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lunedì 4 maggio 2015

Tasto, tastiera, musica o.....strumento?


Tra i numerosi commenti suscitati dal post “Fare soldi e.... agire razionalmente” pubblicato nello scorso mese di febbraio, particolare rilievo assume quello del Prof. Ottolini, che sentitamente ringraziamo, per la quantità e qualità degli spunti che ci offre.

Ecco di seguito il testo integrale con, in calce, la nostra risposta.


Commento alla prima puntata del post "Fare soldi e....agire razionalmente".


Grazie del stimolante invito, alla comune ricerca del tasto nascosto … o forse di una diversa tastiera, se non di tutt’altro strumento.



Sulla costante distorsiva niente da ridire, lo dicevamo in tanti alla fine degli anni ’60 del secolo scorso: il vizio è del "sistema".

Ma col passare dei decenni – e da qui parlo per me perché le strade di noi di quella generazione si sono in gran parte divise e divaricate – mi son reso conto che il "sistema" assomiglia assai poco al Moloch che pensavamo di contrastare. Al di là della "costante distorsiva" che ha certo radice nella separazione fra valore d’uso e valore di scambio e pertanto tra la qualità di un prodotto e il suo valore economico, il "sistema" si è dimostrato molto più flessibile, magmatico, cangiante, capace di adattamento, di deviare e rimettersi poi in carreggiata, di reggere i colpi di quanto fossimo in grado di immaginare. Più che un Moloch terrificante o un Levitano hobbesiano mi vengono in mente altre immagini. Un flessuoso e accattivante gattopardo (cambiar tutto perché nulla cambi) e una fiumana maleodorante e gelatinosa che tutto invade e corrompe (Blob, il fluido mortale).



Lottavamo contro la società autoritaria e l’autoritarismo, per poi accorgersi che la società permissiva ha poco a che vedere con la felicità e la realizzazione; contrastavamo divieti e censure e ci ritroviamo in una società dove più o meno tutto è lecito. Il sociologo francese Alain Ehrenberg ne parlava già agli inizi degli anni ’90: la depressione – sindrome diffusa della società moderna – si è trasformata da patologia della colpa (in conflitto con l’es, con il desiderio) in patologia dell’insufficienza (in conflitto con il "culto della performance", della prestazione) con benefici crescenti (la costante di cui sopra) per l’industria farmaceutica: la società del Prozac. Lottavamo contro la scuola d’élite (la scuola di classe) per ritrovarci in una scuola di massa dequalificata: riforma Moratti, corsi di laurea triennali che di "universitario" spesso han ben poco, ed ora la "buona scuola" in sintonia con la superficialità pubblicitaria dei tweet renziani.
E potrei continuare.

Il giornalista (e non solo) Valentino Parlato soleva ripetere: "nel mercato la cattiva merce caccia quella buona" (altra declinazione della costante distorsiva).
Da un po’ di tempo mi interessa maggiormente, rispetto al "sistema" (rispetto alla/e costanti di lungo periodo), capire la "fase" (le specificità di medio – breve periodo). Non è escluso che qui si possa prevedere (o almeno intravedere) qualche possibile via d’uscita (o perlomeno di scantonamento).
C’è un aspetto tra gli altri che mi viene in mente (ne avete accennato con il primo esempio), una contraddizione su cui forse si può "lavorare". La finanziarizzazione dell’economia (da "D – M – D+" a "D – D+") accelera il trasferimento di ricchezze e la divaricazione crescente tra un numero sempre più piccolo di ricchi sempre più ricchi e l’impoverimento crescente di tutti gli altri (nemmeno ai tempi dei Faraoni, si è detto, esistevamo differenze tali di reddito). Questo è in contraddizione (vostri esempi 2 e 3) con le esigenze di ampliamento del mercato. Certo una parte della produzione si orienta allora verso le nuove élite. Mi diceva un operaio della Bialetti: qui ormai si produce solo "l’alta gamma"; il resto è prodotto nei paesi dell’est dove il lavoro è a basso costo.
Ma i ricchi sempre più ricchi potranno acquistare prodotti sempre più costosi ma la loro ricerca famelica è quella della ricchezza non tanto dei beni di lusso e comunque prima o poi si crea un sovracccumolo, un ingorgo.
E dall’altra parte i beni "di massa" sempre di peggior qualità e (relativamente) a basso prezzo si scontrano con le disponibilità economiche sempre minori dei possibili acquirenti.


L’ingegner Valletta non godeva certo di simpatie diffuse né tra gli operai né a livello sociale; eppure il suo onorario non superava di 30 volte quello di un semplice operaio della FIAT. Certo allora sembrava tanto. Ma l’amatissimo Marchionne (elogiato a destra e manca) pare abbia un "onorario" tra le 800 e le 1000 volte superiori ad un operaio dell’azienda che dirige.

Naturalmente è solo un esempio: di redditi esorbitanti di manager pubblici e privati è pieno il nostro paese.

Il "paese" non è più povero; sono le persone più povere.

Pensare a forme redistributive può essere una risposta (di fase, se non di sistema).

I giovani socialisti svizzeri hanno non molto tempo fa proposto un referendum per impedire, nello stesso settore di lavoro, stipendi superiori oltre le 10 volte di quello più basso.

Certo il referendum è stato democraticamente bocciato dagli elettori elvetici e i promotori son stati bollati come ingenui.
Ma almeno hanno avuto il coraggio di porre all’attenzione il problema.
Mi fermo qui anche se mi vengono in mente altri "scantonamenti". Semmai a commento della vostra prossima puntata.
Buon lavoro e buona resistenza umana.
Gianmaria





Commento alla seconda puntata.


Cari resistenti umani

Vi rispondo con qualche giorno di ritardo perché precedentemente impegnato in altro e desideravo leggere la vostra seconda puntata di "Fare soldi e … agire razionalmente" con la dovuta attenzione e con il tempo per restituirvi qualche considerazione.Innanzitutto un grazie per aver ripreso in forma sintetica e brillante una tradizione di pensiero critico oggi non più molto di moda. Ne abbiamo bisogno tutti.Anche per questa seconda parte valgono le mie osservazioni precedenti. Il "Sistema Storico" a cui fate riferimento è un sistema di lungo periodo (gli ultimi tre secoli, ma il mercantilismo dei secoli precedenti da molti è visto come la sua naturale preistoria e transizione) e voi ne sottolineate le costanti della sua "natura irrazionale".Ma la storia è fatta di onde lunghissime e lunghe che agiscono in profondità, di onde di media lunghezza che agiscono sotto la superficie (fuor di metafora i cicli economici e le trasformazioni sociali) e di onde brevi e spezzate che agiscono in superficie (gli eventi e la cronaca).Il pensiero (che se è veramente tale è sempre critico) è in grado di sondare la profondità e capire che le cose (la ragione delle cose) non corrispondono a ciò che appare. Vale per la storia, l’economia, la società, il comportamento umano (la psicologia) ma – come sa ben spiegare Carlo Rovelli nei suoi testi dal poco prevedibile successo editoriale – anche per la natura fisica (micro e macro) del nostro mondo e dell’universo.La forza del pensiero!Ma ahimé – bisogna aggiungere - anche la inanità del pensiero.Tra il pensare e il fare; tra il conoscere e il cambiare c’è una discrasia di cui bisogna esser consapevoli e che va a sua volta indagata. Altrimenti si conosce senza saper fare e – molto più spesso – si fa senza capire quel che si fa. L’azione dei singoli agisce sul breve periodo (sulla cronaca); quella dei gruppi (sociali, associativi, politici ecc.) talvolta, quando è particolarmente efficace, anche sul medio periodo. Solo i visionari pensano di poter mutare le costanti di lungo periodo.Tra i visionari (tra questi anche molti fanatici) e gli acquiescenti non c’è allora alta possibilità? Tutt’altro. Ma la strada è impervia, tutta da scoprire e riscoprire in ogni fase.Questo il motivo per cui personalmente non mi basta "smascherare" la logica perversa e irrazionale del "sistema". Come vi dicevo:"Da un po’ di tempo mi interessa maggiormente, rispetto al "sistema" (rispetto alla/e costanti di lungo periodo), capire la "fase" (le specificità di medio – breve periodo). Non è escluso che qui si possa prevedere (o almeno intravedere) qualche possibile via d’uscita (o perlomeno di scantonamento)."In questa fase mi pare che una delle principali contraddizioni sia appunto la concentrazione crescente della ricchezza e la necessità di espandere il mercato. Facevo l’esempio di Marchionne sottolineando "il suo onorario tra le 800 e le 1000 volte superiori ad un operaio dell’azienda che dirige"; ebbene pare che errassi molto per difetto: secondo Gad Lerner (cfr. il suo blog) il suddetto guadagna come 2000 operai della FCA. Un battaglia civile contro gli squilibri assurdi di reddito (dei manager privati e pubblici e di tanti altri personaggi "di successo") può essere nel contempo un "tema" per far prendere coscienza dell’assurdità dell’attuale sistema socio-economico e dar vita ad una azione praticabile. Altro tema (altro scantonamento) quello dei beni comuni e della comunità. Ad un certo punto (Razionalità e basta) parlate di "bene comune". Io diffido di questa espressione; certo voi la coniugate con eco-nomia (col trattino). Ma c’è un bene comune generale? E chi lo conosce? Chi decide qual è, visto che le opinioni possono esser tante? La storia del concetto è illuminante. Platone osservando che "tutte le città erano mal governate" individua in un governo aristocratico guidato da un’oligarchia di filosofi l’unico in grado di portare giustizia negli affari pubblici e realizzare il bene comune. L’idea che "qualcuno" (sia esso un singolo, una classe, un partito, un gruppo religioso ecc.) decida qual è il "bene comune" è una di quelle Mal-avventure di cui la storia è piena. Questo anche perché "bene comune" è una astrazione.Allora meglio parlare di "beni comuni" al plurale. Questi sono concreti e individuabili, anche se non sempre evidenti e, altra caratteristica importante: sono "comuni", attengono appunto ad una comunità e, finché rimangono tali, sono fuori dal mercato.La internazionalizzazione (o globalizzazione) dell’economia fa sì che i processi economici siano sempre meno controllabili a livello locale e, spesso, nazionale. I cambiamenti e le trasformazioni investono i territori che non riescono a reagire. Pensiamo alla crisi del manifatturiero nella nostra provincia, con la delocalizzazione di molte industrie e la chiusura "secca" di altre. I beni comuni sono spesso legati al territorio e in quanto tali non "delocalizzabili" (per la nostra provincia penso in primis al bene comune "paesaggio"); oppure sono immateriali (es. la conoscenza). Allora (butto lì, ma il discorso sarebbe lunghissimo) un percorso di costruzione di comunità in grado di difendere e valorizzare i beni comuni mi sembra possa mettere in relazione razionalità (pensata) e razionalità effettiva del fare. Grazie ancora delle suggestioni e riflessioni.
Gianmaria.


La nostra risposta :


Egregio Professor Ottolini,



gli spunti da lei forniti sono molti e di notevole interesse. Cercheremo quindi di raggruppare i principali per paragrafi corredati da alcune nostre "controriflessioni". Per poi tentare di dire qualcosa, nel finale, sulla natura di quella che ci sembra la questione centrale: taso, tastiera, musica o....strumento?



 

Moloch o gattopardo?
Siamo perfettamente d’accordo con lei. Il Sistema Storico nel quale viviamo ha tutta l’aria di essere un astuto gattopardo capace di riconvertire ai propri fini di "razionalità economica" praticamente qualsiasi cosa. Molto più pericoloso quindi di un monolitico colosso. Non per niente il Moloch "Comunismo Reale", che potrebbe benissimo essere considerato una forma estrema di capitalismo super-centralizzato, perlomeno è stato in grado di finire. Mentre il gattopardo della Libera Economia di Mercato Capitalistica potrebbe "tranquillamente" durare in (quasi) eterno.


Lottavamo........
Ciò che è stato espresso, anche di notevole, dalla contestazione globale a cavallo tra gli anni sessanta e settanta è stato riassorbito e dequalificato in funzione di nuovi idoli cosumistici e di nuovi tabù come lei dice. Da aggiungere, a nostro parere, c’è che il Movimento di allora è stato cacciato nel vicolo cieco oltre che dalla potente controffensiva (anche cruenta) del Sistema, dalla propria incapacità ad "osare" di più sui contenuti: Per un progetto di assetto socio-economico diverso dal capitalismo. Libero o di Stato che esso fosse.


