che continua, a fatica, a remare verso il nobile principio dell’eguaglianza. Sicuramente non ho saputo ben leggere o mi sarò perso tra le righe, spero in un vostro gentile e creativo chiarimento!

 
 
Anonimo 2     02 agosto 2014


Cari amici del GRUV,.certo qui piu’ che pesci c’è tanta carne(al fuoco),ma il tema è di quelli che fan tremare i polsi:economia globale,abolizione del denaro,progetto esistenziale,scambio di cose e beni al posto di pagamenti in denaro.....
Non è facile ma,come dite,la questione non puo’ essere continuamente occultata,quindi bisogna almeno tentare di trovare proposte che vadano oltre i modelli finora sperimentati che hanno dimostrato tutta la loro inefficacia disastrosa.
Trovo il passaggio dove si propone lo scambio di beni materiali al posto del denaro difficile da comprendere:primo perche’ ritengo che il denaro se gestito e utilizzato appunto per un "progetto esistenziale"anche collettivo, possa agevolare gli scambi(in fondo è stato inventato per questo no?).Secondo:sgravi fiscali al posto di pagamenti in denaro? va bene ma la fiscalita’ è solo una parte del valore complessivo di un bene prodotto ,e il resto come si paga?E se una ditta che produce reti da pesca non è interessata ad avere in cambio pesci del lago,come la mettiamo? non so’ a me si ingarbugliano le idee,forse voi le avete piu’ chiare e potete illuminarmi.


 
Ben due commenti nella sezione commenti relativa all’ultimo post pubblicato "Che pesci pigliare?", settima ed ultima puntata della serie "Manca lavoro??".
 
Prima di tutto vivissimi ringraziamenti ai nostri due lettori per aver finalmente rotto il ghiaccio. Speriamo che molti altri ne seguano l’esempio. Su questo come su altri argomenti. Ci picerebbe che, a partire dalle tesi provocatorie, ma di solido fondamento concettuale e storico che cerchiamo di "portare avanti" con questo nostro blog, si sviluppasse un grandioso e serio dibattito, fuori dagli schemi, sui fondamentali con i quali ci troviamo a doverci misurare oggi e qui. Nei tempi abbastanza bui che stiamo vivendo. Siamo profondamente convinti del fatto che sia indispensabile impostare un nuovo e diverso modo di ragionare. Prima diogni altra cosa. Se vogliamo avere un futuro. Umano. E ciò può venire soltanto da un lungo lavoro di elaborazione su contenuti e da un continuo confronto intorno ad essi. Allargato ad un sempre maggiore numero di cittadini. Ma con certe caratteristiche. E qui veniamo ad una precisazione relativa al metodo. Abbiamo delle idee e sosteniamo delle tesi. Questo non significa che abbiamo "la verità in tasca". Semplicemente, a partire dalla osservazione critica di quello che ci circonda, cerhiamo di sviluppare ragionamenti plausibili. Da definire meglio, da arricchire, da approfondire. Cercheremo di dare tutti i chiarimenti che saremo in grado di dare su cosa intendiamo dire quando diciamo qualcosa. Ma invitiamo i nostri lettori a porsi creativamente. Nel senso di una collaborazione paritaria per la migliore definizione possibile di contenuti. Insomma ci vanno benissimo perplessità e domande ma il nostro sogno è quello di avere una quantità di collaboratori creativi con i quali, condividendo l’impostazione di base, lavorare insieme.
Ed ora alcune precisazioni circa le giuste perplessità dei nostri due lettori. A partire da un chiarimento su cosa intendiamo con l’espressione "fiscalità in natura" (Vedasi post "Che pesci pigliare?" settima ed ultima puntata della serie "Manca lavoro??"). Il concetto è centrale e forse tutte le altre questioni ne dipendono. Quindi partiamo da qui. Ma dobbiamo fare un passo indietro.
Una grande idea progettuale come quella che abbiamo cercato di descrivere (Acqucoltura estensiva Lago Maggiore) per creare vero e buon lavoro (non semplicemente posti di lavoro) è per sua natura (dimensioni, qualità, finalità) non appetibile per privati investitori alla ricerca di ritorno monetario purchessia ed in tempi brevi o brevissimi. Essa possiede tutte le caratteristiche di un grande intervento a carattere pubblico. Meglio: comunitario. Ma, di fronte a proposte del genere, scattano immediatamente due stroncanti obiezioni:

Prima obiezione.
Progetto bellissimo ma utopistico. Gli Enti Locali non dispongono dei quattrini per l’ordinaria amministrazione figurarsi se possono investire in progetti del genere.

