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lunedì 10 ottobre 2016

COMMENTO a KIRGHISIA




Gentili "Pensieri di Zorro",

il vostro ultimo post sul bel libretto di Silvano Agosti (che ho letto integralmente) mi fa' venir voglia di mandarvi questo breve commento: sicuramente il paese descritto da Agosti è molto alettante e desiderabile, uno dei pochi posti al mondo dove gli esseri umani e la natura nel suo insieme sono considerati beni preziosi, non commerciabili e degni del massimo rispetto e, siccome tutti vorremmo essere trattati cosi' vien da chiedersi come mai "tutti" non realizziamo un mondo simile?
Voi dite cosa ce lo impedisce, chi...?
Ebbene non ho una risposta precisa, però mi viene in mente che forse prima dovremmo chiederci qualcosa su un certo "scheletro nell'armadio" nel quale potremmo trovare qualche notizia interessante.
Cosa voglio dire ? Semplicemente che il mondo descritto da Agosti e tanto desiderato da molti (non credo tutti) di noi, assomiglia parecchio all'idea di "Comunismo"su cui i grandi pensatori dell'800/900 hanno scritto volumi e volumi di analisi, ipotesi e teorie tentando di indicare la strada per un mondo radicalmente diverso da quello da loro conosciuto.
Il bello è che queste teorie hanno trovato poi concretezza in una serie di rivoluzioni in nome proprio del "Comunismo" in vari luoghi del mondo. Quindi direi che non e' proprio vero che il tentativo di "cambiare radicalmente il mondo" sia sempre stato impedito, il tentativo è stato fatto su grande scala e con milioni di persone coinvolte...il problema e' che è.... fallito ! E sappiamo bene cosa sono rapidamente diventati certe nazioni del mondo che si dicevano (e si dicono) "comuniste".
Forse se ci interrogassimo sulle ragioni di quel fallimento troveremo qualche risposta alla vostra domanda :"cosa impedisce...?"
La questione, lo so', non è per nulla semplice e forse coinvolge la intricata faccenda della cosiddetta "natura umana" per cui, appunto, cioò che è sommamente desiderabile razionalmente fallisce miseramente (e dolorosamente) di fronte all'incomprensibile, ma potentissimo,irrazionale.
In omaggio al vostro blog mi firmerò "Bernardo" scaltro e fedele braccio destro del romantico eroe Zorro. Un caro saluto vostro, Bernardo.




Carissimo Bernardo,

anch’io sono un affezionato lettore de ”I pensieri di Zorro”. Trovo che questo blog sia una delle cose più interessanti apparse in questi ultimi anni dalle nostre parti. Come te ho comperato subito il bel libretto di Agosti e l’ho letto più di una volta. Dopo il tuo commento  sono andato a rileggermelo ancor più attentamente. Mi son detto sta a vedere che mi è sfuggito qualcosa. Ma della plumbea atmosfera tipica del cosiddetto comunismo io nel paese descritto da Silvano non ci ho trovato proprio niente di niente. Mi sembra un paese dove regnano serenità, gioia di vivere, colore, piacere di stare al mondo e tanto buonsenso.  Esiste veramente? Non penso. Ma l’importante è essere riusciti a immaginarlo. Mi pare. E di questo dobbiamo ringraziare Agosti. 
La storia del  comunismo mi sembra la storia di una bella idea finita malissimo nella pratica. Perchè di questa brutta fine non saprei dire, ma penso che sarebbe bene studiarci sopra. A Kirghisia invece sono partiti dalla pratica quotidiana inventando tante buone soluzioni molto concrete. E non da una idea o ideale o ideologia. Ma forse queste tre parole hanno significati diversi. Una idea può degenerare nella realizzazione pratica  Ma una buona pratica quotidiana un po’ meno. Mi sembra. Non trovi?  Insomma io penso che applicare anche da noi le soluzioni inventate a Kirghisia sarebbe una ottima cosa che non comporterebbe pericoli ma solo miglioramenti. Se qualcosa ci impedisce di realizzare quelle buone soluzioni non credo che si tratti di paura del comunismo ma di ben altro. E cioè dei potenti interessi di chi non vuole che qualcosa cambi davvero in meglio. Cosa ne dici?


orso bruno

lunedì 19 settembre 2016

KIRGHISIA (2)

Seconda e ultima puntata



Come avrete certamente notato qualche mese è trascorso dalla pubblicazione dell’ultimo post “Kirghisia (1)”
Ma non siamo stati con le mani in mano.
Potete crederci oppure no. Muniti di parecchi rotoli di carte dettagliate abbiamo battuttuto -quasi- palmo a palmo gli sconfinati territori dell’Asia centrale. Dai Monti Urali alla Mongolia e il deserto di Gobi, dalle pendici della catena Himalayana  fino all’Altopiano Centrale Siberiano ed alle desolate coste che si affacciano sul Mar Glaciale Artico. Siamo nati e cresciuti prima dell’avvento di Internet sul quale c’è tutto e quindi ci è rimasto il gusto di constatare di persona e sul posto. Nel Sud Ovest di questo immenso continente abbiamo trovato l’enorme Stato del Kazakistan con la sua sterminata Steppa dei Kirghisi e persino un meno grande Kirghizistan con capitale Bishkek  ed un Pil pro capite di soli 1400 euro all'anno. Non sostanzialmente diverso da tutti gli altri Paesi del mondo. Meglio: di questo mondo. Non può essere lui.

Che ci crediate o no, del Paese di Kirghisia raccontatoci da Silvano Agosti e nel quale:

-le persone lavorano solo tre ore al giorno a stipendio pieno, con grande beneficio della produttività e della loro salute mentale e fisica;

-non esistono le “ferie” perchè le persone possono gestirsi l’intera vita come desiderano;

-non esiste corruzione politica  perchè chi si assume oneri gestionali di carattere pubblico lo fa per passione civica ed a stipendio normale;

-le droghe sono quasi scomparse e le medicine restano invendute per il semplice fatto che le persone sentendosi realizzate sono felici:

-ci sono due distinti Governi, uno che si occupa della ordinaria amministrazione e l’altro che si occupa di strategia progettuale sul medio-lungo periodo;

-la scuola tradizionale, nozionistica, noiosa e poco amata da bambini e giovani non esiste perchè non si “studia” (è annichilente) ma si impara (è entusiasmante).E si impara giocando fino all’adolescenza e poi in “case” la cui frequentazione è libera ad ogni età. La casa della Filosofia, quella della Geografia, quella della Storia,  del Corpo Umano, e tante altre.....fino alla casa del Cinema e perfino quella dei.....Sogni;

-i pochissimi che delinquono non vengono rinchiusi in carcere ma sono obbligati a stare tra le persone normali vestiti di un determinato colore. Giallo per chi ha rubato, viola per chi ucciso....e così via;

-ogni anziano è nominato ad honorem insegnante di vita;

-tutti mangiano gratuitamente un duon pasto “sociale” al giorno pagato con i soldi che prima si spendevano inutilmente in armi, prigioni,tribunali,poliziotti, insegnanti, sigarette, alcool, prostitute, ministri e deputati;

-al raggiungimento del 60° anno di età tutti hanno diritto a mangiare gratuitamente anche la sera in ristorante a scelta, a circolare liberamente su autobus, metropolitane, treni ed aerei nonché a frequentare cinema, teatri, mostre e concerti senza alcuna spesa; e, dulcis in fundo..........

-chi desidera fare l’amore, donna o uomo che sia, si appunta sul petto un fiorellino azzurro...........

........nonché una infinità di altre cose belle, buone, giuste, utili, intelligenti e....di elementare buon senso.
(a proposito. comperate il libro e leggetelo. Anzi......studiatelo!: Potete reperirlo presso www.silvanoagosti.it oppure su  silvanoagosti@tiscali.it ).

Ebbene di questo favoloso Paese,  dopo averne viste di tutti colori e di averne passate di cotte e di crude come ben potete immaginare, di questo favoloso paese dicevamo.....nemmeno l’ombra!
Al punto che ha cominciato a farsi strada nei nostri affaticati cervelli l’idea che il buon -e bravo- Silvano si sia inventato tutto.

Siamo andati a rileggerci con attenzione la prima lettera che , su autorizzazione dell’autore, abbiamo integralmente riportato nel post precedente. Andate a rileggervela e vediamo se concordate con noi.
Crediamo di aver individuato quello che potrebbe essere il passaggio rivelatore a proposito della reale esistenza del favoloso Paese.
Laddove l’autore dice:

“Arrivando in Kirghisia ho avuto la sensazione di “tornare” in un luogo nel quale in realtà non ero mai stato. Forse perchè da sempre sognavo che esistesse.”

Qui, forse, sta la chiave dell’enigma. Da che cosa potrà mai derivare questa sottile sensazione di “tornare” in un luogo mai visto prima? L’apparente contraddizione trova, a nostro parere, un senso compiuto abbastanza preciso nella frase successiva.: “Forse perchè da sempre sognavo che esistesse”. Chi può dirci infatti con esattezza “scientifica” dove stanno e di che tipo sono gli “esatti” confini tra desiderio, immaginazione e realtà? Non fanno forse parte -desideri ed immaginazione- della realtà? E ancora: non sono forse il desiderio e l’immaginazione il frutto della realtà bio-psichica dell’uomo vivente? E quindi della Realtà Vivente in quanto tale?  Non abbiamo forse stampato dentro di noi il “ricordo” di un possibile futuro di terrena e terrestre felicità? Non è forse questo a farci .
-segretamente- mal digerire questo mondo? Il regno del possibile è più piccolo o più grande di quello dell’immaginabile? E ancora: le cose impossibili sono impossibili perchè lo sono o perchè noi immaginiamo che lo siano?

Come si vede la questione è un poco intricata. Ma un sottile filo rosso può essere rintracciato.

Resta il fatto che del paese descritto minuziosamente da Silvano, dopo aver percorso parecchie decine di migliaia di chilometri in lungo ed in largo negli sconfinati territori dell’Asia Centrale con i più svariati mezzi di trasporto pubblici e “privati”, dai treni agli autobus, dal dorso di mulo a quello di cammello, dalle chiatte fluviali ai puri e semplici piedi, lo ripetiamo,  .......nemmeno l’ombra.

Forse abbiamo indebitamente scelto l’Asia Centrale suggestionati dal suono kirghiso di Kirghisia mentre essa si trova da tutt’altra parte. Eppure ci pare che l’autore faccia un accenno esplicito al continente asiatico....... Mah.

E poi. Ma se esistesse davvero un paese del genere di quello descritto da Silvano potrebbe mai la cosa passare sotto silenzio mediatico totale? Non potrebbe. Diciamoci la verità.
No. Dopo questa faticosa ma istruttiva ricerca sul campo che ha comportato, tra l’altro, diversi mesi di silenzio per i nostri preoccupati lettori, siamo arrivati alla conclusione che Kirghisia non esiste.