Periodi lunghi, brevi e...scantonamenti
Come possiamo pensare di essere davvero efficaci e di riuscire a costruire la prospettiva unificante, socialmente ampia, della quale avremmo bisogno se limitiamo il nostro pensiero dentro gli angusti confini del periodo breve o anche medio? Capire le fasi e la loro specificità è sicuramente importante, ma costruire vie d’uscita è una cosa. Mentre "scantonare" pur facendo di necessità virtù, è cosa affatto diversa. Per esempio la contraddizione crescente tra ricchezza e povertà da lei citata è sicuramente un potente aggancio per un percorso critico nei confronti degli attuali assetti socio-economici. Ma è una delle infinite contraddizioni. E di per sè, quando anche fosse accompagnato da forme di redistribuzione, peraltro auspicabili, non costituirebbe -a nostro parere- il Piano Problematico Complessivo di Base del quale avremmo oggettivo bisogno oggi.
Non possiamo limitarci -sempre a nostro parere- a ragionamenti che riguardino questo o quell’aspetto delle onde brevi e spezzettate di superficie ma dovremmo scendere nelle profondità di quelle lunghe e lunghissime che determinano l’evolversi (o l’involversi) storico. Allora forse potremmo tentare di colmare la discrasia tra conoscere senza saper fare e fare senza capire quello che si sta facendo. Atteggiamenti questi, mentali prima di tutto, che ci stanno letteralmente soffocando. Non solo. Ma tentare anche di colmare le distanze tra la dimensione del singolo e quella dei gruppi. Ma -è nostra convinzione profonda- questo non è possibile senza diventare, e in molti, letteralmente visionari. Non nel senso di fuori di senno ma nel senso costruttivo che il termine indica: con una visione del futuro che vogliamo realizzare. Non visionaria. Praticabile.

 
 
Bene comune
Perfettamente d’accordo con il concetto da lei espresso ma con qualche precisazione. Quale sia (o non sia) il bene comune può e deve essere stabilito da un processo veramente democratico di elaborazione -prima e di attuazione poi- di un progetto di trasformazione del modello economico, sociale, politico e culturale nel quale viviamo. Le male avventure disastrose delle quali è piena la storia sono state sempre il frutto di quando "qualcuno" ha stabilito una volta per tutte, e per tutti , quale doveva essere il bene comune. Ma questo non deve significare che allora siamo condannati a subire per sempre il nefasto (letterale) stato di cose presente. Non meno pericoloso infatti è lo sbando al quale viene lasciata una situazione in nome di una falsa, presunta "democrazia".


Costruire Comunità
Il suo interesante commento si chiude con un richiamo che ci trova assolutamente concordi. Dobbiamo costruire Comunità, a partire dal locale in grado di riconoscere, difendere e valorizzare i veri beni comuni. In primo luogo l’ambiente che ospita e permette l’esistenza degli esseri umani, insieme a tutti i viventi. Allora e soltanto allora, potremo colmare il divario tra una vera razionalità del pensiero ed un vero fare finalizzato, non al tornaconto monetario di pochi ma alla cura della casa comune. Di tutti.

 
 
Vorremmo chiudere questa serie di "contro" ragionamenti con alcune domande che ci poniamo -e poniamo- sulla natura del passaggio storico che stiamo vivendo. Meglio sarebbe dire subendo.
Domande che ruotano tutte intorno a quella che a noi sembra la questione davvero centrale. Sistematicamente rimossa. Sulla quale ci piacerebbe sentire il parere suo e dei nostri attenti lettori. Vale a dire la necessità oggettiva del superamento dell’attuale sistema socio-economico da un lato, e la speculare necessità di uno "sforzo" progettuale soggettivo, ancorchè collettivo, per l’eventuale attuazione di tale superamento dall’altro.

Ovunque noi si volga lo sguardo tutto ci racconta che il Sistema Storico nel quale viviamo sta portando l’umanità ad una Grande Catastrofe Planetaria. Intreccio di infinite catastrofi "minori". Nonostante le magnifiche sorti e progressive dello sviluppo capitalistico. Anzi, proprio a causa di questo.
Se questa è la natura della "contingenza" storica nella quale ci troviamo, possiamo accontentarci di quelli che lei chiama "scantonamenti"? Oppure sarebbe oggettivamente necessariio porsi -e porre- in termini espliciti il problema del superamento del capitalismo? Per quanto folle possa sembrare, la vera follia non consiste forse nel riproporre pervicacemente, come se nulla fosse, l’insostenibile modello della crescita perpetua? Sia pure in diverse salse? Quale è il motivo per il quale non ci poniamo -e non poniamo- in termini espliciti questo problema? Anche da parte di chi dovrebbe -e potrebbe- farlo?
Pensiamo forse che il capitalismo, nonostante ben due secoli di prove storiche contrarie, possa un giorno, magicamente, trasformarsi in qualcosa di razionale al servizio di un progetto eco-nomico? Veramente umano e su scala planetaria?
Oppure riteniamo che qualcosa di veramente diverso possa nascere un giorno (quale?) per germinazione spontanea dentro la cornice del sistema capitalistico in modo analogo alla germinazione del capitalismo dentro la cornice della società medioevale?
Come mai non siamo ancora convinti del fatto che il capitalismo, pur non avendo -e non potendo avere- un vero futuro veramente costruttivo, potrebbe "tranquillamente" durare in "eterno" e/o fino alle estreme finali conseguenze nel caso in cui non fossimo capaci di delineare un progetto di modello alternativo basato anzichè sulla "razionalità economica" sulla eco-nomia razionale? Che cosa aspetiamo? In che cosa speriamo?
Il tutto non è doppiamente sconcertante se consideriamo che il criterio di fondo sul quale potrebbe-dovrebbe poggiare una visione affatto diversa è tutto sommato relativamente semplice. Forse troppo semplice per le nostre menti disorientate. Vale a dire la sostituzione della libera economia di mercato con la eco-nomia. Quindi assolutamente non libera bensì al servizio di un progetto umano-esistenziale elaborato in forme veramente democratiche a partire dalle realtà locali. Il tema centrle del progetto srebbe in questo caso: "Che tipo di vita vogliamo fare oggi, qui, e in prospettiva, verso un futuro degno di essere vissuto?" Non potrebbe questa "semplice" visione non visionaria rappresentare una via d’uscita dal cul di sacco evolutivo nel quale la cosiddetta civiltà umana, della quale il capitalismo non rappresenta che l’ultimo atto, si è cacciata con le proprie mani? Oltre che l’unico modo di superare veramente la cosiddetta crisi nella quale siamo -e saremo- sempre di più impantanati?

Il tutto, evidenteremente, comporterebbe qualche vero cambiamento veramente sostanziale. Magari non proprio graditissimo a proprio tutti. Ma sicuramente a molti. Forse moltissimi.



Ringraziandola per il contributo e l’attenzione accordataci la salutiamo cordialmente.

Resistenza Umana




per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com

sabato 18 aprile 2015

"Razionalità" "economica" e..................eco - nomia

Commenti dei lettori




L’ultimo post publicato ("Fare soldi e....agire razionalmente" 2 puntate febbraio 2015) ha suscitato, anche dietro nostra sollecitazione, numerosi, interessanti commenti da parte dei lettori. A conferma del fatto che, forse, abbiamo toccato il tasto sottratto nottetempo alla tastiera. Li riporteremo integralmente in una serie di post. Incominciamo qui con due interventi. Il primo di un lettore anonimo che mette in evidenza l'importanza del fattore "umano". Il secondo, di entusiastica adesione, del Sig. Renato Brignone.





ANONIMO

Discorso che fila, logica acuta, contenuti interessanti e condivisibile l'indignazione. Una domanda-riflessione riguardo a quella che mi pare una taciuta premessa, che farà apparire questo commento come "pessimista", anche quando non vorrebbe esserlo. Il sottoscritto crede molto al cambiare delle cose, al potere di ""nuove" culture. Tuttavia: che essere umano abbiamo in mente? possiamo stare sicuri del fatto che potrebbe essere diverso da quello che la storia ci ha mostrato? Che il caos stia fuori, che le scelte irrazionali non siano parte di quello che siamo? Che la logica possa dominare l'irrazionalità su una scala ampia quanto un sistema sociale, o in un sistema globale? non è forse un'indistricabile complessità a "vincere" sull'"umana virtù"? non è forse che l'etica si forma e trasforma TRA le cose umane, tra i nodi di un sistema e non NEI nodi del sistema? E cambia al suo cambiare?
Nel dire questo non vorrei essere frainteso, non è una premessa, quella che propongo qui, che vuole vanificare qualunque tentativo di cambiare, tutt'altro: penso che se si vuole affrontare queste complicatissime tematiche in modo profondo si dovrebbe (mia personalissima posizione) includere una riflessione sulla natura dell'uomo. Sapere di CHI stiamo parlando, e se c'è un'idea condivisibile tra parti sociali molto diverse. Includere "l'altra posizione", l'aleatorietà, l'irrazionalità. Perchè penso che solo tenendone conto se ne può, magari, contenerne le conseguenze più disastrose.

Grazie innanzitutto per gli spunti che ci offre con il suo interessante commento che coglie l’altra cruciale faccia della questione. Il soggetto “uomo” ed il suo modo di essere. Quindi di agire. Siamo sostanzialmente d’accordo con l’impostazione del suo ragionamento. I molti aspetti da lei evidenziati richiedono di essere sviluppati ed approfonditi. Cosa che cercheremo di fare, magari insieme, in prossimi post. Sarebbe bello e utile che il dialogo qui impostato proseguisse.




RENATO BRIGNONE

Grazie per avermi chiesto un contributo. Che dire, i vostri temi sono nelle corde della mia vita. Con tutta franchezza ho fatto fatica a leggere l'allegato, per il semplice fatto che ai miei occhi é tutto ovvio ciò che dite. Lo dico con rispetto, non perché sia un testo banale , tutt'altro, ma perché lo avrei potuto scrivere io. In questo senso credo che siamo in perfetta sintonia. Alla vostra elaborazione vi posso proporre la mia conclusione, che al di là di quante puntate durerà il ragionamento , per me il problema é uno e uno solo: NON C'è PIÚ ETICA. In economia, in politica nei rapporti fra persone. Ho la morte nel cuore ogni volta che vedo o sento di un sopruso, di persone e famiglie in difficoltà , siamo in un mondo senza più empatia. Mi piacerebbe passare una serata a discutere di tutto ciò , molto più piacevole (per me) di scrivere e leggere :) . Detto questo mi piace sapere che altri "ci provano" , buon lavoro, tenetemi aggiornato.


Grazie per l'entusiastica adesione. Non possiamo però fare a meno di osservare che il filo delle argomentazioni da noi prodotte nel Post in questione porterebbe a comcludere che la indubbia scarsità di ETICA che caratterizza la fase terminale del Sistema Storico nel quale viviamo non è  causa ma, "semplicemente" uno dei moltissimi effetti visibili. A nostro parere le cause profonde della mancanza di etica non sono solo di tipo morale e/o culturale, ma si annidano nei meccanismi economici sulla base dei quali questo Sistema Storico funziona e che nel post abbiamo cercato di analizzare.
Potrà mai esprimere VERA ETICA una società basata su un modello economico che fa del DENARO, prima ed al di là di qualsiasi migliore intenzione soggettiva,  il movente primo ed il
fine ultimo OGGETTIVAMENTE ineludible dell'agire umano?




per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com

venerdì 27 febbraio 2015

Fare soldi e....agire razionalmente

ovvero
gli invalicabili limiti strutturali del Sistema Storico nel quale viviamo.

SERIE COMPLETA
 
Prima puntata


Chiave concettuale
Tagliare il ramo sul quale si sta seduti è irrazionale. Anche se l’uso della sega per tagliare un ramo richiede l’impiego di facoltà razionali.




Che molte cose vadano male quando non malissimo è, a queso punto, evidenza quotidiana. Non vale la pena di perdere nemmeno un minuto per cercare di "dimostrarlo".
Molto più urgente sarebbe capire il perchè.
Sfavorevolissima congiunzione astrale? La giusta punizione per i "peccati" degli uomini? "Umana" follia? Insondabile mistero? Il diavolo?
Oppure qualcosa di molto più concreto? Terreno? Terrestre? Terra a terra?

Vi ricordate la domanda n° 9?
"Penultima, fatale domanda. Non è che, per caso, lo spaventoso viluppo di inestricabili garbugli nel quale siamo, ogni giorno di più, terribilmente avviluppati dipende da un "errore" di base inerente al tipo di sistema socio-economico-culturale nel quale viviamo? Quindi sistemico?
(vedi post "Due DEA? Un DEA? Verbania? Domodossola?)"