Seconda obiezione.
Ammesso, e non concesso, che ci fossero i quattrini da investire sarebbe una impresa in perdita.
Chiuso l’argomento. Prendi e porta a casa.

Le due questioni sono leggermente diverse ma accomunabili sotto il titolo "Limiti invalicabili del pensiero monetarista". Vale a dire quel tipo di pensiero per il quale qualsiasi problema economico si esaurisce nella dimensione monetaria (i quattrini) del medesimo. Occupiamoci, per ora solo della prima obiezione. Quella relativa al fatto che di soldi pubblici non ce ne sono. Noi abbiamo cercato di fare un altro tipo di ragionamento. Vale a dire vediamo se non essendoci i quattrini, possiamo per caso............farne a meno. Se non proprio del tutto almeno in parte. Può sembrare fuori di melone. Ma sembra soltanto a noi oggi e qui. Appunto perchè abbiamo sul groppone, e nella zucca, qualche secolo di monetarismo spinto assurto a Sistema Globale Unico. Perlomeno così a noi sembra. Non vorremmo risultare categorici.

Per gli investimenti in materiali ed attrezzature necessari alla realizazione di grandiosi progetti di salvaguardia ed utilizzo produttivo di risorse locali abbiamo pensato al meccanismo della "fiscalità in natura" appunto. Vediamo come, e se, potrebbe funzionare.

Il meccanismo della fiscalità in denaro, attualmente in vigore, prevede che la premiata Ditta "Attrezzature per la Pesca Professionale ed Affini" (APPA) versi ogni anno allo Stato Centrale una somma di denaro, chiamata tasse, in funzione del proprio volume d’affari. Lo Stato Centrale impiega questo denaro per pagare Servizi Pubblici di vario tipo necessari alla cittadinanza. E.....altro. In ogni caso non bastano. Ma lasciamo perdere.

Il meccanismo della fiscalità in natura, da noi ipotizzato, potrebbe affiancarsi, in parte ed in casi specifici, a quello in denaro di cui sopra.
La premiata Ditta APPA fornisce direttamente e gratuitamente alla Comunità Lacustre impegnata nel grandioso progetto "Acquacoltura estensiva" parte delle attrezzature necessarie. O anche tutte. Per un corrispondente valore in denaro di, poniamo, X euro. La premiata Ditta che avrebbe dovuto pagare tasse allo Stato Centrale per un importo di, poniamo Y euro, pagherà tasse, sempre allo Stato Centrale per un importo di

Y euro (denaro che avrebbe dovuto versare in tasse)
meno

X euro (valore delle attrezzature fornite direttamente e "gratuitamente" alla Comunità Lacustre),
uguale

Z euro (tasse da pagare in denaro allo Stato Centrale. Che continuerà a svolgere la propria indispensabile Funzione Pubblica ma utilizzando meccanismi in parte -per ora-diversi).

E’ più chiaro così?

Non si tratta quindi di non agire per arginare le corruttele, l’evasione fiscale o la rendita finanziaria parssitaria, nè di ridurre il gettito fiscale allo Stato Centrale (primo lettore), nè tantomeno di un baratto tra pesci ed attrezzature per la pesca (secondo lettore).
Partendo da questi semplicissimi concetti che derivano non dalla nostra genialità ma dalla elementare applicazione di ragionamenti fuori dalla logica monetaristica di cui sopra potremmo, ci pare, prendere moltissimi piccioni con una fava. Inoltre molti altri dubbi sollevati giustamente dai nostri due coraggiosi lettori dovrebbero trovare risposta.

Proposta 1
Facciamo questo lavoro insieme. Fateci pervenire testi. A noi il compito di riassumere e sintetizzare.

Proposta 2
Stendiamo insieme un elenco articolato della quantità e qualità di piccioni che potremmo prendere con l’applicazione parziale (per ora) di un meccanismo del genere. Vale a dire delle moltissime implicazioni di ordine economico, sociale, politico, di costume, morali, culturali e persino....filosofiche che l’applicazione di un concetto del genere si porterebbe inevitabilmente dietro. Insomma una sorta di costruttiva, pacifica rivoluzione. Che a qualcuno piacerebbe per niente. Proviamo ad indovinare di chi si tratta e perchè.
 