Attenzione. Abbiamo detto che non esiste. Non che non potrebbe esistere.
E qui viene il bello per tutti noi oggi e qui.

Allora la domanda davvero cruciale potrebbe essere questa:
che cosa diavolo (come direbbe il nostro romantico eroe) ci impedisce di farlo esistere?

Si perchè se un mondo di elementare, dicesi elementare buon senso come quello tratteggiato da Silvano nel suo libro “lettere dalla Kirghisia” ancora non esiste sulla faccia di questo pianeta nè se ne intravedono all'orizzonte segni premonitori, se nonostante millenni di magnifiche sorti e progressive delle scienze scientifiche ed umane un mondo diverso e nuovo, portatore di una infinita serie di vantaggi economici, sociali e psicologici  non si è potuto ancora realizzare in millenni e millenni di cosiddetta civiltà, beh...........allora deve esserci per forza una ragione.
Che cosa ce lo ha impedito? Che cosa ce lo impedisce? Chi ce lo impedisce? E perchè?
La pertinente -anche se impertinente- domanda la rivolgiamo in contemporanea ai nostri  attenti lettori nonchè a Silvano Agosti autore dell’interessante libro più volte citato.

Ma, come dice il Sergente Garcia, la sezione “Commenti” continua ad essere desolatamente vuota.

Cari lettori, che i vostri ostinati silenzi siano dovuti alla vaga consapevolezza che incominciare a parlare di siffatte questioni, sebbene elementari, potrebbe essere.......pericoloso?

Almeno su questa ultima questione di metodo cosa ne dite di incominciare ad esprimervi?




Chi desidera esprimersi può farlo 
o direttamente nella sezione commenti
 o mandando una e-mail a 
pensieridizorro@gmail.com





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venerdì 26 febbraio 2016

KIRGHISIA (1)

Prima puntata



Carissimi ragazzi del GRUV,
ho una notizia sensazionale! Da guinness dei primati! Da scoop mondiale! Di quelle che hanno dell’incredibile e che se non fossero vere sembrerebbero frutto di pura fantasia.

Esiste un Paese nel quale regnano pace e prosperità. Dove le persone lavorano per tre ore al giorno a stipendio pieno. Dove i bambini sono intelligentissimi e preparatissimi senza andare a scuola. Dove chi si assume responsabilità di governo lo fa volontariamente, per passione civica e a stipendio normale. Dove esistono due differenti governi. Uno per il disbrigo della amministrazione ordinaria e l’altro che studia in continuazione come migliorare l’organizzazione sociale e del lavoro. Dove chi desidera fare l’amore si appunta sul petto un fiorellino azzurro............E tanto altro di bello, di buono, di intelligente e di buon senso elementare che sembra impossibile realizzare -chissà perchè- nei nostri Paesi.

Si chiama Kirghisia.
Lo ha scoperto per puro caso Silvano Agosti, regista cinematografico e filosofo umanista, in uno dei suoi numerosi viaggi per il mondo alla ricerca del possibile. Da questa incredibile esperienza ha tratto un piccolo libro che pesa una tonnellata intitolato “Lettere dalla Kirghisia”. L’ho trovato due giorni fa seminascosto sul bancone stracolmo di grossi tomi, decisamente leggeri, di una fornita libreria della nostra amata cittadina  
Non ho capito bene dove diavolo si trova questo incredibile paese ma sono sicuro che con il vostro aiuto e con quello dei nostri affezionati, attenti ed intelligenti lettori, riusciremo sicuramente a scoprirlo. Sempre vostro
Zorro



Lo ribadiamo. Se non ci fosse, il nostro impagabile eroe bisognerebbe inventarlo. Ci siamo precipitati in libreria e in due sere abbiamo letteralmente divorato il libro. Siamo rimasti esterefatti. Per tutti i diavoli e controdiavoli! Non ci saremmo mai immaginati che esistesse un paese che sta realizzando in pratica un mondo completamente diverso ispirato, guardacaso, agli sragionamenti che su questo blog andiamo facendo da due anni e passa. Al punto che il libro “Lettere dalla Kirghisia”, se non lo avesse scritto Silvano Agosti, avremmo potuto tranquillamente scriverlo noi.
L’identità quasi totale tra l’esperimento sociale economico e politico che si sta compiendo in Kirghisia e le nostre tesi, puramente teoriche, ha dell’incredibile e conferma pienamente il fatto che una comunanza di vedute veramente liberatorie è più che possibile sulla faccia della terra. Se persone lontanissime e che nemmeno si conoscono pensano e agiscono ispirandosi ad identici principi fondanti, beh allora questo demolisce parecchi disperanti luoghi comuni che vanno, purtroppo, per la maggiore. Ma non divaghiamo. Riprenderemo questo aspetto della questione più avanti.

Anche la coincidenza temporale ha dell’incredibile. Chiudevamo infatti l’ultimo post pubblicato       dal titolo “Mappa Tematica” con questo passaggio:

“La cosa principale e più urgente ci sembra quella di immaginare prima, per progettare poi ed infine realizzare, un sistema sociale ed economico diverso da quello attuale. Che si fondi, non più sull’assurdo, irrazionale principio della crescita “economica” infinita per il profitto di chi produce, ma su quello razionale e completamente diverso della finalizzazione di ogni agire alla Eco-Nomia, o cura della casa, per la realizzazione di un mondo finalmente umano.
Questo diventerà possibile solo partendo dal concretissimo tema “Quale tipo di vita vogliamo vivere in questa vita e su questo pianeta? Oggi e qui?”. Tema da affrontare in collettivo e nei più minuti, concreti dettagli quotidiani. Insomma dovremo elaborare insieme un progetto di vita al contempo individuale e sociale. Locale e, contemporaneamente, complessivo. Sostanziato da una infinità di progetti particolareggiati su ogni aspetto del vivere.”

Il libro di Agosti ci è capitato in mano dopo pochi giorni dall’aver scritto queste righe. Il che conferma che nell’altromondo nulla avviene per caso. E, forse, persino in questo. Avremmo voluto pubblicare per intero l’agile libro per portare integralmente a conoscenza dei nostri lettori la fantastica scoperta. L’autore tempestivamente interpellato ci ha però autorizzato alla pubblicazione solo della prima lettera delle dieci riportate nel libro.



LETTERE DALLA KIRGHISIA
di Silvano Agosti
Edizioni Arte di Essere
I edizione luglio 2015


PRIMA LETTERA

.....basta saper immaginare un’isola, perché quest’isola incominci realmente ad esistere.


Kirghisia,  3 luglio

Cari amici, 
non sono venuto in Kirghisia per mia volontà o per trascorrere le ferie, ma per caso.
Improvvisamente ho assistito al miracolo di una società nascente, a misura d’uomo, dove ognuno sembra poter gestire il proprio destino e la serenità permanente non è un’utopia, ma un bene reale e comune.
Qui sembra essere accaduto tutto ciò che negli altri Paesi del mondo, da secoli, non riesce ad accadere.
Arrivando in Kirghisia ho avuto la sensazione di “tornare” in un luogo nel quale in realtà non ero mai stato. Forse perché da sempre sognavo che esistesse.
Il mio strano “ritorno” in questo meraviglioso paese, è accaduto dunque casualmente.
Per ragioni tecniche, l’aereo sul quale viaggiavo ha dovuto fare scalo due giorni nella capitale.

Qui in Kirghisia, in ogni settore pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un’eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo,alla creatività, all’amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili. 

La produttività si è così triplicata, dato che una persona felice sembra essere in grado di produrre, in un giorno, più di quanto un essere sottomesso e frustrato riesce a produrre in una settimana.
In questo contesto, il concetto di “ferie” appare goffo e perfino insensato, qui dove tutto sembra organizzato per festeggiare ogni giorno la vita.

L’attuale concetto occidentale di ferie, invece, risulta feroce quanto la concezione stessa del lavoro, non soltanto perché interferisce in modo profondo con il senso della libertà, ma perché ne trasforma e deforma il significato.
Nel periodo delle ferie, milioni di persone sono obbligate a divertirsi, così come nel resto dell’anno sono obbligate a lavorare senza tregua, a sognare di trovare un lavoro o a guarire dai guasti e dalle malattie causata da un’attività lavorativa coatta e quotidiana. Questo meccanismo delle otto ore di lavoro ogni giorno, produce da sempre tensioni sociali, nevrosi, depressioni. malattie e soprattutto la sensazione precisa di perdere per sempre l’occasione della vita.
La proposta risanatrice di questi invisibili orrori, si è risolta nello Stato della Kirghisia, dove sono state realizzate una serie di riforme che in pochi anni hanno modificato le abitudini e i comportamenti dei suoi cittadini.
La corruzione politica si è azzerata perché in questo Paese,chi appartiene all’apparato governativo, esercita il proprio ruolo in forma di “volontariato”, semplicemente continuando a mantenere per tutta la durata del mandato politico lo stesso stipendio che percepiva nella sua precedente attività.
Quando ho saputo che ogni realtà politica nasce da una forma di volontariato ho finalmente capito perché,ogni volta che vedo un rappresentante del parlamento italiano parlare alla televisione, c’è qualcosa sul suo volto che rivela una incolmabile lontananza da ciò che sta dicendo.
Ecco, ora mi è chiaro che chiunque abbia, come i nostri deputati occidentali, uno stipendio minimo di quaranta milioni di lire (circa 20.000 euro) al mese, non può in alcun modo essere convincente, in quello che dice, pensa o fa.
Qui in Kirghisia, la possibilità di dedicare quotidianamente alla vita almeno mezza giornata ha  consentito la realizzazione di rapporti completamente nuovi tra padri e figli,tra colleghi di lavoro e vicini di casa.
Finalmente i genitori hanno il tempo di conoscersi veramente tra loro e di frequentare i propri figli.
I parchi sono ogni giorno ricolmi di persone e il traffico stradale è oltre quattro volte inferiore, dato il variare degli orari di lavoro.
Le fabbriche sono in attività produttiva continua, ma chi fa i turni di notte lavora solo due ore.
Già al terzo anno di questa singolare esperienza è stato rilevato un fenomeno molto importante. Il consumo di droghe, sigarette, alcolici è diminuito in modo quasi totale e i farmaci rimangono in gran parte invenduti.
Certo tutto ciò può sembrare incredibile a chi, come voi cari amici, è costretto a credere che l’attuale organizzazione dell’esistenza in occidente sia la sola possibile.

In Kirghisia, la gestione dello Stato oltre a essere una forma di volontariato si esprime in due governi, uno si occupa della gestione quotidiana della cosa pubblica, l’altro si dedica esclusivamente al miglioramento delle strutture.