Qualcosa non torna.


1.
"Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un pastore prediche, un professore manuali, ecc. Un delinquente produce delitti. Se si esamina più da vicino la connessione che esiste tra quest’ultima branca di produzione e l’insieme della società, ci si ravvede da tanti pregiudizi. Il delinquente non produce soltanto delitti, ma anche il diritto criminale, e con ciò produce anche il professore che tiene lezioni sul delitto criminale, e inoltre l’inevitabile manuale, in cui questo stesso professore getta i suoi discorsi in quanto "merce" sul mercato generale. Con ciò si verifica un aumento della ricchezza nazionale, senza contare il piacere personale......che la composizione del manuale procura al suo stesso autore.
Il delinquente produce inoltre tutta la polizia e la giustizia criminale, gli sbirri, i giudici, i boia, i giurati, ecc.; e tutte queste differenti branche di attività, che formano altrettante categorie della divisione sociale del lavoro, sviluppano differenti facoltà dello spirito umano, creano nuovi bisogni e nuovi modi di soddisfarli. La sola tortura ha dato occasione alle più ingegnose invenzioni meccaniche e ha impegnato, nella produzione dei suoi strumenti, una massa di onesti artigiani. Il delinquente........sprona così le forze produttive. Mentre il delitto sottrae una parte della popolazione in soprannumero al mercato del lavoro, diminuendo in questo modo la concorrenza tra gli operai e impedendo, in una certa misura, la diminuzione del salario al di sotto del minimo indispensabile, la lotta contro il delitto assorbe un’altra parte della stessa popolazione.
Il delinquente appare così come uno di quei naturali "elementi di compensazione" che ristabilisconono un giusto livello e che aprono tutta una prospettiva di "utili" generi di occupazione. Le influenze del delinquente sullo sviluppo della forza produttiva possono essere indicate fino nei dettagli. Le serrature sarebbero mai giunte allo loro perfezione attuale se non vi fossero stati ladri? La fabbricazione delle banconote sarebbe mai giunta alla perfezione odierna se non vi fossero stati falsari?.......................

(Da "Elogio del crimine ovvero la concezione apologetica della produttività di tutte le occupazioni" di Karl Marx presentato da Andrea Camilleri in Ed. Nottetempo)

 
 
2.
"Michal Kalecki (economista polacco 1899-1970),.......si chiese ironicamente che cosa si dovesse fare per aumentare la redditività di una linea ferroviaria sottoutilizzata, e rispose: bisognerebbe costruire, a fianco della prima, una nuova linea ferroviaria. Molti lavoratori troveranno impiego in tale opera; la vecchia ferrovia permetterà loro di recarsi al lavoro, e trasporterà i materiali necessari; i redditi dei lavorarori spesi nelle vicinanze del cantiere di costruzione aumenteranno la domanda; la situazione degli affari in questa zona, in precedenza depressa, migliorerà e la vecchia linea ferroviaria sarà più intensamente utilizzata. E quando, dopo il compleatamento della nuova ferrovia, entrambe le linee daranno basso reddito, si dovrebbe allora costruire una terza linea o, meglio ancora, una terza e una quarta contemporaneamente. E’ una evidente assurdità: ma secondo Kalecki tale assurdità è insita non nel ragionamento, in quanto esso sia erroneo, bensì nel sistema sociale stesso a cui il ragionamento si applica, e precisamente nel separare, come fa tale sistema il valore della merce dal suo valore d’uso, nel subordinare la produzione al perseguimento del profitto anzichè ai bisogni sociali.................."

(Tadeusz Kowalik, voce "Lavoro" Enciclopedia Einaudi)



Il particolare Sistema Storico nel quale viviamo ha la singolare capacità di trasformare tutto quello che tocca in oro. Come sappiamo Re Mida, in un primo momento esaltato dall’inebriante potere, si trovò ben presto a malpartito. E’ possibile che da qui derivino molti dei nostri guai? Piccoli, meno piccolo, grandi ed enormi?


Queste due illuminanti citazioni ci raccontano, ironicamente, che persino il crimine e l’assurdo inutile sono motori, in questo Sistema Storico, di crescita economica. Per non parlare delle guerre mondiali e/o locali o della produzione di armi. E altro di non propriamente positivo. La crescita economica, a sua volta, produce benessere. Su questo punto non si può, e non si deve, discutere. Ma se il crimine, l’assurdo inutile, le guerre, la produzione di armi producono crescita economica, la quale produce benessere, per logica, ci veniamo a trovare in una situazione decisamente imbarazzante. Dobbiamo ammettere che l’inutile e le calamità naturali, o artificiali, portatrici di devastazione morte e sofferenza producono...... benessere. C’è qualcosa che non torna. Dove sta il trucco?
Qualche altro esempio pratico, meno ironico, può confermare il legittimo sospetto.
 
Primo esempio
Un nuovo ritrovato tecnologico consente di produrre molto di più, meglio, con fatica infinitamente minore, in minore tempo. Cosa buona, bella, giusta, utile e ben fatta. In una parola razionale. Potrebbe trasformarsi in maggiore benessere e maggiore qualità della vita per tutti. Potremmo lavorare meno. Lavorare tutti. Con uno stipendio uguale a quello di prima o addirittura maggiore. Avendo molto più tempo libero da dedicare a noi stessi, ai nostri interessi, alla nostra famiglia. I prezzi potrebbero addirittura diminuire mentre la disponibilità di beni potebbe aumentare. Favoloso. Sarebbe vero progresso. Vera razionalità. Invece nossignori. La bellissima cosa, frutto dell’ingegno umano, malignamente e chissà perchè, si trasforma in disoccupazione. Quindi povertà per molti. E maggiori profitti per pochissimi.

Secondo esempio
Produrre molto di più di quello che serve è privo di senso logico.
Prendiamo un amministratore a caso del settore produzione automobili. Il Dott. Marchionne ci racconta che per coprire i costi di produzione e realizzare un margine di adeguata remunerazione del capitale investito deve produrre -e vendere- alcuni milioni di autovettore ogni anno. Ed è verissimo. Quelle sono le quantità che devono essere prodotte per conseguire quello scopo.. Il fatto che ci sia bisogno o non ci sia bisogno di quel quantitativo di automobili è irrilevante. E’ un dato che non rientra e non può rientrare nel calcolo della "convenienza" "economica" di chi produce. Il che significa che la produzione non è subordinata ai bisogni esistenti. Ma sono i bisogni che devono essere artificiosamente "gonfiati" per soddisfare le esigenze della produzione. Altrimenti non si vende. E quando chi produce non vende è crisi "economica".

Terzo esempio
Conseguente sviluppo dell’esempio precedente.
Ci raccontano che c’è la crisi economica. Ed è verissimo. Poi ci dicono che la crisi economica c’è perchè le vendite ristagnano. E se le vendite ristagnano è perchè si consuma troppo poco. Perfettamente consequenziale, logico, razionale. Peccato che non è vero. Non si vende quando si produce troppo rispetto alle reali necessità. La soluzione? Rilanciare la crescita! Come curare un ammalato con la malattia che lo ha fatto ammalare.

Quarto esempio
Dilapidare allegramente ed in breve tempo risorse naturali cretasi nell’arco di milioni di anni è irrazionale. Ma fa girare al massimo l’economia. Mentre l’oculata amministrazione delle medesime evitando ogni forma di inutile spreco è razionale. Ma fa girare al minimo l’economia. Produrre pochi rifiuti e quei pochi riciclarli quali risorse è razionale. Ma "costa". Gli utili di chi produce diminuiscono. Non "conviene". Produrre ingenti quantità di rifiuti e riversarli nell’ambiente è irrazionale. Ma è piu "conveniente". Ancora una volta la "razionalità economica" fa a pugni con la razionalità.

Quinto esempio
Una impresa lavora seriamente producendo beni di qualità e soprattutto duraturi. Ha costi elevati, quindi prezzi alti, vendite tendenzialmente stagnanti o in calo, profitti decrescenti. O si sistema, precariamente, in una "nicchia" o semplicemente fallisce. Un’altra impresa lavora poco coscienziosamente producendo beni di scarsa qualità e durata a prezzo basso (vedi Cina). Prospera. Cresce. Perche? Perchè potendo praticare prezzi molto bassi è molto "competitiva" sul mercato. Vende molto. In più quello che vende dura poco. E meno dura meglio è. Dopo poco deve essere novamente comperato. Con grande beneficio delle vendite e dei profitti di chi vende. Quindi dell’"economia". Quindi di noi "tutti".

Sesto esempio
In collegamento concettuale con l’esempio precedente.
Rinnovare è bello. Rinnoviamo continuamente tutto. Dopo pochi mesi c’è un nuovo modello. Usa poche settimane, getta e ri- compra.. Annegheremo in un oceano di rifiuti su un pianeta dove non ci sarà più niente da consumare? Può essere. Ma è irrilevante. Ne abbiamo ancora di tempo e di spazio da riempire! L’economia deve "girare" adesso, qui, subito. Bisogna essere concreti! Poi? Poi si vedrà. O, meglio, se la vedranno.

Settimo esempio
Le possibilità di sopravvivere per i comuni mortali, ovvero la stragrande maggioranza della popolazione, dipende dal possedere un posto di lavoro. Un eufemismo per non dire che quello di cui abbiamo veramente bisogno per vivere, in questo Sistema Storico, è uno stipendio. Denaro insomma. Chiediamo posti di lavoro. Lavoro per fare che cosa e per chi?. Non ci interessa. Non per altro. Non possiamo permetterci il lusso di sindacare sul tipo di lavoro e sulle sue finalità. E neppure sulle conseguenze sanitarie. Per chi ha il posto di lavoro. E per le poplazioni del circondario. Qualsiasi cosa, anche la più dannosa e nociva va bene purchè si tratti di posti di lavoro. Insomma stipendi. Sempre. Ma particolarmente in tempi di "crisi".

Ottavo esempio
I prezzi aumentano. La disoccupazione pure Il potere di acquisto della stragrande maggioranza della popolazione è in continuo calo. La qualità e la durata dei prodotti mediamente diminuisce. Gli allevatori vengono pagati con denaro pubblico per non produrre latte o carne o altro. I pescatori vengono pagati con denaro pubblico per demolire pescherecci e non pescare. Le banche vengono pagate con denaro pubblico per non promuovere credito. Il tutto viene chiamato Progresso.
 
Nono esempio
Vengono distrutte derrate alimentari di ogni genere e tipo in un mondo che letteralmente patisce la fame. Perchè? Per non far scendere i prezzi sul mercato. Non viene coltivato a cereali il deseto del Sahara (cosa oggi tecnicamente fattibilissima). Perchè? Non "conviene". Vengono fabbricate -e vendute- armi. Piccole, medie ed enormi di ogni tipo e genere. L’una più micidiale dell’altra. Perchè? "Conviene" molto di più. Ma le armi servono per ammazzare la gente! C’è molta richiesta sul libero mercato quindi "conviene". Il resto è irrilevante.
 
Decimo esempio
"Razionalizzazione" produttiva: lavoriamo meno, lavoriamo meglio, lavoriamo tutti, a cose più utili, di maggiore qualità e di maggiore durata? Nossignori. Lavoriamo in meno, molto più di prima in condizioni di maggiore stress e quindi rischio, a cose sempre meno utili perchè devono durare poco o addirittura sono superflue, o dannose, o entrambe le cose. E poi è evidente che per creare posti di lavoro bisogna....poter licenziare chi lavora!
 
Undicesimo esempio
Il cataclisma naturale e/o prodotto dall’umano agire, o non agire, prima del Sistema Storico nel quale attualmente viviamo era una disgrazia. Così come era una disgrazia indebitarsi. Oppure sprecare e scialacquare. Ora non più. Ora più le cose vengono distrutte e meglio è. Così è necessario tanto lavoro per ricostruire. L’indebitamento e lo spreco sono fondamentali motori di di sviluppo. E il PIL cresce. E con lui l’economia. E con lei il benessere. E se cresce il benessere tutti stiamo meglio.
 
Dodicesimo esempio
Ci sono una infinità di cose belle, buone, giuste e utili che dovrebbero essere fatte e che non vengono fatte. Per esempio il patrimonio naturale, il territorio, il patrimonio storico e culturale vanno alla rovina per incuria, abbandono, mancanza di serio e produttivo lavoro in questo campo.
Ci sono una infinità di persone che vorrebbero lavorare e che non trovano un posto di lavoro. Perchè? Perchè....manca lavoro!
 