Una precisazione sulla osservazione del secondo lettore intorno alla utilità del denaro, oltre che per chi lo possiede, quale motore di scambio e quindi di indispensabile sostegno al vortice economico. Affascinante ed istruttiva storia quella del denaro. Sarebbe bello cercare di sviscerare a fondo. Magari lo faremo. Basti qui ricordare che esso è stato inventato recentemente (non più di qualche migliaio di anni fà a quanto ci è dato sapere) per favorire gli scambi appunto. Indispensabile strumento al servizio dei rapporti economico-commerciali e culturali tra comunità relativamente differenti, relativamente indipendenti e relativamente lontane, ha finito per diventare, assurdamente diciamo noi, il movente primo ed il fine ultimodi ogni attività (dis)umana. Sia essa di tipo economico o di altro tipo. Quando, viceversa, viviamo in un’epoca supertecnologica e globalizzata nella quale, scambi commerciali, economia di mercato e denaro potrebbero "tranquillamente" essere aboliti e sostituiti con quella che potremmo definire una Economia di Progetto Esistenziale Planetario finalizzata alla realizzazione di un vero ed autentico Essere Bene per tutti gli abitanti del pianeta. Cose tecnicamente più che possibili oggi come oggi.

Ultima interessante domanda che potrebbe aprirci nuovi orizzonti di discussione: visto che con ogni evidenza qualcosa osta. Di cosa si tratta?

Per il vostro impagabile, scapestrato, romantico eroe
Gruppo di Resistenza Umana Verbania


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  1               26 luglio 2014

Un lettore (non qualsiasi) ci scrive a proposito del post recentemente pubblicato: "La Storia.....può insegnarci qualcosa?" (vedi)

Conclusione solo parzialmente corretta, ma che non tiene conto - secondo me - di tre elementi fondamentali: la "globalità" del sistema che allora era diversa e la limitatezza del ricorso al consumo delle materie prime che prima erano abbondanti e ora scarseggiano, mentre (3 aspetto) prima era facile raggiungere nuovi mercati di consumo e sviluppo che allora potevano essere facilmente aperti ed ora non più stante il sistema globalizzato. Questo però ha portato ad un fatto con aspetti nuovi: in Europa c'è forte recessione ma non in Asia, in Sudamerica (Argentina esclusa, ma ci sono altri fattori nazionali) o in Oceania. In America del Nord - ci sono stato nei giorni scorsi - tutti i segni sono + e la crisi pare superata, anche grazie alla droga finanziaria ed a diverse scelte rispetto all'area Euro.
Quindi le "conclusioni" rischiano di essere inesatte: ci sono fattori nuovi prima inesistenti.
Un altro aspetto "nuovo" è la circolarità delle informazioni e conseguentemente la volatilità dei mercati che agevola la speculazione finanziaria in modo moltiplicatore della crisi "infettando" anche i sistemi più sani....
Vabbè per l'anonimato, ma è una sciocchezza non avere IL CORAGGIO di presentarsi e discuterne ad personam.


Ed ecco la nostra risposta.