Ho incontrato il Ministro per il Miglioramento delle Attività Lavorative che ha in progetto, nel prossimo quinquennio, di ridurre ulteriormente per tutti il lavoro obbligatorio a due ore al giorno invece delle attuali tre.
Il Ministro è convinto che solo una umanità liberata dal lavoro possa essere veramente produttiva.
E’ anche certo che si possa scoprire l’operosità del fare, solo realizzando, nel tempo libero, ciò che si desidera.
Ho fatto bene a decidere di rimanere in Kirghisia, e non me ne andrò finché continuerò ad avere questa strana sensazione di vivere, qui, all’interno di un sogno comune.


Un abbraccio a tutti.



Ci siamo precipitati a consultare un atlante ma, ad una prima passata non siamo riusciti a trovare questo splendido Paese. Forse ci vogliono carte più dettagliate. In ogni caso ci riproveremo e contiamo sul vostro aiuto: Dove si trova Kirghisia? Questa la principale domanda alla quale dovremo rispondere. Ma la sola prima lettera ne suscita molte altre di enorme importanza. Per esempio: lavorare solo tre ore al giorno a testa e a stipendio pieno. Se è vero come è vero, e Kirghisia lo dimostra inoppugnabilmente, che una misura del genere risolverebbe in un sol colpo una infinità di problemi, dalla disoccupazione alla gioia di vivere, al superamento della irrazionale pratica delle “ferie”; dalla salute mentale e fisica dei cittadini alla possibilità per tutti di nutrirsi, vestirsi, avere una abitazione e tanto altro di bello e di buono e che tutto questo non solo non limita la produttività ma addirittura la incrementa......allora la domanda che sorge spontanea è : ma perchè diavolo non si riesce a fare una cosa così utile e di così elementare buon senso dalle nostre parti? Che cosa “osta”? E perchè? Oppure, che cosa ci impedisce e perchè di avere una organizzazione sociale ed economica come quella della Kirghisia, nella quale fare politica è diventato quello che deve -dovrebbe- essere. Vale a dire risolvere problemi. Nella quale non è previsto alcun privilegio economico per chi si dedica a questo compito. Nella quale si pratica la geniale idea del doppio governo uno per l’amministrazione ordinaria e l’altro per il miglioramento, che immaginiamo in stretto. reciproco contatto. Che cosa ci impedisce e perchè di realizzare tutto questo anche dalle nostre parti? 

Cari lettori che cosa ne pensate? Potete aiutarci a capire dove diavolo si trova questo felice paese?
Vi piacerebbe viverci? Se si perché? Se no perché? O forse per esprimervi preferite prima leggere il libro per avere una idea completa delle rivoluzionarie riforme adottate da questo Paese?
A proposito. Non siamo che alla prima delle dieci lettere spedite da Silvano Agosti. Come dicevamo l’autore ci ha autorizzato a pubblicare soltanto la prima. Cercheremo comunque di tenervi informati con un riassunto sintetico dei punti salienti contenuti nelle altre nove in una prossima puntata.
Se nel frattempo avete voglia e tempo di cominciare ad esprimervi potete farlo o scrivendoci o utilizzando lo spazio per i commenti che trovate di sotto.
Perplessità e punti che andrebbero approfonditi non mancano. Per esempio par di capire che esistono ancora le tradizionali fabbriche con turni, anche notturni, e tutto. E non risulta chiaro chi decide cosa produrre, quanto produrre, come produrre ed in funzione di quali finalità. Oppure ancora sembra di capire che il traffico automobilistico tra casa e lavoro, pur più distribuito di quello odierno, esiste ancora. Ci piacerebbe saperne di più. E ci piacerebbe che su tutto questo, e su altro, iniziasse una sano e proficuo dialogo tra e con i nostri lettori.

A presto 


Resistenza Umana 



Per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com 

lunedì 4 gennaio 2016

Ancora CEM: l'intervento del Sergente Garcia






Carissimi del GRUV,
ho appena ricevuto una missiva dal mio acerrimo "nemico" sulla questione del CEM che vi giro per valutare se pubblicare o no. Il mio dubbio non deriva dalla sostanza dell’intervento che condivido pienamente ma da altri due fattori che passo brevemente ad esporvi.
Primo fattore.
Il mio fedelissimo "nemico" dà una interpretazione decisamente colorita dell’acronimo in questione. Per lui "CEM" non starebbe per "Centro Eventi Multifunzionale" bensì per "Cazzata Enorme Metropolitana". Decisamente pesantuccio vi pare? E’ posibile che i nostri lettori e soprattutto le Autorità Competenti, turbati da questa colorita interpretazione possano avere reazioni inconsulte? E’ forse il caso di censurare il passaggio?
Secondo fattore.
Il Sergente sembra adombrare la tesi che La Cazzata Enorme Metropolitana, come lui la chiama, imputabile alla Amministrazione Zacchera, sarebbe stata una meraviglia se fosse rimasto un "semplice" teatro da piazzare in piazza fratelli Bandiera come da primo progetto targato Arroyo 1 - Zanotti. Non condivido per niente accidenti! E per almeno due motivi vivaddio! Primo motivo di carattere estetico-urbanistico: se vogliamo parlare di decenti rapporti tra archi-scultura e spazio circostante che la ospita, l’attuale collocazione è, secondo me, decisamente più adatta anche se l’"opera" è comunque troppo ingombrante. Figuriamoci in Sassonia! Secondo motivo di carattere metodologico: il CEM attuale non casca dalla luna sulla-nella testa del "povero" Zacchera. E’ il frutto di una storia sbagliata fin dalle origini. Origini, non dimentichiamolo, messe in campo dall’amministrazione Zanotti che mantiene, intatte, pesanti responsabilità riguardo al tipo di "evoluzione" - dal male al peggio- che la vicenda ha avuto. E avrà. Per il quale -Zanotti- adesso è facile nascondersi dietro ad un dito, o... dietro una foglia di fico come preferite.
Cosa ne dite?
Facendovi notare che la vostra frequentazione sta producendo una certa qual nuova raffinatezza nel mio modo di esprimermi, vi saluto cordialissimamente

Zorro



Siamo perfettamente d’accordo con te e su tutto! Anche sul fatto che il tuo linguaggio sta migliorando a vista....di post. Siamo per la pubblicazione integrale, senza censura alcuna, del testo fattoti pervenire dal Sergente. Quindi procediamo. Per quanto riguarda l’opzione dito o foglia di fico saremmo più propensi per la seconda. Accattivante! Infiniti ringraziamenti per l’interessante intervento al tuo acerrimo nemico.




Carissimo "nemico"

seguo sempre i tuoi "pellegrinaggi culturali" attraverso argomenti più disparati. La tua poliedricità è ammirevole e devo confessare che faccio una certa fatica a seguirti, Il mio modesto bagaglio culturale, non mi aiuta.
Questa volta però hai toccato un argomento per me difficile da ignorare, ma soprattutto perché poni alcune domande, alle quali tu chiedi delle risposte. Vorrei provarci io.
Intanto quello che viene chiamato C.E.M non può che essere l’acronimo di Cazzata Enorme Metropolitana, ma felicemente battezzata anni fa "Boiata" da una persona molto più addentro alle cose del sottoscritto.
Che sia una "Boiata" credo non vi siano dubbi. Lo spazio consumato nella sua costruzione non ha riscontro con quello fruibile all’interno. La montagna ha prodotto un topolino.
Rispetto al progetto iniziale di Piazza Macello, figlio di un CONCORSO INTERNAZIONALE, questo di fronte lago non ha seguito questo iter. Tutto regolare?
Una campagna elettorale contro quel Teatro perché i costi previsti pari a 13,5 milioni di euro, erano troppi. La "Boiata" sul lago ne costerà, se va bene, almeno 19,5 milioni. Che risparmio!
In quella piazza, il Teatro aveva senso perché rivitalizzava un quartiere (la Sassonia) restituendogli un ruolo centrale nella città che il nuovo ponte sul S.Bernardino gli garantiva.
La "Boiata" è stata invece collocata fuori dal centro abitato e oltretutto in una zona senza parcheggi. Infatti questa Amministrazione, per limitare i danni ha già deciso di realizzare un parcheggio multipiano nella zona ex- gas. Altra spesa in più! Ma se ne può fare a meno?
Sulla struttura interna, faccio solo una considerazione.
In tutto il VCO, questo è l’unico teatro con la buca per l’orchestra. Un vantaggio enorme, che consente di programmare anche la rappresentazione di opere liriche. Ma c’è un problema.
Il teatro, ha una capienza massima di 600 posti, che si riducono a 400, quando la buca è occupata dall’orchestra. Qualcuno dovrebbe spiegare come si possa pensare di pareggiare almeno i costi di una rappresentazione lirica con 400 spettatori paganti. Ma quanto deve costare un ingresso? Forse la risposta la potrebbe dare chi ha approvato a suo tempo, il piano di gestione, o no?
Veniamo alle domande sul VIP, il Cinema sociale di Intra e quello di Pallanza.
Si poteva riutilizzare il VIP? Si può fare tutto, basta accontentarsi. Il VIP aveva un’acustica penosa. Chi come me ha assistito alle commedie delle Stagioni teatrali, se aveva la sfortuna di sedere lontano dal palco, non sentiva una "mazza", a meno di tappezzare le pareti con altoparlanti. Si può considerare un ambiente siffatto un "Teatro"?
La città, meritava qualcosa in più.
Parliamo del Cinema sociale di Intra.
I vecchi proprietari del Teatro Sociale di Intra, a fine degli anni 50 decisero di sciogliere il sodalizio vendendo le loro quote. Il Teatro sociale fu demolito per poter realizzare quell’obbrobrio che tutti vediamo, contenente una sala cinematografica.
Una sola volta là fu organizzata una recita teatrale con una Compagnia di professionisti. Risultato: gli attori si dovettero cambiare sulle scale che portavano verso l’uscita, perché nessuno aveva previsto di realizzare dei camerini e dei bagni. Si poteva pensare di fare altre rappresentazioni?
Veniamo infine al Cinema sociale di Pallanza, per il quale va detto che al pari del Teatro Sociale di Intra era, sino al 1960, un teatro con tanto di palchi e loggione e platea a pianta ellittica. Anche questo fu ahimè demolito per far posto ad una sala cinematografica.
Come hai ricordato tu, qualche anno fa nel tentativo di dissuadere l’Amministrazione comunale dal realizzare la "Boiata", quasi 3000 cittadini sottoscrissero una petizione in tal senso. Sappiamo tutti come è andata a finire.
Il Cinema sociale di Pallanza, volendo, poteva essere riconvertito in Teatro, dotando la città di una struttura dignitosa e adeguata alle sue esigenze. Il futuro prevede invece che lo stabile venga destinato ad abitazioni
(guardacaso! ndr) salvando a pianterreno una sala multiuso da 150 posti. Capirai che vantaggio!