L’elenco delle assurdità potrebbe continuare a lungo, ma pensiamo che possa bastare. Per il momento.
 
La sensazione è marcata.
Sembra proprio che sia all’opera una costante distorsiva di tipo sotterraneo. Non facilmente individuabile eppure costantemente ricorrente. E dagli effetti letteralmente devastanti.

L’assurdo, il controsenso, l’insensato ed il non-senso sembrano abitare indisturbati la nostra vita. Addirittura in certi casi viene raggiunta la demenza pura e semplice. Il benessere conseguito, da una parte minore dell’umanità, ed i portentosi sviluppi della scienza tecnologica e della tecnologia scientifica non fanno che rendere ancora più sconcertante il tutto.
E poi.
Non se ne parla. Si descrive con minuzia di particolari l’assurdo quotidiano nel quale siamo immersi. Ma non ce n’è uno che dica: "Viviamo in un assurdo quotidiano. Come mai? Perchè?" C’è un "qualcosa" al quale dobbiamo tutto questo? Dove sta? Che cosa è?"
Quale migliore conferma del fatto che non si può, non si vuole e non si deve toccare questo tasto? Quale migliore "prova" del fatto che quello sarebbe il tasto "giusto" da toccare?
 
Vorremmo qui incominciare a muoverci in questa direzione. Ma bisogna scavare sotto, dietro e dentro le cose. Prima dobbiamo trovare il tasto sottratto nottetempo alla tastiera e noscosto in profondità. Poi dobbiamo ricollocarlo sulla tastiera insieme a tutti gli altri. Poi ancora cercare di suonare una musica diversa. Lavoro nè breve nè agevole.

Ma, forse, vale la pena il tentarlo.
(continua)

Commento di Anonimo alla prima puntata
21 febbraio 2015 10:36

 
Discorso che fila, logica acuta, contenuti interessanti e condivisibile l’indignazione. Una domanda-riflessione riguardo a quella che mi pare una taciuta premessa, che farà apparire questo commento come "pessimista", anche quando non vorrebbe esserlo. Il sottoscritto crede molto al cambiare delle cose, al potere di ""nuove" culture. Tuttavia: che essere umano abbiamo in mente? possiamo stare sicuri del fatto che potrebbe essere diverso da quello che la storia ci ha mostrato? Che il caos stia fuori, che le scelte irrazionali non siano parte di quello che siamo? Che la logica possa dominare l’irrazionalità su una scala ampia quanto un sistema sociale, o in un sistema globale? non è forse un’indistricabile complessità a "vincere" sull’"umana virtù"? non è forse che l’etica si forma e trasforma TRA le cose umane, tra i nodi di un sistema e non NEI nodi del sistema? E cambia al suo cambiare?
Nel dire questo non vorrei essere frainteso, non è una premessa, quella che propongo qui, che vuole vanificare qualunque tentativo di cambiare, tutt’altro: penso che se si vuole affrontare queste complicatissime tematiche in modo profondo si dovrebbe (mia personalissima posizione) includere una riflessione sulla natura dell’uomo. Sapere di CHI stiamo parlando, e se c’è un’idea condivisibile tra parti sociali molto diverse. Includere "l’altra posizione", l’aleatorietà, l’irrazionalità. Perchè penso che solo tenendone conto se ne può, magari, contenerne le conseguenze più disastrose
 
 

Grazie innanzitutto per gli spunti che ci offre con il suo interessante commento che coglie l’altra cruciale faccia della questione. Il soggetto "uomo" ed il suo modo di essere. Quindi di agire. Siamo sostanzialmente d’accordo con l’impostazione del suo ragionamento. I molti aspetti da lei evidenziati richiedono di essere sviluppati ed approfonditi. Cosa che cercheremo di fare, magari insieme, in prossimi post. Sarebbe bello e utile che il dialogo qui impostato proseguisse.
 


SECONDA PUNTATA


In ognuno degli esempi che abbiamo prodotto sembra configurarsi una sorta di conflitto antagonistico di base.
Da una parte esisterebbe una "razionalità economica".
Dall’altra, difficilmente conciliabile con essa, l’elementare buon senso.
 
"Razionalità economica" e razionalità.


Razionalità strumentale o ristretta, e razionalità degli scopi o ampia.

Se tagli il ramo sul quale stai seduto cascherai di sotto auto-facendoti male. La cosa è priva di senso logico oltre che contraria al più elementare buon senso. In questo senso tagliare il ramo sul quale si sta seduti è irrazionale. Anche se per manovrare correttamente una sega al fine di tagliare un ramo è necessario impiegare una serie di facoltà razionali. E adoperare una sega razionale. Ovvero perfettamente tesa, affilata e stradata. Esistono quindi due tipi diversi di razionalità. La razionalità strumentale. intesa come massima efficacia dello strumento. Indipendentemente dal fine per il quale viene impiegato. E la razionalità, o irrazionalità, dello scopo per il conseguimento del quale lo strumento viene adoperato. Una sega perfettamente tesa, affilata e stradata può essere impiegata con grande maestria per tagliare il ramo sul quale il tagliatore sta seduto, praticando un perfetto taglio posizionato tra il tagliatore stesso ed il tronco dell’albero.
Decisamente stupido. E la stupidità, fino a prova contraria, è irrazionale. Se poi il tagliatore non si è nemmeno accorto del fatto che è seduto su un ramo che sta tagliando ciò costituisce una aggravante. Doppia stupidità. E, quindi, irrazionalità doppia.

Dopo questa messa a fuoco "teoretica" (!) veniamo a proporre alcune definizioni che saranno i nostri strumenti di scavo.

"Razionalità economica"
tra virgolette
Detta anche "strumentale" o "ristretta". Volgare: "Fare soldi".
Proposta di definizione:
Trarre il massimo guadagno di denaro possibile dalla differenza tra quanto denaro viene ricavato e quanto denaro viene speso nel fare una determinata cosa o attività o altro.
Più in generale.
Finalizzare, di fatto, l’azione umana, di qualsiasi genere essa sia, alla realizzazione del massimo profitto monetario possibile a prescindere dalle conseguenze che tale azione può determinare in campo sociale, ambientale e financo propriamente eco-nomico.

Razionalità e basta
senza virgolette. Detta anche razionalità degli scopi o ampia.
Proposta di definizione :
Agire, con l’impiego di mezzi adeguati, al fine di soddisfare bisogni individuali largamente diffusi, tali da assumere rilevanza sociale.
Più in generale:
Fare in modo che una qualsiasi azione umana consegua il massimo possibile di vero miglioramento qualitativo generalizzato (bene comune) in una qualsivoglia situazione, campo o problema, con il minor dispendio energetico e di risorse possibile.

"Economia"
Tra virgolette.
Proposta di definizione:
Business, affari, vendere, comperare, giro di soldi, guadagno.

Eco-nomia.
Senza virgolette e con il trattino tra eco e nomia.
Proposta di definizione: cura della casa.
Nel significato autentico ed originario della parola di origine greca.
 
Al lettore attento non sarà di certo sfuggita la cruciale corrispondenza biunivoca (!) tra le due coppie di definizioni e precisamente tra
Il concetto di "razionalità economica" tra virgolette che rimanda alla "economia" tra virgolette, concepita come business e, viceversa,  il concetto di razionalità dei fini che rimanda alla eco-nomia intesa come cura della casa.
Business          ed          eco-nomia.
Due universi lontanissimi, basati su principi diversi che si prefiggono obiettivi diversi.
Questo potrebbe essere una prima spiegazione relativamente ad una sorta di incociliabilità cromosomica tra fare soldi, da una parte, ed agire in modo veramente razionale, dall’altra.

Nel Sistema Storico in cui viviamo, l’universo della "convenienza", del "tornaconto", della "resa", degli "affari", del "business" ha preso definitivamente il sopravvento su tutto il resto. E’ un universo monetario-quantitativo che se può, in alcuni casi, creare un "benessere" puramente quantitativo per pochi, è pressochè inconciliabile con l’universo della Qualità. Per tutti. Che potremmo anche chiamare eco-nomia. Cura della casa in cui abitiamo. E di noi stessi che la abitiamo. Qualità potrebbe significare lavoro gratificante e creativo a scopo sociale. In altre parole finalizzato al soddisfacimento di profondi bisogni sociali diffusi e condivisi. E non al guadagnodi chi produce. Potrebbe significare lavoro creativo per tutti e riduzione, per tutti, del tempo-lavoro. Potrebbe significare progettazione veramente razionale e veramente democratica delle attività e delle produzioni in funzione di un progetto esistenziale condiviso. Potrebbe significare risparmio energetico anzichè spreco. Potrebbe significare lavoro eseguito a regola d’arte invece che il più velocemente possibile. Potrebbe significare circondarsi di bello.anzichè di brutto. Per esempio.

Dopo mezzo millennio di fatti storici ben precisi, c’è ancora qualcuno in grado di sostenere che la cosiddetta "razionalità economica", ovvero la finalizzazione delle attività umane al conseguimento del profitto monetario produce, automaticamente, vera qualità di vita per tutti gli abitanti del pianeta Terra?

Ma perchè siamo in questa perniciosa situazione nella quale è evidente che stiamo tagliando il ramo che ci sostiene e cionondimeno continuiamo imperterriti? Avidità umana? Ignavia? Mancanza di scrupoli? Stupidità? Ottusità? Menefreghismo? Vista corta? Auto-lesionismo? Anche. Indubbiamente.
Ma, probabilmente, si tratta di qualcosa di più concreto. Meno legato a "qualità" soggettive. Qualcosa di oggettivo inerente al tipo "razionalità economica" nella quale viviamo. La direzione di scavo ci viene indicata dall’economista polacco Kalecki nella seconda citazione ironica d’apertura.
E qui dobbiamo iniziare a scavare davvero.

".......... tale assurdità
(tappezzare la pianura di linee ferroviarie assolutamente inutili ma utili per costruirne altre) è insita non nel ragionamento, in quanto esso sia erroneo, bensì nel sistema sociale a cui il ragionamento si applica, e precisamente nel separare, come fa tale sistema il valore della merce dal suo valore d’uso, nel subordinare la produzione al perseguimento del profitto anzichè ai bisogni sociali.................."
Le sottolineature ed i grassetti sono nostri.
Proviamo ad articolare il prezioso spunto.
 
 
Viviamo in un Sistema Storico.

Forse ci sembra di vivere nella realtà. Ma non è vero. Viviamo in una realtà.
Il Sistema Storico nel quale viviamo non viene percepito, mediamente, come tale. Anche se è ben fornito di carta di identità con tanto di nome e cognome, data e luogo di nascita, paternità e connotati psicosomatici.

Nome e cognome

Sistema Capitalistico.
Data di nascita

Secolo XVIII
Paternità

La classe capitalstico-borghese inglese del secolo XVII
Connotati di base

Questo Sistema adotta un particolare tipo di Modello Economico.
Il modello economico a Libera Economia di Mercato su basi Capitalistico-Industriali.
Connotati di base del modello economico

Libera produzione di beni destinati al libero mercato "concorrenziale", con processi produttivi di tipo industriale risultato di ingenti investimenti di capitale. Il credo del liberismo economico afferma che più ciascun membro della società si ingegna al fine di guadagnare soldi più, automaticamente, viene a realizzarsi il bene della società nel suo complesso.
Paternità teorica del modello economico

Adam Smith, economista e filosofo scozzese (1723-1790) e David Ricardo, economista inglese (1772-1823).
I più importanti Teorici del Liberismo Economico.
 
Il principio informatore di carattere generale in generale

Possiamo anche chiamarlo criterio ispiratore opure regola aurea oppure ancora movente primo, O anche fine ultimo. La sostanza non cambia. E’ sempre presente nell’agire umano. Che se ne abbia consapevolezza oppure no, il "colore" del principio informatore di carattere generale impregna di sè ogni minuto particolare del vivere umano.
 
Il principio informatore di carattere generale nel Sistema Storico in cui viviamo.

Possiamo anche non saperlo. O far finta di non saperlo. O saperlo e considerarlo la cosa più "naturale" del mondo. Anche se non lo è. Sta di fatto che viviamo in un particolare sistema di organizzazione economica e sociale che si chiama Libera Economia di Mercato. Chiediamoci: quale è, in Libera Economia di Mercato il principio ispiratore di carattere generale che deve essere necessariamente seguito? La risposta, che ognuno di noi sa benissimo, detta brutalmente, è: guadagnare denaro.
Attenzione. Molto prima di essere una questione legata ad una eventuale avidità "umana" è una necessità oggettiva connaturata al funzionamento di questo particolare tipo di sistema economico e sociale. Che avrebbe dovuto realizzare il paradiso terrestre: libera produzione più libero mercato più denaro più profitto d’impresa uguale massima libertà per tutti, massimo tornaconto economico individuale, massimo benessere collettivo, perfettamente armonizzati.
Vediamo se riusciamo a "smontare", in tre sintetici passaggi, un meccanismo al quale siamo talmente abituati da sembrarci perfettamente naturale. logico, normale e persino funzionale. Insomma razionale. Anche se non lo è.