Carissimo Lettore,
vivissimi ringraziamenti, prima di tutto, per l’interesse e l’assiduità con i quali ci segue. Ma dalle considerazioni che ci ha inviato circa l’ultimo post "La Storia......può insegnarci qualcosa?" dobbiamo purtroppo constatare che non è stato recepito neppur minimamente lo spirito del ragionamento che abbiamo tentato di svolgere. Vale a dire il fatto che una economia finalizzata al profitto e non ad un progetto di vita non può avere futuro. E non può averlo perchè trasforma inevitabilmente in sovrapproduzione e malaproduzione le proprie immense, smisurate capacità di sfornare prodotti. E che questa caratteristica strutturale del sistema socioeconomico nel quale viviamo sta alla base del suo perenne essere in crisi. Più o meno profonda. Questa la sostanza che ci premeva evidenziare e sulla quale c’è una generalizzata e pervicace congiura del silenzio. Questo il tema centrale del post che viene sistematicamente, accuratamente evitato, non recepito, rimosso da tutti. Finendo per perdersi, come nel suo caso, in dettagli minori. Pur essendo -questa la cosa "strana"- una questione concettualmente "semplicissima". Potremo mai far ripartire la crescita se non parliamo del perchè si è bloccata? Ma dei veri perchè. Potremo mai far ripartire un tipo crescita che, con ogni evidenza, è la causa prima e principale delle crisi? Epocali e non. Non è forse l’Europa il continente che per primo non può più crescere perchè il più vecchio? Nel quale la crescita sviluppista è partita prima? Non sono forse tutte le altre economie emergenti o semi emergenti o turbo-capitaliste o turbo capital-comuniste destinate, prima o poi, ad intasarsi fatalmente? Ci sono volute o non ci sono volute ben due guerre mondiali nel novecento per uscire dalle pastoie della sovrapproduzione industriale "quasi globale"? Non siamo forse oggi daccapo e per la terza volta? Eppure ci sembrava di essere stati chiari ed espliciti anche grazie alla dovizia di autorevoli citazioni storiche. Evidentemente così non è. Ma, ci viene voglia di osservare, è sicuro di aver studiato con calma tutto
il post in questione? Non le sembra che la visione corrente di economia e di storia sia profondamente distorta e gravemente carente, in ultima analisi falsa, ad ogni livello ed in ogni campo? Dalla Geopolitica alle Facoltà di Economia agli studenti di economia? Provi ad osservare il tutto dall’esterno, da un altro mondo che ancora non c’è, nel quale l’economia si ponga al servizio non del profitto di chi produce ma "semplicemente", al servizio della realizzazione di un progetto di vita. Dal personale al locale al nazionale al planetario. Elaborato con la partecipazione creativa di tutti i cittadini interessati. Un mondo che ancora non c’è ma che, in quanto immaginabile, potrebbe anche esserci. Un mondo altro, evidentemente, da questo. Ci provi. Forse potremmo perfino incominciare ad intenderci.
Sulla questione infine dell’anonimato e delle mancanza di CORAGGIO come dice lei. Non vediamo proprio che cosa cambierebbe se ci firmassimo con nome e cognome. Ci sembra curiosità spicciola di nessuna rilevanza. Perdoni l’ardire. I contenuti che noi stiamo cercando di portare avanti hanno una dimensione ed un respiro tali da rendere assolutamente superfluo il sapere, o non sapere, chi scrive.

Cordiali saluti dal Gruppo di Resistenza Umana di Verbania


Il lettore controrisponde.

Grazie della risposta e rileggerò bene tutto perchè è vero che, ricevendo ogni
giorno decine di mail, si legge velocemente e si può essere superficiali.
Il limite della mail è che. - almeno per me - non si riesce mai a dare
completezza al discorso o replicare ai ragionamenti come l'ultimo vostro che è
valido in sè ma che si presta ad altre critiche, tipo quella che - pur
teoricamente condividendo il concetto di qualità di vita - nascono poi altri
dubbi, per esempio che un conto è produrre troppi telefonini (forse inutili)
ma non altrettanto produrre patate o mais nel terzo mondo.
Per questo il dibattito serio è meglio delle mail perchè si ribatte, si
discute con un ritmo diverso dalle mail.
La proposta è allora di trovarsi a parlarne magari semplicemente davanti a un
bicchiere di vino visto che l'età induce a queste cose.
Circa i pensieri però rimane aperto un mio dubbio: il new deal (e una guerra
voluta anche dagli USA) ha risolto temporaneamente il problema ma.... E qui ci
vorrebbero pagine e pagine, come si fa a scriverle?
 

E noi contro-controrispondiamo

Carissimo Lettore,
sentitissimi ringraziamenti, a nostra volta, per la risposta alla risposta. Siamo perfettamente d’accordo con lei. Andiamo tutti "di corsa" e così facendo, lungi dall’agguantare molto, finiamo per perderci un sacco di belle cose. Per esempio l’enorme piacere di leggere con calma qualcosa che suscita il nostro interesse. Dovremmo, perlomeno ogni tanto, scendere dalla giostra per prenderci dei momenti veramente nostri. Ma non è facile. Comunque a forza di provarci potremmo anche cominciare ad applicare questa rilassante e costruttiva pratica. Per quanto riguarda la questione dei "motori di crescita" in questo sistema socioeconomico, effettivamente potremmo scrivere un trattato decisamente "pesante" di molte centinaia di pagine. Ci limitiamo qui ad osservare che se nel caso "New Deal" si trattò di un motore di tipo costruttivo, esso non risolse comunque il problema. Ci volle, per "risolverlo" nientedimeno che una devastante seconda guerra mondiale. Sulla validità di quest’ultimo "motore" di crescita qualche dubbio può, a nostro avviso, essere legittimamente avanzato. E comunque il tutto conferma pienamente la nostra tesi di fondo. Vale a dire il fatto che un sistema socioeconomico finalizzato al profitto non può, per sua intrinseca natura, conseguire una vera razionalità nè in campo economico nè in campo sociale nè in qualsiasi altro campo. E che la cosa pur essendo semplicissima ed alla portata di qualsiasi bambino di terza elementare sembra non esssere recepita da alcuno degli addetti ai lavori. Vuoi del campo economico, vuoi del campo politico, vuoi del campo mediatico. Chissà perchè. Lavoreremo per cercare di scoprirlo..
Per quanto riguarda infine il suo gentile invito ad una bicchierata a quattrocchi ci troviamo purtroppo costretti a declinare. Per una serie di ragioni. Primo perchè siamo da sempre totalmente astemi. Gravissimo difetto lo ammettiamo. Secondo perchè alla nostra età ormai andiamo sistematicamente a letto con le galline. Nessun riferimento, sia ben chiaro, a discutibili tendenze "animaliste". Terzo e non ultimo perchè dei romantici eroi che si rispettino non possono assolutamente rivelare la propria identità.