Caro "nemico" non so se sono stato esaustivo, ma questa è, per sommi capi la storia, così come la conosco.
Purtroppo, pur davanti all’evidenza, l’irriducibile difensore della "Boiata" si rifiuta ancora oggi di riconoscere l’errore, e invece di starsene zitto continua a sproloquiare, rifiutandosi di riconoscere le sue responsabilità amministrative. Ed è rimasto solo, perché i suoi sodali del tempo, si guardano bene dall’intervenire!

Hasta la vista caballero!
Sergente Garcia




Per chi desidera comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com

martedì 24 novembre 2015

Il terrorismo, la Storia e.......il conto


New York 11 setembre 2001. Ma poteva essere qualsiasi altro giorno di qualsiasi altro anno a cavallo del cambio di millennio. Il giorno dopo sulla prima pagina del "Manifesto", quotidiano comunista, comparve un pregnante articolo di Luigi Pintor dal titolo "Capire perchè". Sarebbe bene andarselo a rileggere oggi. Non se ne è fatto niente. Naturalmente. Poi Londra, Madrid, Parigi. Ora ancora, ed ancor più pesantemente Parigi. Le megalopoli del mondo cosiddetto ricco sotto attacco terrorista. Altrettante "occasioni" mancate per qualche riflessione di fondo. Per tentare di capire perchè. Non sappiamo a che cosa, chi ci legge, attribuisca questi tragici -forse è dire poco- eventi di inizio millennio. Follia umana? Male Assoluto? Becero antiamericanismo? Ottuso antieuropeismo? Fanatismo antioccidentalista? Abissale cattiveria? Ingratitudine? E via di questo passo. Come da classico copione mediatico?

Noi siamo del parere che la Storia stia incominciando a presentare il conto. Al mondo cosiddetto ricco che per parecchi secoli ha fatto dell’altro mondo, ininterrottamente e fino ai nostri giorni, saccheggio materiale accompagnato da spaventose nefandezze di ogni tipo e genere. Ci siamo cullati nella menzogna. Portatori di "civiltà" ci siamo addirittura auto-definiti. Ci siamo illusi di poterla fare franca. L’altro mondo era lontano. Ora non più.

Ma le cose sono, se possibile, ancor più complicate. Vogliamo ricordare che il terrorismo stragista è stato "inventato" nel mondo cosiddetto ricco quale formidabile arma di stabilizzazione politica per fare fronte a radicali crisi interne. In Europa, ma particolarmente in Italia, ne sappiamo qualcosa. Il terrorismo stragista- e non stragista- in Italia tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni settanta è stata la "risposta" del Potere ad un enorme movimento di pensiero che, ingenuo, pressapochista, superficiale, genericamente ribellista fin che si vuole, stava ponendo la questione di fondo: se è vero che non viviamo nel peggiore dei mondi possibili e altrettanto vero che siamo ben lungi dal vivere un un mondo passabilmente decente. Il Potere, dopo un attimo di sbandamento, con la strategia del terrorismo stragista, sulla quale luce -giuridica- deve ancora essere fatta, è tornato saldamente in sella. Ma ora l’apprendista stregone deve fare i conti con le spaventose "forze" da esso stesso scatenate. Ed ora su scala mondiale, "Forze" che, per altri versi e ancora una volta, utilizza per mantenersi saldamente in sella. Non riusciamo infatti a districare lo spaventoso garbuglio di "giustificata" rivalsa storica da parte del mondo saccheggiato da una parte, e gli intrighi del Potere che mentre si straccia le vesti, incoraggia, fomenta, sostiene l’attacco terrorista. A fini di sempre più coercitiva stabilizzazione interna, è bene ripeterlo. Ma il "gioco" sembra decisamente, a questo punto, scappare di mano a chi lo ha "inventato".

Tutto questo unitamente alla pressione sempre più forte dell’altro mondo sul mondo cosiddetto ricco, nella forma di spostamenti sempre più massicci di persone da quello a questo, configura scenari spaventosi di tipo apocalittico per il futuro nemmeno tanto lontano. Scenari per i quali illudersi di trovare "soluzioni", nel senso che comunemente si attribuisce a questa parola, è semplicemente ridicolo. Se non fosse tragico. Che cosa deve ancora succedere perchè noi si incominci finalmente a capire che è giunta l’ora di svegliarci. Di cominciare a riflettere sulle cause che hanno determinato tutto questo. Di cominciare a praticare un pensiero radicalmente diverso che ci consenta di costruire un mondo radicalmente altro da questo. L’unica vera soluzione possibile.

Siamo di questo parere e questa è la nostra interpretazione del momento storico che stiamo attraversando.

Mentre storditi dal pensiero unico ci cullavamo, e ci culliamo, nelle favole sul benessere e la democrazia nascondendoci dietro ad un dito e pensando che non vi era, e non ci sia, alcun bisogno di critica e tantomenno di un pensiero "altro", il mondo saccheggiato preparava la sua "rivincita". Ed ora la sta attuando.
Forse è troppo tardi per pensarci. Forse se avessimo incominciato a riflettere per tempo non saremmo arrivati a tanto. Ma, come ben sappiamo, la Storia non si fa nè con i "forse" nè con i "se". Però è altrettanto vero che il conto prima o poi la Storia lo presenta. Forse è arrivato il momento di cominciare a pensarci.
E’ decisamente tardi. Ma, meglio tardi che mai.

Con questo blog i cui post forse varrebbe la pena di andarsi a rileggere -meglio- studiare, noi stiamo lavorando nella direzione dell’unica vera soluzione possibile. C’è qualcuno che vuole, che ritiene necessario unirsi a noi perlomeno per discuterne? Se c’è si faccia avanti. Siamo a disposizione e pubblicheremo tutto il materiale che i lettori ci faranno pervenire.




Per comunicare con noi l'indirizzo è pensieridizorro@gmail.com

sabato 24 ottobre 2015

"Che fare?"

Lettera aperta a cittadini, raggruppamenti, associazioni, organizzazioni, addetti ai lavori di ogni settore e..... "politici" professionisti.
 
 
 

Nel post "Parole.....e fatti", sottotitolo "La "politica" è credibile?" pubblicato il 17 settembre abbiamo argomentato che non lo è adducendo una serie di "prove".
Concludevamo dicendo: "ma allora se le cose stanno in questo modo che fare?" e rimandando ad un futuro capitolo la costruttiva questione. Bene. E’ venuto il momento di affrontarla. In ossequio alla nostra ragione sociale che ci impegna oltre che ad esprimere critiche dell’esistente a formulare proposte. Ancorchè dell’"altromondo"
Di fronte ad una situazione del genere sarebbe disastroso se noi cittadini abbandonassimo il campo ritirandoci nel nostro privato guscio. Comprensibile ma disastroso. Nè possiamo giocare, come se niente fosse, al gioco "politico" delle belle parole alle quali fa riscontro ben altra, avvilente realtà dei fatti concreti. E allora?
Siamo convinti che "qualcosa" possa essere fatto. Ma si tratta con ogni probabilità di una vera e propria rivoluzione. Costruttiva ed incruenta ma rivoluzione. Quindi il compito è terribilmente impegnativo. Ma anche estremamente interessante. Forse a non pochi picerebbe cimentarsi in un tentativo del genere. D’altra parte i tempi sono più che maturi e lo esigerebbero. Proviamoci quindi. E non possiamo escudere che un serio tentativo in questa direzione possa anche riuscire.
Ma per conseguire qualche risultato sarà necessaria estrema chiarezza sulla impostazione da dare.
I nodi strategici ci sembrano tre:
1. una messa a fuoco preliminare di ordine complessivo;
2. il metodo da seguire;
3. i contenuti da perseguire.
Vediamoli uno per uno.


1.
Messa a fuoco preliminare

La prima e fondamentale cosa da fare è com-prendere fino in fondo la natura della questione che ci troviamo davanti. Senza questo preliminare e fondamentale passaggio non potremo fare niente di buono e di serio.
Qui non si tratta di qualche aggiustamento "migliorativo" dell’esistente. Nè nel campo dei metodi di gestione della cosa pubblica, nè in quello dei contenuti della attività economica locale
Perchè l’esistente, nell’ambito della gestione della Cosa Pubblica è ormai talmente logoro da risultare inservibile. E l’esistente nel campo delle attività "economiche" obbedisce a leggi "economiche" tra virgolette, che niente hanno a che vedere con una vera razionalità Eco-Nomica. Sulla cosiddetta "politica" ci siamo già espressi. E ribadiamo.
Qui si tratta di operare un vero e proprio salto "quantico". O, se preferiamo, salto evolutivo. O, ancora, di qualità. Salto che configuri un nuovo e diverso contesto complessivo.
Che chiuda definitivamente con un passato che non ha più niente da dire e da dare. Ma, attenzione, non si tratta di fare "tabula rasa" ma di più e di meglio. Si tratta di configurare un nuovo e diverso contesto complessivo. Questo significa che si potranno utilizzare, nel diverso e nuovo contesto tutta, o gran parte, dell’esperienza umana fin qui accumulata.
Abbiamo però bisogno di altri soggetti. Non "politici". Di altre metodologie, di altre logiche, di altri strumenti di realizzazione ed infine di altri contenuti. Allo stato attuale delle cose la "politica" è costituzionalmente impossibilitata a compiere questo salto evolutivo. Potrebbe soltanto, se lo volesse, mettersi al servizio di questo processo, laddove si profilasse o esistessero condizioni per una qualificante, chiara e decisa azione da parte del corpo sociale.. Il soggetto storico di un reale profondo cambiamento non potrà che essere, a questo punto, il comune cittadino. L’unico in grado di esprimere, oggi, istanze e ragionamenti semplici e corretti.
La difficoltà più grande forse sta qui. Come togliere numeri importanti di cittadini dalla apatia, dal disinteresse, dalla rassegnazione, peraltro più che giustificate? Come invogliarli ad assumersi un compito così impegnativo come quello di cambiare la realtà nella quale viviamo? Compito molto impegnativo indubbiamente, ma anche decisamente entusiasmante. Rivitalizzante.
Come fare, dopo decenni e decenni di lavaggio sociale del cervello a base di televisione, di pubblicità, di pensiero unico, di "droga" consumistica e di sfrenato individualismo? E altro di questa risma..
Per quanto riguarda questo aspetto della questione, le considerazioni che ci vengono spontanee sono almeno due.
La prima. Di carattere oggettivo. Non c’è via di scampo. O ci assumiamo la responsabilità della gestione in proprio e dal "basso" della società o un tristissimo, tragico futuro, attende noi ed i nostri figli. Sarebbe bene prendere coscienza di questo dato. Primo incentivo. Sebbene in negativo.
La seconda. Di carattere soggettivo. Abbiamo anche avuto, nel medesimo periodo buio, una infinità di prove che, laddove esistono condizioni per esprimersi, per dare un contributo, per dire la propria idea, non pochi cittadini l’hanno fatto, e lo fanno, volentieri. Ma -fondamentale- devono avere la sensazione che serva a qualcosa. Che abbia sbocco concreto. Che non si tratti di chiacchera "politica" senza costrutto e senza seguito. La questione è che laddove e allorquando cittadini sensibili e motivati si sono espressi sono stati sistematicamente ignorati dall’arroganza di Palazzo. O, peggio, trattati con falsa, melliflua condiscendenza.
D’altra parte l’essere umano è costituzionalmente portato a darsi da fare per costruire qualcosa. Possibilmente di bello, di buono, di utile e di ben fatto. Quindi possiamo ragionevolmente sperare in bene laddove condizioni realmente diverse che favoriscano una fattiva partecipazione civica si prospettino. Inizialmente magari una piccola minoranza di cittadini. Ma determinati, consapevoli, "agguerriti" e, soprattutto, con le idee chiare. Tutto questo potrebbe costituire il secondo incentivo. Quello in positivo.