1

In Economia di mercato, lo dice la parola, la produzione mercantile ovvero la produzione per la vendita sul mercato, è il tipo di produzione prevalente. La cosa è oggettivamente constatabile. In questo particolare meccanismo economico il valore d’uso del bene prodotto -a che cosa serve?- passa sottilmente in seconda linea. o comunque viene sub-ordinato alla finalità "economica": vendere. Primo capovolgimento di senso. Il mercato cessa di essere semplicemente un particolare momento, simpatico e pittoresco, dove venditori e compratori si incontrano in una bella piazza cittadina. Diventa il Mercato con la emme maiuscola. Un immane, gigantesco Sistema Economico Complessivo & Globale al quale nulla e nessuno può più sfuggire. Tutto viene messo in vendita. Cose materiali come le patate. E persino cose non materiali come la capacità lavorativa o l’esperienza professionale. Ogni cosa ha il proprio "mercato". Qualcuno sostiene, non del tutto a torto, che laddove tutto viene messo in vendita persino l’integrità etico-morale può essere venduta. E altro. Questo sistema presenta indubbiamente alcuni vantaggi di tipo funzionale. Per esempio possiamo dedicarci per tutta la vita ad una, ed una sola mansione (è un "vantaggio"?) senza doverci procurare con le nostre mani tutto ciò di cui abbisogniamo per vivere. Gran comodità. Ma non è questo il punto.

2
Poi chiediamoci: quale è lo scopo primo e principale per il quale le cose vengono vendute sul Mercato? Per soddisfare, prima di tutto, bisogni? Si potrebbe tranquillamente sostenere che la soddisfazione di bisogni non è lo scopo principale ma il mezzo per conseguire lo scopo primo e principale: ricavare denaro. Il valore d’uso ( finalità, caratteristiche, qualità del bene) diventa lo strumento per realizzare una quantità: il valore di scambio del bene prodotto. Tradotto: denaro. Secondo capovolgimento di senso. Nel Sistema della Economia di mercato è’ indispensabile avere soldi. Il motivo è evidente. Senza soldi niente può essere comperato. Dal momento che tutto è in vendita. Ed i soldi possono essere ricavati soltanto vendendo qualcosa. Ci sono altri modi, ma per i comuni mortali sono illeciti. E chi non possiede niente da vendere? Può, se ci riesce, vendere la propria capacità lavorativa a qualcuno che abbia bisogno di comperarla. Si chiama mercato del lavoro.Proprio così. Nessuno sembra turbato dalla cosa. In caso contrario deve farsi assistere. O altrimentti, liberamente, morire di stenti.

3

Ci veniamo così a trovare invischiati, per così dire, in un vero e proprio MECCANISMO AUTOREFERENZIALE. Vendere per ricavare soldi che ci consentano, spendendoli, di comperare quello che viene venduto. In questo particolare tipo di meccanismo "economico" il denaro diventa indispensabile ed onnipresente. Assume il ruolo CENTRALE. L’"economia" ed il denaro cessano di essere strumenti per la realizzazione di contenuti qualitativi ed i contenuti diventano mezzi per far girare denaro. Denaro che si fermerà, accumulandosi, in certi punti. E non in altri.
E qui si stabilisce il terzo, fatale capovolgimento di senso che produrrà la perversione di senso dell’agire umano in generale. In ogni campo e ad ogni livello. Quelli che dovevano essere i fini della attività umana ovvero che cosa facciamo come lo facciamo e perchè, diventano mezzi per soddisfare quello che avrebbe dovuto essere lo strumento ovvero l’economia, il denaro ed il suo uso. Che diventa lo scopo.


Il capovolgimento di senso determina il non senso.

Capovolgere il senso delle cose trasformanodo quelli che dovrebbero essere strumenti (economia, denaro ma anche tecnica, tecnologia e scienza) in scopo e quelli che avrebbero dovuto essere gli scopi (elevato livello di vera qualità di vita per tutti) in strumenti è profondamente irrazionale.
Un principio informatore di carattere generale profondamente irrazionale non può che determinare una infinita serie di contaddizioni, controsensi e non sensi.
Esattamente l’inestricabile, irrazionale, spaventoso garbuglio nel quale siamo sempre di più ingarbugliati.
 
Conclusione sotto forma di due domande più un triplo ringraziamento.

Prima domanda
Non è proprio la "razionalità economica" a costituire il primo e principale ostacolo alla realizzazione di una vera qualità di vita per tutti gli abitanti del pianeta Terra?

Seconda domanda
Non è forse giunto il momento di incominciare a parlare di tutto questo? Allo scopo di incominciare a ragionare insieme sul che cosa e come potremmo fare per sostituire alla razionalità economica la razionalità degli scopi ed all "economia" la cura della casa?

In ogni caso un grazie di cuore a Karl Marx e Michal Kalecki.
Nonchè ai nostri pazienti lettori.


(fine)




per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com  

sabato 14 febbraio 2015

Libera Economia e.......libertà

ovvero
soliloquio dell'uomo qualsiasi




Il posto di lavoro ce l’ho. Per fortuna. Fino a quando non si sa. Speriamo bene. Ma tra questo e dire che mi sento soddisfatto ce ne corre. Quello che mi piacerebbe davvero, a questo punto della mia vita, sarebbe avere una attività lavorativa che possa sentire profondamente mia. Nella quale poter esprimere me stesso. Che mi piaccia e che abbia un senso profondo. Per me e per la comunità che mi circonda. Una attività nella quale io possa sentirmi umanamente realizzato. Una attività non monotona e ripetitiva. Interessante. Piena di novità. Che non esaurisca la mia esistenza. quindi con del tempo libero. Diciamo 50%. Per fare altro. Escursioni, letture, studio, aggiornamento, informazione, rapporti con i familiari, con gli amici. Tempo libero per interessarmi alla gestione della cosa pubblica nella mia realtà locale. O per intraprendere veri viaggi di scoperta a due passi da casa. A piedi o in bicicletta. E tanto altro ancora di bello e di buono.
Invece no.
Sono praticamente inchiodato ad un posto di lavoro. Cosa affatto diversa da una attività lavorativa. Si badi bene: posto. E devo ritenermi fortunato! Per ora ce l’ho. Il posto di lavoro. Fino a quando non si sa. Ben peggio potrebbe andare. Pensa ai disoccupati, ai licenziati, agli "esodati", agli pseudo assistiti che il fatidico posto non l’hanno mai avuto o se l’hanno avuto l’hanno perso! E a quelli che con ogni probabilità non ce l’avranno mai! In queste condizioni pretendere la creatività, la soddisfazione, l’autorealizzazione? Lussi! Cara grazia portare a casa quattro soldi senza i quali puoi pure crepare di fame o vivere da barbone. O da eremita. O pietendo assistenza. Come preferisci! Puoi persino preferire! Più libero di così....Si perchè senza denaro la spesa non si può farla e allora qualsiasi cosa va bene. Pur di non restare senza denaro.
Si potrebbe rubare. O il denaro per fare la spesa o la spesa direttamente nascondendola nelle tasche del cappotto. Ma prima o poi, più prima che poi ti beccano e allora finisce male. Malissimo. Meglio lasciar perdere certe idee... almeno per ora......
Insomma datemi e mantenetemi un posto di lavoro. Purchessia, qualunque. Non mi interessa a fare che cosa, perchè e come. Ripeto: non mi interessa. Posto di lavoro è un eufemismo per dire stipendio. Lo sanno tutti anche se fanno finta di non saperlo.
Certo quando una attività lavorativa diventa un posto di lavoro le cose prendono una piega del tutto particolare. Flessibilità vuol dire licenziabilità. Che, come è noto, serve ad aumentare le possibilità di trovare lavoro. Creatività diventa eseguire senza pensare o pensando imprenditoriale. Tantomeno discutere. Più che esprimersi farsi...spremere. Al posto del realizzarsi realizzare. Produttività. Piacermi? Ma il piacere non c’entra con il lavoro! Non monotono? Dobbiamo o non dobbiamo esere produttivi se vogliamo crescere? Guarda i cinesi. Tempo libero? Ma se ci fanno lavorare anche di domenica! O con turnazioni massacranti. Il bello è che c’è la disoccupazione e i consumi precipitano. Ma non ragioniamo troppo. Gli inconvenienti sono tanti ma non importa. Devo pur mangiare ed avere un tetto sulla testa. Il resto sono chimere. Utopie. Libri dei sogni. Certo se dovesse ulteriormente peggiorare....in casi estremi resta sempre la libera possibilità di...... suicidarsi. Ma non mi sembra una buona soluzione.......almeno per ora.................
Certo che in questo sistema l’economia sarà anche libera.
La questione è che io, purtroppo, da bravo uomo qualsiasi, non sono libero dall’economia. Altri si. Ma
non sono, evidentemente, uomini qualsiasi.




per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com

venerdì 12 dicembre 2014

Centro Eventi Multifunzionale Arroyo 2

    
ovvero

L'insostenibile pesantezza dell'apparire.




Hei ragazzi, finalmente il manufatto è lì da vedere in tutta la sua imponenza! Va be’ che non è ancora finito........è da un po’ che manco dalla mia Verbania, ieri l’altro mi stavo recando lemme lemme a piedi da Pallanza ad Intra lungo la ciclabile quando all’improvviso............parlapà..... corbezzoli..........controberzoccoli.........sono rimasto praticamente senza fiato e con la mascella penzoloni. Poi gradualmente mi è preso come un blocco digestivo tipo chiodo nello stomaco.........perbacco l’imponenza sicuramente c’è, non manca prorio per nulla.......eppure.....c’è qualcosa che non mi convince, come una sensazione che mi prende l’apparato digerente........cosa diavolo potrà mai essere? E poi perchè diavolo? Dopo tutto l’aspettare questa meravigliosa opera di architettura postmoderna. Come si spiega la faccenda? E poi. Ma come diavolo faranno quegli imponenti muraglioni di cemento armato perfettamente squadrati a prendere la forma dei gigantesci, tondeggianti, immensi ciottoloni da fiume rappresentati nel cartellone??



Carissimo Zorro,
appena ricevuta la tua mail ci siamo precipitati sul posto.