Gruppo di Resistenza Umana di Verbania


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martedì 15 luglio 2014

La tecnica e il far soldi!


Caro GRUV, interessante davvero questa "lezione" di storia!
Le ragioni di questa durissima crisi che stiamo attraversando, pare vengano da lontano. A proposito, le parole"sottoconsumo" e "sovraproduzione" mi fanno venire in mente l'enorme propaganda cui siamo perennemente sottoposti per farci consumare sempre piu' oggetti e al tipo di relazione che, noi "contemporanei", abbiamo ormai instaurato con gli oggetti stessi...sto' leggendo un libretto interessante e provero' a farne una piccola sintesi  (Il testo che segue è quasi interamente tratto da "Sopravvivere alla tecnica" del filosofo Davide Miccione, che ringrazio di cuore)
                                                         Vostro Affezionatissimo  Zorro



"...La tecnica ha come fine i mezzi. Aumentare i mezzi è il paradossale fine della tecnica, renderli piu' potenti, cioe' che possano di piu', quindi,ancora piu' mezzi...sul senso, opportunita', efficacia dell'uso dei mezzi non si discute, o almeno non è compito della tecnica.
Il mezzo non si occupa di cio', il mezzo "vuole" semplicemente essere utilizzato, questa è la sua funzione quindi: macchine sempre piu'veloci, precise, che fanno tutto da sole; televisioni con sempre piu' canali e programmi da scegliere in un'offerta vorticosa che toglie il tempo di riflettere su cosa scegliere.
Macchine fotografiche digitali velocissime con cui è possibile scattare un'infinito numero di fotografie ma che, proprio per questo, rendono inutile soffermarsi a pensare sul motivo di uno scatto, su un'inquadratura piuttosto che un'altra, una luce piuttosto che un'altra....perche' inseguire la perfezione di un gesto se posso reiterarlo all'infinito?
Ancora, perchè imparare a condurre un'auto se posso avere installato un controllo  elettronico di velocita', frenata, direzione? Perchè imparare a conoscere la mia citta' con le sue strade e stradine quando installando un navigatore satellitare sono guidato dappertutto? Perche' intraprendere una dieta o andare in palestra se posso farmi succhiare chirurgicamente il grasso in eccesso?.....Perche'cercare di rendermi piu' allegro, meno timido o meno infelice se al mio posto puo' pensarci un prodotto chimico?
L'idea dominante è che la tecnica (e i prodotti sempre nuovi che da essa scaturiscono) possa supplire e risolvere i nostri crucci e difetti, renderci migliori meglio del lungo , faticoso, estenuante esercizio e apprendimento.
Purtroppo cio' che viene perso è parte della nostra identita', del nostro saper fare, dell'essere in grado di sviluppare "l'arte dell'uso" degli strumenti: dal violino alla scure, dalla pinza del dentista all'ago del sarto, dalla racchetta da tennis alla matita per gli occhi tutti questi strumenti necessitano di un "interprete", un individuo che sappia trasformare la materia in qualcosa di unico e particolare, mentre la, sempre piu' perfetta, macchina tecnologica richiede un controllore , al massimo un attivatore/manutentore.
La tecnica contemporanea riduce l'uomo a "presenza quasi inutile", essa fa' gia' tutto da se' e noi diventiamo sempre piu' sostituibili.
Imparare a suonare uno strumento musicale, l'arte di cucire, intagliare il legno, cucinare, tirare con l'arco o qualsiasi altra cosa, migliorano l'uomo proprio ponendolo contro i limiti funzionali dell'oggetto; fa' conoscere l'uomo a se stesso grazie alla faticosa indagine delle possibilita' degli strumenti stessi ed al lento oltrepessamento dei limiti apparenti.
Le auto, le lavatrici, le penne, i videogames: tutto diventa piu' pulito, veloce, efficace, preciso; la tecnica fa' il suo mestiere: migliorare costantemente i mezzi.