2.
Il metodo di gestione del patrimonio comune

Finora se ne è incaricata la "politica" sulla base di una delega elettiva da parte dei cittadini. I risultati disatrosi di questo metodo di gestione della "cosa pubblica" sono visibili ovunque.
In che cosa potrebbe consistere un reale cambiamento?
Immaginiamo per un attimo che gruppi di volonterosi e motivati cittadini si autocostituiscano in quelli che potremmo chiamare Gruppi di Studio Permanenti. A cominciare dai luoghi di lavoro nell’ambito di rilevanti pubblici servizi (Trasporti-Sanità-Scuola-Amministrazine Comunale). E a cominciare dai luoghi di vita identificabili in aree cittadine omogenee. In un primo momento magari a carattere di volontariato. Ma a forte spessore qualitativo.
Che si assumano il compito di

A.

Elaborare una analisi critica del settore lavorativo o di vita nel quale operano quotidianamente.

B.

Dalla quale analisi emergano una serie di grandi problemi irrisolti o risolti in modo non soddisfacente. Abbiamo sottolineato, e non a caso, grandi problemi. Problemi che ineriscano alla questione fondamentale della qualità di vita. Esemplificheremo nel prossomo paragrafo relativo ai contenuti.

C.

Elaborare e proporre ipotesi di soluzione dei problemi individuati.

D.

Individuare, conseguentemente, gli strumenti operativi, tecnici, organizzativi e Politici (con la maiuscola e senza virgolette da quelli locali a quelli di dimensione nazionale) necessari all’attuazione sperimentale delle soluzioni individuate.

E..
Porre le basi per la definizione di un Grande Progetto Eco-Nomico Locale di cui parleremo al paragrafo successivo.

Perchè permanenti?
Per evitare nella maniera più assoluta quel triste e sciatto stile "politico" che consiste nella improvvisazione, nella episodicità, nella estemporaneità, nella mancanza di spessore, di approfondimento e di continuità.
Perchè se le persone, nei Gruppi Permanenti di Studio potranno avvicendarsi e cambiare, il compito di questi organismi di Vera Democrazia non si esaurirà mai. Dopo una fase iniziale di creazione a partire da zero, sarà continuamente necessario eleborare. Nel senso di studiare nuovamente e maggiormente, di approfondire, di correggere, di migliorare, di verificare, di adattare, di sviluppare, di aggiornare, di sorvegliare..
 
Da che cosa sarebbero legittimati a svolgere un ruolo di questo tipo? In primo luogo dalla motivzione migliorativa che li spinge ad assumersi l’impegnativo compito. "Basta con le lamentele senza costrutto" potrebbe essere lo slogan. In secondo luogo dalla conoscenza diretta delle particolari situazioni nelle quali vivono ed operano. Quindi dalla competenza. Che potrebbe essere ulteriormente ampliata con l’utilizzo di tecnici e di esperti. Sarebbero quindi legittimati dalla sostanza. E non dalla quantità di voti racimolati alle elezioni. Sarebbe un inizio di superamento, in avanti, della "politica" tra virgolette.

Il tutto a formare una
RETE ORGANICA CITTADINA di GRUPPI PERMANENTI di STUDIO.

Le attuali Amministrazioni Locali, che per il momento potrebbero rimanere al loro posto, dovrebbero limitarsi a:

1.

promuovere questo tipo di processo e senza alcun secondo fine;

2.

sostenerlo mettendosi al servizio di esso ed in varie forme (sedi-supporto logistico/organizzativo-supporto tecnico).

Questa Rete Cittadina di Gruppi Permanenti di Studio potrebbe esprimere un Gruppo di Studio Permanente a scala Cittadina e/o di Comprensorio con il compito di effettuare una SINTESI dei contributi di ciascun singolo Gruppo di Studio. Il Gruppo di Studio Cittadino si assume il compito di gestire operativamente la realizzazione delle soluzioni-progetto sotto il costante controllo dei singoli Gruppi di base e della cittadinanza tutta.

Partiti, rappresentanza, delega e attuali organi amministrativi (Consiglio e Giunta) diventano, in questo modo, superflui, superati, inutili.
Una volta messo a punto il meccanismo, non si vede perchè esso non potrebbe operare, a salire di scala in scala, fino alle dimensioni "regionali", "nazionali", "continentali" e per finire.....planetaria. Le virgolette sono d’obbligo perchè forse si dovranno inventare altre parole più adatte ad esprimere la sostanziale e caratteritica omogeneità di un determinato comprensorio spaziale.

A questo punto non sarebbero più necessari:

a.

la "politica"

b.

i "partiti"

c.

le elezioni di "rappresentanti" delegati a gestire in nome e per conto di cittadini elettori, che delegano.

Per il "semplice" fatto che saremmo in una..... Vera Democrazia.. (Demos Krathos ovvero potere del popolo). Non vogliamo chiamarla Democrazia Diretta perchè il termine è stato purtroppo storpiato diventando fonte di equivoci e malintesi. Potremmo addirittura immaginare la richiesta al Potere Centrale Nazionale della abolizione delle Elezioni nei Comuni che dovessero sceglier di adottare il metodo della Vera Democrazia.
I Gruppi Permanenti di Studio che in un primo momento potrebbero operare sulla base di un impegno volontario, ma di alta qualità, potrebbero subito dopo chiedere la trasformazione di parte del proprio tempo-lavoro in tempo-studio. Diciamo, per esempio una giornata su cinque. Per un valore percentuale del 20%. Con enorme beneficio, evidentemente, dei livelli occupazionali che aumenterebbero della stessa identica percentuale.
In ogni caso essi, Gruppi di Studio, resterebbero aperti alla partecipazione costruttiva di qualsiasi cittadino che su quel determinato argomento o problema avesse qualcosa da dire e ci tenesse a dirla.
Le soluzioni individuate dai Gruppi Permanenti di Studio vengono sottoposte al giudizio dei cittadini, in primo luogo nell’ambito di lavoro o di vita nel quale sono nate. E poi a livello di tutta la città. La critica di chi non è daccordo viene tenuta in considerazione ma deve essere corredata da proposte migliorative delle soluzioni prospettate dai Gruppi di Studio. La discussione continua fino alla individuazione di soluzioni ottimali che trovino l’unanimità generale. All’inizio ci vorrà un poco di pazienza, ma non sarebbe assolutamente tempo sprecato.
Tutto ciò,. pressapoco, in ordine ai metodi di gestione della "Cosa Pubblica" . Forse sarebbe più opportuna la dizione "Bene Comune".
L’apparato amministrativo resterebbe evidentemente in funzione, magari migliorato e potenziato, per il disbrigo degli aspetti tecnico/funzionali, e -importantissimo- al servizio dell processo autenticamente democratico nella sua fase iniziale prima e permanentemente poi.
Come avviare una trasformazione metodologica rivoluzionaria di questo tipo?
L’ideale sarebbe che l’apparto "politico"- amministrativo locale dopo una profonda e sincera autocritica che lo rendesse credibile agli occhi della cittadinanza, promuovesse, come abbiamo già accennato, tale processo in tutte le forme possibili e lo sostenesse mettendosi al servizio di esso.
Sarebbe l’ideale ma possiamo essere quasi certi che questo auspicabile scenario non si verificherà. Non resta allora che l’altra strada. Quella della "germinazione" autonoma e dal "basso". Magari promossa e sostenuta da nuovi raggruppamenti davvero Politici che facessero prorio l’obiettivo della realizzazione di una Vera Democrazia a livello locale. Livello locale per incominciare.
In questo senso proponiamo ai nuovi raggruppamenti che hanno fatto capolino in questi anni, nonchè a tutte le singole persone interessate e disponibili,  di incominciare un lavoro serio in questa direzione. Assolutamente fuori da qualsiasi tipo di superata, inservibile "appartenenza" "politica".
E passiamo ai contenuti.

3. I contenuti da perseguire

Dividiamo questo paragrafo in due argomenti:

A.
le attività di Servizio Pubblico di rilievo;
B.
le attivita produttive vere e proprie.



A. Servizio Pubblico

Proponiamo di seguito quattro grandi settori nei quali si articola il Servizio alla cittadinanza o Pubblico con, per ciascuno di essi, il tema di fondo che, a nostro parere, dovrebbe essere affrontato dai Gruppi Permanenti di Studio.


Mobilità e Trasporti

In generale.
Come diminuire drasticamente la piaga del traffico automobilistico creando alternative più valide dell’auto privata che invoglino ad un minore uso della stessa per gli spostamenti in ambito urbano ed extraurbano?
In particolare
Come creare una efficiente ed organica rete di Percorsi Ciclabili Urbani ?
Come creare una efficiente rete di aree verdi e percorsi verdi per consentire a bambini e famiglie di spostarsi a piedi, celermente, piacevolmente ed in sicurezza nella città?
Come creare un efficiente Trasporto Pubblico Urbano in grado di "catturare" utenza automobilistica con un conseguente drastico calo del traffico motorizzato in città?
Come creare un efficiente Trasporto Pubblico Interurbano su scala di comprensorio in grado di "catturare" utenza automobilistica con un conseguente drastico calo di traffico motorizzato interurbano? Perchè non riproporre un trasporto pubblico su rotaia molto efficiente e veloce sugli assi Verbania-Omegna e Verbania-Premeno incautamente smantellati agli albori dello "sviluppo"?