Proponiamo ai nostri lettori un esperimento di tipo puramente visivo che possa accertare, confermare o smentire la reazione assolutamente istintiva del nostro impagabile eroe. Recatevi, rigorosamente a piedi, nei pressi dell’imponente manufatto. Il parco di villa Maioni va benissimo. Poi, fuori dal parco verso lago sulla spiaggetta libera miracolosamente in salvo. Poi lungo il sentiero esterno che costeggia il muro di cinta della villa ed infine salite sulla statale dalla quale è possibile abbracciare in un unico sguardo il parco della biblioteca, villa Maioni e l’imponente nuovo manufatto. Osservate bene e diteci quale è la vostra reazione puramente istintiva. La nostra è stata terribilmente simile -non poteva evidentemente essere altrimenti- a quella del nostro romantico eroe. Ci sentiamo di affermare, salvo smentita tramite verdetto popolare, che Arroyo, ancorchè brillante architetto postmoderno, forse de-costruttivista, deve aver sbagliato qualcosa. Sia ben chiaro. Non abbiamo alcun elemento per affermarlo se non la comunissima, normale percezione puramente visiva a disposizione di chiunque. Può essere che Verbania avesse bisogno di una imponente opera per ospitare un teatro che poi, come se non bastasse il teatro, è diventato ancora di più. Addirittura un Centro Eventi Multifunzionale. Può darsi. Non vogliamo nè possiamo, per ora, entrare nel merito di questo aspetto tecnico-funzional-culturale della faccenda. Ci limitamo a qualche considerazione di ordine squisitamente visivo-formale. Dalla quale non è detto che non si possa inferire qualche ipotesi sul piano dell’utilizzo del manufatto e della sua "misura" anche in questo senso. Secondo noi, e ci assumiamo la piena, completa ed esclusiva responsabilità della affermazione, il buon Arroyo ha sbagliato nientepopodimenoche LA MISURA del manufatto o edificio. E, se così fosse, per un architetto, ancorchè postmoderno e brillante, la cosa è grossa. Cosa intendiamo per misura? Intendiamo una cosa semplicissima. Le dimensioni materiali espresse in metri. Lunghezza. Larghezza. Altezza. Un manufatto o edificio ha delle dimensioni ed è sempre inserito in un certo ambiente che lo circonda. Per forza.
Ebbene la nostra netta sensazione è che il manufatto sia TROPPO GRANDE rispetto al contesto nel quale è inserito. Parco di villa Maioni, villa Maioni, spiaggetta libera ed estuario totalmente divorati dall’ingombrante presenza. Siamo rimasti a guardare per una buona mezz’ora dal punto panoramico sul marciapiede della statale di cui si diceva prima. Provateci anche voi e diteci cosa ne pensate. Valutando a spanne visive, il manufatto per creare un rapporto di rispettosa armonia con il contesto avrebbe dovuto essere, secondo noi, molto più piccolo. Diciamo circa la metà o, massima concessione, i due terzi dell’attuale.
Ma non basta. Anche noi, esattamente come il nostro impagabile eroe, dopo aver attentamente osservato il cartellone sul cancello del cantiere ci siamo sorpresi per la profonda differenza tra le forme costruite e quelle disegnate. E ci siamo chiesti come diavolo avrebbero fatto a trasformare le une nelle altre. Pochi giorni dopo abbiamo avuto la risposta. Dagli addetti ai lavori. In questo caso gli operai del cantiere che hanno incominciato a posizionare sui muri esterni perfettamente verticali, come ogni muro che si rispetti deve necessariamente -forse è un azzardo!!- essere, una serie di enormi centine curve in legno che vanno dalla non-grondaia alla base dei diversi blocchi. Svelato il mistero. Gli edifici interni in normale cemento armato e normalmente squadrati diventeranno immensi ciotttoli da fiume tondeggianti tramite un rivestimento esterno appiccicato all’esterno dell’interno! Particolare non trascurabile: le curve delle centine esterne di cui sopra sono piene di discontinuità assolutamente non volute ma dovute ad imperizia dei costruttori che non hanno evidentemente mai sentito parlare di che cosa è una curva avviata. Parabolica, circolare o iperbolica che essa sia. Come invece sapevano benissimo, fino a non molto tempo fa, persino i garzoni dei maestri d’ascia costruttori di navi e pescherecci in legno massiccio. Sulle centine verrà poi, immaginiamo, steso un avveniristico materiale elastico ed ultraresistente a configurare il "ciottolo". Il tutto sarebbe semigeniale se non fosse decisamente anti-architettonico. "Form follows function" (la forma segue la funzione) diceva il buon Sullivan(°) nei bei tempi andati per sempre. Per sempre? Qui non solo la forma non segue per niente la funzione ma addirittura si sovrappone ad essa nell’intento di apparire un qualcosa che non è. Quando, da che mondo è mondo, una bella architettura si distingue per tre principi di base. Primo la sua misura. Possibilmente umana. Secondo il corretto ed equilibrato rapporto tra manufatto e contesto che lo ospita. Terzo un corretto ed equilibrato rapporto tra forma finale o esterna e funzione o utilizzo interno dello spazio creato dalla forma. Forse che Arroyo innamoratosi delle forme ciottolesche dei nostrani ciottoli da fiume si sia lasciato prendere la mano e abbia fatto un’opera di scultura anzichè una di architettura? O, peggio, nè l’una nè l’altra? Per la verità il "vizio" era già evidente in Arroyo 1 di Piazza F.lli Bandiera della precedente Amministrazione Zanotti. Progetto poi "potenziato" e spostato, dalla successiva, qui all’estuario del S.Bernardino.
Potrebbe essere inferita qualche valutazione non puramente visiva a partire dall’esame puramente visivo? Pensiamo che potrebbe, se e vero come e vero che al mondo niente è casuale e che quello che si vede di una cosa -insomma la sua forma- di qualsiasi cosa si tratti, è in qualche modo collegato a quello che la qualcosa è. O non è. O pretende di essere.
In base a questa teoria gestaltico-fenomenologica nella quale fermamente crediamo, allora potrebbero -potrebbero sia ben chiaro- essere avanzate almeno due ipotesi inferenziali.

La prima : può essere che il CEM sia decisamente sovradimensionato oltre che visivamente, anche rispetto alle reali esigenze sociali e culturali della nostra amata cittadina?  Anche considerando il circondario prossimo e meno prossimo?

La seconda: può essere che il CEM abbia la pretesa di apparire, e non solo formalmente, per quello che non è che forse -forse sia ben chiaro- non potrà mai essere?

Ma niente paura. In tale sciagurata eventualità, potremo sempre contare su frotte di turisti scaricati da file di torpedoni che verranno da tutto il mondo per vedere una delle grandi opere della grande "archistar" Arroyo. A che cosa serva e perchè sia stata costruita è particolare di nessuna importanza di fronte alla spettacolarità formale del manufatto. In un unico biglietto potrebbe essere compresa la visita all’altra cattedrale architettonica nel desertico VCO. Stessa storia. Medesima sorte. Il Parco Tecnologico nella piana del Toce del non meno famoso, forse, ma decisamente nostrano architetto italiano Aldo Rossi.
Come vorremmo sbagliarci!
Per dimostrare che non siamo dei completi svitati & nostalgici chiudiamo con una autorevole citazione:
 
"Nell’odierna "società dello spettacolo" anche questa pratica
(l’architettura ndr) si orienta verso costruzioni scenografiche, firmate dalle cosiddette archistar. Questa architettura autoreferenziale e globalizzata produce spesso opere di grande impatto estetico, ma poco correlate alle funzioni interne e talvolta non perfettamente integrate con l’ambiente: l’esempio più popolare è il Guggenheim di Frank Gehry a Bilbao. Il motto di Sullivan (form follows function ndr) può allora servire da monito per evitare le seduzioni delle forme che sono solo immagini, mere esteriorità e offrire una guida verso un’architettura che esprima attraverso la forma una relazione equilibrata fra uomo e natura nel rispetto dell’identità dei luoghi e delle culture locali."


Elisabetta Di Stefano. Università di Palermo.

Ruolo:
Ricercatore. Settore scientifico disciplinare: M-FIL/04 ESTETICA. Insegnamenti · Estetica. Dipartimento: Dipartimento di Filosofia, Filologia, Arti, Storia. Critica dei Saperi (Fieri-Aglaia).http://www.academia.edu/2375173/Form_follows_Function_Misunderstanding_and_Value_of_a_Sullivan_s_Concept
 
(°)
Louis Henry Sullivan (Boston, 3 settembre 1856 – Chicago, 1924) architetto statunitense.
È considerato il padre del Movimento Moderno negli Stati Uniti d’America
 
 
 
per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



domenica 7 dicembre 2014

DUE DEA? UN DEA? VERBANIA? DOMODOSSOLA?

Vero o falso problema?

Un invito ad allargare lo sguardo
ovvero
lettera aperta agli addetti ai lavori.

SERIE COMPLETA



Prima puntata
5 dicembre 2014


Se volete che ve la dica tutta mi sembra proprio uno dei tanti inestricabili garbugli, ormai quotidianamente sotto i nostri occhi, nei quali tutti, qualsiasi cosa dicano e persino non dicano, sembrano avere -ed hanno- contemporaneamente torto e ragione. E nei quali, qualsiasi decisione si prenda -o non si prenda- non può che risultare sbagliata. Voi professorini del GRUV potete darmi una mano a capirci qualcosa?



Siamo perfettamente d’accordo con te carissimo Zorro. La matassa è, in effetti, terribilmente ingarbugliata. E il fatto che si sia riusciti a "strappare" alla "controparte" il rinvio di un anno sulla "decisione" non cambia minimamente i termini della questione.
Possiamo forse dare torto ai Pubblici Amministratori quando vengono a raccontarci che non hanno abbastanza denaro per pagare e quindi le spese vanno tagliate? Pur avendo abbondantemente salassato i cittadini con tasse e controtasse. Questo loro non lo dicono ma lo diciamo noi.
Possiamo forse dare ragione ai medesimi quando vengono a dirci che tagliare si deve, volenti o nolenti, ma demandano la decisione su cosa e dove tagliare alle Amministrazioni Periferiche, ed al limite ai cittadini, provocando così la classica guerrra tra poveri?
Possiamo forse dare torto a chi sostiene che le elevatissime spese sono da imputare anche a malfunzionamenti, disorganizzazione, inutili doppioni, e quindi la Sanità deve essere "riorganizzata"?
Possiamo forse dare ragione ai medesimi quando adoperano la parola "riorganizzare" evitando accuratamente di dire come, quando, dove, sulla base quali criteri e perchè? O, peggio, intendendo con "riorganizzare" tagliare punto e basta?
Possiamo forse dare torto ai pazienti cittadini che vorrebbero disporre delle prestazioni sanitarie senza doversi sobbarcare lunghi e penosi trasferimenti in automobile tra laghi, monti, valli e torrenti? O anche i più rapidi, ma ancor più penosi, trasferimenti in......elicottero?
Possiamo forse dare ragione ai medesimi quando vorrebbero tutte le prestazioni sanitarie possibili e/o immaginabili sull’uscio di casa?
 
Ad esprimere compiutamente l’ingarbugliatissimo garbuglio bastino qui le prime battute di un lungo elenco che potrebbe occupare alcune pagine.


Allora la questione non può essere semplicemente quella del che cosa e dove tagliamo per diminuire le insostenibili spese.
Ci sembra di poter definire a-problematica questa impostazione che si concentra su un reale e concretissimo problema. Ma solo su quello. Che è, in realtà, un problema.....apparente. Per quanto la cosa possa sembrare contradditoria.
Proviamoci.

1.

Perchè si è arrivati a questo punto?
Vale a dire al punto che, pur salassando abbondantrmente i cittadini con tasse e controtasse e pur avendo per giunta contratto un debito stratosferico non ci sono più soldi?

2.

La sanità è troppo costosa? Cosa significa? E’ vero? E se è vero per quali motivi lo è?

3.

Nel caso in cui fosse vero che la Sanità è troppo costosa che cosa e come potremmo fare per renderla meno costosa? E magari, perchè no, contemporaneamente più efficiente?

4.

Che cosa significa più efficiente?

5.

Posto che i processi di accentramento delle strutture rendano meno costoso e più efficiente il Sistema Sanitario.e considerato che l’ esigenza dei cittadini di avere un servizio sanitario vicino, o perlomeno non lontano o lontanissimo è una sacrosanta e legittima esigenza, possiamo immaginare un tipo di organizzazione che faccia incontrare queste due esigenze invece di farle scontrare?

6.

Di che tipo potrebbe essere una organizzazione che coniughi armoniosamente accentramento da una parte e capillarità diffusa dall’altro?

7
Ci sono, per caso, ragioni non tecnico-funzionali, ma squisitamente "politiche" ed "economiche" per le quali siamo arrivati ad avere un Sistema Sanitario contemporaneamente
-terribilmente costoso
-relativamente (in)efficiente
-non decisamente accentrato
-non capillarmente diffuso
-che trascura decisamente la prevenzione della malattia?

8.

Quali sono i motivi per i quali si segue sempre un metodo semplicistico e profondamente a-problematico nell’impostare qualsiasi questione? E particolarmente da parte degli addetti ai lavori del campo "politico"?

9.

Penultima, fatidica e fatale domanda. Non è che, per caso, lo spaventoso viluppo di inestricabili garbugli nel quale siamo, ogni giorno di più, terribilmente avviluppati dipende da un "errore" di base inerente al tipo di sistema socio-economico-culturale nel quale viviamo? Vale a dire un sistema che avendo trasformato tutto in merce da vendere-comperare -quindi anche la salute/malattia- non può seguire per sua distorta, intrinseca natura procedimenti solarmente, sanamente funzionali e razionali? Ci si per metta di far notare che questa sconvolgente -letteralmente- ipotesi potrebbe spiegare molte cose altrimenti inspiegabili. E ben oltre le questioni relative al sistrema sanitario..

10.

Per tornare a noi oggi e qui e concludere.
Che cosa è di preciso un DEA? Quali compiti svolge e come funziona? Quando sono nati? Perchè? Come si fronteggiava l’emergenza sanitaria prima della nascita dei DEA? Quali le carenze del servizio pre DEA che hanno fatto nascere i DEA?
Che cosa vorrebbe essere e come dovrebbe funzionare l’Ospedale Unico Provinciale ma Plurisede ma con sede a Verbania invocato, per esempio, dal Prof. Zanotti secondo il quale si risolverebbero in questo modo tutti i problemi sanitari del VCO?
 