Al samurai giapponese, guerriero che dedica l'esistenza a continui esercizi fisici e spirituali per affinare e potenziare volontà , spirito di sacrificio, forza d'animo, coraggio persino ferocia si sostituisce "qualcuno" che sappia premere il grilletto di una mitragliatrice ...al guerriero si sostituisce il meccanico, all'interprete (al virtuoso) il controllore, ma sopratutto, ad una forma di esistenza (anche criticabile) si sostituisce il... niente!
Ma la domanda è: che effetti hanno sull'uomo questi "miglioramenti"? Lo lasciano ancora attivo, protagonista, interprete? La sempre piu' perfetta macchina tecnologica porta con se  l'uomo o lo semina distanziandolo?
Gli oggetti tecnologici diventano i nostri "servi-padroni"? Essi sono in grado di condizionare le nostre vite?
Si certo, possono farlo e ce ne possiamo rendere conto quotidianamente, ma questa consapevolezza fa fatica ad emergere a causa di un'idea che è dominante nella nostra cultura, l'idea cioè che gli oggetti (la tecnica) siano di per se' neutrali, "non hanno colpa, tutto dipende da come li si usa.".
Invece ogni oggetto nasce con una propria intenzione, una propria capacità d'uso preferenziale, essi VOGLIONO essere usati in un certo modo.
E' indubbio che una pistola in se' non uccida, eppure se dessimo una pistola ad ogni famiglia siamo perfettamente consapevoli che gli omicidi aumenterebbero.
E' indubbio che si possa leggere e conversare anche con un televisore in casa, ma chi, per qualche motivo si sia trovato senza televisore, avra' notato che si tendera' a leggere, conversare, uscire di piu'.
Gli oggetti hanno una loro identita' e "vogliono essere" e il loro "essere" condiziona inevitabilmente le nostre vite, per esempio avere o non avere un telefono portatile fa' una certa differenza: infatti la sua "portatilita'" implica il poter essere sempre raggiungibili , nessuno sara' tenuto a spiegare perche' risponde sempre al cellulare,  ma gli si potra' chiedere perche' ieri sera ad una certa ora non fosse reperibile!
Considerare un oggetto come dotato di una propria "volonta'" diventa necessario per poter interagire con esso.
Questo è preferibile a vivere in perenne rapporto con oggetti che ci spingono di qua' e di la' mentre noi, pateticamente, recitiamo (senza ingannare piu' nessuno) la parte dei soggetti iperpotenti, assoluti, slegati dalle condizioni della realtà.
Gli oggetti esigono rispetto! E l'uomo contemporaneo desidera ferocemente sempre piu' oggetti ma non li rispetta! A ben pensarci è un'atteggiamento tipico dell'età infantile: i bambini piangono disperatamente per avere cose che romperanno o dimenticheranno un momento dopo.
Un rispetto per gli oggetti perso sopratutto a causa dell'abitudine ad accorciarne sempre piu' la vita ,a considerarli obsoleti anzitempo comprando versioni piu' nuove senza reale necessità, non usandoli quando ancora possono essere usati, a non provarne pena e affetto, sostituendoli tendenzialmente con oggetti usa e getta.
La tecnica puo' illuderci di non aver limiti, tramite gli oggetti possiamo convincerci di poter fare sempre di piu', sempre piu' velocemente senza piu' dover fare i conti con i limiti dell'esperienza con il reale.
In realtà stiamo drammaticamente distruggendo, oltre che l'ambiente che ci da' la vita, anche cio' che ci rende propriamente umani: poter dare un senso alle nostre azioni, trovare nella fatica e nella pazienza a compierle l'occasione di capire chi si è , cosa si vuole veramente e, magari, migliorarsi.



PS :Per chi volesse leggersi l'interessante libro da cui è tratto questo post,il titolo è "Guida filosofica alla sopravvivenza" di Davide Miccione Edizioni Apogeo 2008




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