Sanità

Come realizzare un Servizio Sanitario Pubblico contemporaneamente efficente ed economico? Capillarmente diffuso sul territorio e contemporaneamente in grado di fornire prestazioni di elevata specializzazione quindi accentrate? Esistono soluzioni e strategie che possano conciliare queste opposte esigenze? Se esistono quali sono? Se non esistono quali potrebbero essere?
Come evitare inutili doppioni e sprechi? Come risolvere il problema dei malati immaginari e dell’angoscia sanitaria? Ed infine quali condizioni di vita materiale e psicologica creare affinchè la popolazione viva una vita salubre e quindi in salute?


Scuola

Come e sulla base di quali criteri creare una scuola aperta e non "scolastica" che sia contemporaneamente interessante piacevole formativa e preparatoria?
Come passare dal concetto di scuola-parcheggio-addestramento a quello di Areee di Formazione e Studio permanenti aperte a tutti, a tutte le età, e in collegamento stretto con le attività dei Gruppi Cittadini Permanenti di Studio ai diversi livelli? Come ricomporre formazione culturale e professionale? Come rivalutare il lavoro "manuale" ricollocandolo in un contesto di valore culturale?


Amministrazione Comunale

Come creare un apparato pubblico Politico-Amministrativo, totalmente svincolato dall "politica", assolutamente non burocratico, che si ponga al servizio della promozione e realizzazione di una Vera Democrazia Locale? Nonchè al servizio della attuazione di un Grande Progetto di Eco-Nomia Locale?

Quartieri e Frazioni
Come trasformare una cittadina soffocata da cemento asfalto, traffico e brutture edilizie in una cittadina altamente vivibile? E, prima ancora, che cosa significa altamente vivibile?


B. Attività produttive vere e proprie.

Nel precedente post "Parole.....e fatti" c’è un passaggio che dice : "Facciamo finta di non sapere, o forse non sappiamo, che viviamo in un ben preciso Sistema Storico con nome e cognome Si chiama Libera Economia di Mercato Capitalistica. La caratteristica fondante di essa è la ricerca del maggior profitto possibile nel minor tempo possibile per gli investitori di capitali. Al principio fondante tutto il resto, "politica" compresa, si deve inchinare"
Lo ribadiamo.
In una situazione di questo tipo o noi aspettiamo Investitori di Capitale interessati, in primo luogo, ad una congrua remunerazione del capitale investito, e allora avremo quale conseguenza un certo numero di posti di lavoro. Se e fino a quando l’investimento risulterà "interessante". Oppure dobbiamo liberarci da questa sudditanza ed impostare, come collettività cittadina, o comprensoriale, in maniera totalmente autonoma e dal "basso" qualcosa di profondamente diverso. Cosa potrebbe essere? Potrebbe e dovrebbe essere un


Grande Progetto Eco-Nomico Locale per un utilizzo corretto di risorse locali destinate, in primo luogo, ad un utilizzo locale. Assolutamente fuori da una logica di Mercato e per la realizzazione di una parziale autonomia energetico-alimentare. E per la realizzazione di una serie di Valori Esistenziali che la Comunità individuerà come prioritari grazie al lavoro di elaborazione permanente da parte della Rete di Gruppi Permanenti di Studio.


Esattamente quello che Investitori di Capitale Privati, o anche Pubblici, non faranno mai. E non lo faranno mai per la semplice ragione che cose del genere non rientrano nella categoria degli Investimenti di Capitale Remunerativi. Se poi singoli e privati imprenditori vorranno inserirsi quali tasselli del Grande Progetto, lo potranno fare ma alle condizioni e nei termini stabiliti dalla Collettività. Verrà così attuato finalmente, tra l’altro, il totalmente disatteso articolo 41 della Costituzione della Repubbluca Italiana. Il concetto di Grande Progetto Eco-Nomico Locale è di enorme portata e per essere illustrato richiederebbe uno spazio ben maggiore. E comunque dovrà essere il frutto di un grande e permanente processo di elaborazione collettiva. Rimandiamo, per un primo approfondimento, il lettore al post "Manca lavoro?? pubblicato nell’agosto 2013. Ci limitiamo qui a qualche sintetico accenno che possa far capire la sostanza della questione. Riprendiamo le singole parole, che corrispondono ad altrettanti concetti, con, per ciascuna di esse, qualche considerazione.


Grande Progetto

Si tratta di mettere in campo non qualche pensata estemporanea piu o meno intelligente e/o originale, come di solito avviene, ma una visione complessiva di grande respiro e di lunghissimo periodo che riguardi finalmente il tema dei temi. Vale a dire come vogliamo vivere noi semplici cittadini e di che cosa
nella realtà specifica che ci è toccata in sorte. A prescindere totalmente da valutazioni di Mercato e dai tornaconti monetari degli Investitori di Capitale

Eco-Nomico.

E’ necessario superare totalmente la logica economicistica della "razionalità economica" tra virgolette, quella del massimo ritorno monetario di chi investe capitale, per mettere in campo una visione veramente eco-nomica. Sulla differenza sostanziale tra "razionalità economica" finalizzata al massimo possibile di remunerazione dei capitali investiti ed eco-nomia (cura della casa comune) si veda il post "Fare soldi e.....agire razionalmente" pubblicato il 27 febbraio 2015

Locale

Che in primo luogo si basa sulle peculiarità presenti nella nostra, determinata realtà locale. Gli ambiti territoriali (comunale, di comprensorio, di area, di comparto, ecc.) andranno definiti di volta in volta a seconda dei Progetti Particolari che verranno elaborati ed attuati all’interno del quadro generale fornito dal Grande Progetto Eco.Nomico Complessivo il cui ambito territoriale dovrà essere a sua volta definito.


Per un utilizzo corretto

Corretto significa che l’utilizzo delle risorse presenti nella realtà locale dovrà essere fondato sul concetto del ripristino integrale di armonici equilibri bio-antropo-ecologici. ed eco-nomici. Da definire. Basti qui un sintetico concetto intuitivo Vale a dire rispetto profondo dell’anima dei luoghi. Nel senso diella messa in campo di azioni che consentano, in primo luogo, di evitare sia la distruttiva dilapidazione di tipo predatorio (si pensi p.es. allo sfrenato consumo di suolo), sia l’abbandono e l’incuria dell’ambiente (si pensi p.es. al degrado caotico dei boschi ex cedui abbandonati a sè stessi). In primo luogo. Se vogliamo avere un futuro.
 

Di risorse locali

Qui è neccessario soffermarsi un poco di più.
Viviamo in una realtà particolare, abbastanza fuori del comune, ricca di particolari risorse. Inutilizzate, sottoutilizzate e....dilapidate. Quello che assolutamente manca è l’utilizzo corretto delle medesime.

Individuiamo le seguenti grandi aree:
Il Lago Maggiore
La montagna
La terra
L’acqua
Il paesaggio
L’ambiente costruito dall’uomo
Il clima
Vediamole brevemente una per una

Il Lago Maggiore
Potrebbe essere utilizzato per la realizzazione di un Grande Progetto Produttivo, che potrebbe chiamarsi "Acquacoltura Estensiva (non intensiva) Lago Maggiore".Per la produzione di pescato di pregio da consumare fresco e conservato Abbiamo esemplificato nei dettagli che cosa potrebbe essere e come potrebbe funzionare un progetto del genere, che richiederebbe la partecipazione lavorativa creativa di centinaia, forse migliaia di "addetti", nelle ultime puntate del post "Manca lavoro?".con il quale abbiamo iniziato le pubblicazioni nell’agosto del 2013. Ad esse ed a tutte le sette puntate del post citato rimandiamo i lettori per un approfondimento dei temi che stiamo qui trattando.

La montagna
Per secoli importantissima risorsa utilizzata correttamente da generazioni e generazioni di esseri umani. Non solo non distruggendola ma migliorandola. Si tratta di un modello eco-nomico per il nostro futuro. Se vogliamo averne uno. Su questo tema si veda il post "Civiltà Rurale Montana un modello eco-nomico per il futuro" pubblicato il 17 marzo 2015 testo di Antonio Biganzoli.
Modello evidentemente da aggiornare alla luce delle conoscenze e delle risorse tecniche e tecnologiche delle quali disponiamo oggi. Non siamo assolutamente fautori di un ritorno ad una mitica età dell’oro mai esistita. Sia ben chiaro. Se mai l’età dell’oro sta ben nascosta, come potenzialità, nelle pieghe del futuro. Saremo capaci di farla diventare realtà? Noi, come si può vedere, stiamo cercando di dare il nostro piccolo contributo. Ma non divaghiamo.
Montagna. Importantissima risorsa utilizzata correttamente da generazioni e generazioni di esseri umani, dicevamo. Poi....Seconda Guerra Mondiale portatrice di benessere e prosperità di massa (!).
Abbandono. Non "conviene". Secoli di corretto lavoro di antropizzazione dell’ambiente montano ed alpino bruciati in pochi decenni sull’altare dello "Sviluppo" Posto di lavoro in fabbrica a stipendio fisso. Finchè dura. Appartamentino in condominio piastrellato. Cucina in formica. La Fiat 500. O la 600 per i più facoltosi
La montagna abbandonata a sè stessa viene consegnata ad una improbabile retorica "wilderness". Sarebbe bene ripensarci, visto come stanno andando le cose. Allora un grande settore del Grande Progetto Eco-Nomico Locale potrebbe, e dovrebbe, essere quello di un ri-utilizzo conservativo e migliorativo della Montagna. Due sono le direttrici per un recupero produttivo, e non solo, di essa che immediatamente ci vengono in mente.
La prima. Produzione di legname. Da opera in boschi d’alto fusto. Da ardere in boschi cedui. Tutto perfettamente coltivato e curato secondo i dettami di un corretto e razionale utilizzo di questa formidabile risorsa locale. La legna da ardere potrebbe essere utilizzata per la creazione di una rete cittadina di teleriscaldamento. Non mancano, oggi. impianti ad altisima resa calorica, a minimi consumi e bassissimo inquinamento.
La seconda. Ripristino, in termini aggiornati, della catena foraggio-vacca-latte-e tutti i prodotti derivati. Conseguente ripristino della catena logistica costituita, per secoli, dalla interazione funzionale tra fondovalle-corti-alpeggi-alti pascoli.
Alla vacca da latte potrebe essere affiancata la produzione di carne con l’impiego di razze adatte questo tipo di impiego. Oltre che altri animali di taglia minore.
Tutto questo innescherebbe un circolo virtuoso di indotto. Significa agibilità e manutenzione dei sentieri. Significa creazione di piccole, medie e grandi teleferiche che si sono storicamente rivelate un formidabile mezzo di trasporto, sui terreni difficili come i nostri, Ad impatto paesaggistico minimo. Significa ancora corretta manutenzione del bosco, dei maggenchi, e dei pascoli. Il tutto significa corretto assetto idrogeologico del territorio e prevenzione delle catastrofi "naturali" E significa, ancora, una immensa quantità di vero Lavoro Creativo.
Abbiamo detto recupero produttivo e non solo. Il tutto infatti potrebbe essere visto anche in chiave di sviluppo turistico di qualità a valenza antropo-culturale. Le scuole inoltre, dovrebbero prevedere periodi di formazione-lavoro in questo settore produttivo. Un esempio concreto e realizzato di modello eco-nomico per il futuro da mostrare a ragazzi e popolazioni.