Un chiarimento.
Ancorchè professorini, come dice giustamente il nostro romantico Eroe, siamo dei comunissimi cittadini. Con nessuna competenza specifica. Dei non addetti ai lavori nel senso più pieno e completo del termine. Però non rinunciamo a guardarci intorno e ad azzardare qualche ragionamento elementare. Proprio quelli che, chissà perchè, vengono accuratamente evitati, ci pare, dagli addetti ai lavori. Di solito.
Abbiamo formulato alcune delle domande che sorgono spontanee, di fronte all’intricatissimo garbuglio ed alle quali invitiamo gli addetti ai lavori a rispondere per consentire a noi comuni cittadini di capirci qualcosa.
E rispondendo alle quali forse i medesimi potrebbero rendere più chiara e contemporaneamente più problematica la impostazione della questione.



Bravi ragazzi! Molto carino il piccolo elenco di dieci domande che tutti ci facciamo e che per ora, mi sembra, restano con una ridda di fumose, evaniscenti, criptiche, alludenti, poco comprensibili, enigmatiche pseudorisposte e con pochi, pochissimi, tentativi di vere risposte. Ma voi pensate veramente che gli addetti ai lavori vi rispondano? Per me siete degli ingenui. E poi insomma, benedetti ragazzi, ma vi rendete conto? Hanno ben altro e di ben più importante da fare! Facciamo una scommessa? Mi sa che se volete delle risposte ...... vi dovrete auto-rispondere!


Scommessa accettata, per scaramanzia, con la quasi certezza di perderla. Nel caso, carissimo Zorro, solipsisticamente ci auto-risponderemo in una prossima puntata. Tanto per cambiare. A presto.


Resistenza Umana




Intermezzo tra prima e seconda puntata



5 dicembre 2014
INCREDIBILE! La prima risposta alle nostre domande è già arrivata!
Pochi giorni sono passati dalla pubblicazione della prima puntata (vedi) ed abbiamo già semi-perso la scommessa con il nostro impagabile Zorro.
Perchè "semi" ma non del tutto? Perchè la risposta è sì arrivata e a tambur battente, ma non si tratta di un addetto ai lavori bensì del "nemico" di Zorro, vale a dire l’ineffabile Sergente Garcia.
Ma a prescindere dalla firma dietro la quale si cela il nostro "nemico-collaboratore" le considerazioni sono troppo calzanti, intelligenti, pertinenti, semplici, di buon senso ed esposte con linguaggio diretto, comprensibile da chiunque, per essere parto di addetti ai lavori vuoi del campo tecnico-specialistico, vuoi, ed a maggior ragione, del campo "politico". Rigorosamente con virgolette. Quindi scommessa mezza persa e mezza vinta. Leggete qui sotto e giudicate voi.



Carissimo "nemico"
ho recentemente appreso, che esiste un DEA maschile. Ero convinto invece, perchè me lo hanno insegnato da piccolo, che esistessero solo la DEA Giunone, la DEA Venere ecc. Queste tre lettere scritte rigorosamente a caratteri maiuscoli, nell’ultimo mese, in questo territorio, hanno scatenato una quasi rivoluzione. Tutti le volevano, anzi qualcuno le voleva solo per lui, altri volevano duplicarle, altri ancora le volevano, ma solo se accompagnate da qualcos’altro, un "rebelotto"! Mi hanno chiesto cosa ne pensavo, ma li ho delusi perchè anch’io non ci ho capito un ... acca.
Non volevo deludere tutti, soprattutto me stesso. In fin dei conti sono sempre un Sergente, seppure in pensione. Devo perciò salvaguardare la dignità della categoria alla quale molti ancora guardano con rispetto. Ho deciso di documentarmi un pochino e mi sono fatta questa idea che ti espongo a mò di risposta alle tue domande.
Faccio una piccola premessa.
Per una vita sono stato membro dell’esercito e questo mi ha aiutato molto a capire molti problemi. Faccio un’affermazione che forse pensi che c’entra come i classici cavoli a merenda, ma mi servirà a chiarire meglio il mio pensiero.
Le battaglie, non si vincono solo con i soldati, ma soprattutto con la Logistica. Infatti, se ai soldati non arrivano per tempo munizioni e altro, la battaglia la perdono.
La battaglia per la salute, mi pare abbia molti similitudini con la battaglia che combattono i soldati. Come?
In prima linea ci sono i Medici di famiglia, che in genere combattono nelle poche ore di apertura del loro ambulatorio. Se si mettessero insieme in un luogo dove, con la loro presenza a turno, garantissero un’apertura dell’ambulatorio per molte ore, esageriamo? Anche 24 ore, avremmo una efficienza/ efficacia maggiore. Certo che non basterebbero solo i medici, ma sarebbero necessari infermieri e attrezzature e locali adeguati.
Ho letto che, da diverse legislature, nei Piani socio-sanitari della Regione Piemonte sono previsti questi strumenti, che vengono chiamati "Centri di Cura Primaria" ma finora ne hanno aperto uno solo a Cannobio, mentre sarebbe utile una loro dislocazione strategica sul territorio. Mi hanno anche detto che alcuni medici si sono "Associati" ma rimanendo sempre nel loro ambulatorio. Che utilità può avere questa modalità’ Al massimo può essere utilizzata per la sostituzione durante le ferie. Soluzione utile ai medici, ma di scarsa utilità per i cittadini.
Questi CCP, hanno una importanza strategica e dove sono funzionanti intercettano tutti i codici "bianchi" e "verdi" che altrimenti si riverserebbero sull’Ospedale, intasando il DEA. In alcuni casi l’efficienza è tale che è possibile "stabilizzare" anche pazienti gravi ed inviarli successivamente in Ospedale. Un’altra funzione importante di questi centri è la capacità di affrontare anche i problemi di assistenza domiciliare e quelli della non autosufficienza. I Medici di famiglia (lo dice il nome stesso) che operano nel Centro conoscono bene i loro pazienti e sono in grado di intervenire immediatamente per le loro necessità, una rapidità che sarebbe compromessa se si fosse obbligati a passare dall’ Ospedale.
Questo è l’avamposto più importante per la salute. Qui si possono vincere molte battaglie
Se tutto questo funziona, l’Ospedale può assolvere la sua missione che è quella del trattamento delle "acuzie" , ovvero: stadio di massima gravità o intensità di un fenomeno morboso (Zingarelli: vocabolario della lingua italiana).
Nelle retrovie quindi, in posizione strategica sul territorio, dalla quale si possa accedere rapidamente ad altri centri più attrezzati per quelle patologie che non si è in grado di trattare in loco.

Porca l’oca, è quasi l’una, adesso smetto, ma ti prometto che, dopo aver studiato le tue domande, riprenderò il discorso
Buona notte.
Il tuo "nemico"
Sergente Garcia
7 dicembre 2014
(sottolineatura nostra ndr)
 


Carissimo Sergente,
vivissimi ringraziamenti per il preziosissimo contributo. Finalmente qualcuno che affronta la questione nel modo corretto, pertinente, problematico, funzionale. Tu metti in campo una visione strategica sulla questione Sanità che condividiamo pienamente e che dovrebbe essere presa in seria considerazione dagli addetti ai lavori. Con una rete diffusa, capillare, strategicamente dislocata e molto efficiente di Centri di Cura Primaria potrebbero essere risolte le questioni di base che affliggono a tutt’oggi, e sempre di più, la struttura sanitaria. E in particolare la contraddizione, apparente secondo noi, tra giuste esigenze di accentramento ed altrettanto giuste esigenze di capillarità. Ma non solo. In questa visione i costi di tutto il sistema potrebbero essere notevolmente ridotti. Addirittura, ci sembra, potremmo immaginare questa rete come valida alternativa sia al tradizionale medico personale, sia alla attuale concezione dei DEA. In più questi Centri potrebbero promuovere sul territorio un lavoro di educazione sanitaria e prevenzione delle malattie coinvolgendo gruppi di cittadini attivi e volontari e riducendo quindi ulteriormente il "carico" della Sanità.
Quello che non riusciamo a capire è perchè mai non si riesca a parlare di queste cose e in questo modo.
Può essere che gli addetti ai lavori per "scendere" al piano terra abbiano bisogno di ascoltare noi cittadini normali? E’ una pura ipotesi che sottoponiamo ai medesimi con il massimo tatto possibile.
Dai quali ci piacerebbe avere qualche risposta vuoi sul metodo e vuoi nel merito.
Nel frattempo alleghiamo in calce un breve testo del Servizio Sanitario Regionale Emilia Romagna, su cosa è quali funzioni intendono svolgere i Centri (o Nuclei) di Cura Primaria.



Le cure primarie sono la porta di accesso, il primo contatto delle persone, della famiglia e della comunità con il Servizio Sanitario.
Gli ambiti di attività delle cure primarie riguardano le cure domiciliari, l’assistenza di medicina generale, l’assistenza pediatrica e consultoriale, le prestazioni di specialistica ambulatoriale, i servizi rivolti agli anziani e ai disabili adulti. Un ruolo determinante nelle cure primarie viene svolto dai Medici di Medicina Generale, dai medici di continuità assistenziale (ex guardia medica), dai Pediatri e dal personale infermieristico dei servizi domiciliari, che operano in stretto contatto con professionisti di altri servizi per offrire la più completa assistenza sanitaria al cittadino, anche in integrazione con i servizi sociali.
Questa integrazione si concretizza nei "nuclei di cure primarie". I nuclei di cure primarie assicurano l’assistenza di base e la realizzazione di specifici programmi sanitari di prevenzione e cura delle malattie croniche prevalenti che spesso non necessitano di ricovero ospedaliero (diabete, patologie cardiovascolari, demenze, artroreumopatie, broncopneumopatie, ecc..); garantiscono l’attività urgente per le visite a domicilio sulle 24 ore e l’attività ambulatoriale su 12 ore, in modo da rispondere più adeguatamente alle esigenze della popolazione.
L’azienda USL ha costituito il Programma Cure Primarie, a cui compete l’organizzazione dei Dipartimenti di Cure Primarie che ha sua volta si articolano in ogni Distretto nei Nuclei di Cure Primarie.
Direttore del Programma Cure Primarie è la Dott.sa Eletta Bellocchio.
Segreteria:Tel.0522.335462-fax.0522.339710
mail barbara.morini@ausl.re.it
http://www.ausl.re.it/servizi-territoriali/cure-primarie.html 
 
In attesa di ulteriori sviluppi
A presto
 
Resistenza Umana
15 dicembre 2014



Sostenibilità e Salute  

Si parla molto di come migliorare i sistemi sanitari, intervenendo sugli standard di qualità, attraverso valutazioni economiche volte a promuovere una maggiore efficienza finalizzata a risparmi di tipo economico. Esprimo un punto di vista differente: non è possibile pensare al miglioramento della sanità, senza prendere in considerazione il discorso della sostenibilità, in un’ottica più ampia e di lungo periodo. Non può, infatti, esistere nessun Servizio Sanitario Nazionale economicamente sostenibile in un mondo che è di fatto ecologicamente insostenibile. Dobbiamo interrogarci velocemente sul nostro modello di sviluppo: è adeguato a reggere le sfide del XXI secolo? Secondo me assolutamente no, di qui la necessità di un immediato cambio di rotta per affermare modelli concreti di sostenibilità nel campo della salute, la quale drena una parte davvero significativa delle risorse dello Stato e delle Regioni".
Il modello della crescita economica senza limiti non è più sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, e non è in grado di assicurare la tutela della salute dei cittadini, in quanto minaccia gli equilibri stessi della vita sul pianeta. I cambiamenti climatici comportano rischi concreti per la salute umana, e i loro effetti indiretti metteranno a rischio la qualità della vita di centinaia di milioni di persone, generando costi enormi per i Sistemi Sanitari pubblici. Perché le popolazioni vivano in maniera sostenibile e in buona salute nel lungo periodo, il settore sanitario ,dovrebbe rimodellare il modo in cui le società umane pianificano, costruiscono, spostano, producono, consumano, condividono e generano energia e produzione di beni e merci".
Recenti studi confermano che su 2.500 prestazioni sanitarie supportate da buone evidenze scientifiche solo il 46% è sicuramente utile e il 4% è giudicato addirittura dannoso e che chi vive in regioni ad alta intensità prescrittiva (farmaci,esami,interventi chirurgici,prestazioni sanitarie in genere) sperimenta livelli di sopravvivenza peggiori di chi vive in regioni a bassa intensità prescrittiva.
Occorrerebbero una cultura e una società non basate esclusivamente sul paradigma economico del profitto e dell’efficienza fine a se stessa, e in grado di superare le disuguaglianze e favorire l’affermazione del diritto alla salute di tutti i cittadini e cittadine. Oggi più che mai, infatti, "curare" significa prendersi cura del pianeta su cui viviamo,della qualità e degli stili di vita.
Con questi presupposti i modelli di salute, sanità e cura devono porre al centro la persona, privilegiando l’attenzione al paziente. Integrazione tra saperi, interazione dei professionisti e delle organizzazioni, e importanza delle sinergie con le medicine tradizionali e non convenzionali, sono parole chiave importantissime. E’ indispensabile che il Servizio Sanitario Nazionale, basato sulla prevenzione e sull’assistenza primaria, resti una risorsa per tutti, senza diseguaglianze di accesso, indipendente dalle influenze del mercato, sulla base di un sistema che valuti i risultati in termini di ‘produzione di salute’ e non solo di numero di prestazioni sanitarie erogate".
 