La terra
Purtroppo ne è rimasta poca, pochissima, troppo poca.
Se c’è un dato che dimostra in maniera più che lampante l’irriducibile contraddizione tra "razionalità economica" (guadagno di soldi) e eco-nomia razionale (cura della casa comune) è proprio questo tragico dato. In una trentina d’anni grazie allo "miracolo economico" che ha fatto seguito al secondo dopoguerra mondiale, dignitosi equilibri ed assetti territoriali vecchi di secoli, sono stati letteralmente sconvolti. A suon di cemento, speculazione edilizia tutt’ora in corso, asfalto. Bisogna andare a vedere secoli di lavoro per creare terrazzamenti nelle più aride e sperdute isole mediterranee per capire quanto fosse importante per quegli uomini strappare foss’anche un fazzoletto di terra alla pietre ed ai ripidissimi pendii. Ma anche sotto i nostri cieli. Basta fare una bella escursione in montagna e guardarsi attorno.
Potremmo agire in una tripla direzione.
Da una parte mettere a coltivazione quel poco di terra che è rimasta in pianura per la produzione, non di azalee destinate ai Mercati Mondiali ma ma di buona frutta e verdura destinata alla popolazione locale. Dall’altra ripristinare i terrazzamenti collinari e montani al medesimo scopo. Ed infine "riconvertire" parte dell’asfalto e del cemento urbani in buona terra coltiva. Anche qui molto buon Lavoro Creativo ci attende.

L’acqua
E’stupefacente la quantità di acqua che per tutto l’anno scende dalle basse montagne, assolutamente prive di grandi bacini glaciali, della Val Grande e della Valle Intrasca attraverso i torrenti S.Giovanni e S: Bernardino fino al Lago Maggiore. Se non andiamo errati è stata questa decisiva risorsa energetica, ora quasi totalmente abbandonata, che ha fatto di quello che poi sarebbe stato il Verbano uno dei primi importanti insediamenti industriali nazionali già nella seconda metà del 1800. Una catena di manifatture si snodava lungo le "ronge", imponenti opere di captazione dell’acqua dei due torrenti, utilizzando la forza motrice dell’acqua in modo diretto, meccanico, grazie alla pendenza del terreno. Il concetto del classico, glorioso, ecologico, eco-nomico mulino ad acqua. Poi, ad un certo punto, sul quale non vogliamo ripeterci, non è "convenuto" più. Converrà. Nel caso in cui volessimo avere un futuro che non sia un inferno. Allora la proposta. Ripristinare tutto il sistema di captazione della preziosa risorsa energetica per insediare due catene di attività artigianali di elevato valore qualitativo funzionanti rigorosamente ed esclusivamente ad acqua lungo le due principali e storiche "ronge". Attività artigianali di pregio da, anche qui, coniugare -anche- in chiave turistico-culturale. Un bellissimo esempio da mostrare a popolazioni e studenti, di come la tradizione viene recuperata guardando al futuro. Di che coa significa in concreto ripristino e riutilizzo dell’esistente. Di che cosa significa autosufficienza energetica. Di che cosa significa, in una parola, eco-nomia locale. Oltre che per la produzione di energia meccanica l’acqua può essere ulteriormente utilizzata per la produzione di una modesta quantità di energia elettrica e per l’irrigazione della terra che saremo capaci di mettere a coltivazione.
Una infinità di buon Vero Lavoro Creativo. Non pochi ed incerti "posticini di lavoro".

Il paesaggio
Chi ha girato anche solo un poco per il mondo sa benissimo che viviamo in un luogo letteralmente incantevole. Ma anche chi non lo ha girato. Purtroppo deturpato massicciamente dalla sete di guadagno unita ad una buona dose di stupidità e di calcolo sbagliatissimo anche dal punto di vita della "razionalità economica". In una cittadina complessivamente brutta e poco vivibole gli abitanti si ammaleranno. Anche se, sollevando gli occhi, vedranno in lontananza verdi montagne, azzurre acque e bianche nevi perenni. Questo per quanto riguarda l’ "interno". Dall’esterno sempre meno persone avranno voglia di venire a vedere. Nonstante le "eccellenze" dovute alla intelligente lungimiranza dei nostri avi e sulle quali ancora oggi campiamo. Calcolo completamente sbagliato quindi anche nella logica dei "ritorni" monetari.
Dobbiamo invertire la rotta. Di 180 gradi. Ed incominciare una vera opera di ripristino e salvaguardia integrale e intransigente dei valori paesaggistici. Che vuole dire una infinità di azioni e di lavoro per moltissime persone. Dagli abbattimenti alla creazione di spazi liberi e verdi, alla creazione di un ambiente urbano inserito nel paesaggio e non distruttivo di esso. Anche qui il modello della civiltà rurale montana, dai Walser ai più modesti alpigiani nostrani, ha parecchio da insegnarci.

L’ambiente costruito dall’uomo
E’ anch’esso una risorsa, ancorchè non naturale. Potrebbe esserlo -risorsa- se l’opera umana non fosse stata nell’ultimo mezzo secolo a valenza altemente distruttiva. Città vivibile, che vuol dire spaziosa, verde, tranquilla, con poco traffico piena di luoghi ridenti caratteristici e belli deve diventare il nostro obiettivo per il secolo a venire. Non solo le "eccellenze" che si sono difese da sole, ma tutto il resto. Vuol dire città da vivere in bicicletta, a piedi o utilizzando mezzi pubblici cocepiti in maniera completamente diversa da quella attuale. Vuol dire demolizione di brutture e creazione di una rete di spazi verdi collegati tra loro da percorsi verdi. Una "controcittà" nella citta. Il tutto, deve essere ben chiaro, a prescindere dalle ottime valenze paesaggistiche in "lontananza" che addirittura sono diventate un alibi alla "politica" per lo scempio urbano in "vicinanza". Valenze paesaggistiche del circondario peraltro anch’esse, purtroppo, in via di estinzione, divorate dal cancro della pustolosi edilizia e dall’abbandono dei boschi cedui.
Alcune cose che si potrebbero e dovrebbero fare.
La prima. Stop al consumo di suolo. Non si edifica più. Non si costruiscono nuove case. Non si creano nuove strade e non si allargano le esistenti. E’ una scelta che in alcuni Comuni è stata compiuta. Su una scelta concreta del genere si misura la volontà politica di una Amministrazione. Utilizzo conservativo e riuso dell’esistente a cominciare dai centri storici in decadenza.
La seconda. Uso di quel poco di terra che è rimasta per produzione agricola. Buoni ortaggi e buona frutta coltivati con criteri biologici, anche in ambito urbano. Demolizione di particolari brutture per far posto ad "Oasi della Vita" sull’esempio della bellissima esperienza compiuta a Bagnella frazione di Omegna. Oasi ed aree verdi collegate tra loro da percorsi verdi a contrastare l’angosciante assenza di spazi liberi e vivibili in città.

Il clima
Non troppo freddo d’inverno e non troppo caldo d’estate con, d’inverno, la pressochè totale assenza delle plumbee nebbie che affliggono la Padania fino al Mare Adriatico. Un clima mite, ricco della benedizione di precipitazioni relativamente abbondanti che fanno della nostra zona -farebbero.- hanno fatto in passato- un luogo ideale per la Civiltà Rurale Montana e di Fondovalle. E non solo. Una benedizione climatica per una vita serena, rilassante, piacevole e senza particolari disagi di origine atmosferica. Una risorsa importante totalmente trascurata, non utilizzata, causa il miope abbandono di tutte quelle attività, importantissime, che hanno a che fare con l’utilizzo della terra e dell’acqua. Attività finalizzate alla produzione agricolo-pastoral-boschiva. delle quali abbiamo accennato nei paragrafi precedenti. Mancando le quali la risorsa "clima" non può essere pienamente utilizzata.


Destinate, in primo luogo, ad un utilizzo locale.

Dicevamo poc’anzi del calcolo sbagliato che recita: "non conviene più". Sbagliato perchè non mette in conto l’immane quantità di trasporti che un mega-mercato di dimenzioni nazionali o addirittura continentali e, come se non bastasse mondiali, necesariamente implica. Il che significa catastrofe climatica da inquinamento atmosferico. Che in "sinergia" con l’abbandono della montagna-collina significa catastrofi idrogeologiche a ripetizione e in continuo crescendo.Tutto ciò ha dei costi economici ed umani spaventosi. Che non vengono messi nel conto della "convenienza". La strada del futuro, se vogliamo averne davvero uno che non sia un inferno, va in direzione diametralmente opposta: vale a dire produzione locale per uso lacale a Km: zero. Più sano, più economico, più lavoro per tante persone, più soddisfazione di chi produce qualcosa di tangibile per un uso tangibile. Meno inquinante, meno spersonalizzante, meno dilapidante, meno distruttivo. In una parola davvero eco-nomico.


Fuori da una logica di Mercato Impersonale e Totalizzante.

Può significare diverse, interessanti e nuove cose. Del tipo. Calcolo corretto e completo, come si diceva poch’anzi, della "convenienza" economica Oppure dalla produzione al consumo senza intermediazione. Oppure rapporti di interazione informativa diretta tra produttori e consumatori. Oppure distribuzione "gratuita" (parziale) alla popolazione. Oppure pagamento "in natura" (parziale) per i lavoratori impegnati. Oppure ancora superamento del concetto di investimento monetario in impianti ed attrezzature. Attrezzature ed impianti forniti ai progetti da Ditte che optano per il meccanismo del pagamento delle tasse in natura.. (vedasi per i dettagli tecnici di questo meccanismo che abbiamo chiamato "fidscalità in natura" le ultime puntate del post citato "Manca Lavoro?? " (agosto 2013)


Per la realizzazione di una parziale autonomia energetico-alimentare e di Valori Esistenziali.

Significa che la finalità numero uno dell’azione umana non è più il tornaconto monetario dell’investitore che poi (non) produrrà "ricchezza" per tutti. Nè la ricerca di un reddito monetario purchessia per il lavoratore. Ma la motivazione numero uno sarà la creazione di cose sane, belle, utili e ben fatte. Come una parziale ma importante autonomia energetica ed alimentare.. Come la realizzazione di un ambiente urbano veramente vivibile perchè spazioso, ridente e bello. Come la percezione salutare di una grande soddisfazione personale nel constatare che questo ambiente è il frutto del nostro personale e collettivo impegno. Come la grande autostima che nasce dal fatto di sentirci capaci di provvedere, bene ed ampiamente, a noi stessi. Come la grande sensazione di benessere spirituale, che proponiamo di chiamare Essere Bene, che deriva dal fatto di sentirsi parte importante di un processo collettivo o sociale. E saranno tanti altri Valori Primari di carattere Esistenziale senza i quali la vita cessa di essere bella da vivere. Valori Esistenziali che le singole persone e la collettività tutta individueranno e sceglieranno attraverso il metodo della Vera Democrazia di cui abbiamo parlato nella precedente parte.

Concludendo
E’ evidente che tutto ciò nell’attuale sistema economico-produttivo fondato sul dio profitto "non ci sta".
Allora sarà necessario, per concludere, fare alcune riflessioni su alcuni dei grandi problemi che una impostazione davvero eco-nomica della economia locale pone necassariamente.
Se vorremo uscire dalla "empasse" storica sempre più aggrovigliata della quale siamo ormai prigionieri, bisognerà avere le idee molto chiare non solo sul piano locale ma anche su quello che una rivoluzione pacifica e locale di questo tipo comporta sul piano più generale.

Alcuni grandi problemi, di scala non semplicemente locale, vengono evidenziati da altrettante motivate obiezioni.

La prima.
Potrebbe suonare così: "Tutte queste bellissime cose per essere fatte richiedono ingenti investimenti in denaro. Dove li andiamo a prendere? E particolarmente in un momento come quello attuale nel quale vengono effettuati tagli di fondi pubblici dappertutto?"
Grande problema. Ma l’argomentazione è usata strumentalmente da chi, senza dichiararlo apertamente, si prefigge dii negare possibilità diverse dal soggiacere alle logiche dell’esistente.
I cosiddetti soldi li possiamo recuperari in diversi modi. Pur restando nella visione "monetatista" li potremmo recuperare sottraendoli alla corruzione, al malaffare, agli inutili sperperi, all’indebita speculazione finanziaria, all’eccesso di profitto d’impresa. Poi potremmo recuperarne ancora combattendo, ma veramente ed oculatamente la Grande Evasione Fiscale. Poi ancora potremmo recuperarne da una vera lotta contro la Delinquenza Economica Organizzata. Poi ancora da oculate scelte funzionali nel campo dei Pubblici Servizi e Poteri che li rendano meno dispendiosi e magari più efficienti. Ed infine potremmo chiderli ai cittadini locali per un utilizzo visibile, di qualità e locale. Sgravandoli da tasse statali. Siamo del parere che verserebbero volentieri anche una quota annuale supplementare di tassa locale per uso locale se vedessero che serve ad elevare veramente il tenore di vita locale in termini di qualità esistenziale.
Ma non finisce qui. Troppo spesso ci dimentichiamo totalmente che il denaro è carta stampata a colori.. Non è nient’altro che l’equivalente in termini di valore di scambio di ben altra e diversa cosa. Vale a dire di beni d’uso. Pasta, riso, zucchero, olio, pomodori, macchinari, attrezzature, impianti ecc. ecc. Allora abbiamo altre possibilità che discendono da una visione non monetarista e fuori dalla logica dello scambio-mercato. Si tratterebbe di applicare in modo oculato e funzionale il vecchio, sano concetto applicato da sempre a tutte le latitudini e fino a mezzo secolo fa. Vale a dire il pagamento in natura. Le Ditte fornitrici di impianti e materiali per la realizzazione di Progetti Locali forniscono "gratuitamente" i medesimi. In cambio lo Stato Centrale le esenta dal pagamento di tasse in moneta per una quota corrispondente. Sarebbe il concetto della "fiscalità in natura" del quale abbiamo parlato(vedi post citato "Manca lavoro??") Ma non solo. Quota parte del salario monetario dovuto ai lavoratori impegnati nella realizzazione dei progetti potrebbe essere corrisposto loro secondo il medesimo meccanismo. In questo modo, tra l’altro tutti potrebbero vedere con cristallina chiarezza dove vanno a finire, ed a quale scopo, gli introiti fiscali della Pubblica Amministrazione Centrale. Chiaramente il Potere Centrale dovrà adeguare a questo concetto la legislazione in tema di fiscalità.
 
La seconda.
Potrebbe suonare così: "Grandi Progetti di eco-nomia locale che ricihiedono una grande visione d’insieme si scontrano per loro stessa natura con lo spezzettamento del teritorio in una miriade di piccole proprietà private."
E’ verissimo ma, anche qui, l’argomentazione è strumentale. Milioni di chilometri di autostrade sono stati costruiti in Italia a partire dai fatidici anni sessanta del novecento. Tagliando inesorabilmente pianure, colline, montagne e....proprietà private. Per realizzare autostrade si può. E allora si deve potere anche per cose "altre". A parte il fatto che  la Costituzione della Repubblica Italiana, nonchè la Giurisprudenza in generale, hanno da tempo acquisito ed introdotto il concetto della "Pubblica Utilità" in presenza della quale l’interesse particolare del privato cittadino deve passare in seconda linea, abbiamo, anche qui altri strumenti che possiamo proporre ed applicare. Per esempio. Il diritto legale alla proprietà privata della terra resta inalterato. Ma in presenza di un Grande Progetto Eco-nomico Locale che interessa singole prorietà private, i prprietari hanno due possibilità. La prima quella di inserirsi a titolo personale e con il loro terreno nel Progetto. Alle condizioni e nei termini stabiliti dal medesimo. Oppure devono obbligatoriamente cedere ad altri attori del Progetto, in comodato d’uso gratuito e per un periodo da stabilirsi, la proprietà privata interessata pur mantenendone la titolarità dal punto di vista legale. Ma, fortunatamente non tutti i progetti interesseranno solo proprietà private. Molte aree boschive, per esempio, sono di proprietà comunale. Anche qui il luminoso modello dell’utilizzo comune della montagna a fini produttivi tipico del passato remoto, prossimo e recente può insegnarci parecchio. Per non parlare delle Proprietà Demaniali come le acque del Lago Maggiore. Per la realizzazione del Grande Progetto di Acquacoltura Estensiva del quale abbiamo parlato il problema non si porrebbe nemmeno.

La terza.
Potrebbe suonare così: "Grandi Progetti di Eco-nomia Locale travalicano necessariamente gli angusti confini comunali per porsi su scala intercomunale o comprensoriale alla quale il più delle volte mancano adeguati organismi amministrativi e di gestione."
Le strumentali argomentazioni di stampo "reazionario" non cessano di essere al lavoro per impedire che qualcosa di significativo cambi davvero ed in meglio. Certo. Grandi Progetti di Eco-Nomia Locale non possono essere rinchiusi negli angusti limiti delle ripartizioni amministrative esistenti. Di volta in volta andranno definiti, con criteri scientifici, gli ambiti territoriali più idonei alla riuscita del progetto. E solo poi potranno essere fatti i conti con gli attuali assetti territoriali e creati pertinenti accorpamenti dei medesimi. Si pensi per esempio al già citato progetto "Acquacoltura Estensiva Lago Maggiore". Può e deve essere realizzato sulla scala dell’intero Lago Maggiore. Uno spezzatamento in una miriade di Comuni costieri che agissero ognuno per proprio conto sarebbe semplicemente privo di senso. Allora bisognerà accorpare le attuali entità amministrative in un unico organismo di progettazione e realizzazione sovracomunale e addirittura internazionale (Svizzera). E così via per tutti gli altri settori. Per ogni progetto andranno quindi definiti sia gli ambiti territoriali sia, conseguentemente, gli organi di progettazione, attuazione e gestione.

La quarta.
Potrebbe suonare cosi: "Grandi Progetti di Eco-Nomia Locale richiedono la presenza di condizioni e strumenti legislativi che non possono essere prodotti in loco ma devono essere messi in campo a livello nazionale dal Governo Centrale."
Ringraziamo l’instancabile reazionario per l’uso rovescio che pervicacemente fa di quel meraviglioso strumento che si chiama intelligenza umana. Lo ringraziamo perchè ci da la possibilità di approfondire e chiarire ulteriormente il nostro pensiero. Non rovesciato.
Certo. E’ evidente che la questione si pone e come. E allora le Comunità Locali faranno tutte le pressioni possibili ed immaginabili sul Potere Centrale per costringerlo, volente o nolente, a creare i quadri legislativi di ordine generale senza i quali non sarà possibile procedere compiutamente e fino in fondo a livello locale. Questo in un primo momento. Poi esprimeranno un Gruppo Permanente di Studio di livello Nazionale creato con il metodo della Vera Democrazia che abbiamo descritto nella prima parte del documento, che manderà finalmente, definitivamente e per davvero "a casa" "politica" tra virgolette, "politici" tra virgolette e partitocrazia senza virgolette.

C’è un’ultima possibile, legittima, obiezione da tenere in debito conto.
Potrebbe suonare pressapoco così: "Tutto bellissimo. Ma una rivoluzione del genere comporta tempi lunghissimi. Noi dobbiamo vivere ora. Cosa facciamo qui e adesso?"
Purtroppo non abbbiamo -ormai- molte alternative o spazi di manovra. I decenni lasciati trascorrere nella ignavia della "politica", mentre larga parte dell popolazione veniva trasformata in una imbelle massa di esautorati e intrattenuti -paganti- pesano come un enorme macigno sul presente e sul futuro. E si continua tuttora così "sperando" nel ciarlatano di turno. Da qualsiasi "parte" esso provenga. Possiamo ritirarci delusi e/o indignati nel nostro privato e personale guscio. Possiamo persino protestare. Possiamo unirci al coro della chiacchera "politichese" senza costrutto alcuno, sebbene seriosa e/o roboante. Possiamo, giustamente, lamentarci. E molto altro di questa risma. In ogni caso non è così che potremo salvare noi ed i nostri figli. L’unica cosa che può davvero salvarci è metterci al lavoro, qui e subito, nella direzione che abbiamo cercato di delineare in questo documento che non a caso abbiamo voluto chiamare lettera aperta.
In pratica, a nostro parere, la prima cosa da fare è favorire, promuovere, creare, sostenere i Gruppi di Studio Permanenti dei quali abbiamo parlato nella prima parte a carattere metodologico. Mettersi insieme, nei luoghi di lavoro e di vita a studiare, analizzare, individuare problemi e prospettare soluzioni, nella logica di grande respiro che abbiamo cercato di delineare e partendo da un qualsiasi tema di fondamentale, pregnante interesse in quel determinato Gruppo. Ponendo le basi, quindi, per quella fondamentale cosa che abbiamo chiamato Rete Cittadina di Gruppi di Studio. Il resto sarà la coerente conseguenza di questo importantissimo, decisivo primo passo nella direzione corretta. Con la consapevolezza che -ormai- non abiamo che una possibilità. Quella di prendere in mano in prima persona il nostro destino.
 
Resistenza Umana
Verbania Autunno 2015