Seconda puntata
solistizio d'inverno dell'anno 2014


Come volevasi dimostrare: scommessa persa (vedi precedente prima puntata).
A parte il preziosissimo contributo del Sergente Garcia (vedi intermezzo tra prima ed attuale puntata), con il quale continueremo il proficuo interlocutorio, tutto tace sul fronte degli addetti ai lavori. Quindi ci auto-rispondiamo


Domanda n° 1.
Perchè si è arrivati a questo punto?
Vale a dire al punto che, pur salassando abbondantemente i cittadini con tasse e controtasse e pur avendo, per giunta, contratto un debito stratosferico non ci sono più soldi?


Imperizia e/o imprevidenza dei Pubblici Amministratori? "Mangerie" varie? Tasse troppo basse? Spese troppo alte? Non commisurazione dei servizi alle effettive disponibilità finaziarie? In ogni caso qualcosa che non funziona in campo squisitamente finanziario ci deve essere. La cosa, ci pare, andrebbe chiarita.
 

Domanda n°2.
La sanità è troppo costosa? Cosa significa? E’ vero? E se è vero per quali motivi lo è?
Domanda n°3.
Nel caso in cui fosse vero che la Sanità è troppo costosa che cosa e come potremmo fare per renderla meno costosa? E magari, perchè no, contemporaneamente più efficiente?


Ipotesi a.
E’ troppo costosa nel senso che il rapporto tra risorse economiche impegnate e quantità e qualità dei servizi erogati non è soddisfacente? Oppure è troppo costosa nel senso che le "entrate" sono insufficienti a coprire le "uscite"? Oppure entrambe le cose? C’è, per caso, "qualcuno" per il quale il fatto che il sistema sanitario sia molto costoso, quando non costosissimo, non dà alcun fastidio, anzi?
Ipotesi b.
Ci sono, per caso, una quantità enorme, eccessiva, esorbitante, insostenibile di ammalati da "smaltire"? Perchè? Possiamo fare qualcosa per diminuire l’insorgenza delle malattie anzichè curarle dopo che sono insorte?
Ipotesi c
Può essere che la quantità immensa di costosissimo lavoro che la struttura sanitaria si deve sobbarcare sia in qualche caso assolutamente inutile? Quindi evitabile? Parrebbe di si.
-Su oltre tremila trattamenti effettuati da strutture sanitarie pubbliche ben il cinquanta per cento non sono supportati da evidenze cliniche e/o da prove d’efficacia.
-Ben l’ottanta per cento dei nuovi farmaci in commercio non sono che copie più care di vecchi farmaci già in commercio.
-Ben un terzo delle TAC (costosissime) sono inutili e/o inefficaci.
-Ben l’ottanta per cento della mortalità prevenibile potrebbe essere fronteggiata molto più efficacemente intervenendo sui determinanti della salute (stili di vita; ambiente acqua-aria- stress-il brutto; cibo; socialità, lavoro), che non con interventi medici.
(Fonti: Garrow J.S. e Wennberg J.E. del Medical British Journal (2007-2011). Progetto "UNHEALTHY HEALT SYSTEM" per conto della Commissione Europea per la Sanità e del Dipartimento Funzione Pubblica Governo Italiano 2013.) ("Sito ufficiale di Slow Medicine -Far di piu’ non vuol dire fare meglio- e altri articoli")



Domanda n°4.
Che cosa significa Sanità più efficiente?


Ipotesi a
Più efficiente significa che smaltisce più ammalati non importa a che costi.
Ipotesi b
Più efficiente significa che realizza il miglior rapporto possibile tra costi e benefici attraverso un impiego molto ragionato di personale ed attrezzature dislocate in modo ottimale sul territorio.
Ipotesi c
Più efficiente significa che interviene a monte dell’insorgenza patologica con un capillare programma di vera prevenzione delle malattie (che nulla ha a che vedere con la diagnosi precoce).
Ipotesi d
Più efficiente significa più efficace? E più efficace che cosa significa?
Sarebbe necessario, ci pare, un chiarimento di fondo preliminare circa il concetto di efficienza sul quale si intende puntare. Strategie, scelte e costi potrebbero essere completamente diversi a seconda del concetto di efficienza adottato.


Domanda n°5.
Posto che i processi di accentramento delle strutture rendano meno costoso e più efficiente il Sistema Sanitario.e considerato che l’ esigenza dei cittadini di avere un servizio sanitario vicino, o perlomeno non lontano o lontanissimo è una sacrosanta e legittima esigenza, possiamo immaginare un tipo di organizzazione che faccia incontrare queste due esigenze invece di farle scontrare?

Domanda n°6.
Di che tipo potrebbe essere una organizzazione che coniughi armoniosamente accentramento da una parte e capillarità diffusa dall’altro?


Il problema non potrebbe essere risolto con una capillarissima e diffusissima rete di Punti Diagnosi e Pronto Intervento che esprimendo elevatissime capacità diagnostiche siano in grado di risolvere casi in loco, quando possibile, o filtrare gli altri casi ai livelli territoriali superiori, ma solo nel caso di comprovata, reale, accertata necessità? Questa rete capillare e diffusa non potrebbe coniugare armoniosamente le esigenze di accentramento funzionale con quelle di vicinanza ai cittadini? Non si potrebbero così ridurre notevolmente i costi con una valida alternativa al medico personale e allo stesso DEA così come oggi concepiti e organizzati?
Si veda, a questo proposito, l’intermezzo tra la prima e la presente seconda puntata dove si parla di Centri o Nuclei di Cura Primaria


Domanda n°7
.
Ci sono, per caso, ragioni non tecnico-funzionali, ma squisitamente "politiche" ed "economiche" per le quali siamo arrivati ad avere un Sistema Sanitario contemporaneamente
-terribilmente costoso
-relativamente (in)efficiente
-non decisamente accentrato
-non capillarmente diffuso
-che trascura decisamente la prevenzione della malattia?



Sembra proprio che ci siano se è vero, come ci hanno confermato numerosi operatori del settore, che la struttura sanitaria nel suo complesso è caratterizzata da vistose contraddizioni tra aree nelle quali il personale è eccessivo e le funzioni svolte "inventate" ed aree nelle quali il personale è vistosamente insufficiente rispetto ai reali bisogni. Ma qui il problema, evidentemente non è di tipo tecnico-funzionale. Ma "politico". Con virgolette.
Rinviamo i lettori interessati ad un prossimo post che probabilmente intitoleremo:
"Oltre la "politica" e la "democrazia" per un vero Potere (Kràtos) del Popolo (Demos)".

 

Domanda n°8.
Quali sono i motivi per i quali si segue sempre un metodo semplicistico e profondamente a-problematico nell’impostare qualsiasi questione? Da parte di tutti ma particolarmente dagli addetti ai lavori siano essi tecnici o politici?


Cercare di formulare ipotesi di risposta ed in poche righe ad una domanda di tale portata ci sembra decisamente arduo. Ci limitiamo quindi ad una ipotesi di ipotesi a sfondo psicanalitico. Potrebbe il fenomeno avere a che vedere con gli insondabili meandri dell’inconscio? Nel senso che sappiamo benissimo che se niente funziona come dovrebbe questo è dovuto, evidentemente, ad un Sistema Complessivo che andrebbe messo seriamente in discussione ma che non possiamo/vogliamo assolutamente mettere seriamente in discussione?
 

Domanda n° 9.
Penultima, fatidica e fatale domanda. Non è che, per caso, lo spaventoso viluppo di inestricabili garbugli nel quale siamo, ogni giorno di più, terribilmente avviluppati dipende da un "errore" di base inerente al tipo di sistema socio-economico-culturale nel quale viviamo? Quindi sistemico? Vale a dire un sistema che avendo trasformato tutto in merce da vendere-comperare (quindi anche la salute-malattia) non può seguire per sua distorta, intrinseca natura procedimenti solarmente, sanamente funzionali e razionali? Ci si permetta di far notare che questa sconvolgente -letteralmente- ipotesi potrebbe spiegare molte cose altrimenti inspiegabili. E ben oltre le questioni relative al sistrema sanitario.


La cruciale questione inerisce al tipo di strategia economico sociale che il Sistema Storico nel quale viviamo da circa un paio di secoli mette sistematicamente in campo. Con i risultati che vediamo. E non potrebbe essere altrimenti. Rimandiamo i lettori interessati ad un prossimo, apposito post, che probabilmente intitoleremo:
"Fare soldi e agire razionalmente ovvero gli invalicabili limiti strutturali del Sistema Storico nel quale viviamo".



Domanda n°10.
Per tornare a noi oggi e qui e concludere.
Che cosa è di preciso un DEA? Quali compiti svolge e come funziona? Quando sono nati? Perchè? Come si fronteggiava l’emergenza sanitaria prima della nascita dei DEA? Quali le carenze del servizio pre DEA che hanno fatto nascere i DEA?
Che cosa vorrebbe essere e come dovrebbe funzionare l’Ospedale Unico Provinciale ma Plurisede ma con sede a Verbania invocato, per esempio, dal Prof. Zanotti secondo il quale si risolverebbero in questo modo gran parte se non tutti, i problemi sanitari del VCO?


Qui proprio non possiamo nemmeno tentare di auto-risponderci. Chiediamo quindi lumi a chi è in grado di produrli. Grazie.
 
 
 

Può cambiare in meglio qualcosa? La sensazione "a pelle" è che sia terribilmente difficile. Un garbuglio non si crea dall’oggi al domani. Sono "necessari" molti decenni di "perseveranza" in "logiche" che poco o nulla hanno a che vedere con una impostazione veramente ragionata delle questioni che privilegi vere soluzioni di tipo funzionale. Sembra proprio che questo efficace ed elementare metodo non sia stato seguito. Dovremmo -dovremo- impostare un altro e diverso modo di ragionare. Ci sembra. Che si basi non come ora su criteri di tipo "economico" o -peggio- su interesssi di "bottega", ma su impostazioni veramente complesse adatte alla ricerca di vere soluzioni a problemi complessi. In campo sanitario e non solo. Se per vera efficienza intendiamo grande efficacia questa potrà essere conseguita solo allargando la sguardo. Cominciando a parlare di quale tipo di vita vogliamo vivere. E come, in questo tipo di vita si situino la salute prima di tutto, la malattia poi, ed il modo di affrontarla poi ancora. Allora, forse, potremmo risolvere parecchi garbugli. Anche quelli di tipo "economico". (*)
Ma sarà necessario un profondo coinvolgimento dei cittadini-utenti e degli operatori in un vero, approfondito lavoro di analisi e di progettazione. In campo sanitario e non solo. Potrebbe essere l’inizio di una rinascita? In direzione di una vera democrazia?
(*)
Può essere che il passaggio dalle USL (Unità Sanitaria Locale) alle ASL(Azienda Sanitaria Locale) consumatosi intorno alla fine degli anni novanta rappresenti ben più di una questione terminologica? Ma che sia il simbolo di una fatale involuzione strategica? A questo proposito:
"Il disposto dell’art. 3, c. 1 bis del D. Lgs. 30/12/1992 n. 502, comma introdotto dal D. Lgs. 19/06/1999 n. 229 infatti dice così: "in funzione del perseguimento dei loro fini istituzionali, le Unità Sanitarie Locali si costituiscono in Aziende con personalità giuridica pubblica e autonomia imprenditoriale", disposto quest’ultimo che ha indotto a ritenere che questo tipo di Aziende abbiano assunto la natura di enti pubblici economici."

(Wikipedia, voce ASL) (sottolineatura in grassetto nostra NdR)
 
 
 
 
per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com